Bookblogging: Premiata macelleria delle Indie

Premiata macelleria delle IndieHo scritto diverse recensioni nella categoria “Recensione libri” ma, checché se ne dica, la blogosfera ha le sue regole: e non molti ci avevano fatto caso. Così ho deciso di anticipare da oggi il titolo del libro di cui parlo col nome più appropriato di “Bookblogging“.

Comincio questa nuova veste con un bel libro di Alessandro Gilioli, Premiata macelleria delle Indie, Rizzoli Editore, 2007, pp. 252. Prezzo: € 10,50.

Bello è una parola strana: cos’è bello, quello che ci piace o anche quello che ci dispiace? Può una cosa, un’informazione, un dato che ci dispiace piacerci?

E’ la domanda che mi sono posta leggendo il libro. Perché Gilioli parla delle pieghe, dei risvolti, delle storture di quattro paesi che, per un verso o l’altro, sono andati alla ribalta della cronaca: la “shining” India col suo boom economico, che però non è per tutti; il Bhutan lindo e perfetto come la Svizzera, ma senza tutti i diritti umani; il nuovo libero stato del Nepal con la sua democrazia difficile e instabile; il Myanmar, o Birmania come quasi sempre la chiama l’autore, con la sua giunta repressiva, le libertà fondamentali negate e la sua fame.

E’ un libro pienamente giornalistico, un libro di inchiesta, 250 pagine di reportage per estrarre dalla realtà le cose di cui non si parla molto, i problemi e le brutture sociali, etiche e morali di questi paesi apparentemente così belli, così attraenti, così folkloristici. La shining India, appunto.

Gilioli ha messo in luce quello di cui si sa poco con uno stile veloce, schietto, senza fronzoli pseudo-letterari: gli effetti e le distorsioni della globalizzazione. Ha fornito anche un po’ di background storico ai suoi racconti, visti con gli occhi del giornalista che passa, scova, registra e riporta. Sono storie che fanno sensazione, storie che noi occidentali non vorremmo sapere, che ci fanno pensare. Ma storie vere.

Il libro comprende cinque capitoli: Sangue a Shangri-La e Macelleria delle Indie sul Nepal, anima di tutto il racconto; Global Mao sull’India; Talebani di Buddha sul Bhutan; Ai birmani piace scherzare su Myanmar.

Rileggendolo — e anche ieri alla presentazione fatta qui a Milano — ho trovato la risposta che cercavo: questo libro piace perché è vero, perché con esso conosciamo l’altra faccia della medaglia di una fetta dell’Asia, perché è ottima informazione “alternativa”: alternativa anche perché fatta con un’empatia che traspare da tutte le pagine di Premiata macelleria delle Indie.

Dal capitoletto Lo tsunami negato del racconto sulla Birmania traggo queste poche righe (pp. 216-217) che sembrano assurde: ma, quanto più in queste pagine le informazioni ci sembrano assurde, tanto più sono vere. Alla luce di queste si capisce meglio perché della Birmania e della rivolta dei suoi monaci, in fondo, dopo il primo sbocco mediatico non si è saputo molto. Ed è per questo che il libro si deve leggere.

Il fatto è che le notizie, comprese quelle più importanti, sul giornale di regime proprio non appaiono o arrivano solo dopo parecchi giorni, quando si tratta di mettere un freno alle voci che comunque si diffondono nelle tea house del Paese attraverso i canali più svariati.[...] Così accade, ad esempio, dopo lo tsunami del 26 dicembre 2004.[...] Già perché mentre Indonesia, Sri Lanka, India e Thailandia non negano la tragedia e ovviamente lasciano entrare i giornalisti stranieri, il Myanmar si chiude nel suo consueto e spettrale silenzio. La giunta militare emette solo un breve comunicato per smentire che il Paese sia coinvolto nella colossale disgrazia e per rifiutare sdegnosamente ogni aiuto internazionale. Nessuna notizia su possibili vittime trapela.
Eppure la Birmania è lì, a due passi dall’epicentro: come può non aver subìto danni? E se invece è stata colpita, perché se ne chiama fuori?



Commenti

  1. E' vero che in bhutan si misura la felicità interna lorda a scapito dei diritti civili ma non tutti. Sono infatti assicurati: i diritti economico-sociali (diritto al benessere) che prevede l'accesso ad un adeguato sistema educativo e la tutela in caso di situazioni di grave disagio o povertà e i diritti collettivi che assicurano la tutela contro genocidi e saccheggio delle risorse naturali. C'è anche da dire che il bhutan è l'unico paese dell'area che garantisce la sanità gratuita per tutti (in un contesto del genere non è roba da poco), infine il bhutan è l'unico paese del sud-est asiatico in cui non si è sviluppato il traffico di esseri umani (donne, bambini, schiavi - fonte freedomhouse.org). Insomma, il bhutan non rispetta i diritti civili ma se si dice che non esistono diritti civili per associazione di idee la gente lo paragona alla Birmania o alla Cambogia! Non mi sembra che in questi 2 ultimi paesi siano previste elezioni nel 2008….

    Scritto da today, 6 anni, 4 mesi fa


  2. today, hai perfettamente ragione, ci mancherebbe: infatti ho scritto "senza *tutti* i diritti umani". Vuol dire che ci sono, ma non tutti.

    Ciao:)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 4 mesi fa


  3. ehehhe io avevo letto al rovescio…pessimista che sono…. :-)

    Scritto da today, 6 anni, 4 mesi fa


  4. today! sì sei proprio pessimista…:) però capisco quello che dici, che poi la gente associa subito… hai ragione!

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 4 mesi fa


  5. Ho apprezzato il reportage di Gilioli dalla Birmania sull'Espresso: mi hai fatto venire voglia di leggere il libro..

    Scritto da Dario Salvelli, 6 anni, 4 mesi fa


  6. Uno lo fa apposta no? voglia di leggere il libro..

    Ciao Dario:)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 4 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.