In Birmania ricomincia la protesta dei monaci

monks

E’ ricominciata la protesta pubblica e pacifica dei monaci buddhisti di Myanmar. L’altro ieri oltre 100 monaci hanno cantato e marciato per un’ora dalla Pagoda di Pakokku Shwegu, un centro di educazione buddhista che raccoglie circa 80 monasteri, situato a 390 miglia a nord-ovest del centro commerciale di Yangon. Questa è la prima dimostrazione pubblica da quando la giunta militare ha sferrato la repressione. (Articolo e foto del Guardian Unlimited)

Non hanno né lanciato slogan né rilasciato dichiarazioni politiche. La dimostrazione è stata completamente pacifica ma hanno promesso altre proteste se non otterranno quello che richiedono:

1) prezzi dei beni di consumo più bassi
2) la riconciliazione nazionale
3) l’immediato rilascio di Aung San Suu Kyi e tutti i prigionieri politici.

I monaci combattenti non protestano per se stessi ma per la gente: infatti, loro non comprano i beni di consumo ma vivono di donazioni. E per quanto riguarda i monaci collaborazionisti, di cui anche alcuni blogger hanno parlato, la giunta da oltre un mese sta provvedendo a sostituire i monaci più riottosi dei monasteri principali con altri venuti da non si sa dove. Il mio corrispondente birmano mi ha detto che probabilmente non sono neanche ordinati, ma laici.

Questa volta i monaci “veri” andranno fino in fondo e daranno anche la vita, se necessario, pur di ottenere il rispetto dei diritti umani più elementari e un livello di vita più decente per tutti.



Commenti

Comments are closed.


L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.