Lezioni di volo (in India)

Indian space woman (c) CNN.comPunteggio da 1@ –>5@ = @@@@

Stanotte siamo andati a vedere il famoso film Lezioni di volo, di Francesca Archibugi. All’Anteo, un cinema strano con l’entrata da una parte sbarrata, quella vera dall’altra, con all’interno una piccola libreria aperta fino alle 10 o più. E’ gestito da quattro signore di età diversa e gentilezza molto variabile ma un unico comune denominatore: sono molto alternative. La sala anche era molto alternativa e le poltrone favorivano una grande intimità, comode, con un sacco di spazio avanti, messe a paio e senza bracciuolo in mezzo.

Non mi sono addormentata, a tratti mi sono quasi divertita. Era un film tenero, con bei colori, i colori veri dell’India ma un po’ ritoccati, più brillanti (quando mai il deserto è così brillante?), con protagonisti veri. Un film che fa sorridere.

Questa è la trama. Due ragazzi romani vengono bocciati a scuola. Sono Pollo, figlio di un antiquario svalutante ebreo e una bionda narcisista, ma non scema, e Curry, un indiano adottato da una piscoterapeuta un po’ delusa e molto illusa, la bravissima Angela Finocchiaro, e un marito serio, consapevole, ottimo padre e marito devoto, ma appena un po’ puttaniere.

Allora che succede? Visto che hanno 18 anni, che sono molto amici e che Curry vuole andare in India, li premiano lasciandoli partire da soli per questo meraviglioso viaggio.
Fra una disavventura e l’altra, tutte molto realistiche — come l’essere spinti dentro un taxi, venire pressati da un’orda di bambini e adulti, specie donne anziane, che chiedono la bakshish, l’elemosina o l’offerta, esser presi per mendicanti da una cliente indiana frettolosa e arrogante di un Taj Mahal Hotel (5*****) e così via — lasciano gli zaini coi soldi e i documenti dentro il taxi che, ovviamente, li pianta. Si ritrovano poveri e sbandati.

Dopo qualche peripezia in quest’India del nord un po’ passata, perché in realtà si è modernizzata parecchio, e molto poetica, si ritrovano in un’isola felice in mezzo al deserto del Rajasthan, vicino alla magnificente Jodhpur, dove opera un nucleo di Medici senza frontiere, medici e infermiere donne, che curano ed educano all’igiene le donne del posto.

A capo c’è la bella Chiara, alla quale “piacciono le regole”, dice lei, ma che si sente un po’ sola. Il marito, un toccio scozzese un po’ rude, ma solido e innamorato, è il direttore di un altro gruppo di medici a Sri Lanka. Sono francamente un po’ distanti per fare all’amore. Sesso, intendo, ma anche scherzi e risate. Insomma, le piacciono le regole, ma quando le piacciono. Talvolta ha voglia di infrangerle.

Chiara ha 34 anni ed è un po’ stanca di aspettare sempre il marito, di aver voglia di divertirsi un po’ senza mai farlo e di non avere mai la testa “leggera”. Pollo ne ha 18, quindi è maggiorenne, anche se inesperto, la testa ce l’ha leggerissima e ha una voglia matta di andare con una donna.

E che succede? Succede quello che deve succedere.
Il marito se ne accorge, ma alla fine Pollo si rivela di una sensibilità unica e addirittura si sacrifica per farli riavvicinare.

Curry, con Pollo, parte per il Kerala, nel sud, alla ricerca della madre “vera”. Lei è morta, ma trova una sorella. Il film si chiude con sua madre, la psicoterapeuta, che con la faccia sempre un po’ delusa, rassegnata, ma sempre molto comprensiva, va all’aeroporto a prendere la sorella. I due amici avevano cominciato il film con una gara di sputi per vedere se sarebbero partiti insieme; chiudono il film facendone un’altra. Non si capisce quale sia la nuova sfida ma, forse, quella di diventare adulti.

Pollo ha trovato “La donna”, una bellissima tipologia di donna come Chiara che, guarda un po’, è l’opposto di sua madre: mora quanto la madre è bionda, se pur falsa come il peccato; vera quanto la madre è costruita; impegnata quanto la madre è disimpegnata; seria quanto la madre ride (e piange) a comando, come un clown (se ipocrita, isterica o solo scema non è dato di sapere); parsimoniosa quanto la madre è spendacciona; allegra quanto la madre, dietro la maschera dell’allegria, è molto triste; passionale quanto la madre è una mosciarella che si compiace di sé; concreta e vitale quanto la madre sembra leggera ma, in realtà, è mortifera (infatti il marito durante il film le muore accanto); capace di costruire e donare agli altri cose belle quanto la madre sembra capace solo di fare del male o di occuparsi di se stessa, e così via.

Chiara aiuta a costruire gratuitamente una bella realtà, regalando, la madre spende e spande ma non dà niente di vero, diventando letale per chi le sta accanto. Pollo, prima di conoscere Chiara, sembrava un tantinello scemo.

Curry ha ritrovato la sua identità indiana, le sue origini. Ambedue hanno imparato a staccarsi dai genitori e sono entrati nel mondo degli adulti. Il senso del volo è questo, anche se credo che ci metteranno ancora un po’ a diventarci adulti, mi sa.

La foto sopra è di Kalpana Chawla, la prima donna indiana ad essere andata nello spazio con lo Shuttle Columbia. Lei sì che ha volato. E’ morta nel febbraio 2003, insieme ai suoi 6 compagni, quando lo shuttle si è disintegrato, al rientro della missione.



Commenti

Comments are closed.


L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.