Le lucine di Natale

Milan lightsOggi è Sant’Ambrogio. Stasera alla Scala c’era la prima di Tristano e Isotta. Immagino il foyer tutto splendente di luci ma, fuori, c’era un bel po’ gente e di animalisti che protestavano contro le sciure che continuano a mettere le pellicce. Io ero con la piccola Lili e non mi sono avvicinata tanto ma sorridevo fra me.

Difronte, al centro della galleria, la cupola era piena di luci stupende, migliaia, piccole piccole e azzure, che mandavano bagliori strani. Facevano un cielo stellato. Davvero suggestivo, tutti stavamo a naso in su a scattare foto col cellulare.

Da un’altra parte della città un’altra luce, quella del Dalai Lama. Non è stato accolto ufficialmente da nessuna alta autorità dello stato, dopo che la Cina ieri ha ricordato all’Italia i patti di amicizia bilaterale e ha ammonito di non sostenere in alcun modo “le attività separatiste della mafia del Dalai Lama“. Per lo meno ieri ha incontrato il Cardinale di Milano Tettamanzi, anche se il Papa non lo ha accolto.

Eppure, so che oggi la sua luce brillava forte e chiara. Ho incontrato alcuni tibetani con le tonache arancio sotto i cappotti, li ho fermati e gli ho chiesto se sono pronti per l’iniziazione e il loro sorriso era un’altra luce.

Poi sono andata al Castello Sforzesco, hanno chiuso la strada tutta intorno per la Fiera degli Oh bei! Oh bei! Si chiama così perché in passato – la consuetudine ha più di cent’anni – con questo grido si richiamavano i clienti per attirare la loro attenzione sui ‘bei’ prodotti in vendita sui banchi. Era pienissima di bancherelle, gente, luci da ogni parti.

Ma le luci che mi piacevano di più erano quelle che Meri, la portinaia di questa casa, ha messo l’altro ieri. Le ha comprate lei. Tutte colorate, le ha messe a ornare le colonne ai lati del corridoio di entrata. Facevano come un arco con in fondo due belle piante rosse di Stelle di Natale e ti accoglievano festose, quando aprivi il portone un po’ buio.

Meri tratta questo palazzo come se fosse il suo, pensando anche alle piccole cose. Mi piace, mi fa sentire a casa e quando c’è lei, fino alle 13, non mi chiedo di continuo “Io che ci faccio qui?”. Non so come dire, mi sento in compagnia. Ho come un’amica di sotto, non ci parliamo molto ma ci capiamo al volo.

E se ho voglia di fare due chiacchiere, quando ho tempo, scendo e mi parla di tante cose: lei è albanese e si ricorda di quando la Russia era sovietica, di quando la nonna traduceva per i padroni della Russia, come li chiama lei, e la venivano a prendere in aereo privato, di quando la invitavano in dacie lussuose, e tante altre storie. Mi piace molto Meri, ci tiene a quello che fa ed è sempre gentile e informata di tutto, dalla politica a quello che succede nel mondo. Molto più di me, che spesso sto con la testa per aria.

Ieri mattina sono scesa apposta per dirglielo. Esco dall’ascensore tutta allegra ma le luci non c’erano più. Ho chiesto che è successo. Lei mi ha guardato molto mogia e mi ha detto che le “signore”, quelle del primo piano e quella che abita al piano di sotto, l’hanno rimproverata e le hanno detto di non azzardarsi più a fare queste cose. Ma come si permette lei? Ma non sa che a Milano, nelle case decorose, non si fa? Ma da dove viene?

Non sapevo se ridere o piangere. Non sapevo proprio che le luci colorate fossero così indecorose. Ma più di tutto mi è dispiaciuto che l’avessero maltrattata, Meri non lo ha detto ma non riusciva a guardarmi in faccia e lo so. Più di una volta ho sentito quando le signore le dicono qualcosa, come gliela dicono.

Mi ha detto solo che se voglio le mette ancora su, però non sa che fare perché le hanno detto che il nostro paese non è come quei posti degli extracomunitari dove si fa festa senza motivo e si mettono luci e musiche.

C’è una parola olandese che significa “vergognarsi per qualcun altro”: ecco, mi sono sentita così. A parte la prepotenza delle signore che decidono loro per tutti, come se fossero i boss del palazzo, mi è dispiaciuto che trattassero Meri come una zoticona venuta da chi sa da dove. A parte che è una donna fine e gentile, ha tante altre qualità: ha la laurea in economia, parla alla perfezione il russo, l’inglese, il francese e l’italiano, oltre all’albanese e una mezza dozzina di lingue slave, e ricama come se delle ali d’angelo guidassero le sue mani.

Le ho detto che le lucine erano splendide e che si sa che non tutti al mondo apprezzano le cose belle, ma non l’ho vista sorridere. Mi ha guardato seria e mi ha detto che lei si sente comunque italiana e ringraziava il nostro paese che l’ha tolta dalla miseria.
Poi si è voltata. E io sono chiesta ancora una volta, come sempre, “Ma io che ci faccio qui?”



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.