Gino Strada via dall'Afghanistan e nuovo esperimento nucleare in India

Indian pacifistChe dire di Emergency che se ne va dall’Afghanistan? A parte le varie spaccature, le discussioni fra partiti e così via, utilissime per chiarirsi le idee, per la crescita della democrazia, per capirci un po’ di più della nostra politica estera, ma assai inutili, o anche dannose, per un’organizzazione umanitaria. Secondo lo statuto Emergency è una ONG/ONLUS che ha per scopo il Life support for civilian war victims, quindi ha bisogno dei patti fra la diplomazia internazionale per agire, per operare, per interagire coi locali, e ha bisogno dei fondi. Ha bisogno di appoggi ufficiali sia all’interno del paese dove è nata che nei paesi dove opera.

E’ cominciato tutto ufficialmente intorno al 30 marzo 2007, quando Strada ha dichiarato a Repubblica che “Il governo italiano è responsabile di tutto ciò che accadrà. Rahmatullah Henefi è un uomo di Emergency e sul suo ruolo non c’è nulla da chiarire”. Infatti, dice Strada, “Rahmatullah ha trattato con i talebani la liberazione di Daniele Mastrogiacomo per conto del governo italiano. Quello che gli accadrà è responsabilità di Prodi e di Karzai”

Mastrogiacomo è stato liberato, Rahmatullah è stato trattenuto dai talebani. L’interprete e autista di Mastrogiacomo è stato ucciso.
Non sono assolutamente in grado di sapere con esattezza quello che sia successo e dubito che lo sappia un giornalista o anche un politico, a meno che non tratti direttamente della questione e che sia informato di come stanno le cose dalla diplomazia, ufficiale e ufficiosa, e dai servizi segreti.

Però so che sin dal sequestro Moro il principio-base è: coi terroristi non si tratta. Un principio seguito in tutto il mondo, in tutte le democrazie orientali e occidentali. E’ per questo motivo che il re Gyanendra nel 2002 ha dichiarato i Maoisti terroristi, ottenendo l’appoggio politico ufficiale del governo USA e qualche governo europeo come, e non solo, quello del Belgio, e aiuti in armi sofisticate, logistica, ecc. (ma di questo ho scritto su Asia Major 2002, ed. Il Mulino, trovate l’intero articolo qui)

1) Allora, questi talebani afghani che rapiscono in modo eclatante giornalisti stranieri e attivisti umanitari, e magari li uccidono, sono terroristi o no? Questo è il primo punto da stabilire, una volta per tutte.

2) Rahmatullah era un collaboratore ufficiale di Emergency e, allo stesso tempo, era afghano. In quanto tale la sua liberazione avrebbe dovuto essere trattata come quella di Mastrogiacomo. Non si molla un nostro collaboratore così. A meno, ovvio, che ci siano altre questioni dietro o che non lavorasse con i servizi segreti, o abbia fatto un doppio gioco. A meno che, insomma, il ruolo di collaboratore di Emergency sia stata una facciata che nascondeva altro. Io personalmente tendo a credere a Strada, forse perché non è un politico: Rahmatullah lavorava per Emergency e come tale andava trattato, con gli stessi diritti e gli stessi sforzi governativi per liberarlo.

3) Certo, in quanto afghano si sarebbe potuto creare un conflitto di interessi col governo ufficiale dell’Afghanistan. Anche questo era un punto da discutere e risolvere fra governi.

4) Il nostro governo, non mettendosi d’accordo per liberarlo, ha indebolito la situazione di Emergency in tutti i paesi dove opera: chi, locale, vorrà lavorare più per loro come traduttore, manager e così via? E della collaborazione della gente del posto c’è assoluto bisogno, sempre, qualsiasi lavoro si faccia in un paese straniero, specie se coinvolge un gruppo di persone e strutture. In questo caso è indispensabile ed è tanto più indispensabile che i locali si fidino, sia quelli aiutati che quelli che aiutano.

5) Last but not least: in Afghanistan non possono più sopportare gli italiani, che considerano pasticcioni, intrallazzati e non tanto coinvolti a livello umanitario quanto a livello politico. Non posso rivelare la fonte di chi mi ha detto questo, ma è del tutto attendibile e impegnata in prima persona in loco.

D’altronde, in genere in Oriente ne hanno le scatole piene dell’Occidente e, dico sempre, con ottime e millenarie ragioni. L’Italia si è salvata (per un rotto della cuffia, devo dire, sto riscrivendo la politica di Mussolini in India, Nepal e Giappone e, vi assicuro, ne ho trovate delle belle) dallo sfruttamento coloniale — politico e commerciale — dell’Asia e ha tradizioni millenarie di cultura e collaborazione reciproca.

Quindi il fatto di Strada mi fa dire: qualsiasi sia il vero motivo, l’uccisione di Rahmatullah è un fatto gravissimo. Ma, in linea generale, non sarebbe meglio che l’Italia se ne andasse una volta per tutte dall’Asia, si impegolasse meno con gli USA e rispettasse la sua tradizione culturale, economica, sociale? Dobbiamo per forza allinearci al peggio? C’è l’ONU che, in teoria, dovrebbe bastare in tema di politica sovranazionale. Anche su questo ci sarebbe molto da dire: ma lo lascio per un’altra volta.

E intanto, oggi l’India ha compiuto un altro esperimento nucleare, lanciando Agni III, un missile a testata nucleare capace di attraversare buona parte dell’Asia e del Medio Oriente. E’ partito dall’isola di Wheeler, nella Baia del Bengal, dove c’è un Missile Testing Facility.
E’ ora di svegliarci e di pensare a una nuova politica estera, che rispetti gli equilibri geopolitici che stanno mutando. L’Asia si sta svegliando con forza atomica e andare lì a portare il nostro peloso aiuto politico mi pare non solo ipocrita — perché, si sa, la politica è ipocrita — ma autolesionista. Oltreché ingiusto. Meglio farsela amica, o aiutarla davvero, nel gioco delle parti della geopolitica.

(l’iimagine presa qui)



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.