Ecologia, felicità e blog sul futuro

<img src="Parco Lambro a Milano in novembreAlla festa di giovedì scorso il giornalista Giuseppe Caravita (questo è il suo blog personale), alla fine dell’intervento di Sterling, ha detto che non ha voluto aprire un blog su Nòva perché il futuro del pianeta non è così roseo, anzi, è catastrofico: come si può vedere dal buco dell’ozono, dai ghiacci artici che si stanno sciogliendo, dai tifoni sempre più frequenti, solo per dirne qualcuna, si va rapidamente verso l’autodistruzione dell’ecosistema. Se ho capito bene il suo punto, parlare di futuro in modo positivo, quindi, non gli sembrava etico.

Ha citato Al Gore, che nel 2007 ha vinto il Premio Nobel per la Pace per la sua incessante campagna di sensibilizzazione ecologista e di sviluppo sostenibile. Questo è il video del discorso di accettazione del Nobel di Al Gore sui disastri climatici e la conseguente emergenza planetaria; e qui potete leggere la risposta di Sterling a Caravita.

Ricordo benissimo il discorso di Al Gore nel 1994, quando era vicepresidente degli USA, al commencement di Harvard, la festa per chi si laurea (qui è riportato per intero). Parlando a una platea di migliaia di ragazzi, professori e famiglie, della guerra in Vietnam e dei suoi danni e del periodo di recessione economica che l’America stava attraversando, Gore ha detto contro la volgarità che sembra imporsi sulla qualità delle nostre azioni:

In a time of social fragmentation, vulgarity becomes a way of life. To be shocking becomes more important — and often more profitable — than to be civil or creative or truly original.

Davanti a uno scenario catastrofico sia economicamente, sia socialmente, disse Gore, c’è il pericolo di diventare cinici:

Cynicism is deadly. It bites everything it can reach — like a dog with a foot caught in a trap. And then it devours itself. It drains us of the will to improve; it diminishes our public spirit; it saps our inventiveness; it withers our souls. Cynics often see themselves as merely being world-weary. There is no new thing under the sun, the cynics say.

Caravita ha ragione di parlare di disastro ecologico ma vorrei dirgli, dato che ha citato Gore, che lo stesso Gore ha terminato il suo commovente discorso del 1994 a Harvard — commovente perché sentito e sincero — con queste parole:

Hope for society as a whole is considered an affront to rationality; the notion that the individual has a responsibility for the community is considered a dangerous radicalism. [...]
Ultimately, however, the life of a cynic is lonely and self-destructive. It is our human nature to make connections with other human beings. The gift of sympathy for one another is one of the most powerful sentiments we ever feel. If we do not have it, we are not human. Indeed it is so powerful that the cynic who denies it goes to war with himself.

In fondo, dice Gore, noi dobbiamo fare una scelta, una scelta che lui invitava i ragazzi americani a prendere ma che credo sia valida in Italia, in Europa, in tutto il mondo. Vorrei tradurre le sue belle parole:

Alla fine, noi siamo davanti a una scelta fondamentale: cinismo o fede. Ognuna è egualmente capace di radicarsi nelle nostre anime e dar forma alle nostre vite come delle profezie che si realizzano da sole. Noi dobbiamo aprire i nostri cuori e costruire su tutte le vaste e creative possibilità dell’America. Questo è un obiettivo per gente che ha fiducia, che è quello che siamo stati per tutta la nostra storia e quello che ancora è nel profondo del nostro carattere.

Io credo nel futuro.

Ripeto l’esortazione con cui lui ha terminato il discorso: “Non siate cinici!“, che non è stata riportata nel documento di prima.
Ricordo le facce entusiaste di tutti, qualcuno che addirittura piangeva — e qualcuno che era profondamente toccato da quello che Gore aveva detto, come me.

Qualcun altro, invece, disse che era semplicista. Ma io credo, come disse un autore che amo molto, l’antifascista e premio Nobel Romain Rolland — citato da Gramsci in Quaderni dal carcere (qui un bel saggio sui Quaderni in pdf), nel:

pessimismo dell’intelligenza, l’ottimismo della volontà.

Se dessimo la stura alle reazioni negative, di sconforto, difronte a quello che vediamo e viviamo ogni giorno, ci dovremmo rinchiudere in casa e aspettare la fine: senza credere, senza amare, senza costruire e progettare, senza sognare, senza fare figli, senza prendersi cura di animali né coltivare piante; senza scrivere.

Invece credo che sia importante essere realisti ma avere fiducia, fede, nel presente e nel futuro. Se l’uomo, da scimmia che era, si è evoluto in homo sapiens, probabilmente è perché nel suo DNA sa quello che fa, sa dove va. E se dovesse andare verso la distruzione del pianeta e di se stesso, perché così sta scritto nel suo DNA, che così sia. Vuole dire che si evolveranno altre forme di vita. Non è detto che la nostra sia l’unica, o la migliore.

Ma nel frattempo amiamo, scriviamo, progettiamo, lavoriamo, miglioriamo insieme, col nostro piccolo o grande contributo, questo mondo così imperfetto e, per questo, così perfettibile.

E, perché no, apriamo anche un blog sul futuro.

(La foto di Parco Lambro qui a Milano è la mia)



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.