No Music Day, No Words Day

silenceLeggo che ieri è stato il No music day, un’iniziativa che dura cinque anni nel giorno precedente alla celebrazione di Santa Cecilia, patrona della musica. Vi sono tanti motivi per un giorno senza musica, ognuno può avere il suo.

Ne ha parlato anche l’International Herald Tribune e il Guardian Unilimited e l’ha osservato la BBC Radio Scotland.

Per me ieri è stato facilissimo non ascoltare la musica, neanche quella facile della radio, che mi distrae tanto: ho lavorato tutto il giorno sulle parole, circondata dal silenzio, e ho appena avuto il tempo di farmi un panino. Poi, qui a Torino pioveva, quindi la sera sono uscita di fretta a fare delle commissioni ma tutto era ovattato nel silenzio comunque, rotto appena dal ticchettio della pioggia sulle strade e sugli ombrelli. Poche auto in centro, poco caos. Niente musica.

Purtroppo la notte ho ascoltato il telegiornale e la questione dei Savoia che, dopo aver lasciato l’Italia in mano a Mussolini e aver firmato le leggi razziali del 1938, ora si sentono defraudati dall’Italia e chiedono allo stato (che incautamente li ha riaccolti) centinaia di milioni di euro come risarcimento per i danni morali subiti in 54 anni di esilio, più gli interessi sulle somme richieste e la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica Italiana.

Allora ho delle proposte da fare:

1) un No Words Day alle facce di tolla che dicono cose assurde di questo genere, o altre: politici che si parlano addosso, direttori di istituto, mariti o mogli scemi, team leader che parlano a vanvera, bambini petulanti, madri ossessive e ripetitive, amici troppo chiacchieroni, blogger vuoti, e così via;
2) il risarcimento delle centinaia di famiglie a cui la caduta del feudalesimo ha tolto feudi e possedimenti, incluso la famiglia di mio padre;
3) il risarcimento delle famiglie dei dissidenti a cui il fascismo ha tolto beni e parenti, come la famiglia di mia madre;
4) e, soprattutto, il risarcimento alle famiglie a cui 20 anni di dittatura e di guerra hanno rubato vite e gioia di vivere.
5) Ai Savoia, e a tutte le categorie di cui al punto 1 sarebbe permesso parlare o rilasciare dichiarazioni solo in quel giorno: ma, ahimé, è un No Words Day e nessuno può parlare, o se parla non verrà ascoltato.

Il silenzio sta alle parole e alla musica come il vuoto sta al pieno nella calligrafia e nell’architettura. Ma per i Savoia il silenzio dovrebbe essere di vergogna.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.