Che c'è dietro a Montezemolo, De Bortoli e Draghi? (I parte)

Ferruccio de BortoliQualche giorno fa ho visto il TG e ho ascoltato parte del discorso di Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat e della Confindustria, presidente e amministratore delegato della Ferrari, presidente della Fiera Internazionale di Bologna e dell’università Luiss. (Ometto le altre cariche altrimenti finisce il post)
Mi ha ricordato moltissimo il discorso che il 15 maggio scorso ha tenuto Ferruccio De Bortoli, Direttore responsabile de Il Sole 24 Ore SPA. E’ il signore nella foto qui a lato, anche se devo dire che di persona è più bello, ha i capelli più lunghi e perfettamente aggiustati ed è più magro — ed è anche molto carino, ci sa proprio fare.
Poco fa su Repubblica ho riletto all’incirca le stesse cose dette da lui, in bocca però a Mario Draghi, governatore di Bankitalia.

Sembra che De Bortoli, Montezemolo e Draghi si siano accordati su cosa dire. E’ un caso o c’è un disegno comune, un piano, un progetto politico concordato da portare avanti e presentare al momento opportuno?

Qualche giorno fa sono stata invitata a una cena dall’Harvard Business School Alumni Association of Italy e De Bortoli era l’ospite d’onore. La cena è stata offerta dalla Morgan Stanley che voleva presentare Il Sole 24 Ore, suo cliente, e la nuova politica di investimenti in Borsa.
Eppure ho avuto l’impressione che il vero scopo della cena fosse diverso e ora Montezemolo e Draghi, coi loro discorsi fatti un po’ in serie, me lo confermano.

La Morgan Stanley è una delle più grandi banche del mondo. Non è proprio una banca, è una finanziaria che si occupa di fare investimenti per grandi clienti. Il suo maggiore lavoro è quello di trovare investimenti solidi e redditizi perché pare che in tutto il mondo occidentale, e a Milano particolarmente, girino ingenti capitali, ma che non ci siano molte aziende affidabili. Ho chiesto ai signori della banca chi fossero e che lavoro esattamente svolgessero, senza farmi alcun problema di apparire una outsider, e sia l’amministratore delegato che i suoi collaboratori mi hanno ripetuto assai compunti, con aria un po’ complice come se fosse anche affar mio, che cercano “aziende sane per produrre reddito sano. Perché non sono i soldi che mancano in Italia ma le società affidabili e dinamiche su cui investirli.

Prima racconto il setting del discorso di De Bortoli, poi lo riporterò, dato che l’ho trascritto fedelmente sulle pagine della copertina del menu. Il mio vicino di tavolo a destra era Marco B. — un biondino un po’ aggressivo che si è definito con orgoglio “collaboratore dell’Amministratore delegato”. Il tizio silente che si era portato al seguito, che mi sedeva alla sinistra, era un suo collaboratore ed è stato tutto il tempo in adorazione del suo diretto superiore. Si sono lanciati per tutto il tempo degli sguardi di intesa, come fossero due innamorati che non vedevano l’ora di starsene un po’ da soli.

Faccio a Marco: A sentire voi siete una specie di benefettori per ricchi. Mi sa che voi comprate a due lire anche le aziende un po’ malmesse, invece di risanarle le smembrate e le rivendete a pezzi, che valgono più dell’insieme delle parti. Dopo aver licenziato tutto il personale.

Beh sì anche questo. E lei come fa a saperlo? Mi ha risposto mezzo paonazzo, forse perché a quel punto il vino era il Torgiano Rosso Rubesco, eccellente ma decisamente corposo e copioso.

Lo immagino, l’ho sentito su Pretty Woman. Gli rispondo senza battere ciglio.

Mi ha guardato come se avesse avuto vicino un essere allunato da poco, come se non capissi l’importanza e la gravità del gioco. Perché lo stile era quello, Richard Gere di Pretty Woman. Infatti all’uscita mi ha chiesto se volevo un passaggio. Gli ho detto di sì, ma lui all’improvviso è scappato con la scusa di andare al bagno, col collaboratore alla mia sinistra che gli ha corso dietro tutto trafelato, e mi hanno lasciato ad aspettare in mezzo al corridoio, con la moquette bordeaux che mi mangiava le caviglie, da quanto era alta.

Tempo due secondi netti ed ero nel mio bel taxi ma, passando, l’ho visto in fondo alla sala, non era al bagno ma era andato a confabulare col suo capo. Comunque, quando mi ha detto che aveva l’auto “col driver”, io avevo capito un pezzo del computer. Insomma, a me è parso assai indelicato. E quando gli ho chiesto, a metà pasto, lui di cosa esattamente si occupava, mi ha risposto come se si vergognasse:

Noi – sempre il plurale majestatis — noi calpestiamo i diritti umani, ecco di che ci occupiamo. Senza che nessuno avesse mai accennato neanche al concetto.

Allora cambi lavoro. Con 16 anni di esperienza alla Morgan ne troverà tanti altri di lavori. Gli rispondo, adulandolo un po’.

L’azienda è bellissima, mi ha dato l’opportunità di viaggiare e di vedere tanti posti diversi. E forse si può lavorare in questa azienda rispettando la gente. Mi pare che la sua valutazione personale di pro e contro lo faccia propendere per gli agi che l’azienda gli garantisce, che non sono solo i viaggi, credo.

Forse ha ragione. Ma intanto? E che intende dire col fatto che calpestate i diritti umani? A dire la verità, io non ci credo che si possa fare entrambe le cose ma volevo solo che mi raccontasse un po’.

Intanto calpestiamo i diritti umani, ecco che facciamo. Ci basiamo sull’outsourcing e creiamo un gran flusso di denaro. C’è troppo denaro in circolazione e i prezzi delle case, per esempio, sono molto sopravvalutati. E’ un valore artificiale.
Di soldi in Occidente ne girano troppi perché il lavoro lo facciamo fare principalmente in Oriente, dove costa meno. Pensi che a Bombay, direttamente o indirettamente, la Morgan dà lavoro a circa 500 persone in più al mese, quasi tutte nel mondo del computer. Loro si stravolgono la vita perché non hanno mai visto tutti quei soldi in così poco tempo e noi ci guadagniamo. Costano comunque di meno che qui e danno meno problemi. Però ho girato il mondo.

Ripeteva le stesse cose con un misto di orgoglio e di disgusto che, a dire la verità, mi ha fatto quasi impressione, driver e tutto. Ripeteva le stesse cose come un mantra, senza spiegarsi, senza in realtà dire perché secondo lui la Morgan calpestava i diritti umani. Però mi ha detto che “il mercato e i diritti umani sono incompatibili”. Quando gli ho chiesto della Grameen Bank, e progetti simili di finanziamenti per i poveri, lui mi ha detto che sono eccezioni.

Guardava con adorazione il suo Capo, l’mministratore delegato. Ed era lì per sentire “le rivelazioni di De Bortoli“, ha detto sicuro. Quando gli ho detto che secondo me non ci sarebbero state rivelazioni perché eravamo in troppi, 38 uomini e 5 donne, mi ha guardato letteralmente con disprezzo. Salvo poi dire che avevo ragione io e chiedermi se conoscevo il discorso in anticipo. Ma dico io, possibile che pensasse davvero che se uno parla di trattative riservate in politica o in finanza, lo fa davanti a oltre 40 persone che neanche conosce?

Mi ha spiegato che quello che sedeva proprio difronte a me, che ogni parola che diceva faceva la figura dello scemo del villaggio (frase storica: “in Italia ci sono gli stipendi più alti di tutta Europa e per questo si vive benissimo“), era stato per molti anni un assessore al Comune di Milano ed era figlio di un altro pezzo grosso della Morgan Stanley; che gli altri due erano uno il cugino e socio minoritario di una casa editrice, nonché socio della Morgan, e l’altro il suo ex-amante, direttore della Deutsche Bank; che la signora dell’altro tavolo, tacchi a spillo, capelli lunghi neri e molto ben vestita, un po’ sexy da lupa d’assalto, era una giornalista — infatti parlava sempre fitto al cellulare, anche durante la cena, come se stesse risolvendo il prossimo conflitto nucleare — e che le mature ragazze dietro di me, all’altro tavolo, rigide e impettite con la coda di cavallo tirata, un filo appena di trucco, il vestitino nuovo nuovo comprato per l’occasione e il golfino in cachemire ancora con le pieghe di fabbrica, lavoravano entrambe per LO STUDIO legale di Milano (societario), e così via. Insomma, sapeva vita morte e miracoli di tutti, sospetto che avesse studiato tutti i curriculum e le biografie, compreso la mia, perché ne sapeva di me più di quanto ne sappia io stessa! Però non sapeva che Buddha è nato oltre 500 anni prima di Cristo. Lo faceva un giovincello.

Ho imparato comunque che ci sono un sacco di persone e di società estremamente ricche, specie qui a Milano, che la finanza è un affare spietato, e che diritti della gente e mercato sono categorie tanto incompatibili quanto lo sono amore ed egoismo.

(FINE PRIMA PARTE)



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.