Eutanasia per Piergiorgio Welby e reincarnazione

Leggo sul suo blog:

Piergiorgio Welby è morto ieri sera alle 23.40 circa in seguito al distacco del ventilatore polmonare dopo sedazione. Lo hanno riferito esponenti della Rosa nel Pugno, tra i quali Marco Pannella ed Emma Bonino, nel corso di una conferenza stampa tenutasi alla Camera dei Deputati e alla quale ha partecipato il dott. Mario Rizzo, medico anestesista e rianimatore all’ospedale di Cremona. Lo specialista ha accettato di interrompere la terapia sanitaria alla quale era sottoposto Piergiorgio Welby procedendo al distacco della ventilazione…

Non condanno e non assolvo l’atto, non sono un giudice, ma la notizia mi ha turbato. E’ stata una sua precisa scelta, lo so, anche se non era certo un malato terminale, ma mi chiedo se mai arriveremo che i vecchi che si sentono di troppo chiedono di essere eliminati, e li si accontenta, chi vale più da morto che da vivo — come succede spesso in USA e in Olanda, per esempio, grazie a polizze assicurative da capogiro — viene “fatto” eutanizzare, o chi è fragile e infelice e rompe molto le scatole, come tanti peraltro a questo mondo, viene “invitato” a dipartirsene, e così via. Come succede in India con le neo-spose che vengono istigate al suicidio (c’è un reato apposta del codice civile) per accaparrarsi un’altra dote.

Questo è il video, oltremodo lucido e toccante, di Welby.

L’eutanasia però apre la strada non solo a tutta una serie di problemi etici, oltre che legali, ma anche di conseguenze molto pericolose o illegali.
Che dire dell’eutanasia infantile? Molte cure che ora non esistono, magari fra 20 anni esisteranno.

E per i ritardati mentali chi sceglierebbe l’autanasia? O i vecchi davvero molto vecchi, magari che non ci stanno più tanto con la testa, magari che non soffrono ma rompono tanto?

Tutto questo mi fa pensare a Nerone, un magnifico pastore tedesco per cui la mia sorellina Charlie si era presa una mezza cotta (e sì che lei è di gusti molto difficili). Dato che aveva la displasia all’anca e dicono che soffrisse, “per non farlo più soffrire” lo hanno eliminato. Strano, un po’ acciaccato ma veniva sempre a trovarla, usciva dal garage per salutarla ogni volta che passavamo di lì. Fra le urla del padrone, un animale di garagista che me ne ha fatte di cotte e di crude (leggi: ha anche usato la mia auto che gli avevo dato in custodia, a pagamento s’intende, per il mese d’agosto: furto d’uso). Infatti dopo un po’, per paura che il signor padrone picchiasse Nerone, non siamo più neanche passati vicino al marciapiede.

Chi sa perché ho il sospetto che Nerone non fosse più utile come cane da guardia e così lo abbiano fatto andar via anzitempo. In breve, mi viene il sospetto che l’atto per il Sig. Welby apra la strada a tutta una serie di problematiche e di situazioni assurde e paradossali ma vere, perché le ho viste. Non sarà stato il suo caso ma l’ho visto: chi è malato grave e non si sente né amato, né accettato da chi sarebbe deputato a farlo, anzi, si sente un peso per chi ha intorno, si deprime e preferirebbe andarsene. O, almeno, lo dichiara.

E chi è depresso? Molti depressi attraversano fasi suicide. Ecco, uno che è depresso e si ammala in modo grave rafforza l’idea che vuole andarsene: che fanno i signori medici, o i parenti, lo accontentano?

Troppe domande, troppi rischi, troppe conseguenze, che già in alcuni stati americani stanno affrontando da tempo.

Io credo che gli spiriti non soddisfatti vaghino da qualche parte, in attesa di prendere di nuovo corpo. Credo, insomma, nella reincarnazione. Molti di questi “suicidi” sono stati suicidati: ma spero che abbiano presto una nuova possibilità, un po’ migliore della prima.
Come lo spero per Nerone.

Questo comunque è il messaggio di Peter Singer, uno dei maggiori pensatori nel campo dell’etica, che si è occupato molto di eutanasia:

Soffrire e morire di fame, freddo e malattia è un male, se è in nostro potere impedire un male, senza con ciò sacrificare nulla che abbia un’analoga importanza morale, siamo difronte all’obbligo morale di agire.

Quindi, per lui, la tradizionale linea di demarcazione tra carità e dovere viene meno.
Ma se tutto ciò in teoria è giusto, in pratica può diventare oltremodo immorale e ingiusto. E foriero di soprusi e illegalità di ogni sorta. E poi, scusate, non mi fido dei parenti, mariti figli o genitori — o peggio ancora dei suoceri! — che decidono sulla mia vita.

Chi di voi è assolutamente sicuro che, in caso di necessità, chi di dovere agisca nel vostro interesse, e non del suo proprio?



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.