
Domani, 4 ottobre 2007, i blogger di tutto il mondo si uniranno per sostenere la lotta di liberazione di Myanmar/Birmania col Free Burma!, una campagna su Internet alla quale hanno già aderito 3097 blogger.
Che dobbiamo fare? Domani non dobbiamo scrivere nessun post ma mettere nei nostri blog un semplice banner con le parole Free Burma!
Taglia e incolla nel tuo blog i vari banner da questa pagina.
Anche su Facebook c’è un gruppo di supporto del movimento, c’è un canale su Twitter e non manca un gruppo su Flickr.
E qui c’è la pagina di Google con tutti i siti, i gruppi di discussione, i video, i feed e altro per sostenere civili e monaci nella lotta. Qui c’è il wiki ufficiale.
E’ ovvio che la giunta militare di Myanmar se ne fregherà delle nostre voci ma, sotto la pressione di un movimento di opinione mondiale, le nazioni vicine, specialmente l’India, probabilmente si smuoveranno, se non a livello diplomatico ufficiale, almeno a quello ufficioso: hanno tutto l’interesse a mostrarsi democratiche.
E’ l’India, infatti, il vero ago della bilancia della situazione in Myanmar, non certo la Cina, che appoggia il regime. L’India ci tiene alla figura che farà davanti all’Europa, la Russia e il resto delle nazioni asiatiche — e agli accordi commerciali stretti con loro. E, seppure con delle cadute e molte contraddizioni, l’India è un paese democratico.
(Ringrazio Dario Salvelli per l’impegno e la segnalazione)


Grazie a te Enrica. Lì non giungerà la nostra voce perchè non hanno la Rete ma stiamo cercando di fare arrivare il nostro piccolo messaggio attraverso DVB (radio station).
Scritto da Dario Salvelli, 4 anni, 7 mesi fa
Vedremo. Con una spintina da parte dell'India qualcosa si smuoverà. I militari hanno proprio esagerato questa volta e la gente non ne può più.
Scritto da Boh/orientalia4all, 4 anni, 7 mesi fa
Veramente anche l'india ha fino ad ora appoggiato il regime.
Nell'articolo che segue, preso da qui:http://www.ilbastiancontrario.it/ilbastiancontrario/
che l'ha preso dal Corriere mi sembrano molto ben sintetizzate le sfere d'interesse e di influenza di Cina e India.
Speriamo che l'India abbia la meglio, questo si.
NEL MYANMAR IN RIVOLTA LA SFIDA TRA CINA E INDIA
Il Corriere della Sera pubblica un commento di Bill Emmott sulla sfida in atto tra Cina e India per il controllo della Birmania. Ne riportiamo alcuni stralci:
”Quanto accadrà adesso in Birmania ai coraggiosi manifestanti, sia monaci buddhisti che cittadini comuni, è di importanza primaria soprattutto per i birmani stessi e per il destino del loro Paese, tragicamente ostaggio di povertà e repressione. Gli avvenimenti in Birmania avranno un impatto cruciale sui due giganti, confinanti con questo Paese, che si affacciano adesso sulla scena mondiale, anche se già da tempo si misurano in sordina per stabilire la loro influenza: Cina e India.
La posta in gioco è altissima per la Cina. In Birmania, essa conta quattro interessi vitali, che rischiano grosso con il crollo della giunta militare. Il primo è elementare: il commercio, che supera il miliardo di dollari all'anno, con relativa partecipazione per quel che riguarda petrolio e gas. Il secondo è strategico: gli stretti rapporti che intercorrono tra la Cina e il regime militare in Birmania garantiscono alla Cina l'accesso fino all'Oceano Indiano, consentendole sia di aggirare, in caso di emergenza, il collo di bottiglia dello Stretto di Malacca, come pure di stabilire i suoi capisaldi di vigilanza tanto in Birmania quanto nelle isole vicine. Il terzo, invece, è una combinazione di politica e religione. Se i monaci buddhisti birmani riusciranno a rovesciare il regime, ecco che saranno di esempio e ispirazione ai loro confratelli del Tibet. Il controllo della Cina sul Tibet è assai più serrato di quello del governo birmano sul proprio Paese. E c'è un altro avvenimento in arrivo che preoccupa i cinesi: la successione dell'attuale Dalai Lama, capo spirituale del Tibet, in caso di morte. Oggi il Dalai Lama ha 72 anni e gode di ottima salute. Al suo decesso, tuttavia, si accenderà una disputa su chi sarà proclamato la sua reincarnazione e successore. Un precedente birmano potrebbe trasformare questo dibattito in un confronto più audace e violento. Il quarto interesse della Cina riguarda la sua reputazione. Se apparirà associata a una dittatura abbattuta oppure in una repressione feroce, la sua buona reputazione ne soffrirà. L'India condivide un certo numero di questi interessi. Anch'essa vanta forti legami commerciali con la Birmania e ha investito pesantemente nei giacimenti metaniferi del Paese. Di conseguenza, ha mantenuto un'incrollabile politica di no comment sul comportamento dei militari in Birmania in questi ultimi anni, definendolo un affare interno che non riguarda affatto l'India. Eppure, anche l'India ci tiene ad affermare il suo predominio strategico sul Paese, con la speranza di strappare la Birmania alla sfera d'influenza cinese. Anche l'India ha dato il suo appoggio alla giunta militare, trascurando i diritti umani proprio allo scopo di impedire un epilogo peggiore, quale sarebbe stato un' invasione cinese. Ma l'India ha molto da guadagnare se i monaci riusciranno nel loro intento. I legami naturali della Birmania, sia storici che culturali, sono con l'India, e non con la Cina, e questo è vero anche per il Tibet. Un'erosione dell'influenza cinese farebbe molto comodo all'India, allentando la sfida alla sua egemonia sull'Oceano Indiano. E' un confronto, questo, ancora moderato e discreto. Implicito, anziché esplicito. Ma mentre gli avvenimenti in Birmania rappresentano soprattutto la lotta di un popolo per la libertà e la democrazia, le loro ripercussioni sul futuro del pianeta assumono una particolare rilevanza. Siamo davanti al primo scontro per stabilire controllo e influenza sulla regione da parte dei nuovi giganti asiatici, la Cina e l'India. E ci auguriamo che sarà l'India a spuntarla”.
Scritto da Patrizia, 4 anni, 7 mesi fa
Patrizia, questa è l'analisi del Corriere? quello che pensa la maggior parte degli analisti asiatici e degli studiosi, è che l'India si farà sentire.
L'India ha tutto l'interesse ad andare contro la Cina, anche utilizzando il caso di Myanmar, perché è la sua antagonista storica. Come ha fatto col Tibet. Non si è opposta a livello ufficiale ma ha accolto il Dalai Lama e migliaia di monaci a Dharamsala, aiutandoli di fatto nella fuga — che comunque la fuga del Dalai Lama faceva assai comodo anche alla Cina, sia beninteso!
Se c'è una potenza in grado di opporsi alla Cina è l'India e se c'è una potenza che sarà in grado, se vorrà, fare la figura della grande nazione democratica, è l'India.
Non importa che prima appoggiasse il regime o no: importa che adesso come adesso appoggiarlo, se la pressione dell'UN e delle varie nazioni "importanti" è forte, non è più conveniente. E' lì che bisogna battere, l'India.
Andare a protestare contro la Cina è folkloristico ma è una perdita di tempo.
p.s. Patrizia, ho appena letto il tuo articolo, mi pare che dica la stessa cosa che ho detto io! Non ti capisco…
Scritto da Boh/orientalia4all, 4 anni, 7 mesi fa
p.s. che tu cmq citi il Corriere o i quotidiani come fonte autorevole di analisi geopolitica mi fa un po' sorridere…:) bisogna vedere un articolo chi l'ha scritto, non chi lo pubblica, non credi?
Per varie ragioni si può pubblicare ovunque, sui quotidiani come con le case editrici, ma non necessariamente quello che si dice è valido o è valido in toto.
ciao cara:)
Scritto da Boh/orientalia4all, 4 anni, 7 mesi fa
Scusa Boh, perchè ti scaldi? Io non ho spacciato nulla per certo (innanzitutto) Credo tu non abbia letto per bene sopra. Il pezzo, riportato dal corriere, è un commento di un certo Bill Emmott [...] che, a spanne, non mi sembra l\'ultimo degli incompetenti. Proprio come dici tu bisogna vedere chi scrive, non chi pubblica. E comunque no, non dite proprio la stessa cosa ma questo è un mio parere e in quanto tale… ^_^
Scritto da Patrizia, 4 anni, 7 mesi fa
Ok Patrizia, io mi scaldo inutilmente e in più non ho letto il pezzo e cmq non diciamo \"proprio la stessa cosa\" (e ci mancherebbe!).
Non volevo certo attaccare il tuo giornalista, ci mancherebbe, ho detto solo che mi fa sorridere che tu citi, come fosse scienza, un giornalista. Può essere opinione e può essere intervista, occhi che vedono e così via: ma un giornalista non fa scienza e uno scienziato non sa fare il giornalista (di solito — spesso, diciamo).
E cmq qui non si mettono link a blog o persone nei commenti, né negativi né positivi. Chi vuole cercare il giornalista, se legge i blog, è benissimo in grado di cercarlo da sé.
Ciao mia cara:)
p.s. ma perché dovremmo dire la stessa cosa io e il tizio? E perché il punto di riferimento di un\'analisi dovrebbe essere lui, per me?
Mi sa che ami un po\' troppo i giornalisti..:)))
Loro fanno il loro lavoro, noi il nostro.
Scritto da Boh/orientalia4all, 4 anni, 7 mesi fa
Bill Emmot? Ma Bill Emmot l'ex direttore dell'Economist? Ora non ho voglia di googlare, ma credo sia lui, vero Boh? Io sono un lettore del Corriere, di cui lui è un commentatore. Beh, scrive di tutto: dal surriscaldamento ai diritti umani in Cina, dalle prossime mosse del papa a cosa pensa Gordon Brown. Insomma voglio dire: è competente in un po' troppe cose per essere competente in tutto. Per farla breve, penso abbia ragione Boh: è un giornalista, bravo, ma sempre e solo un giornalista che si occupa di tutto. A volte, però, c'è bisogno di specialisti.
Scritto da donMo, 4 anni, 7 mesi fa
Se ne è parlato anche su Shannon.it e nella risposta ho voluto parlare anche del tuo impegno e delle tue iniziative.
Enrico Giubertoni
[…]
Scritto da Enrico Giubertoni, 4 anni, 7 mesi fa
donMo, credo che Patrizia, come tanti peraltro, prenda le parole dei giornalisti come parere autorevole. Un bravo giornalista, come Emmot (proprio lui, credo!), magari sa tutto di tutto, è un tuttologo molto informato, ma tra informazione e scienza, o studio, c'è un bell'abisso. Anche nella geopolitica.
Non voglio dire, per carità, che mi intendo si sud-est asiatico, ma voglio dire che se una cosa o un'opinione l'ha scritta un giornalista non è detto che sia "più vera", più informata, più approfondita di quella che scrivo o dico io.
I bravi giornalisti appunto sanno scrivere bene e veloce di tutto: un po' troppo per saperlo bene. E non tutti sono Terzani.
Scritto da Boh/orientalia4all, 4 anni, 7 mesi fa
Ciao Enrico, scusami se ho tagliato l'URL ma la regola vale per tutti.. (anche per Patrizia prima). Cmq si capisce molto bene e si trova con le info che hai dato.
ciao ciao:)
Scritto da Boh/orientalia4all, 4 anni, 7 mesi fa
Free Burma from the military dictatorship
Scritto da noah, 4 anni, 7 mesi fa
Hi noah! Sure, everybody hopes so.
Nevertheless, it seems that repression got stronger.
ciao noah
p.s. it's you? From Boston?
Scritto da Boh/orientalia4all, 4 anni, 7 mesi fa
Sono io a scusarmi con te Enrica per non avere rispettato una policy del tuo blog. :-D
Colgo l'occasione per ringraziarti per il tuo impegno a favore del Myanmar.
Una cosa: molti contestano il termine Myanmar dicendo che è imposto dalla giunta al potere. Io però sapevo che il termine Myanmar è l'antico nome del Burma, termine imposto dalla colonizzazione britannica.
Qualcuno dice che questo termine è bene accetto dai nativi poichè è un segno di emancipazione. Mi è capitato di sentire questa voce in Myanmar e non mi sembrava una opinione imposta.
Tu cosa ne pensi?
Scritto da Enrico Giubertoni, 4 anni, 7 mesi fa
Caro Enrico, io la penso come te. anche io so che è l'antico nome della Birmania, come Mumbai è l'antico nome di Bombay, ambedue prima del colonialismo britannico. E' vero che è stato ristabilito dalla giunta, ma è anche vero che la gente ci si riconosce. Quindi, tutte le questioni di correttezza politica mi sembrano ridondanti.
Scritto da Boh/orientalia4all, 4 anni, 7 mesi fa
p.s. questioni di correttezza politica nostre, occidentali intendo!
Scritto da Boh/orientalia4all, 4 anni, 7 mesi fa
Boh, di giornalista ne amo uno solo e non troppo, molto. Però non si citano le cose private per rafforzare un concetto in un confronto pubblico. Non è da grandi. Ciao Cara. P.
Scritto da Patrizia, 4 anni, 7 mesi fa
Patrizia, l'hai citato tu, non io!:)
Io ho detto che dai troppa credibilità (scientifica) ai giornalisti (e ti ho sorriso). Dai quali, per esperienza, io non mi aspetto affatto che siano credibili al 100%, mentre mi aspetto che lo sia uno studioso. Diciamo, un po' di più di un giornalista.
ciao mia cara:)
Scritto da Boh/orientalia4all, 4 anni, 7 mesi fa