
Si conclude oggi il World Economic Forum che si è aperto il 24. Ieri, 27 gennaio, era il Giorno della memoria, per ricordare le vittime dell’Olocausto nazista.
Fra le organizzazioni senza fine di lucro del forum, le NGO, c’è il presidente del Simon Wiesenthal Center e il sig. Ziad Abdel Samad, Executive Director dell’Arab NGO Network for Development (ANND) di Beirut. Fra i personaggi politici Tommaso Padoa Schioppa, il nostro Ministro dell’economia. Fra i leader economici Larry Page, co-fondatore e vice-presidente di Google Inc., e, per la gioia di molti, Corrado Passera, amministratore delegato di Bancaintesa.
C’era anche una sessione dedicata al Web 2.0 e ai social network con ospiti quali la simpatica Caterina Fake (al contrario di molti, a me è simpatica e con me a Parigi è stata carinissima) di Flickr e Bill Gates. Ah, sì, c’era anche Loïc Le Meur… (qui con Joi Ito, strictly on a vegan diet also in India)
Ma sapete chi è stato uno di quelli che ha parlato per primo? David Kirkpatrick, Senior Editor di Internet and Technology a Fortune Magazine. Ha parlato, ovviamente, del mondo linkato!
Qui potete ascoltare e/o leggere tutti gli interventi.
Personaggi bizzarri, messi lì un po’ alla rinfusa, spesso apparentemente incompatibili. Eppure insieme per molte cose buone come il Partnering Against Corruption (qui il breve questionario).
1) Che ne ricavo da questo pout-pourri dello World Economic Forum? Che Internet e Web 2.0 conciliano gli opposti. Che i nuovi sviluppi di Internet riescano dove i summit di pace non sono mai riusciti?
2) E, soprattutto, che l’informazione e la condivisione anche su Web, e ne è un esempio il fenomeno dei blog, è diventata non solo un vero elemento di dialogo, ma l’ago del potere. O lo diventerà a breve.
Tutte le sessioni del World Economic Forum sono accessibili liberamente, in streaming, su Google Video. Ascoltatele. Anche voi sarete parte del communicate and sharing.
E’ questa la nuova forza.
Ma, d’altronde, lo aveva detto anche Gandhi, un po’ di anni fa. E lui qualcosa di molto buono e molto bello c’è riuscito a fare: ha dato voce e forza a una nazione oppressa di 700.000 persone, senza armi e molto diversa e divisa all’interno. Una voce pacifica, ma forte e chiara.
Forse sarebbe felice di leggere India and the World: Scenarios to 2025.
NB: La scritta dell’elefantino in basso dell’immagine che ho messo su in alto, che è stata presentata alla relazione di prima, Atakta Bharat, è in hindi e significa “India tagliata [fuori]” cioè, esclusa!
E già il 5 ottobre scorso ho scritto “Sulla scia di Gandhi: Web come Satyagraha o Gandhigiri”: il concetto di Web 2.0 come mezzo democratico e pacifico di creare opinione ce l’ho in mente già da un po’.


Mi hai fatto tornare in mente la celebre pubblicità di Spike Lee: http://www.sorrisi.com/sorrisi/diretta/art023001016113.jsp In effetti mi sono chiesto spesso cosa avrebbero fatto questi personaggi ex-traordinari (nel senso etimologico del termine) se avessero avuto a disposizione i mezzi che abbiamo noi, soprattutto il web, e che uso ne avrebbero fatto. Gandhi, ma anche Gesù, per dire, perchè no?
Scritto da donMo, 5 anni fa
ciao! ma che ci fai di là in mezzo a quelle povere iene!!! ora sono fuori sede (per lavoro) ma quando torno a milano ti scrivo (per bene) e ci facciamo l'aperitivo. chisses! Patrizia
Scritto da migdala, 5 anni fa
omen nomen…!
* Mi spiace, ho dovuto cancellare il nome dello spammer, anzi, del lamer, perché offensivo. Per chi legge innanzi tutto.*
ciao Migdala Patrizia, ok ti aspetto!:)
Scritto da boh, 5 anni fa
in effetti non volevo ehm fare pubblicità, però mi sembra che Gandhi abbia usato dei mezzi incredibilmente efficaci e appropriati e credo che Web 2.0 possa fare altrettanto.
Scritto da boh, 5 anni fa