Rabbia e corruzione: Roma, Arezzo, Milano, Macerata, e poi?

scontri tifosiIeri notte guardavo il telegiornale e poi i servizi sui fatti di Roma: gli ultra hanno assaltato una caserma della polizia di via Guido Reni, la caserma delle volanti nella zona del Flaminio, il commissariato di polizia di Porta del Popolo, i poliziotti barricati nello stadio Olimpico e poi la sede del Coni. Passando per Ponte Milvio e andando verso Tor di Quinto. Violenza e rabbia — e la partita Roma-Cagliari non è neanche stata giocata.
E Gabriele Sandri era stato ucciso: non so se per sbaglio o volontariamente, non sta a me giudicare, ma è stato ucciso dopo un tafferuglio fra tifosi.

I giornali e la TV parlano di teppismo, liquidano gli ultra con un paio di epiteti scontati: ma non sanno che gli ultra sono fra noi, sono ovunque. La gente è stanca, stufa, piena di scontento e di rabbia: perché si vive sempre peggio e i soldi non bastano mai e ci sono delle differenze sociali, una corruzione e uno scontento sempre più grandi.

Mi spiego: anche in India ci sono, per esempio, ma, a parte la mentalità diversa (eppure se lì si arrabbiano ci vanno giù duri, altro che sedi spaccate! sono bombe e assalti ai treni), la qualità di vita della maggior parte della gente si è alzato. Il livello medio. Anzi, direi che ora c’è un vero livello medio, mentre alla fine degli anni ’80, quando ci sono andata la prima volta a vivere, c’erano i ricchi e c’erano i poverissimi: in pratica, non c’era un ceto medio.
Gli studenti dell’ostello dell’università di Delhi, per esempio, che pure erano dei privilegiati, vivevano in cellette monacali 3×3 senza vetri, con una finestrina in alto con le sbarre sempre aperta, per proteggersi dal caldo (ma a Delhi d’inverno fa freddino, anche 10 C° o meno), bagni alla turca, grandi docce in comune con acqua fredda e basta, una mensa con cibo frugale. C’era solo un bel campo di cricket — rigorosamente per uomini.
Io avevo diritto al posto per giovani professori — ero ricercatrice — ma sono scappata via a gambe levate quando ho visto il materasso di paglia o non so quale erba, fino fino poggiato sulla rete, e le docce.

Ora i dormitori dei college sono provvisti di molti confort e ce ne sono alcuni, come quello del ILS College, l’università di legge a Pune, che hanno tutto ma proprio tutto, altro che i nostri campus: due grandi ostelli per uomini e per donne che fanno invidia alla nostra più moderna architettura, la palestra, un enorme campo da cricket, dei campi da tennis e una piscina coperta oltre, ovviamente, a una grande biblioteca.

E le università pubbliche sono solo un po’ da meno di quelle private. Hanno fondi per la ricerca, hanno fondi per le biblioteche, offrono sussidi per gli studenti meritevoli ma senza possibilità economiche, gli ostelli gratuiti sono provvisti delle “comodità occidentali”.

Qui, in Italia, che c’è? I fondi sono tagliati di anno in anno e i professori sono riciclati a insegnare diverse materie senza una vera preparazione: stessa paga, più corsi offerti, più studenti che, però, imparano poco e stanno lì più che altro per parcheggiarsi. Tanto poi ci sono i Master (a pagamento).

E’ vero, ancora in India ai bordi delle città ci sono gli slum: ma girare per il centro di Milano di notte non è diverso, ci sono decine e decine di senzatetto e di gente che bene di testa non sta, e vive fuori, sotto porticati e al riparo delle colonne delle chiese, aspettando qualche soldino e le autoambulanze che verso le nove portano il tè caldo e una coperta.

La differenza fra Italia e India insomma è che lì tutti stanno meglio di 10 o 20 anni fa, in modo visibile: a cominciare dal fatto che molti studenti ora hanno un cellulare, le ragazze la sera escono, tutti usano Internet e vanno a ballare. Cosa che i ragazzini fanno anche qui, ma ora i loro genitori non hanno più i soldi per pagare il mutuo. E tutti stanno peggio di 10 o 20 anni fa, molto peggio. A tutti i livelli, economici e di valori. Basta vedere quante persone in auto o camion investono i pedoni o le bicilette e scappano.

La gente ha aderito al V-day — slogan facile e diretto, ma efficacissimo, espressione di un malcontento verso la classe politica che aumenta sempre più — a Roma la violenza cerca solo il pretesto per scoppiare.
Qui a Milano se uno attraversa sulle strisce con delle macchine che si intravedono in lontananza rischia forte: di solito accellerano per fare a gara, non so se a passare prima o a metterti sotto. I ragazzi nell’oratorio qui difronte giocano a pallone con sempre più rabbia e insulti.

Ecco, mi pare che l’Italia sia pronta per qualcosa di grosso, che non so che sia ma percepisco. La gente è stufa della casta, è stufa di stare sempre peggio, è stufa della corruzione dilagante. Mesi fa il Ministro Mussi ha bloccato la chiamata “per chiara fama” all’Università degli Studi di Macerata di un signore che rientrerebbe dalla Mongolia per diventare ordinario grazie ai suoi indiscussi meriti scientifici. E l’ha confermata questi giorni. Leggete i meriti di questo signore e fatevi quattro risate: ma dico, ci prendono in giro? E questo è solo un piccolo esempio, ce ne sarebbero da raccontare sulle università italiane.

L’esplosione della rabbia i nostri politici e i nostri amministratori se la sono anche cercata. Non dico certo che è un bene o che sia giusto esprimerla così, con questa bestialità e violenza, ma sarebbe ora che questi signori capissero che è ora di finirla, che la gente ne ha le scatole piene di favori e inciuci, di non riuscire mai ad avere una lira in tasca — quando lavora, poi — e delle cavolate che ci propinano come modello dominante, incluso le signorine dell’Isola dei Famosi che, tragedia nazionale, sono costrette a tornare perché gli scoppia una tetta.
Ma a noi che ce ne importa?

Ci importa se tutti hanno un tetto decente sulla testa, ci importa di sentirci sicuri se passeggiamo o se attraversiamo una strada, ci importa se possiamo comprare dei libri che ci servono per il lavoro, ci importa se abbiamo la possibilità di curare i nostri cari e i nostri animali senza indebitarci fino al collo, e che siano in mani sicure e preparate, ci importa se mandiamo i figli all’università certi che impareranno delle cose e dei valori che li qualificheranno per la vita, ci importa se i vari professori in cattedra stanno lì perché se la sono meritata e guadagnata in modo lecito, ci importa se non diamo allo stato la metà e più di quello che guadagniamo in tasse, e ci importa se una volta all’anno possiamo fare una settimana di vacanza senza patemi d’animo per quanto costa. Non chiediamo molto, chiediamo solo quello che è normale.

Oppure i nostri politici dovranno cominciare ad abituarsi alla violenza di strada, ma non solo di un gruppo di teppisti, di tutti. Come e più di un po’ di qualche anno fa.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.