Rimedio contro il trapano dei fondamentalisti

Buddha distruttoE’ successo in pieno giorno, sotto gli occhi di tutti e nell’indifferenza della stampa internazionale: il 15 ottobre scorso dei militanti islamici pro-talebani hanno distrutto con il trapano elettrico il più grande e antico Buddha esistente scolpito nella roccia, dopo quelli già distutti di Bamiyan nel 2001. Gli hanno sfregiato il volto. E’ accaduto nel Pakistan nord-occidentale, nella valle dello Swat.

Ma non è successo in sordina, no: da giorni gli archeologi, i politici e le persone di cultura pakistane chiedevano che quel Buddha, che si può datare agli inizi della nostra era, fosse risparmiato. Ma nessuno ha avuto il coraggio di fare concretamente niente. L’immagine, che apparteneva alla cosiddetta Arte del Gandhara (o arte indo-greca, o indo-greca-romana), si trovava in una delle culle della civiltà asiatica, la Valle dello Swat, così a lungo studiata anche da Giuseppe Tucci e dove l’Italia, grazie a lui, ha iniziato le prime missioni archeologiche. Una valle incredibilmente ricca di arte, di cultura e di storia.

E’ la paura che colpisce, più della violenza bestiale dei fanatici
. Nessuno li ha fermati per paura. E così un altro monumento prezioso, e un simbolo religioso, è stato distrutto — e, con esso, un altro pezzo della civiltà dell’uomo. Che appartiene a tutti noi, non solo al Pakistan.

Quasi quasi dò ragione a lui che poche notti fa commentava, vedendo in TV le condizioni miserevoli dei fondamentalisti islamici afghani che vivono sulle montagne: vogliono vivere in condizioni medievali, subumane? Li circondiamo e li isoliamo dal resto del mondo e poi che ci vivessero pure, se vogliono! Basta che non fanno più danno.
Ecco, quasi quasi concordo con lui.

p.s. Questa è l’immagine del Buddha prima dello sfregio.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.