I monaci buddhisti a Myanmar non hanno paura

Myanmar


Nove giorni fa è scoppiata la protesta pacifica di monaci buddhisti di Myanmar, l’ex Birmania, contro il governo dispotico della giunta militare, retta da tre generali. Oggi l’esercito ha sparato contro i monaci e almeno tre sono rimasti uccisi.

Nonostante tutto, i monaci esortano la gente che vuole unirsi a loro : “Non fatelo. Non fate niente di violento.”
Anche la BBC riporta che i monaci che marciano verso la casa di Aung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari per aver preso il posto del padre nella lotta per l’indipendenza — dalla Gran Bretagna l’uno, dai militari l’altra — chiedono ai civili di non unirsi a loro e di non commettere alcuna violenza.

Nel 1988 regime militare si è instaurato al potere ed è iniziata una feroce guerra civile. Ogni insurrezione popolare veniva sedata con la forza. Dopo 30 anni di dittatura militare, nel 1990 il partito al governo, il Partito per l’unità nazionale, ha permesso le libere elezioni, ma poiché ha vinto la Lega Nazionale per la Democrazia, rappresentata da Aung San Suu Kyi, in ottobre i reparti dell’esercito hanno fatto un’incursione presso la sede della Lega arrestando tutti i componenti.

L’area più colpita dalle dimostrazioni di violenza dei militari è quella sud-orientale, il Tenasserim e ogni anno migliaia di esuli si muovono verso il confine con la Thailandia, dove sono stati istituiti dei campi profughi. Il gruppo etnico più colpito dalla repressione è quello dei Karen. Secondo la UN Refugees Agency vi sono circa 2000 profughi ogni trimestre che cercano rifugio in Thailandia. La maggior parte della popolazione è estenuata da fame e malnutrizione e molti bambini per sopravvivere vengono costretti alla prostituzione o al lavoro forzato.

Ho conosciuto Michael Aris, marito di Aung San Suu Kyi e studioso di tibetano che per breve tempo ha insegnato a Harvard. Michael e Aung sono stati sposati dal 1972 e insieme hanno avuto due figli. Quando lei nel 1988 è ritornata a Myanmar per prendersi cura della madre, non è mai più tornata. In un primo tempo i generali l’hanno messa agli arresti domiciliari ma, quando le hanno permesso di andarsene, lei ha preferito rimanere per capeggiare pacificamente — anche lei è buddhista — il movimento di rivolta.

Michael era un uomo distrutto. Per anni ha organizzato delle campagne internazionali per la moglie. I figli erano uno più sbandato dell’altro. Io per anni non ho capito, accusavo Aung in cuor mio di aver abbandonato marito e figli. Il marito va bene, passi, ma comportarsi così verso di loro mi pareva una crudeltà, una scorciatoia narcisista per non occuparsene ma portare avanti i propri ideali. In breve, una scelta comoda. Neanche alla fine dei suoi giorni, Michael è morto di cancro nel 1999, lei è andata a trovarlo, perché non le sarebbe stato permesso di rientrare.

Ora capisco Aung San Suu Kyi. Ha messo in pratica il principio buddhista del non-attaccamento e, lasciando marito e figli, si è sottratta al ricatto da parte dei generali. E’ diventata inattaccabile, si è resa invincibile, una persona diventata simbolo di libertà per milioni di persone. E’ stata una scelta difficile ma vincente, sacrificare l’interesse di pochi per l’interesse di molti.

Aung San Suu Kyi è una donna che sorride sempre, sia in pubblico che in privato. E’ una donna dal carattere d’acciaio ma serena, quasi contenta. La sua personalità traspare da ogni riga del suo libro Freedom from Fear and Other Writings (1995), scritto con Vaclav Havel, Desmond M. Tutu e Michael Aris. La serenità le deriva proprio dal non-attaccamento e il superamento della paura:

Non è il potere che corrompe ma la paura. La paura di perdere il potere corrompe quelli che lo esercitano e la paura della punizione del potere corrompe quelli che sono soggetti ad esso.

Abbiamo tutti da imparare da questa donna.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.