Giornalismo di carta? No grazie, I blog!

Leggevo un post sul pericolo per il giornalismo cartaceo del nuovo giornalismo su Internet. Avrei voluto rispondere nel commento ma la qualità dei commentatori del blog è così bassa, insultano e sbeffeggiano se uno non è giornalista, non fa parte della casta, che preferisco scriverci su.

Hai visto Gilioli la qualità di alcuni blog amatoriali americani politici, per esempio? Sono insuperabili. Hanno una marcia in più che non è la professionalità, che c’è anche nel cartaceo, ma la libertà.

Non dipendono da un’azienda, non seguono una linea editoriale, non devono far tot numero di pezzi al mese, non fanno finta di sapere tutto e scrivono di tutto non sapendo quasi niente di niente. In sunto: non devono vendere per forza.

Ahi voja a “proporre un prodotto mediatico migliore rispetto al giornalismo non professionale“! Questo è solo amore Gilioli, come dice la canzone, solo amore.. E’ l’amore per quello che uno fa che fa la differenza.

Sai, sarebbe stato più appropriato conservare il titolo originale del post “Sui giornalisti terrorizzati ecc.” Che il livello un pochino basso dei rispettabili commentatori del tuo blog non sia dovuto proprio a questo, a un tantinello di paura di perdere la pagnotta?



Commenti

  1. Trovo che tu abbia ragione. Anche nel mio *campo*, negli USA ci sono certi signori blog che in Italia ce li sognamo. E i motivi sono proprio quelli da te indicati: la passione e l'amore che uno mette nel "prodotto" (oddio, l'ho scritto, ma ho messo le virgolette). C'è però da considerare una cosa: siccome non è un luogo comune dire che gli USA sono "più avanti", si sta verificando lì un fenomeno di cui da noi non si vedono neppure gli albori: alcuno blogger, cioè, stanno iniziando a vivere di blog dopo aver lasciato un lavoro certo, sicuro e con la busta paga assicurata a fine mese. Si tratta di una cosa a mio avviso interessante: come tutto ciò influenzerà (se lo farà, ovvio) la loro linea editoriale, visto che ora alvorano per se stessi? In Italia non c'è traccia di ciò perchè nessuno blogga a tempo pieno in quanto farebbe la fame. Almeno per ora.

    Scritto da donMo, 10 anni, 4 mesi fa


  2. sì lo so. Io con questo faccio 60-70 USD al mese.:) Lì ci sono blogger che guadagnano solo di pubblicità 80.000 USD al mese! E che hanno cominciato per puro amore per quello che fanno, per passione, così. Ovvio che hanno piantato tutto e si sono dedicati al blog.

    Ma io parlavo di blog di analisi geopolitica, per esempio, di colleghi sconosciuti, bravissimi, di college nel mezzo del nulla, ma con dei blog incredibili, e anche dei libri molto buoni. Gente che viaggia nei paesi li studia li analizza si confronta e ci scrive per pura passione.

    Ma lo sappiamo che l’amore, donMo, fa la differenza in tutto…:)

    Scritto da boh, 10 anni, 4 mesi fa


  3. "E' l'amore per quello che uno fa che fa la differenza"

    Scritto da hermans JI, 10 anni, 4 mesi fa


  4. Ci sarà posto per tutti, carta e rete; si divideranno gli "stili" (la prima approfondimenti da leggere e assimilare con calma e riposo per gli occhi - lunghe pagine di articoli sui monitor stressano., la seconda avrà immediatezza e incisività). Sono ottimista ;-) (servito Brezsny?)**

    Scritto da PlacidaSignora, 10 anni, 4 mesi fa


  5. Mi sa che hai ragione, ma immagino che se tutti i blogger facessero un giornalismo real-time, parlando di quello che succede in città nella zona nel proprio posto di lavoro ecc., addio giornalisti cartacei professionisti!

    Il tuo oroscopo tra parentesi è stupendo e neanche tanto sciocco, anzi!:) Prima si ride, poi si pensa un po’..

    Scritto da boh, 10 anni, 4 mesi fa


  6. Ciao a Boh e a tutti. Non credo, in verità, che la libertà non faccia parte della professionalità. Almeno, io la professionalità l'intendo anche così. Libertà, umiltà, confronto, fatica. Me l'ha insegnato Lamberto Sechi, il mio maestro di giornalsimo e di molto altro. In più, credo che a volte dipendere da un'azienda non sia in sè devil (dipende da tante varianti, a iniziare dal tipo di azienda) ma un'opportunità, se questa azienda editoriale ti fornisce il tempo e i mezzi per fare un lavoro professionale e libero. Faccio un esempio che non mi riguarda personalmennte ma che coinvolge il mio giornale, cioè le ottime inchiesta del mio collega Fabrizio Gatti nei Cpt, tra i raccoglitori di pomodori e al Policlinico di Roma. Non è che un blogger (benestante, senza un suo lavoro) non avrebbe potuto farle, ma comunque c'è voluto molto tempo ( settimane, a volte mesi) durante il quale Fabrizio è stato pagato per lavorare. senza dire i tempi di preparazione: Allora: questo è quello che io chiamo giornalismo d'eccellenza, cioè quello che i main media possono e devono fare per avere un senso nell'era del reporting diffuso. Comunque anch'io sono otttimista, come PlacidaSignora: grande è il disordine sotto il cielo, quindi tutto va per il meglio.

    Scritto da Alemaugil, 10 anni, 4 mesi fa


  7. Sì Alessandro, concordo anch'io sulla tua definizione di professionalità: libertà, umiltà, confronto, fatica (e un ricordo al tuo maestro, un grande :-). E ci vorrà del tempo per "riordinare" tutto sotto il cielo; come sempre accade in periodi come il nostro, d'inizio nuovo secolo (e millennio addirittura) e con una nuova "rivoluzione industriale" data dall'uso sempre più diffuso della rete e dei marchingegni ad essa affini. Boh lo sai che per me nel pc ci son gnometti che pedalano e nei cellulari fatine che sorreggono cavi invisibili, no? ;-) (e W Brezsny, che ci rasserena) Baci a tutti

    Scritto da PlacidaSignora, 10 anni, 4 mesi fa


  8. Per l’esattezza, alemaugil:

    non sia in sè EVIL, non devil.

    MAINSTREAM media, non main media.

    E guarda che in America i blog che valgono qualcosa non sono poi blog per niente, essendo curati da giornalisti o autori che pubblicano. Sono netzines, tipico esempio quello di "sinistra" della miliardaria freelancer Arianna Huffington

    http://www.huffingtonpost.com/theblog/

    Oppure quello del periodico di destra National Review, lodato anche dalla "sinistra".

    http://corner.nationalreview.com/

    Per cui una tete de con qualsiasi, anche se con titoli e soldi, non può che imbrattare lo spazio cibernetico e le proprie brache.

    Scritto da sinbad, 10 anni, 4 mesi fa


  9. Alemaugil, nessuno ha mai detto che libertà e professionalità non possano andare a braccetto, ci mancherebbe. Quanto alle opportunità che i grandi gruppi editoriali mettono a disposizione dei loro giornalisti, sinceramente spiace vedere sempre citato Gatti. Professionista verso cui tutti coloro che amano il vero giornalismo sono in debito sia chiaro, ma appunto, il vedere quasi sempre citato solo lui è già di per se stesso indice che qualcosa non va. Tra un po' lo porteranno in giro per le scuole di giornalismo come la Madonna pellegrina. E poi vogliamo accennare ai tentativi di emulazione? Lasciamo stare (per carità di patria) l'inchiesta sui confessori e confessionali. Ma la storia del coltellino portato in viaggio sulla rotta Milano - Roma? E l'inchiesta sul tribunale di Roma? Capirai che scoop, a Striscia la notizia è una vita che ne parlano, tanto per fare un esempio. Ecco, casomai il problema è la striscizzazione e la ienizzazione (nel senso delle Iene di Italia 1, non nel senso di Barenghi) del giornalismo.

    Scritto da donMo, 10 anni, 4 mesi fa


  10. Concordo pienamente con l'ultimo intervento di DonMo. Il caso dei servizi di Gatti l'ho citato solo perché è quello che ha avuto più visibilità. Ma il giornalismo "libero" (io preferisco chiamarlo "civile") è fatto di un'infinità di tentativi: che sia sul cartaceo, in rete, mainstream o nei blog, alla fine conta poco. Per questo mi viene un po' l'orticaria quando da anni sento "contrapporre" main journalism e citizen journalism e credo che i due universi - oltre a mescolarsi sempre di più - abbiano una reciproca funzione di stimolo e di miglioramento. Per questo, ottima Boh, non condivido il titolo di questo post (il bene tutto da una parte, il male tutto dall'altra) proprio come non condivido certe impuntature nei confronti del citizen journalism da parte di taluni miei colleghi, quelli che "i blog sono solo fuffa" e "YouTube una moda passeggera", tanto per capirci.

    Scritto da Alemaugil, 10 anni, 4 mesi fa


  11. Ottimo Alemaugil, il titolo è perché, come ho scritto nella prima riga, non pretendo e non fingo di essere una gionalista.

    Io non sono una giornalista, né cartacea né su Internet, e posso permettermi di parlare a nome mio, per me, dal mio personale punto di vista, anche pensando a un manipolo di facinorosi giornalisti tuoi lettori!:) Il titolo è per loro. Sono semplicemente io, non rispecchia quello che in cui credo ma solo quello che sono, il ruolo nella vita. Non è l’affermazione di una contrapposizione, mi spiace che non si capisse…

    E giustamente anche io credo che carta e Internet si possano integrare e migliorare a vicenda. Come possono essere contrapposti.
    Però scrivere su Internet è molto più democratico e alla portata di tutti, se non sempre più professionale, me ne darai atto!

    Scritto da boh, 10 anni, 4 mesi fa


  12. maronna, la mia esperienza come giornalista (lavoro da più di 10 anni con una casa editrice a tiratura nazionale con diffusione edicola) mi dice che questa polemica fra internet e la carta stampata è vecchia quanto internet.

    Per quello che mi riguarda niente è cambiato da quando è nata Internet ad oggi, non un solo lettore ha smesso di leggerci. Al massimo abbiamo qualche altro strumento per rendere più interattiva l’esperienza del lettore.

    Per quanto riguarda l’America e i Blog, direi che noi abbiamo il grosso intoppo della lingua. Inoltre le dimensioni del mercato americano non sono quelle italiane, per cui qui il mercato della pubblicità su Internet è prossimo allo zero. (E’ già tanto se un grosso portale tira fuori il pane per chi ci lavora).

    Infine per quanto non ne abbia esperienza diretta (qui molti di voi possono essere più precisi) ho la sensazione che in America ci si esalti per delle cavolate immani. Quindi è molto facile che un blog diventi fenomeno di costume in pochi giorni, magari perché la tipa che lo tiene si è messa una telecamera nella cucina…. (esempio.)

    Per quanto riguarda blog, giornalismo e professionalitàm non credo che valga sempre e comunque l’equazione Blog = Giornalismo. Non è così. In un blog trovano spazio creatività e fantasia e si possono creare blog che non hanno alcun contenuto giornalistico (molti blog "ricchi" in America non hanno niente a che fare con il giornalismo. Vedi BoingBoing o Engadget).

    Se poi un blogger con le sue inchieste volesse fare concorrenza a Repubblica, tanto vale che metta in piedi una casa editrice e passi dal blog al giornalismo impegnato.

    **Commento rapido. Vado di fretta, passo dopo per chiarire se serve :) **

    Scritto da jaco, 10 anni, 4 mesi fa


  13. jaco, mi sa che serve:). Giusto che in un blog c’è spazio per creatività e fantasia e il resto. Però:

    "Se poi un blogger con le sue inchieste volesse fare concorrenza a Repubblica, tanto vale che metta in piedi una casa editrice e passi dal blog al giornalismo impegnato."

    Sì, e i soldi chi li mette???

    Scritto da boh, 10 anni, 4 mesi fa


  14. Mi è uscita una cosa pesante, ma è un peccato buttarla :)

    C’è un articolo segnalato da Mantellini che conferma quello che dice Jaco, chiarendo alcune specificità del mercato italiano e dei quotidiani tradizionali, anche rispetto alla free-press:

    http://www.infoservi.it/dblog/articolo.asp?articolo=283

    Io alla contrapposizione stampa e informazione diffusa non ci ho mai creduto granché. L’impatto di internet si fa sentire e gli editori si adeguano man mano. Ma in ultima analisi chi scrive per conto proprio lo fa per passione, per amore appunto, per esigenza di esprimersi: non è tenuto a informarmi. Un giornalista ha un vincolo lavorativo e professionale per farlo, uno stipendio e delle risorse.

    I blog danno il loro forte nella diffusione e nella discussione delle notizie, ma di solito la fonte sono sempre i media. Salvo il caso di siti molto specializzati, che però appunto sono tenuti da professionisti ed esperti in un dato argomento (che a loro volta in molti casi sono comunque giornalisti).

    Poi sai c’è un aspetto tutto italiano in questa diatriba che è visibile in due fatti. Il primo che molto spesso giornalismo e blogger si riflettono l’un l’altro negli aspetti meno edificanti. Tu vedi un difetto che affligge la carta stampata, per esempio sensazionalismo o esagerata attenzione alle vicende domestiche o il fatto di mischiare le notizie con le opinioni, ed è facile che te lo ritrovi anche dall’altra parte. In media ovviamente.
    Il secondo che manca da noi quella cultura del servizio e dell’auto imprenditorialità che permette da altre parti di far uscire dal lavoro volontario prodotti di ottima fattura. L’italiano se gli dai la libertà, se lo svincoli da orari, obblighi, regole e commesse è facile che se la prenda tutta e si svacchi.
    Che non necessariamente è un male eh.

    Scritto da Tonino, 10 anni, 4 mesi fa


  15. appunto boh… ero ironico… i soldi chi ce li mette? l’idea è che un blog rimane sempre un blog e un blogger non può avere le stesse risorse che ha una grande casa editrice per fare un’informazione seria e professionale, a meno che non lavori esso stesso per una casa editrice o ne metta in piedi una da solo (cosa abbastanza improbabile)

    vabbè è lunedi’ mattina.. consentitemi di essere un tantino poco chiaro :)

    Scritto da jaco, 10 anni, 4 mesi fa


  16. 1) Tonino, veramente io di solito le notize, quando ne dò, le trovo da me!:) Molto spesso insomma. Sarà perché di notizie ne dò davvero poche, parlo sempre di Oriente… (oddio come si chiama sto blog?)

    2) "Il secondo che manca da noi quella cultura del servizio e dell’auto imprenditorialità che permette da altre parti di far uscire dal lavoro volontario prodotti di ottima fattura.
    L’italiano se gli dai la libertà, se lo svincoli da orari, obblighi, regole e commesse è facile che se la prenda tutta e si svacchi."

    Veramente sto dicendo il contrario, almeno per me. Allora vuol dire che non sono neanche italiana….)

    Scherzi a parte, la mancanza di profesisonalità la trovo molto di più nei professionisti che nei volontari. Di tutto, specie della cultura.

    Scritto da boh, 10 anni, 4 mesi fa


  17. Boh: bhe ma tu sei appunto una specialista. Non so quanto quello che può essere valido nel tuo caso si applica a un caso generale e non so quanto fai media. Questo intendevo.

    Non che voglia fare la lista dei buoni e cattivi, ma cerco di vedere concretamente quello che del mio fabbisogno di informazione viene soddisfatto dai blog e quanto dai media. Andando a vedere mi accorgo che dagli uni e dagli altri cerco ed ho cose diverse, anche se sempre più convergenti tra loro.

    Quello che trovo sui blog sono commenti ai fatti (però la cronaca rimanda solitamente a qualche articolo), segnalazioni (uno di quelli più utili che seguo è una rassegna stampa ragionata e tematica di cose che certamente mi sfuggirebbero), racconti in prima persona (recensioni di eventi libri esperienze di lavoro), la possibilità di chiacchierare.

    In effetti i volontari di solito sono belli tosti e motivati e sono ben legati a degli obiettivi. Ho sbagliato termine, avrei dovuto dire chi scrive per proprio diletto, che non è obbligato per esempio a spiegarmi come funziona una misura fiscale appena introdotta. Al massimo mi dice: a me sembra un truffa. Oppure: pagare le tasse è un dovere. Eventualmente rimandando al sunto pubblicato sulla stampa o se proprio è scrupoloso al testo originale. Altro esempio: chi obbliga a scrivere di Windows Vista se è un software che non sta entusiasmando? Uno scrive di quello che gli piace, come gli piace. E infatti sono dovuto andare in edicola o rivolgermi oltreoceano per raccogliere qualche recensione un po’ completa.

    ciao

    Scritto da Tonino, 10 anni, 4 mesi fa


  18. Beh hai ragione, io lo faccio per diletto e solo perché mi è capitato troppe volte di venire copiata (anche dai miei esimi colleghi) non parlo di più delle cose più specialistiche che mi stanno a cuore, che sono la mia passione e la mia attività.
    Insomma, qui banalizzo un po’. Però sempre Oriente è e vedo che la gente le cose non le sa poi tanto e apprezza, e così si chiacchiera su questi temi specifici. Che mi piace. Mi piace sapere come la pensa la gente.

    Forse per questo tu sei dovuto andare in edicola o in libreria a comprare cose su Windows Vista, perché chi sa le cose si guarda bene dallo scriverlo sul blog che poi lo copiano! meglio stamparlo…

    Scritto da boh, 10 anni, 4 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.