Piergiorgio Welby è morto ieri sera alle 23.40 circa in seguito al distacco del ventilatore polmonare dopo sedazione. Lo hanno riferito esponenti della Rosa nel Pugno, tra i quali Marco Pannella ed Emma Bonino, nel corso di una conferenza stampa tenutasi alla Camera dei Deputati e alla quale ha partecipato il dott. Mario Rizzo, medico anestesista e rianimatore all’ospedale di Cremona. Lo specialista ha accettato di interrompere la terapia sanitaria alla quale era sottoposto Piergiorgio Welby procedendo al distacco della ventilazione…
Non condanno e non assolvo l’atto, non sono un giudice, ma la notizia mi ha turbato. E’ stata una sua precisa scelta, lo so, anche se non era certo un malato terminale, ma mi chiedo se mai arriveremo che i vecchi che si sentono di troppo chiedono di essere eliminati, e li si accontenta, chi vale più da morto che da vivo — come succede spesso in USA e in Olanda, per esempio, grazie a polizze assicurative da capogiro — viene “fatto” eutanizzare, o chi è fragile e infelice e rompe molto le scatole, come tanti peraltro a questo mondo, viene “invitato” a dipartirsene, e così via. Come succede in India con le neo-spose che vengono istigate al suicidio (c’è un reato apposta del codice civile) per accaparrarsi un’altra dote.
Questo è il video, oltremodo lucido e toccante, di Welby.
L’eutanasia però apre la strada non solo a tutta una serie di problemi etici, oltre che legali, ma anche di conseguenze molto pericolose o illegali.
Che dire dell’eutanasia infantile? Molte cure che ora non esistono, magari fra 20 anni esisteranno.
E per i ritardati mentali chi sceglierebbe l’autanasia? O i vecchi davvero molto vecchi, magari che non ci stanno più tanto con la testa, magari che non soffrono ma rompono tanto?
Tutto questo mi fa pensare a Nerone, un magnifico pastore tedesco per cui la mia sorellina Charlie si era presa una mezza cotta (e sì che lei è di gusti molto difficili). Dato che aveva la displasia all’anca e dicono che soffrisse, “per non farlo più soffrire” lo hanno eliminato. Strano, un po’ acciaccato ma veniva sempre a trovarla, usciva dal garage per salutarla ogni volta che passavamo di lì. Fra le urla del padrone, un animale di garagista che me ne ha fatte di cotte e di crude (leggi: ha anche usato la mia auto che gli avevo dato in custodia, a pagamento s’intende, per il mese d’agosto: furto d’uso). Infatti dopo un po’, per paura che il signor padrone picchiasse Nerone, non siamo più neanche passati vicino al marciapiede.
Chi sa perché ho il sospetto che Nerone non fosse più utile come cane da guardia e così lo abbiano fatto andar via anzitempo. In breve, mi viene il sospetto che l’atto per il Sig. Welby apra la strada a tutta una serie di problematiche e di situazioni assurde e paradossali ma vere, perché le ho viste. Non sarà stato il suo caso ma l’ho visto: chi è malato grave e non si sente né amato, né accettato da chi sarebbe deputato a farlo, anzi, si sente un peso per chi ha intorno, si deprime e preferirebbe andarsene. O, almeno, lo dichiara.
E chi è depresso? Molti depressi attraversano fasi suicide. Ecco, uno che è depresso e si ammala in modo grave rafforza l’idea che vuole andarsene: che fanno i signori medici, o i parenti, lo accontentano?
Troppe domande, troppi rischi, troppe conseguenze, che già in alcuni stati americani stanno affrontando da tempo.
Io credo che gli spiriti non soddisfatti vaghino da qualche parte, in attesa di prendere di nuovo corpo. Credo, insomma, nella reincarnazione. Molti di questi “suicidi” sono stati suicidati: ma spero che abbiano presto una nuova possibilità, un po’ migliore della prima.
Come lo spero per Nerone.
Questo comunque è il messaggio di Peter Singer, uno dei maggiori pensatori nel campo dell’etica, che si è occupato molto di eutanasia:
Soffrire e morire di fame, freddo e malattia è un male, se è in nostro potere impedire un male, senza con ciò sacrificare nulla che abbia un’analoga importanza morale, siamo difronte all’obbligo morale di agire.
Quindi, per lui, la tradizionale linea di demarcazione tra carità e dovere viene meno.
Ma se tutto ciò in teoria è giusto, in pratica può diventare oltremodo immorale e ingiusto. E foriero di soprusi e illegalità di ogni sorta. E poi, scusate, non mi fido dei parenti, mariti figli o genitori — o peggio ancora dei suoceri! — che decidono sulla mia vita.
Chi di voi è assolutamente sicuro che, in caso di necessità, chi di dovere agisca nel vostro interesse, e non del suo proprio?


Ciò che ha interessato Welby non è eutanasia. Questo problema in altri stati, anche solo in Francia, non si sarebbe nemmeno posto. Stiamo ai fatti. Welby è un eroe civile che ha reso palese a tutta la nazione il fatto che siamo culturalmente arretrati di almeno trent'anni rispetto al resto del mondo occidentale. Noi paghiamo la cultura del dolore e della croce. La scontiamo fino in fondo.
Scritto da Matteo, 5 anni, 5 mesi fa
Matteo, non è che mi interessi molto mettermi al paro con altri paesi, se si parla di diritti civili o diritti umani o, come in questo caso, di etica. Non è una gara.
Non è per questo che accetto o non accetto la vita, la morte o l'eutanasia.
E non mi interessa neanche del cattolicesimo, se proprio devo dirlo fino in fondo, perché sono scelte così proprie che ognuno segue la sua strada: una religione, benché sia la mia, dà indicazioni, ma poi la scelta è personale. Come sempre.
La cultura del dolore non mi pare proprio che ci sia, se proprio a PG, in Italia quindi, c'è un centro del dolore enorme che funziona molto bene, ed è stato uno dei primi in Europa. La croce beh, io non saprei morirci. C'è chi c'è morto però, tantissimi, anzi. Un bel po' di anni fa.
Il problema è sociale, civile, e legale. Sono le conseguenze, che già ci sono, e pesanti, per es in California. Anni fa hanno dato in TV i dati dell'eutanasia per accaparrarsi l'eredità e le polizze sulla vita che facevano paura. E' l'esempio che portano sempre in India quando si dice loro della morte per dote. Loro rispondono: e l'eutanasia per i soldi?
Cmq, dov'è l'eroismo di Welby? Ha fatto la sua scelta, coraggiosa senza dubbio, ma l'eroismo?
Mi pare più eroico il medico che l'ha aiutato anche perché ora pagherà a livello penale, e a livello di ordine dei medici.
Welby l'ha fatto per sé, il medico l'ha fatto per lui.
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa
Il problema e' delicato e scivoloso. Scivoloso in particolare per via delle conseguenze che ci potrebbero essere imboccando una certa strada. Personalmente credo che se Welby avesse scelto la strada del basso profilo avrebbe ottenuto quello quanto desiderava ben prima. Ha scelto di spendersi.
Mi chiedo pero' che senso abbia imprigionare un uomo in una terapia senza speranza. La qualita' della e' importante. E' una questione di dignita' personale. Quello che io non posso accettare ad altri puo' andare bene. Oltretutto temo sia quanto mai difficile e improbabile riuscire a immaginare i pensieri e le emozioni di un uomo incarcerato in un corpo inerte.
Purtroppo facciamo di un caso concreto (in cui sono ragionevolmente certo che sia stata fatta la cosa giusta) una bandiera per una battaglia politica. E' una conseguenza diretta della scelta di Welby di non vivere clandestinamente la sua condizione.
Non penso che sia corretto dire che siccome in questo caso l'interruzione della terapia era quanto meno sostenibile allora l'eutanasia vada bene. Senza tirare in ballo l'eutanasia io mi atterrei a quello che il diritto prevede oggi: l'omicidio del consenziente e' un omicidio a tutti gli effetti, l'interruzione di una terapia in determinate situazione (o il non-accanimento terapeutico) non configura un omicidio. Mi mette a disagio l'idea che qualcuno voglia arrogarsi diritti di vita e morte sugli altri in entrambi i casi: quando si voglia eliminare qualcuno scomodo cosi' come quando si voglia mantenere artificialmente in un limbo senza speranza alcuna chi sia prigioniero degli altri.
Ciao, f.
Scritto da francesco, 5 anni, 5 mesi fa
e il libero arbitrio di chi sceglie di morire? chi sono io, chi siamo tutti per arrogarci il diritto di impedire a qualcuno di togliersi la vita? le stesse ragioni che mi vedono contrario alla pena di morte, sono quelle che mi fanno pensare all' eutanasia come a una libera espressione dell' individuo.
ovviamente ci sono risvolti sociali rilevanti, ma scegliere di non garantire un diritto per evitare che disonesti se ne servano non suona un po' come mettere la testa sotto la sabbia? personalmente la vicenda personale di Welby ha suscitato tutta la mia compassione, a livello molto profondo, a prescindere dalle mie personali opinioni. Se Matteo, chiamando Welby "eroe civile", vuole sottolineare il fatto che il tam-tam mediatico nato intorno a questo episodio potrà accellerare i tempi della discussione politica, allora mi trova parzialmente d'accordo. Diciamo che l' effetto è duplice: portare all' attenzione generale un caso particolare, ed al contempo dare rilevanza al proprio dramma. Resta il fatto che ne stiamo parlando/scrivendo/bloggando un po' tutti, e la condivisione delle idee è sempre positiva.
Scritto da keltik, 5 anni, 5 mesi fa
Francesco, hai perfettamente ragione a dire che avrebbe ottenuto prima quello che desiderava scegliendo un basso profilo: perché non era accanimento terapeutico, dato che parlava e ragionava. Era certamente una condizione di vita durissima e difficilissima, padrone di non volerla più. Ma non era accanimento, dato che non era attaccato ad alcuna macchina per respirare e parlava, come si sente in video. Io, certo, non l'avrei aiutato a morire, ma questa è una mia scelta.
Inoltre, in moltissimi casi, per esempio in casi cancro terminale al polmone di persone oltre i 76 anni, quando letteralmente muoiono soffocati e non riescono a respirare neanche con l'ossigeno, i medici scelgono una via meno pubblica ma più pietosa, se vogliamo, di quelal di mostrare a tutti un corpo inerte e senza espressione buttato lì sul letto, come il Sig. Welby. Sveglio e lucido però. (Io fossi stata la moglie non lo avrei mai permesso per una questione dignità.)
La via è non attaccare al respiratore artificiale e lasciar morire, dopo sedazione profonda. E' stato fatto un anno fa a una persona che conoscevo bene. Si è evitato l'accanimento terapeutico sin dagli inizi, per volere della persona e consenziente la moglie (che lo amava in modo totale e appassionato da 45 anni, in un modo e una dedizione commovente, che ammiro, e che è cattolica osservante).
Insomma, padrone di aver fatto quello che ha fatto: ma non mi è piaciuto neanche un po'.
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa
keltik, certo che la condivisione delle idee è positiva, per questo siamo qui.
Anche a me faceva una pena profonda, ovvio, e su questo ha giocato il cancan mediatico. Nessuno vorrebbe trovarsi in quelle condizioni.
Ma non è eutanasia (cioè buona morte) perché non stava morendo male, stava vivendo male. Come Nerone, se mi perdoni il confronto. Voglio dire, era una sua scelta, ma per il medico il distinguo fra un atto di pietà e l'omicidio mi sfugge.
Ma il mio punto è un altro, sono le conseguenze potenzialmente molto pericolose. Com'è che in Olanda ci stanno ripensando?
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa
L'eroismo sta nel non aver scelto di morire privatamente, magari qualche mese fa. Non si tratta di gara di diritti hai ragione. Se sono diritti della persona non è una gara, è un diritto. Qua manca, non è riconosciuto. Punto. Perchè? Per i soliti motivi poco interessanti (almeno finchè non ci toccano personalmente).
Scritto da Matteo, 5 anni, 5 mesi fa
Il diritto a suicidarsi? Ma fallo da solo. Perché non l'ha fatto la moglie, per esempio, o uno di famiglia? Perché un medico? Sinceramente, non vorrei che i soldi delle mie tasse andassero per aiutare chi lo fa.
Tu non sai se il problema mi ha toccato personalmente, voglio dire non in prima battuta, grazie a Dio, ma in seconda, di persone che ho amato.
Il diritto a morire dignitosamente, senza accanimento terapeutico, già c'è ed è applicato. Te lo dico perché ho i dati alla mano, di persone che lavorano negli ospedali. Come medici.
Un uomo che fa del suo corpo inerte e della sua morte uno show non mi piace neanche un po'. Libero di farlo, ma non mi piace.
E' come partorire davanti alle telecamere, per amici e parenti, e persino per chi paga, cosa che va molto di moda negli USA: liberi di farlo, ma non mi piace.
Tutto ciò mi sa inevitabilmente di spettacolo.
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa
Neppure io, boh, come te, nè condanno nè assolvo l'atto. Ne so troppo poco. Più che altro non sono ancora arrivato alla conclusione se il caso sia troppo complicato o troppo semplice. Tu hai ragione quando parli di eccessiva spettacolarizzazione, ma è anche vero che la società in cui viviamo è questa. Hic Rodus, hic salta. E poi (e da questa parte della tastiera c'è uno che non ha mai avuto nulla da spartire con i radicali) se il tutto servisse a farci riflettere su queste tematiche così importanti, chissà che da un male non possa venirne anche un bene? Solo una precisazione *tecnica* sul commento n. 5. E' vero che la via è non attaccare al respiratore artificiale. Ne parlava tempo fa la vedova di Luca Coscioni in una intervista. Lei infatti (ovviamente d'accordo con il marito) fece così. Nel caso di Welby mi sembra di aver letto che fu attaccato da un medico troppo zelante. In effetti la contraddizione esiste: si può non essere attaccati, ma una volta attaccati non lo si può staccare. Comunque, ripeto, io ho un sacco di dubbi e di domande. Rimugino e rimugino. Ma su di una cosa dubbi non ne ho: che l'avergli negato il funerale religioso (la notizia è di stasera) sia un'autentica vergogna. A parte che bisogna ancora dimostrare che di suicidio si sia trattato, non vengono forse fatti funerali di suicidi quotidianamente in Italia e nel mondo? Quanto alla motivazione (che cioè, essendo lucido fino alla fine) sia da escludere il ravvedimento, dimostra che la decisione è stata presa da autentici burocrati dello spirito, categoria tra le più nefaste che siano mai esistite. Una decisione fredda e senza misericordia, e questa è la cosa peggiore: senza misericordia. Ma se siamo senza misericordia, che ci stiamo a fare? Ti giuro che se fossi a Roma farei "disobbedienza civile". E ora basta, se no sproloquio, cosa che mi capita quando sono amareggiato.
Scritto da donMo, 5 anni, 5 mesi fa
Concordo, con te DonMo, la negazione del funerale religioso è davvero una cattiveria gratuita. Una spettacolarizzazione nella spettacolarizzazione. Mi auguro (e sai bene quanto io non sia legata alle cose di Chiesa) che almeno un prete misericordioso trovi un escamotage, non il vero e proprio funerale, ma una funzione 'sostitutiva' che mi pare esista, o sbaglio? Quella che si celebra per i suicidi.
Scritto da paola, 5 anni, 5 mesi fa
Il problema è proprio quello. Chi si fida? Oggi succede che in modo clandestino, a persone non più in grado di decidere autonomamente, venga tolta la vita, negli ospedali e nelle case. L'eutanasia è già una realtà nel nostro paese. Ignorata, volutamente ignorata. Come tanti altri fenomeni.
Ignorata dalla poltica in primis, dalla Chiesa e dall'opinione pubblica. Nessuno ne parla, nella recondita speranza che "a me non toccherà". Un pò come era l'aborto prima della legge.
Si tratta invece di fare uscire questo fenomeno dalla clandestinità come è stato fatto in altri paesi proprio per garantire a chi è inerme e indifeso la convergenza di affetti familiari, deontologia medica e garanzie giuridiche.
E poi c'è il testamento biologico, la via diretta, sicura per evitare abusi e soprusi. O sofferenze inutili e accanimenti.
(Consiglio di leggere qui: http://www.radioradicale.it/dott-mario-riccio-un-diritto-riconosciuto-e-ampiamente-praticato-in-italia )
Scritto da Cantor, 5 anni, 5 mesi fa
donMo: la carità dovrebbe essere la prima virtù cristiana, se non erro. O così mi diceva un mio amico gesuita.
Negarglii funerali religiosi è contro la carità, ma è allo stesso livello di spettacolo di Welby: è un segno "forte" per dire che la Chiesa è contro il suicidio.
Credo sia questo il fine: la Chiesa è un meccanismo ben oliato da millenni, non fa le cose a caso.
Che poi abbia fatto funerali religiosi a ladri e assassini, è pur vero. Ma in sordina.
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa
Paola: non credoche averglielo negato colpisca lui, o la moglie, ma la madre che, a quanto ha detto la nuora al Telegiornale, è "profondamente cattolica".
Però non vedo neanche come una madre profondamente cattolica e un suicidio voluto anche dalla moglie, che ora si preoccupa di quello che la madre del Sig Welby prova e sente.
Insomma: altro spettacolo. Su di una tragedia umana.
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa
Cantor: questo è giusto, uscire dalla clandestinità e parlarne, il testamento biologico ecc.
Tanto l'eutanasia c'è ed è praticata quotidianamente.
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa
lo so bene che la Chiesa non fa le cose a caso, ma è anche vero che a volte si dimostra madre e volte matrigna (è il titolo di un libro di Alberto Melloni uscito un paio di anni fa). Senza considerare che (come sa chiunque abbia un minimo di pratica di queste cose) che i funerali si fanno per i vivi, non per i defunti. Quanto alla sordina, chissà se possono considerarsi tali anche i funerali di Pinochet?
Scritto da donMo, 5 anni, 5 mesi fa
Hai espresso esattamente i miei dubbi… :-*
Scritto da Mitì, 5 anni, 4 mesi fa
Welby non è un suicida, questo è l'equivoco. Vogliono farlo passare come tale, specialmente il clero, ma il suicidio è un'altra cosa. Sennò dovremmo considerare suicidi tutti quei malati terminali che decidono autonomamente (perchè hanno la possibilità di farlo, contrario di Welby che non l'aveva…) di rifiutare le cure mediche, senza che i medici possano impederglielo. I suicidi invece sono persone che, per lo più, stanno benissimo fisicamente ma che hanno disturbi mentali (insomma, a volte sono pazzi) e decidono di togliersi la vita. Il clero sta cercando di far passare Welby per un suicida, cioè per un pazzo. Era colpevole di avere parlato di "libertà individuali", cioè del demonio. E con lui stanno cercando di far passare per pazzi i Radicali e i loro sostenitori e chiedono le dimissioni del ministro Emma Bonino. E' noto che Papa Wojtyla ha fatto esattamente come Welby, alla fine ha rifiutato di andare all'ospedale dove lo avrebbero intubato. Solo che lui era in grado di farlo e poi era il Papa. E ha avuto i funerali.
Scritto da Cantor, 5 anni, 4 mesi fa
Caro (o cara, non so) Cantor, ti inviterei gentilmente ad evitare le generalizzazioni indebite. Leggo infatti nel tuo commento che "Il clero sta cercando di far passare Welby per un suicida, cioè per un pazzo". Non so quali siano le tue fonti di informazione, ma ti assicuro (e credimi, so di cosa parlo) che tanti, ma tanti, ma tanti, ma tanti, ma tanti esponenti del clero non la pensano affatto così e non condividono neppure la decisione di negargli i funerali religiosi. Ho dato un'occhiata al tuo blogroll. Mi è sembrato di intuire che tu ti riconosca in quella parte politica nota con il nome di "riformatori liberali" (per il volgo: i "radicali di destra") che se non sbaglio sono alleati anche con i cosidetti "teocon". Ecco, non voglio fare a mia volta generalizzazioni indebite ma questi ultimi (esemplificando: i Ferrara, i Pera e via dicendo) sarebbero forse pronti in blocco a condannare il gesto di Welby, chi lo ha aiutato, e sarebbero pure pronti ad approvare la decisione di negargli i funerali religiosi. Sono i rischi di coloro che diventano più realisti del re e più papisti del papa. Scusa i consigli non richiesti e comunque buon Natale:)
Scritto da donMo, 5 anni, 4 mesi fa
Caro Cantor, non so proprio perché se Welby era suicida, sarebbe stato pazzo. Ho sentito il video, tutto era fuorché pazzo. Mi pare che abbia chiesto che si interrompesse una vita che per lui era diventata invivibile. Io lo considero un suicidio con ottime ragioni. Non lo condivido in linea di massima, ma non lo condanno. Non so proprio giudicarlo. Spero solo di non trovarmi mai davanti alla scelta ma quando l\'ho dovuta fare, l\'ho fatta. Per me? non saprei. Difficile…
Mi sembra che la Chiesa lo abbia fatto per ragioni precise. D\'altronde, la Chiesa è la Chiesa e fa il suo mestiere. Può essere condivisa o no. E\', per me, l\'establishment.
certo donMo che se i funerali si fanno per i vivi allora tanto più, essendo contro suicidio e eutanasia, la Chiesa doveva dimostrare di essere contro la scelta del Sig Welby negandogli il funerale. E\' un atto simbolico. Un\'epressione di potere e di scelte del potere.
Pinochet? Ce ne sono tantissimi di noti mafiosi che hanno avuto solenni funerali.
Scritto da boh, 5 anni, 4 mesi fa
Secondo me certi aspetti etici non bisogna affrontarli… Ci si deve passare attorno come una rotonda ce lo fa fare attorno a un monumento/impiastro.
Non esistono uomini solo, tutti siamo legati a qualcun altro per qualche motivo: parentela, amicizia, conoscenza, ecc. Come voi eravate legate a Nerone. Ci sono fili intricatissimi che ci legano nel quotidiano.
Io potrei avere una responsabilita' per il suicidio di una mia amica… Ma non mi sembra proprio. Eppure, per un caso qualunque, potrebbe aver pensato a me prima di uccidersi. O all'edicolante. O alla vecchia con le buste della spesa che avra' visto il giorno prima…
Io faccio mio ( e soffro) per l'omicidio di uno sconosciuto. O per interi genocidi avvenuti, in corso o che avverranno.
L'eutanasia non e' nulla di nuovo. E semplicemente credo che non dovremmo prendere nessuna posizione. E' un atto di carita'/reato/omicidio/un aborto consumato in ritardo/un preservativo lungo 2 metri…
L'eutanasia non e' un aspetto di oggi.
Non accaniamoci contro o pro eutanasia.
Accettiamola come accettiamo gli omicidi, i suicidi, gli aborti, ecc.
E' una possibilita' tra le tante di tutto cio' che e' sotto al cielo. Ci saranno responsabilita', ci saranno sollievi, come ce ne sono per omicidi, aborti e trombate protette.
L'uomo non e' Dio e non dovrebbe spingersi troppo a decidere nulla.
Nemmeno in linea teorica. Ma solo assistere alla danza di anime che vanno e vengono, o che sono fermate in partenza negli uteri, o che vengono spnte nelle bare.
Osserviamo solamente!
Pur prendendo posizione (pro o contro) non cambiera' nulla.
Il destino dell'uomo e' di nascere e morire, forse per l'eternita'.
Perche' perfino nel vivere vi sono responsabilita'…
Scusate il post un po' stralunato.
Buon Natale.
Scritto da taoistmovies.com (Iskandar), 5 anni, 4 mesi fa
Ciao Iskandar, hai ragione che non se ne dovrebbe parlare, a me mi ha spinto il pensiero che una legge sbagliata possa far nascere tutta una serie di soprusi, come prima e diretta conseguenza. Tutto qui.
Siamo su questo mondo sotto questo cielo, e ci sono leggi e codici. Nascono talvolta da esigenze etiche di regolamentazione.
Anche questo è una nostra responsabilità.
Hai ragionissimo però che ci sono fili intricatissimi, talvolta invisibili — più spesso invisibili — che ci legano in ogni modo e sotto ogni cielo e in ogni dimensione. E lo so anche io che persino nel vivere ci sono responsabilità. Infatti spesso mi chiedo chi me lo ha fatto fare di nascere qui, così, sotto questa forma. O forse non l'ho scelto del tutto io.
Buon Natale anche a te carissimo!:)
Scritto da boh, 5 anni, 4 mesi fa
a colui che ha riportato nel proprio messaggio le parole di Singer rispondo.Tu a proposito di Welby parli di eutanasia.Dire eutanasia e' dire poco.Egli e' stato ucciso con torture inimmaginabili.La prima iniezione,la letale,non ha del tutto funzionato.Si e' passati allora,per stroncare il battito cardiaco a fortissime dosi di digitale e a tanti altri farmaci.Appena saranno pronte le qanalisi dell'esame autoptico ho paura che saranno in molti a finire in galera.Era m,alato Welby:strano che abbia impiegato 4o minuti per morire.la seconda equipe medica che era stata allertata ha fornito la propria opera,ma i nomi dei medici non si conoscono.ola moglie dell'assassinato ieri all'esequie laiche ha sbagliato.Ha detto:piero e' libero.Avrebbe fatto meglio a dire:IO SONO FINALMENTE LIBERA.PENWSO CHE IL MEDICO NON SI SIA ACCONTENTATO DI di 300'000 e,che erano stati in un primo momento chiesti.Ha pagato tutto l'associazione coscioni:che schifo.
Scritto da Derek, 5 anni, 4 mesi fa
Poveretto, mi sembra la storia dei carcerati condannati a morte begli Stati Uniti.
In ogni caso,mi sono sempre chiesta perché quello che voleva fare, se erano d'accordo marito e moglie, non l'abbia fatto la moglie.
E mi sono anche chiesta il perché del suo tono trionfante in TV, come se avesse finalmente vinto. In fondo, era sempre morto suo marito.
Scritto da boh, 5 anni, 4 mesi fa
Ai lettori di Orientalia4AII un granello di sabbia in memoria di Piergiorgio.
E SE LA SABBIA DEL DESERTO FOSSE LA VERITA'?
Chi può asserire di conoscere l’architettura
di un granello di sabbia in tutta la sua macrocosmica
grandezza ed in tutta la sua microscopica infinitesimale dimensione?
E se così fosse, avrebbe scoperto la natura della sua essenza e del suo divenire?
E SE LA MENTE FOSSE IL DESERTO DI SABBIA?
La coscienza vigile, attenta, pensante, decisionale, serena o turbata, sana o malata, lucida o offuscata, razionale o irrazionale, libera o condizionata, quanta parte occuperebbe nel deserto della mente?
Io dico: lo spazio di un granello di sabbia per l’uomo “comune”
e per il genio, il poeta, l’artista, lo scienziato, il santo
tanta sabbia quanta ne può essere contenuta in un pugno.
Ed ecco come una parte della verità sta in tutte le ragioni
così come la ragione contiene sempre una parte della verità,
sia del laico che del religioso.
Ma quanta? Prendi un pugno sabbia dal deserto: questa è la porzione di verità che ti offre la tua mente cosciente e la chiesa del tuo tempo.
Il “farsi suicidare” da una condizione alterata
della mente cosciente non sarà mai la decisione
di un libero arbitrio padrone assoluto del Regno della Mente,
ove risiedono tulle le più sublimi ed inimmaginabili virtualità.
Laddove l’Individualità dell’Io più profondo, si ricongiunge
con la matrice che l’ha emanato e ad essa
identificandosi ne acquisisce, in potenza, attributi e divinità.
E la vita terrena di Piergiorgio programmata per sua libera scelta
nella notte dei tempi ed intensamente vissuta in
un attimo della sua eternità, anche se interrotta
per le ragioni di un pugno di sabbia,
nulla toglie ma molto aggiunge alla sua ricchezza spirituale
ed al suo cammino evolutivo nel ritorno al Padre
attraverso quella scala di valori di cui tanta ne ha percorsa
nella sua breve vita di quanto l’umanità
nella maggioranza ne percorre in un secolo.
E questo è l’autentico patrimonio di Piergiorgio.
Per il resto: delitto o non delitto, che l’ UOMO rifletta!
(gradirei riflessioni, non da un pugno di sabbia ma dal deserto che la contiene)
Scritto da Michelangelo, 5 anni, 3 mesi fa
Michelangelo, rispetto l'uomo, e mi dispiace anche per lui, ma se voleva davvero smettere di vivere e basta poteva farsi aiutare prima, in silenzio. Perché ha fatto tanta pubblicità? Non capisco..
Per questo non vedo il grande patrimonio spirituale che ha lasciato.
Se l'avesse fatto in silenzio e poi avesse lasciato alla moglie qualcosa da leggere, una spiegazione del suo gesto per es., sarebbe stato più efficace e la storia un po' meno squallida.
ciao!
Scritto da boh, 5 anni, 3 mesi fa
Atteso che questa mia riflessione, inviata ad altri blog, è stata accolta con sufficienza,
per le risposte semplici e superficiali,perchè in controtendenza con il prevalente
orientamento mediatico –"pubblicità sublimale occulta"- finalizzato solo alla
legalizzazione dell'eutanasia o all'interruzione per accanimento terapeutico,
mi corre l'obbligo di approfondire il concetto dell'eternità, del libero arbitrio
e delle potenzialità della mente profonda, una finestra per "vedere" il mio pensiero
e "guardare" insieme l'"ineluttabile" evoluzione dell'umanità.
Sto scrivendo e anche se sarò considerato un uomo che non ha capito niente della vita,
sono mie convinzioni, li rispetto e li invierò.
Michelangelo
p.s. non sono un uomo di principio ma aperto e disponibile a tutte le riflessioni.
Scritto da Michelangelo, 5 anni, 3 mesi fa
Michelangelo sta scrivendo una esperienza di vita, pur sapendo che nessuno può arricchirsi delle esperienze vissute degli altri. Però ……..
Scritto da Michelangelo, 5 anni, 3 mesi fa
PER I LETTORI DI “Orientalia” Mi da un biglietto di andata e ritorno? Per dove? Per l'aldilà. Quando parte? Il più tardi possibile. Devo portarmi una tuta di amianto? No, solo un ombrello. Michelangelo sta scrivendo sul travaglio dello Spirito nel periodo pre e post mortem, scriverà in "treno" e continuerà dall'"aldilà". A presto.
Scritto da Michelangelo, 5 anni, 3 mesi fa
uhmmmm… messaggio inquietante. Che vuoi dire Michelangelo?
ciao
Scritto da boh, 5 anni, 3 mesi fa
Michelangelo invia "Ti presento Elia": PRIMA PARTE perchè il testo lungo intero non è stato accettato.
Abbiamo incontrato una donna, io e Nunzio. Ci disse che aveva avute delle visioni e desiderava parlarcene.
Di origine tedesca, ha vissuto gli ultimi anni a Milano, dove ha tenuto uno studio fotografico ed ha avuto le prime visioni.
Un volto dolcissimo e bellissimo, senza ombra di trucco, che l'età, forse quarantanni, non ha minimamente segnato. Capelli lunghissimi di un giallo dorato tendendo al rossiccio, lisci e sciolti sulle spalle. Di media statura, ne grassa, ne magra.
La dolcezza dei lineamenti e l'espressione di una grande serenità, sono le qualità che colpiscono a prima vista. Conoscendola ci si accorge che queste sono le ultime delle sue doti.
Ha un figlio, Leander, di dodici anni, biondo, anche lui con i capelli lunghissimi–lei dice che i capelli non si dovrebbero mai tagliare -. Il tono della voce calmo, mai imperioso non per questo meno penetrante, con l'accento straniero, è quanto di più suadente si possa sentire. Si fa ascoltare per ore senza mai stancare, e più parla, più si desidera che parli.
Indubbiamente questa donna ha dei poteri carismatici. Conosce molte lingue. Ha trascorso l'infanzia, ci ha detto, in Germania, in Prussia ed in Polonia. E' stata in Indonesia per tanti anni, in molti stati d'America ed in tutte le capitali europee. Ha vissuto in Egitto ed in Palestina, in Grecia, in Persia ed in altri paesi.
Ha conosciuto persone importanti, eremiti, saggi e guaritori. Ci ha raccontato tanti momenti della sua vita, soffermandosi con dovizie di particolari là dove intendeva che facessimo tesoro di certe sue esperienze.
E questo ancora e niente. La dote della modestia è tale e tanta da non metterci mai in imbarazzo per le sue
conoscenze e per la sua profonda cultura. M a la sua migliore qualità è la semplicità.
La semplicità del linguaggio. Gli argomenti più importanti diventano semplici perché espressi con semplicità.
La semplicità nel vestire le conferisce l'eleganza.
La semplicità nei movimenti le dona la grazia.
La semplicità nel sorridere, anche delle sue più tristi disavventure.
La semplicità della sua vita, infine è il mistero più grande, inconciliabile e incomprensibile.
Non è venale. Non ha letteralmente una lira. Per cinque giorni t'abbiamo vista con la stessa gonna, con la stessa camicetta, le stesse scarpe, lo stesso cappottino
leggero, sempre fresca e pulita.
Come vivi? Le chiedevamo, e lei rispondeva col suo disarmante sorriso: "Ho tanti amici". Ma questo non ci bastava.
Come sei venuta a Siracusa? Come pagherai l'albergo? Dici che devi andare a Malta, ma con quali soldi? Oggi è impossibile vivere onestamente senza soldi. Tu non lavori, hai un figlio e quindi una grande responsabilità. Un figlio che deve studiare, che devi creargli un avvenire, che deve vivere con e come i bambini della sua età. Come fai? Come farai?
Scritto da michelangelo, 5 anni, 3 mesi fa
Michelangelo invia la seconda parte del "massaggio di Elia".
…… Lei ci raccontava un episodio della sua vita e non rispondeva subito, ma mai ci lasciava senza risposta.
In un paesi no della Grecia, le vicine di casa che la vedevano nei campi a raccogliere erbe, credettero che fosse costretta a nutrirsi solo di erbe e per mesi le portarono da mangiare.
Per tutto il tempo che rimase in un villaggio della Persia, gli amici le diedero una capra perché potesse allattare il figlio.
E' contraria all'elettricità e rifugge la televisione. "Voi sapete–ci disse–i disturbi che provoca il bombardamento continuo di atomi di elettricità sul fisico e sulla psiche,
specialmente nei bambini. Come mai, permettete che i vostri figli, già pallidi, stiano ore e ore davanti allo schermo televisivo?
L'ambiente saturo di elettricità in cui vi siete costretti a vivere non favorisce a ridurre le vostre tensioni, i vostri scatti di ira. Girando per i villaggi dove non è
arrivata la luce elettrica, non riuscireste a trovare un solo uomo nervoso.
Togliete il grano alla terra per costruire le fabbriche che vi stanno lentamente avvelenando, e quel poco di frumento che vi rimane, lo spogliate ancora della crusca,per
un fattore estetico, per fare il pane bianchissimo. Eppure tutti sapete i benefici delta crusca contro i mali dello stomaco e della carie dentaria.
Voi avete la mania della beneficenza, ma operate male, la confondete con l'elemosina e questa stessa non va alle persone giuste. In Germania addirittura c'è la mania dell'assistenza. Sfogliate un elenco telefonico ed alla parola assistenza troverete pagine di istituti assistenziali nelle forme più disparate. Ad ogni ente corrisponde un grattacielo stracolmo di uffici, di impiegati in lotta per raggiungere i più alti livelli gerarchici. Io ho telefonato ad un istituto di assistenza per l'infanzia e mi sono stati assicurati un certo numero di pannolini. Eppure gestiscono miliardi!
La televisione, le fabbriche, gli istituti assistenziali, la difesa della natura e tanti altri argomenti che non sto a riferire, non erano grandi rivelazioni, anzi tutte cose scontate, risapute, ma era la semplicità e la spontaneità di quella donna che ce li faceva vedere in una luce diversa
Un giorno a pranzo da me, Leander il figlio, ci raccontò di un matrimonio cui aveva assistito in un villaggio in Egitto, con tanti particolari del costume e delle tradizioni
locali, con arguti accostamenti agli antichi fasti, che un egittologo non avrebbe saputo dir meglio. Restammo sbalorditi.
Mia figlia Tiziana, tredicenne ancora di più.
Un'altra volta, sempre Leander, ci descrisse il viaggio che aveva fatto nella terra di Gesù, discorso poi ripreso sotto altri aspetti dalla madre. Al termine era come se fossimo appena tornati dalla Palestina.
Un mattino volle venire con me in un paese della provincia a prendere delle erbe che mi erano state consigliate per la gastrite. Dopo pochi minuti sbalordiva l'erborista
spiegandogli tante altre proprietà curative che conosceva di ogni singola erba o mistura, indicandogli i vari accoppiamenti, le grammature ed i tempi di cottura.
Parlava spesso di "provvidenza", di "destino", di "segnali" che riceveva. Espressioni della nostra lingua a cui probabilmente lei dava significati diversi.
Una volta che aveva scritto ad una eminente personalità religiosa, si accorse di non avere neppure i soldi per
affrancare la lettera. La posò sui gradini di una chiesa. Qualcuno l'avrà raccolta e spedita, perché una settimana dopo fu ricevuta. Ci disse sorridendo: "se doveva–se era
destino, intendiamo noi – parlare con quella persona poteva buttare la lettera anche dalla finestra, perché sarebbe arrivata comunque a destinazione. Se invece non doveva, nemmeno andando di persona sarebbe stata ricevuta.
Si era recata a Comiso, prima di conoscere noi, a parlare con il sindaco al quale chiese cosa avesse fatto per la pace e perché evitasse l'istallazione dei missili
atomici.
A Comiso aveva trovato la casa dei mattoni rossi, legata ad una delle sue visioni.
E' andata al santuario della Madonna delle lacrime ed ha parlato con tre sacerdoti della inutilità di quell'opera grandiosa per un immagine che non ha lacrimato e che non
va idolatrata, e di come gli uomini costruendo le chiese sui templi greci–vedi la cattedrale di Siracusa–rinnovano
ancora oggi i riti pagani sostituendo i santi agli antichi dei .
Ma che coraggio hai avuto – le dissi –ad andare dai preti. Cosa speravi di ottenere? Mi rispose, sempre sorridendo, che due preti l'avevano trattata male, mentre il terzo, il più anziano, le aveva dato l'assoluzione.
La bestemmia deve finire – ci disse una volta–è il più grave atto di inciviltà e la più grande offesa a Dio. E poi, perché proprio a Dio rivolgete la bestemmia e mai, per esempio, al Papa? Si vede che il Papa riesce a proteggersi meglio.
Scritto da michelangelo, 5 anni, 3 mesi fa
Michelangelo invia l\'ultima parte del messaggio di Elia
Ho scritto molto di questa donna e ancora per cento volte potrei scrivere. Ma è del lato più delicato e sconcertante che dovrei ora parlare e non so da dove cominciare.
Il suo vero nome è tedesco, con due o tre cognomi e non lo ricordo.
Ci disse di essere stata ribattezzata ELIA, perché è la reincarnazione del Profeta Elia.
A questo punto leggere di lei senza conoscerla, o conoscerla senza capirla, o quanto meno, senza porsi con disponibilità, in uno stato magari di apparente accondiscendenza per il rispetto delle altrui credenze, tutto suonerebbe falso e colorerebbe di tinte oscure o sovvertirebbe in negativo l\'immagine che ci si è fatta o che si è voluta dare di questa donna.
Purtroppo questo accade, è accaduto ed e umano.
Ho parlato a molti di Elia, in ultimo anche per constatare le reazioni dette persone, quasi come un test.
Ed i giudizi, perché la gente giudica sempre, sono stati quasi tutti negativi. Nessuno ha giustificato il suo modo di vivere. Neppure quelle persone che credevo più aperte e più vicine al mio mondo.
L\'insegnante l\'ha condannata per il male che sta facendo al figlio che non manda a scuola. Come se la \"scuola di oggi\" potesse dare a Leander tutto quanto ha ricevuto
dalla madre, dalla natura e dalle esperienze vissute.
La donna \"impegnata\" l\'ha condannata perché non lavora e sfrutta il prossimo per vivere.
Per altri o è una irresponsabile, pazza, o è una gran furba, o … peggio ancora.
Questi sono i giudizi che scaturiscono da un mondo dove il DIO DENARO, indispensabile, insostituibile, scorre più del sangue nelle vene, ed è quindi fonte e necessità di vita.
Elia sensitiva, Elia veggente, Elia Profeta poi, è tutta una favola per bambini, uno specchietto per le allodole, una maschera per truffare gli ingenui e i creduloni come
noi–io e Nunzio -.
Elia ha avuto delle visioni a Siracusa. Tristi presagi di una immane catastrofe per un forte terremoto. Cosi come vide la Calabria devastata, il Papa Giuliani che veniva avvelenato ed il suo successore ferito. Per questi ne chiese i motivi ed il Signore rispose: II cobra ingoia la vespa–si riferisce al veleno che c\'è materialmente in vaticano – e del feritore disse: Io non cammino con gli assassini.
Elia dice di parlare con il Signore e Questi le
indica la via.
Le abbiamo chiesto chi fosse questo Signore, uno Spirito evoluto, se lo vede, se parta con altri Spiriti.
Ci ha risposto che non fa spiritismo, che non sa niente di parapsicologia e rifiuta categoricamente tutto ciò che è occulto e magico. Il Signore è il Signore–dice poi,
candidamente. Dio.
Lo riconosce molto bene da tante visioni che prima la ingannavano per metterla alla prova. Lei ora non sbaglia mai perché il Signore guida i suoi passi e le sue scelte.
Le abbiamo fatto leggere qualche passo del \"Rapporto K\". Ha detto poco. Ha visto i fogli colorarsi di azzurro.
Vi sono cose giuste e motto interessanti –ha detto–e che questo K è lungo ( a noi sembra il massimo della semplicità) per esprimere dei concetti che invece sono semplici e per i quali il Signore adopererebbe poche parole. Lei vede i colori
sul volto dette persone, ma sono indicazioni solo per lei, se deve fidarsi o meno. L\'azzurro è il colore della verità, il verde detta menzogna. Ha una capacità eccezionale, e l\'abbiamo messa alla prova. In pochi secondi ha sottolineato una trentina di parole da due pagine, che estrapolate e messe insieme ci hanno dato non solo il concetto essenziale del discorso, ma un\'altro messaggio nel messaggio.
Ci ha raccontato tantissimi episodi, incredibili, inaccettabili, persino contradditori, che io volutamente non voglio riferire, compresi quelli che la portarono, per libera scelta, ad abbandonare il lavoro e continuare il pellegrinaggio per il mondo non come missionaria
- ci tiene a precisare–ma per fare, dice lei, la volontà del Signore.
Elia voleva parlare alta radio e abbiamo registrata una intervista per una radio locale
che non abbiamo ritenuto di trasmettere.
Ecco alcuni stralci dove parla dette sue visioni e dei messaggi :
\"…la Sicilia è la terra dei rimpianti… il rosa sbiadito è il suo colore…
e sulle case e sulle strade in rovina…
è sempre stata una colonia, ora dei milanesi e degli americani…
sulle sue rovine crescerà l\'ortica…
Ho visto una bara, una croce e le lancette di un orologio…
e dentro la chiesa una clessidra…
il Signore ha detto al Papa il 31 maggio 1980, prima dell\'incontro con i Padri della Chiesa Ortodossa: \" pulisci la mia casa e tienila pulita.\"
E dopo: \" Non farò risorgere nemmeno voi\". E ha dato dello scomunicato al Papa…
Poi il Signore ha detto: \" la pioggia cade pesante, il tuono
scoppia, i lampi sono esplosivi, il veleno tu respiri, però
vai in giro in cerca di sigarette. Chi di noi due e pazzo?…..\"
Ci sarà un terremoto, un grande tremore della terra e il globo si rovescerà.
Il grande disastro sarà il monito che salverà l\'umanità dalla
guerra atomica e dalla distruzione totale…..
…E ora sappiate che io sono ELIA, il messaggero di DIO.
Per favore leggete Malachia.
Prima della venuta del Signore verrà Elia, per portare il
cuore dei figli al Padre ed il cuore del Padre ai figli.
Come puoi conoscere il volere del Cielo? Come puoi scoprire
il celato? Lo spargersi di un cuore? Come puoi?
E il volere del Cielo si è avverato, l\'invisibile accade,
il prodigio e nato. Ascoltate il messaggio del Signore:
Io sono la stella raggiante tra le nuvole del mattino. Vieni
a me con le tue sofferenze. Vieni. Il sole splenderà e non pioverà più.
Tu sarai felice e Io sarò fiero.
Io sono il sollievo. Io sono la fonte di un\'acqua inesauribile
fresca e zampillante. Vieni, per favore vieni.
Parliamo dentro la nuvola. Mi hai visto mai? Sai chi sono IO? Per favore credimi. Credimi figlio mio. Figli della stella del mattino, figlio delle nuvole, figlio
per sempre, gridalo forte. Io sono il tuo Signore. Mi hai creduto mai? Per favore credimi adesso. Io sono il vostro Signore e questo è lo stile mio.
Credetemi figli miei.
IO VERRO\' DA VOI.
Aspettate un solo momento.\"
Elia è partita per Malta. Prima di partire ci disse che non dovevamo essere preoccupati per lei–era felice e serena più che mai–che sarebbe tornata presto, che avrebbe sentito la nostra mancanza e che eravamo \"tanto deliziosi\".
E\' stata cinque giorni con noi, in grande comunione, conquistando anche le nostre mogli.
A mente serena scrissi questi appunti più per me che per il “ Rapporto” nel quale ho deciso di inserire questo incontro, e non mi chiedo più chi è questa donna, da dove viene, dove andrà, ma cosa ha rappresentato per noi? Cosa ci ha lasciato?
Anche se “qualcuno” ha detto : \"Stolto colui che pensa che l\'esperienza possa essere frutto di lezione impartita da chi l\'esperienza l\'ha già fatta o da chi precorse i tempi…\",
oggi possiamo ben dire di aver ricevuto da ELIA una grande lezione di umiltà.
Scritto da michelangelo, 5 anni, 2 mesi fa
Ai lettori di ORIENTALIA4ALL
Visitate il mio blog in costruzione Rapporto Kappa
>
A che serve il crocifisso. Staccheremo Cristo dalla croce se smetteremo di vivere a mezzo busto.
VEDRETE ELIA e non solo
Ogni giorno un nuovo post. Presto iniazia il "Rapporto" . avremo di che discutere.
Scritto da michelangelo, 5 anni, 2 mesi fa
Un altro granello di sabbia per Piergiorgio Welby
Caro Piergiorgio,
anche io ho provato commozione per la tua sensibilità e per l’amore che hai nutrito per la vita e per tutti. Generalmente chi nutre tanto amore per gli altri ne ha un po’ meno per se stesso. Rispetto la tua volontà anche se rimango della convinzione che il tuo “Spirito” – la mente profonda–è rimasto ad osservare senza intervenire, con la “Sua autorità”, alla premeditata decisione.
Certo non te ne sei andato in silenzio.
A meno che, e ora ne sono convinto, l’abbia fatto di proposito per attirare l’attenzione del mondo scientifico, perchè all’uomo non serve l’accanimento ma la scoperta del farmaco, la prevenzione e la guarigione.
Una provocazione?
No! Una accusa precisa al “progresso”.
Si spacca l’atomo, si va sulla luna, si configurano e si organizzano miliardi e miliardi di informazioni in un piccolo monitor , che tutto lo scibile umano si chiami internet, si investono miliardi e miliardi per il benessere, per lo sport, la tecnologia…….e non si dirotta la maggior parte di tutte queste risorse per debellare la fame, le guerre e le malattie.
Mille, centomila scienziati dovrebbero essere rinchiusi in un bunker per uscire solo quando avrebbero risolto i problemi che affliggono l’uomo.
E che nessuno mi dica che è impossibile. Niente è impossibile all’uomo, se lo vuole.
E’ per questo che Cristo andò sulla croce, che il martire si fa Santo, che tu riscatti tutti i Piergiorgio che giacciono non in attesa che la legge li uccida, ma che l’UOMO LI GUARISCA.
Scritto da michelangelo, 5 anni, 2 mesi fa
Finalmente Michelangelo non un fiume di parole/pubblicità! :)
Scritto da boh, 5 anni, 2 mesi fa
ciao abbiamo organizzato questa conferenza su eutanasia…se volete venire:
EUTANASIA TRA DIRITTO E MEDICINA
MERCOLEDI\' 21 MARZO, ORE 17:15
SALA PRINCIPI D\' ACAJA
Rettorato dell\'Università di Torino, Via Verdi 8
Con il patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Torino
INTERVENGONO:
Prof. Carlo TORRE, Docente di Medicina Legale, Università di Torino
Prof.ssa Elsa MARGARIA, Anestesista, Direttore Sanitario PROMEA
Dott.Giorgio SOBRINO,Dottorando in Diritto Pubblico, Università Torino
Dott. VIALE, membro del Comitato scientifico di EXIT-ITALIA
Scritto da edo, 5 anni, 2 mesi fa
Il 16 febbraio scrissi: “un biglietto di andata e ritorno….” preannunziando un mio studio sulla problematica della morte. Un tentativo di esorcizzazione, un discorso farneticante, un concetto assurdo, improponibile, fuorviante, antireligioso? Tutto è possibile, come è possibile il contrario. Questa è la mia provocazione e la mia scommessa con i lettori di Orientalia. Due scritti in due tempi. L’uno propedeutico per l’altro, e per la comprensione dei due granelli di sabbia di Piergiorgio Welby. “L’esoterismo religioso ragionato” e “ il travaglio dello Spirito nel periodo pre e post-mortem, l’apporto dei congiunti e la rinascita spitiuale”. Ma sono lunghissimi! Ma il gioco ne vale la candela. Tanto più che nessuno può dire: non mi riguarda. Allora che ci rimetto a leggere i noiosi sproloqui di Michelangelo?
Scritto da michelangelo, 5 anni, 1 mese fa
Il Divino ragionato Il Divino ragionato è la premessa al travaglio dello Spirito nel periodo pre e post- mortem. Chi si pone all'ascolto o alla lettura di un saggio, sa a priori che dovrà prestare la massima attenzione per poter comprendere e recepire, quali che siano le opinioni ed i giudizi, un vasto numero di concetti, di teorie e persino di nuovi valori, che a volte sfiorano, a volte sembrano esulare anche dal tema proposto, ma che sono necessarie al completamento di quel quadro d'insieme che l'autore intende esporre. Di contro, l'autore sa che ogni singolo punto, per essere pienamente inteso, dovrebbe venire ampliato fino a costituire un intero capitolo di un trattato. Pur tuttavia, l'interesse dei lettori, e per il tema, e per la conoscenza più o meno profonda del problema, fa si che i ristretti confini della sintesi espositiva dell'autore, vengano massimamente superati, anche perché difficilmente l'autore si esime dall'avvalersi di presupposti scientifici, di documenti, leggi, conoscenze e realtà inconfutabili. Affrontare il problema della morte, ed ancor più, esaminare dall'interno il processo psichico e spirituale del pre e post-mortem è impresa estremamente difficile, in quanto venendo a mancare tutti i su citati presupposti scientifici, non potendo avvalersi di dogmatiche religiose, ne di disquisizioni filosofiche, si rischia facilmente di essere fraintesi, derisi o nella migliore delle ipotesi, tollerati. Un discorso sulla problematica della morte, tenuto in un centro di studi esoterici, ad un gruppo di persone interessate alla fenomenologia paranormale, per quanto negli ascoltatori ci possa essere una certa disponibilità ai problemi dello spirito, risulta anche in quella sede difficile per via delle divergenze di base degli studiosi stessi che credono o non credono alla sopravvivenza dello spirito, che ammettono o non ammettono la possibilità dello spirito di dare testimonianza di se. Scrivere, infine, della certezza di un post-mortem e del travaglio dello spirito, ad un più vasto pubblico, che si accosta per la prima volta, timoroso e diffidente, affascinato ed incuriosito, a questa irreversibile e misteriosa realtà, si è certi di non venire, in nessuna misura, compresi. Ciò nonostante, è proprio questi lettori che intendo sensibilizzare, allo studio ed alla accettazione dello spirito e dei suoi alti valori. Riconoscere allo spirito origine divina, eterna vibrazione, qualità spirituali in assoluto sono le premesse che mi propongo di dimostrare, per linee generali, al fine di costruire delle solide fondamenta per l'accettazione, poi, del discorso sulla morte. Dimostrare l'origine divina dello spirito, vuol dire, anzitutto, riconoscerne l'esistenza stessa. Posto, però, che ogni esistenza ha una causa, è proprio questa causa prima, allora, che ha diritto di priorità di esame. Esame sostenuto da una ferrea logica, spero, al di fuori, comunque, da qualsiasi apodittica prolusione fideistica. Ragione e fede oggi più che mai, non possono più coesistere. L'uomo maturo al passo con il suo progresso e con la sua evoluzione, sia tecnologica che spirituale, non è più disposto ad accettare supinamente per fede, nulla. La fede è un limite alla ragione, è una violazione di quel diritto di valutazione e di giudizio che l'uomo intelligente con propri mezzi, razionali o empirici, intuitivi o paranormali, intende ed ha il dovere di dare. Anche l'idea e l'esistenza di Dio, l'uomo ha il dovere di spiegarsi - e l'ha fatto - con la ragione. Infatti ritornando alla tesi dell'origine, l'effetto uomo, terra, universo, cosmo non può non scaturire che da una causa prima esistente, preesistente e coesistente. E questa causa assoluta, principio di tutti i principi, è Dio, al quale vi si riscontrano tutti gli attributi immaginabili ed inimmaginabili. Se invece, questa causa prima volessimo indicarla come "caos", o ancor più, "nulla" pur esasperando questi termini in assoluto, non potremmo ad essi riconoscere gli attributi di somma intelligenza, di infinita bontà, nè tanto meno di esistenza, di preesistenza e di coesistenza. Ancora, dal caos è impossibile poter immaginare la scaturigine di un universo infinito e strutturato, dal macrocosmo al microcosmo, da elementi in perfettissimo equilibrio ed assoluta armonia. Ne è possibile immaginare sempre dal caos la nascita di un essere vivente dotato di facoltà spirituali ove risiedono le più alte spiritualità. Ma, anche se, per assurdo, concedessimo al "caos" la possibilità di quanto sopra gli abbiamo negato, non avremmo, infine, risolto il problema della origine o perché se per caos intendiamo l'infinito costituito da elementi scomposti, avremmo sempre l'interrogativo della causa prima, in quanto il caos stesso sarebbe sempre un effetto. Nè la causa prima può essere il "nulla". Questo termine in assoluto non esiste. Dal nulla niente può scaturire, niente può essere creato. Per il fatto che noi esistiamo, che tutto è, non può assolutamente essere stato generato dal nulla. Ecco dunque, che la ragione ci riporta alla matrice, al creatore della creazione, al principio intelligente e coordinatore di tutte le cose, alla causa prima, che possiamo chiamare Dio. E prima di Dio? Non esiste un prima di Dio. Dio preesiste perché è infinito passato, esiste come infinito presente e infinito futuro e coesiste in quanto è in tutte le Sue manifestazioni. Una volta accettata, o per questa o per altra via, l'esistenza di una causa prima, che noi chiamiamo Dio, il discorso diventa consequenziale e prosegue diritto su un unico binario. La parola creare, considerata in assoluto, è anch'essa un termine improprio. Creare dal nulla è una illogicità. Dio non poteva prendere alcunché dal nulla, poiché il nulla non esiste. Per creare doveva per forza attingere da Se stesso. Dunque, non più creazione, ma più propriamente emanazione. E da qui l’emanazione del cosmo, dello spirito, dell'universo, della vita nei mondi materiali. Il tutto in un infinito senza tempo, in uno spazio di infinite dimensioni. Qual è in sintesi la risultanza logica di questo discorso? La immanenza divina in tutte le Sue emanazioni. Da un Ente infinito, non può scaturire alcun elemento finito, in quanto la fine è sempre una limitazione, in questo caso della potenza divina. Dunque da un Dio infinito, un universo infinito, da un Dio eterno, uno spirito eterno, eterna vibrazione divina. Per dimostrare le qualità spirituali in assoluto, occorrerebbe obbligatoriamente una lunghissima trattazione sul problema del bene e del male, valori questi che, nella contingenza della nostra vita sulla terra, presentano infinite sfumature di non facile interpretazione, in quanto facilmente si sovrappongono, si intrecciano e persino si sostituiscono tra di loro, ma che a livello di Spirito, libero dalla carne e quindi dalla materialità, questi valori, ripeto, esaminati in assoluto non si presentano più come elementi in lotta, ma come necessarie esperienze spirituali tutte rivolte ad acquisire conoscenze e conoscenze che portano a capire la Legge di Dio. Contrariamente però, la religione cristiana, vuol farci credere che il bene e il male, e dunque lo spirito buono e lo spirito cattivo, in eterno contrasto trovano soluzione, soltanto, alla presenza di Dio e nel Suo inderogabile giudizio universale. Vale a dire che uno Spirito, o un'anima, come vogliamo chiamarla per ora, al cospetto del creatore riceverebbe un premio o un castigo di valore eterno, in misura delle azioni liberamente scelte nel corso di una sola esistenza sulla terra. Esaminiamo il concetto dell'eternità. L'eternità è infinita. Non esiste il tempo, anche perché tutto il tempo umanamente immaginabile, miliardi e miliardi di anni, costituirebbero appena un trattino della immaginaria ma interminabile linea della eternità. Ma che cos'è la vita di un uomo (settanta o cento anni) nei confronti della eternità? meno di un lampo. Pensate. Può un uomo, per come ha vissuto l'attimo della sua esistenza terrena, essere giudicato e quindi ricevere un premio o un castigo eterno? Se così fosse, lo spirito dell'uomo andrebbe inesorabilmente incontro alla sua fine o annullandosi in Dio per premio (siederai alla destra del padre) o dannandosi all'inferno per castigo: comunque sarebbe la sua vera morte. Ecco dunque, che sfiorando appena il problema del bene e del male, ci induce a porre serie riserve sulla dogmatica asserzione di un giudizio universale, mentre altre ne scioglie sull’'accettazione di una possibilità reincarnativa dello spirito. Riscoprire e credere nello spirito, invece, l'attributo dell'eternità, ridimensiona conseguentemente il concetto della morte, intendendolo, non più come un terrificante traguardo di una breve corsa, ma una tappa obbligata di esperienze in una esistenza senza fine. Un breve cenno sul libero arbitrio. Il libero arbitrio non è la “possibilità di scegliere” della mente dell’uomo, quasi sempre condizionata da giudizi e pregiudizi, da situazioni legati alla vita materiale, ma “LA SCELTA” della mente profonda, di quell’individualità nella quale risiedono attributi e qualità che nessuno potrà mai giudicare e quindi punire o premiare, perché già programmate dallo Spirito libero dalla carne, unico Arbitro in assoluto di tutte le Scelte. E le scelte dello Spirito hanno un’unica finalità: il ritorno alla matrice dalla quale proviene e dalla quale è stata emanata, attraverso una scala infinita di valori, di esperienze e quindi di EVOLUZIONE. Il calarsi nella materia per lo Spirito è una delle infinite esperienze che dovrà fare, per avvicinarsi alla “Luce” dalla quale proviene. Ma perché lo Spirito deve fare tutte queste esperienze? Perché emanazione divina ha tutti gli attributi divini, ma, in potenza. E’ come colui che possiede centomila libri e ne ha letti qualche decina. Non solo la biblioteca del sapere nel mondo, o meglio nella dimensione, dello Spirito ha infiniti volumi, ma lì vi sono infinite biblioteche. Solo un folle può pensare di leggere infiniti libri per tutta l’eternità. Me ne strafrego delle esperienze, dell’evoluzione, di tutti questi stramaledetti attributi che non so che farmene e non voglio avere. Con i mille problemi e preoccupazioni che ho sarei un folle se dovessi aggiungere anche questi. Ecco, questa è la condizione della mente cosciente. La mente profonda, ora è il momento di chiamarla Spirito, sa invece che programmerà di reincarnarsi anche mille volte se necessario, fino a quando non si sarà impadronito, mangiato, fagocitato, sperimentato tutti gli aspetti e tutte le esperienze, della e nella materia, nel bene e nel male, acquisendone piena conoscenza e potere. Spesso, in misura del suo grado di evoluzione, lo Spirito sceglie di reincarnarsi in una vita di sofferenza, di dolore, di miseria, di egoismo, di cattiveria, di vivere un giorno o cento anni, di fare solo l’esperienza del parto, del delinquente, dell’assassino,o della vittima, ma anche del poeta, del medico, dello scienziato o del santo. Sceglie persino di essere ricchissimo e potentissimo. Ora nell’attimo (uno o cento anni) di ogni sua esistenza sulla terra, lo Spirito sa perfettamente il grado di evoluzione raggiunta o i libri che ha letto, o i gradini che ha salito di quella infinita scala di valori che l’avvicinano alla matrice, alla luce, a Dio ( Fuori testo - Mi chiedo: quanti “gradini” avrà salito Piergiorgio Welby, e quanti ne salirà fra cento anni l'uomo più ricco d'Italia?) Superata l’esperienza della materia nella terra, lo Spirito, magari si avventurerà nell’esperienza della materia dell’universo, e poi altre esperienze, altre evoluzioni e poi ancora e ancora. E’ come una legge divina. Lo Spirito non subisce, ma SCEGLIE, e non può sottrarsi. Come la vita non può sottrarsi dalla morte, la contrazione dall’espansione, la notte dal giorno, il macrocosmo dal microcosmo, il caldo dal freddo, il bene dal male, il caos dall’ordine, l’esplosione ( il big ben) dall’implosione ( i buchi neri) e così all’infinito e per l’eternità nell’armonia, nel sostentamento, nell’equilibrio e per l’equilibrio, nella potenza e per la potenza, nel divino e per il divino, tutto ci conduce ineluttabilmente a DIO
Scritto da michelangelo, 5 anni, 1 mese fa
IL TRAVAGLIO DELLO SPIRITO NEL PERIODO PRE E POST-MORTEM, L'APPORTO DEI CONGIUNTI E LA RINASCITA SPIRITUALE –
La filosofia, la religione e la scienza, sin dalle origini del pensiero umano, hanno cercato di sciogliere il nodo che avvolge il grande enigma della morte.
La scienza nella sua limitatezza, la morte nella sua compiutezza: l’una nella sua impotenza, sempre sconfitta, l'altra nella sua maestosità, mai vinta.
La scienza e la morte, un neonato che lotta contro una montagna.
La scienza per ora non può che inchinarsi al grande mistero della morte.
La religione ci parla della morte, dello Spirito dopo la morte. Ci parla di inferni, di paradisi, di premi, di castighi o di stasi, senza spazio, senza tempo, in una inspiegabile dimensione, in attesa del Giudizio Universale.
Di conseguenza, ognuno, nel post-mortem, avrebbe visioni corrispondenti alla religione professata in vita. II musulmano vedrà il Paradiso di Maometto, il cristiano avrà la visione dei cieli splendenti, a un indiano d'America sembrerà di vivere nella terra della caccia felice.
Le scene del Giudizio, rappresentate simbolicamente dalle varie religioni, portano ancora a confondere le idee. II Giudizio tibetano, ispirato alla tradizione monastica, è rappresentato da Yama-Raja, "il Re religioso della morte" che tiene uno specchio nel quale si riflette l'anima nuda, (1) mentre il servitore posa in una bilancia le buone e le cattive azioni, rappresentate da ciotoli bianchi e ciottoli neri.
Nel Giudizio del libro dei morti egizio, una creatura mostruosa è in attesa di divorare il defunto condannato da Osiris.
Non v'è religione che ci spieghi in termini accettabili il travaglio dello Spirito nel periodo pre e post-mortem.
La religione e la morte, l’una che sa di non potere, non vuole più vincere, e la maestosità dell'altra si trasforma nella mente dell'uomo in un orrido spettro apocalittico, generato e accresciuto dalla ignoranza delle religioni stesse che cercano di sedurre la morte, affinché essa gli si sveli.
E la morte a tanta ingenuità, non può che mentire.
Salvo l'ipotesi materialistica che risolve il problema della morte negandolo, tutte le altre dottrine filosofiche lasciano indecifrati non pochi misteri.
La filosofia si occupa, anche, della immortalità dell'anima e mentre per alcune la morte viene intesa solamente come un ponte che lo Spirito deve attraversare per una nuova vita eterna, per altre filosofie, invece, che ammettono la reincarnazione dello Spirito, il ponte della morte viene percorso una infinità di volte, affinché lo Spirito, evolvendosi, ritorni a quella matrice di luce nella quale emanazione divina al divino tende ad unificarsi.
Anche in molte filosofie, occidentali ed ancor più orientali, antiche e moderne, è insito il concetto, vago però, di un piano diverso dell'essere ove si verrebbe a trovare lo Spirito dopo la morte, e anche di un "Giudizio". Platone, nel X libro della Repubblica, raccontando le avventure di Er nell’altro mondo, descrive un Giudizio ove gli spiriti dei trapassati vengono accompagnati e per il bene, in una strada che conduce al Cielo, e per il male, in una strada che porta all'Inferno. E alcuni demoni attendono per trasportare le anime dei morti ai loro orrendi ed eterni
luoghi di punizione, similmente come ebbe liricamente a descrivere, qualche millennio più tardi Dante.
Ben difficilmente, la filosofia, proprio perché nessuna logica ne attesterebbe la veridicità, potrebbe occuparsi del travaglio dello Spirito nel pre e post-mortem.
Nè alla filosofia, nè alla religione, nè alla scienza, dunque, è data la chiave per varcare la soglia della morte e contattare lo Spirito di chi sta per liberarsi della carne. Chi, meglio di Dio, può parlarci di Dio stesso? Chi può parlarci meglio di Cristo se non Cristo stesso? Chi può parlarci della morte se non la morte stessa? E Dio diede sentore di Sé ed insegnò le Sue Leggi a quello Spirito ricordante che fu Mosè. E Cristo, il migliore degli uomini, venne sulla terra e ci parlò di Sé e del Padre Suo. E la morte è sempre sulla terra e tutto ci parla di lei; ma noi, misere creature, che abbiamo ripudiato le leggi di Dio, che non abbiamo accettate le parole di Cristo, che non abbiamo capito il senso della vita, come possiamo comprendere il significato della morte?
E lo Spirito viene a noi e ci parla ancora di amore, di armonia; ci parla del regno dei cieli, di Cristo, di Dio, della vita e anche della morte. Di quella esperienza inevitabile che egli stesso ebbe a provare. E lo Spirito, ora, rievoca istante per istante il suo travaglio, la sua gioia, la sua sofferenza nel sublime attimo che si separò dalla materia e s'involò verso una nuova vita, verso la sua vera vita, al di là della morte.
Ma perché, ci domandiamo, dobbiamo credere allo Spirito se egli non ci da alcuna prova di sé, ne di ciò che vuoi farci credere? E lo Spirito risponde:
"Io so bene ciò che è nella vostra anima ribelle. Io posso dirvi solo ciò che mi è dato. Io posso dare a voi prove, io posso se ciò deve essere. Ecco come i mortali, come gli Spiriti incarnati che hanno perduto il ricordo della loro realtà spiritica e della loro essenza divina vogliono barattare per credere. Il baratto è cosa grave perché non appartiene allo Spirito. Voi volete conoscere la perfezione e la conoscerete. Voi avrete la prova se vorrete credere a ciò che in realtà credete da prima di essere nella carne; e presto, voi saprete, capirete quando essa prova verrà a darvi sentore di me e della realtà che rappresento. Lo Spirito nulla può e nulla deve entro la carne. Lo Spirito non da sofferenza con la sua realtà. Semmai avviene il contrario. La prova l'avrete nelle sfumature che la vostra mente riuscirà a cogliere in certi momenti della vostra vita terrena. Esse sfumature saranno per voi via via la certezza perché sommate vi daranno il Divino" (2).
Quanti di voi si sono trovati ad essere testimoni di una vita che cessa? Quanti di voi hanno avuto raccontato dai parenti, da estranei, episodi apparentemente strani, inspiegabili, di moribondi? Basterebbe che ognuno di noi facesse una piccola indagine nel tempo, e lentamente ci sorprenderemmo delle conoscenze che inevitabilmente andremmo a scoprire. Studiosi e scienziati hanno affrontato questo problema, è le loro deduzioni, pur non potendo essere autenticate dal marchio della scienza, certamente lasciano intendere molto a chi ha "orecchie per sentire".
Personalmente, ho assistito all'agonia della mia nonna paterna. Solo, nella sua stanzetta, ho sentito chiaramente la nonna parlare con sua sorella Carmela morta dieci anni prima il cui spirito era venuta a prenderla. "Che sei venuta a fare? Vattene Miniccia (Carmela), non ci vengo con te! Vattene, vattene". Gli occhi di mia nonna, fissi davanti a sé, terrorizzati dalla visione della sorella, che io non vedevo ma che la paura e lo stato di eccitazione in cui mi trovavo me ne facevano quasi intuire la presenza. Era venuta a prenderla, e mia Nonna, legata fortemente alla vita, alla materia, non voleva rassegnarsi e lottava con tutte le sue forze, non voleva accettare di morire.
Delirio, mi dissero, tua nonna delirava, Nient'altro. Tutte le persone, dunque, che prima di morire vedono gli spinti che li vengono a prendere delirano. Tutti i moribondi che tendono le braccia verso i loro cari defunti, delirano. E tutti quelli che preannunziano la loro morte, delirano.
Ecco, un'esperienza vissuta proprio da un uomo di scienza: II medico Americano Ribeit Hout, chiamato al capezzale di una zia morente.
"L'ammalata aveva 73 anni ed era stata sempre giovanile ed attiva, fino agli ultimi dieci giorni della sua vita, in cui si era bruscamente rivelata l'esistenza di un carcinoma gastrico che non lasciava alcuna possibilità di guarigione.
"Quando io giunsi a casa, quella sera, notai che mia zia era in pieno possesso delle sue facoltà mentali, e, benché sofferente conversò a lungo con me. Dopo circa un'ora dacché mi trovavo al suo capezzale, divenni consapevole, in guisa più intuitiva che pratica, che si prospettava un brusco e gravissimo mutamento alle condizioni dell'inferma, che sarebbe poi entrata rapidamente in agonia. Procedetti ad un esame clinico rigoroso della degente: il polso, che un'ora prima appariva regolare e ritmico era diventato filiforme e irregolare; la respirazione corta e affannosa.
"Contemplavo tristemente, con occhio professionale l'avvicendarsi delle varie contrazioni muscolari nella laboriosa agonia, mentre la morente era già passata in condizioni comatose, allorché divenni all’improvviso consapevole che in quell'ambiente si andava estrinsecando qualcosa di anormale. Guardando in alto, scorsi qualcosa di indefinibile che pareva concretarsi a circa due piedi al di sopra del letto: consisteva in una vaga sostanza, simile a nebbia che pareva condensarsi in quel punto. Aveva un aspetto di nubecola fumosa ed immobile, sospesa in aria, la quale a misura che il tempo passava, andava diventando sempre più opaca, assumendo forma oblunga.
"Quindi, con mio crescente stupore, rilevai che andava assumendo certe linee curve, certe forme ben definite che le conferivano una simmetria caratteristica e suggestiva, fino a quando non mi fu più possibile dubitare: quella nubecola andava assumendo forme umanoidi.
"Sedetti in silenzio per parecchie ore, contemplando l'emozionante spettacolo, e quando quella trasformazione divenne sufficientemente evoluta nel corpo, riconobbi in quella forma il corpo fisico di mia zia. Non era possibile ingannarsi: era quello il "corpo spirituale" di lei, sospeso in aria in posizione orizzontale, a due piedi dal corpo fisico agitato da riflessi convulsi e contrazioni penose.
"Vigilavo, con immenso interesse le modalità con cui continuava a svilupparsi il "corpo spirituale", che appariva avvolto in drappeggiamenti di una sorta di tessuto che ne modellava la forma. Scorgevo chiaramente le sembianze di quel volto che erano bensì le sembianze di mia zia, ma ravvivate da un'espressione di vigore giovanile e di serena tranquillità, in aperto contrasto con le impronte della vecchiaia e l'espressione sofferente del sembiante fisico. Emanava da quel "corpo spirituale" una misteriosa luminosità.
"Mentre contemplavo con raddoppiato interesse, misto a riverenza e stupore, tale manifestazione, mi avvenne di rilevare per la prima volta che una sorta di cordone fluidico doveva funzionare da tubo conduttore per la trasformazione, dal corpo fisico a quello spirituale. Ciò mi ricordò il biblico "cordone d'argento" di cui parlano le sacre scritture, e per la prima volta conobbi il vero significato di tale espressione; il biblico "cordone d'argento" era quello che congiungeva il corpo fisico a quello spirituale, così come il "cordone ombelicale" congiunge il corpo della madre a quello del bimbo in gestazione. Questo cordone s'inseriva in numerosi filamenti nel cranio, che si dilatavano a ventaglio, diventando a breve distanza da esso un solo cordone traslucente, di una luminosità perlacea. Questo cordone aveva delle pulsazioni proprie che arrivavano al "corpo spirituale", diventando quest’ultimo via via più vivido e più denso, mentre, per contro, il corpo fisico diveniva, in misura corrispondente, sempre meno vitale.
"Allorché sorgeva l'alba del nuovo giorno, io mi avvidi che la grande ora si avvicinava: sul volto della morente erano apparsi i segni precursori della morte e ne diedi avviso ai convenuti. Il "corpo spirituale", che era meraviglioso a contemplarsi era avvolto in morbidi drappeggiamenti, mentre le sembianze distintissime esprimevano un atteggiamento di sereno riposo. Ma il grande contrasto che impressionava era quello esistente tra i due corpi appartenenti alla medesima individualità. Contrasto che non consisteva unicamente nella differenza tra vita e morte, bensì nella circostanza che l'uno era contrassegnato dalle impronte della tarda vecchiaia, laddove l'altro era animato dal vigore e dalla freschezza giovanile; e mentre l'uno appariva colmo di vitalità rigogliosa, l'altro aveva cessato ogni moto riflesso e cominciava a irrigidirsi in una immobilità preludente la morte.
"Nel contempo erano cessate le pulsazioni del "cordone fluidico", che appariva afflosciato e poco luminoso. Non tardai a riscontrare che i filamenti del cordone cominciavano a rompersi l'uno dopo l'altro, ritraendosi e scomparendo. Finalmente l'ultimo filamento si strappò e scomparve: lo Spirito neonato era libero! Allora il "corpo spirituale" si raddrizzò, discese al lato del proprio cadavere, sostò qualche tempo in quel punto, quindi si elevò e sparì "(3).
A questi, potrei aggiungere e citare tanti altri casi di testimonianze dello Spirito, casi ampiamente dimostrativi e rigorosamente accertati, verbalizzati e pubblicati da eminenti studiosi di tutto il mondo; ma pur non sviando dal tema proposto, il tempo non mi permetterebbe di affrontare altri argomenti.
L'idea di un "quid" che colleghi lo Spirito al corpo fisico, è antica come il mondo. I greci parlavano di "pneuma", i romani di "simulacrum", e così via sino ai giorni nostri in cui i termini si sono decuplicati. E si va dal "doppio eterico" al "perispirito" dei kardechiani, alla vastissima nomenclatura spirituale dello Yoga; tutte sottigliezze terminologiche, si da creare una confusione concettuale. Ma mettiamo a nudo, il concetto puro di Spirito estraendolo e distinguendolo da tutte le sue stesse manifestazioni, e cioè, dalla mente, dalla psiche, dalla coscienza e dalla subcoscienza:
"La mente è un aspetto particolare dello Spirito, e occorre distinguerla dalla psiche. La psiche–ossia quel complesso di manifestazioni che caratterizzano l'orientamento, le tendenze, le passioni, la personalità umana e sociale dell'individuo–è la depositarla degli elementi materiali interni ed esterni. Interni perché provenienti dal rapporto genealogico-atavico (i geni ereditari), esterni per le nozioni e le cognizioni che la psiche è in grado di percepire; la mente, invece, è la parte vera, profonda della psiche; essa è la facoltà materiata dello Spirito, la sua estrinsecazione. Nella mente vi è la presenza di idee, dei concetti, vi è quella qualità che stabilirà, dopo, l'evoluzione raggiunta dallo Spirito nella sua missione terrena.
"Bisogna però distinguere la mente umana dalla mente spirituale. Nel complesso che possiamo chiamare "mente-psiche", troviamo la coscienza e la subcoscienza; e quest'ultima va divisa in subcoscienza materiale e in subcoscienza spirituale. La mente-psiche è la realizzazione, la manifestazione materiale dello Spirito e della mente spirituale. E' la manifestazione nella quale noi riconosciamo i caratteri predominanti del tipo umano. Nella mente spirituale,invece, riconosciamo solo i caratteri spirituali.
"La mente spirituale è dunque la superficie, l'abito dello Spirito, un aspetto della sua manifestazione. Lo Spirito puro è quella essenza primaria, di qualità assoluta, imperitura vibrazione divina"".
"Tale Spirito, in cui risiedono le più alte virtualità, per poter prendere contatto con la più pesante atmosfera dei mondi materiali, si costruisce vari involucri che fanno da elementi mediatori tra l'essere spirituale e l'ambiente in cui svolgerà le sue esperienze. Questi involucri possiamo denominarli, infine, come "complesso animico o anima". Esso si cala in un corpo fisico embrionale, al quale rimane legato mediante un "cordone fluidico", la cui interruzione provoca la morte, diventando temporaneamente un "essere umano".
Con la morte avviene la liberazione di questo complesso animico dal corpo materiale, recante nel suo seno l'essenza pura divina dello Spirito, e trasferendosi in un'altra dimensione dell'essere, nel cosmo, iniziando una nuova evoluzione in attesa di ritornare per un nuovo ciclo di esperienze, e così via, fino al completamento di tutte le esperienze in seno ai sistemi materiali, per iniziare, ancora ed ancora un altro ciclo di esperienze diverse e così fino all'infinito, evolvendosi, maturandosi, perfezionandosi, purificandosi e avvicinandosi al divino, a Dio.
Ovviamente, questa breve parentesi sulla struttura dello Spirito è la sintesi della sintesi di un rapporto completo, lungo ed esauriente, su ogni singolo punto da me semplicemente postulato, e che dovevo per forza affrontare per poter, ora parlare del trapasso dello Spirito.
Il travaglio dello Spirito è proporzionato a diversi fattori determinanti: iI livello di evoluzione spirituale raggiunto del morente, la morte improvvisa o la morte violenta.
La consapevolezza e l'accettazione, non importa se sul piano cosciente o su quello inconscio, della realtà di un mondo spirituale che avvolge, penetra e va oltre quello materiale, la conoscenza e la convinzione dell'esistenza di un al di là, tanto più acquisita, tanto più profonda, fa affrontare all'uomo il distacco dai congiunti e dalla terra con sufficiente serenità. Una serenità che negli uomini di elevata spiritualità permette di sottomettere completamente la profonda ribellione biologica e psicologica che il proprio fisico e la propria coscienza umana tentano di imporgli. In certi casi, addirittura, non si può parlare di crisi della morte, in quanto la dipartita dal corpo di Spiriti eccezionalmente evoluti rappresenta un desiderio di liberazione che spesso raggiunge i limiti della sopportabilità.
Al contrario, il travaglio dello Spirito per le persone, e purtroppo per quasi tutta l'umanità, che non hanno raggiunto questa maturità, o che l'accettano in misura limitata e dogmatica, o che addirittura negano ad oltranza ogni forma di sopravvivenza dello Spirito, questo travaglio, ripeto, raggiunge a volte momenti inconcepibili di sofferenze, che perdureranno, e condizioneranno negativamente lo Spirito nel suo immediato post-mortem.
Sarà quasi impossibile, riuscire ad essere "mentalmente autonomi", per coloro che, morendo, portano seco una visione materialistica del mondo, un tipo di cultura mondano, o una potente suggestione di un credo etico-religioso a carattere dogmatico.
Potremmo dire che ognuno, nell'immediato post-mortem, sarà costretto a lottare più o meno a lungo e penosamente contro le proprie immagini mentali, prima di stabilire il reale contatto con il nuovo ambiente di esistenza.
Quindi, una volta doppiato il "capo della morte", ansietà, stupore, terrore o serenità, dolore o gioia caratterizzeranno indubbiamente la prima fase di esistenza del neo-defunto.
Nei casi di lucidità e di immediata presa di coscienza, il neo-defunto sarà anche in grado di vedere il proprio corpo inerte, l'ambiente che lo circonda, il suo funerale, il suo seppellimento. Ed ancora, la fine improvvisa e violenta o il suicidio–quest'ultimo poi è la peggiore delle morti–la rottura improvvisa del "cordone fluidico" che lega il "complesso animico" al corpo, determinano allo spirito una esperienza traumatizzante che si ripercuoterà drammaticamente dopo, perché a causa della tragicità, recherà con sé, per molto tempo dopo la morte, la
cristallizazione psicologica della scena raccapricciante di terrore e di disperazione.
Per un irresistibile, misterioso potere di immedesimazione nelle scene che caratterizzano la morte violenta, lo Spirito può avere, anche la possibilità di dare qualche segno di sé: fisico, rumori, telecinesi, infestazioni, e persino, apparizioni; o telepatico; chiaroudienza, avvertimenti, consigli, preghiere, premonizioni, ecc., infoltendo così la già lunghissima casistica dei fenomeni paranormali.
Potrei ancora parlare a lungo, della condizione dello Spirito nel post-mortem, del "bagno letargico" nel quale è costretto e durante il quale lo Spirito stesso, in uno stato di assonnamento, tenta di liberarsi–favorito dalla "Entità guida", segno sempre presente della solidarietà spirituale – dei più superficiali e pesanti elementi che ancora lo collegano alla terra. Ed ancora del successivo periodo nel quale quell'essenza divina, pura dello Spirito, inizia, in un processo di autogiudizio,–lo Spirito non può mai mentire a se stesso–quell'esame critico rigoroso delle esperienze, del bene e del male, di cui si è reso fautore nel corso della sua vita terrena, fino a chiarificare con estrema consapevolezza la sua stessa condizione ed evoluzione spirituale raggiunta, o, simbolicamente, il gradino conquistato di una scala di valori divini, senza principio e senza fine e che percorrerla, attraverso infiniti piani di conoscenze e di evoluzioni, lo porterà ad avere sempre più chiara e più forte l'idea di Dio, senza mai raggiungerlo però, in quanto Dio stesso, il Divino, già coesiste ed esiste in ciascun gradino, in ciascun piano del cosmo, nello Spirito stesso.
Ma torniamo alla terra ed accostiamoci, ora, all'uomo morente, e vediamo come noi spiriti incarnati, congiunti, possiamo aiutarlo nel suo travaglio spirituale.
E' molto importante creare attorno all'essere che se ne va un ambiente caldo e affettuoso, e soprattutto sereno, ciò che la maggioranza degli uomini è lontano dal sospettare.
Il dolore dei parenti, il più delle volte porta a creare un gran disordine: disordine esteriore mentale, fisico, che da a chi se ne va delle sofferenze indescrivibili durante il passaggio, che è tanto difficile quanto doloroso. Bisogna pensare che il morente concentra in sé le esperienze di tu Ita la sua esistenza; tutta la sua vita emozionale gli torna alla memoria, ed egli ha in più una grande lucidità. Questa lucidità stessa lo strazia, poiché egli si ritrova, in certi momenti della sua vita, dove ha forse fatto molto male. Comprende che è troppo tardi per riparare, non sa come fare. Vorrebbe che lo si aiutasse e non trova attorno a sé che quest'atmosfera di disordine, questo squilibrio psichico e morale che gli impedisce di guardare serenamente alla vita nuova nella quale si appresta ad entrare.
Allora una sofferenza morale si scatena in lui, oltre alla sofferenza fisica, e quei momenti gli sembrano molto lunghi, non finiscono mai, i minuti gli sembrano secoli ed i congiunti attorno a lui non se ne accorgono, non vedono che il loro dolore, la loro tristezza e non l'anima che hanno davanti.
Per l'essere che se ne va, che lascia il piano terreno, bisognerebbe una più grande comprensione, un più grande slanciò di amore» Bisognerebbe che chi assiste un morente fosse pieno di questa grande tenerezza, di questo amore e di questa comprensione, al fine di aiutare quest'anima che, già staccata dalla sua forma terrestre, si trova alla soglia di un cammino sconosciuto senza osare avanzare. Che questa comprensione infonda calma, la pace, l'equilibrio e l'ordine, intorno al morente che si appresta a lasciarci. Allora, solamente, costui si sentirà calmo e potrà intravedere con minor difficoltà, la nuova vita. Sarà così più sereno e ciò è di grandissima importanza al momento stesso del trapasso, perché se l'anima compie questo passaggio nel disordine, nel caos, rischia di passare anni interminabili in questo turbamento, senza vedere nient'altro che foschi bagliori.
Delle "guide" saranno là per aiutarlo, ma è da lui stesso che verrà lo sforzo. Malgrado tutto ciò che la sua guida potrà dirgli, malgrado l'amore e la benevolenza di cui i congiunti incarnati e disincarnati potranno circondarlo, se colui che parte è completamente sviato, non potrà comprendere il loro linguaggio e vi resterà refrattario. Per queste ragioni dobbiamo chinarci sui fatti della vita fisica e spirituale che si producono in quei momenti, nel passaggio di un piano all'altro, e comprendere la grande importanza di preparare i nostri simili anticipatamente.
E' dunque un errore, per coloro che restano, piangere i loro scomparsi; se sapessero a qual punto impediscono, così, l'evoluzione di coloro che hanno amato, non ci sarebbero mai più dolori sulla terra. Non ci sarebbero più abiti neri, tristezze che accompagnano il defunto alla sua ultima dimora–ultima dimora della carne, perché non vi sarà mai per lo Spirito un'ultima dimora -.
Dobbiamo cercare di capire l'importanza che ha il lasciare liberi coloro che hanno dovuto abbandonarci. Bisogna che tutti comprendiamo che non è bene piangere, perché chiamando sempre e senza sosta, con disperazione, gli esseri amati, li leghiamo alla terra con dei fili invisibili e tronchiamo il loro slancio.
Lo Spirito che lascia la terra deve essere assolutamente libero. L'affetto durerà sempre. E finché si penserà a lui, l'essere amato sarà vicino e presente. Ma ciò che bisogna evitare è di tappargli le ali. Tutte queste ripetizioni sono necessarie. I destini superiori dell'essere non possono realizzar si in lui se è continuamente attirato in basso, verso la terra, dai congiunti.
Una infinità di spiriti, di ogni sorta, sono attorno a noi; soprattutto spiriti molto bassi. Non possiamo immaginare tutte le forme che esistono in questo piano e che aspettano al varco quell'anima che deve lasciare la terra, per ostacolarle il cammino, per confonderla, per legarla a loro, in quel vortice malefico di quel "sottobosco astrale" ove si trovano e non hanno ancora superato. Pensiamo, dunque a ciò. Bisogna preparare una strada chiara al caro morente, su cui egli possa inoltrarsi fermamente. Ciò dipende da noi perché l'essere che è alle prese con la sofferenza fisica è in pessime condizioni per compiere quel cammino, mentre noi, sani ed in tutta coscienza, possiamo e dobbiamo aiutarlo.
Mettiamo dei leggeri profumi nella camera di un morente, finché è possibile profumi naturali, di fiori. Anche l'incenso andrebbe bene, se non impressionasse i malati. Scegliamo fiori con profumo molto sottile, fiori bianchi, garofani bianchi, rose bianche, mughetti, anche fiori di campo, evitando i fiori senza profumo. Lasciamo sempre aperta una Finestra, perché l'aria si deve rinnovare incessantemente. Dobbiamo immettere continuamente nella stanza nuovo "prana": quando si dice che l'aria contiene prana, dobbiamo intendere che una grande quantità di Spiriti puri vi si muove. Bisogna che l'essere che se ne va si trovi come in un bagno ristoratore. Ecco perché in qualsiasi stagione una finestra dovrebbe restare sempre aperta.
La più grande calma deve regnare attorno al congiunto. Non bisogna mormorare vane preghiere; anche quelli che hanno l'abitudine di pregare tutti i giorni si devono astenere dal farlo. Le preghiere per i morti creano vibrazioni che li turbano. Pregare non li aiuta. Saranno pensieri di amore, di calma e di pace che daranno al congiunto l'equilibrio necessario per liberarsi serenamente.
Non bisogna attendere la decomposizione del corpo. Lo Spirito in misura della sua evoluzione, lascia il corpo presto o tardi; a volte in due tre ore, a volte in giorni. Ma giustamente, allorché si tratta di Spiriti così poco evoluti, o di Spiriti che hanno compiuto azioni addirittura malvagio, è indispensabile che il loro corpo parta subito, perché questi Spiriti più restano e più vogliono restare. Si deve loro indicare il cammino con un pensiero fermo, dir loro che il loro compito non è più qui.
Il funerale è molto sconveniente por l'anima che se ne va, qualunque sia il suo grado di evoluzione. Soffrirà di meno se è un'anima molto evoluta; ma se non lo è, ciò sarà molto penoso. Ci sarebbe tutta una riforma da fare. Tutto ciò di cui si circonda il deceduto, attualmente, denota un'incomprensione totale dell'anima umana. Questi canti lugubri, quella musica negativa, nefasta, sono da abolire completamente. Se teniamo assolutamente alla musica, che sia una musica piuttosto gaia, molto armonica. Bisogna assolutamente che coloro che hanno amato colui che sta partendo, che lo hanno amato con tutto il cuore, abbiano un pensiero d'amore per dirigerlo, perché egli trovi la luce.
Già coloro che hanno compreso, non portino il lutto. Al contrario, devono aver sempre abiti chiari, leggeri di tinte armoniose. Il nero è una questione vitale, ben più profonda di quel che si pensa. Il nero libera radiazioni molto basse, molto negative, che avviluppano l'essere che se ne va in legami nefasti che gli impediscono di percorrere il suo cammino. Ed è a causa di queste radiazioni, liberate anche dai nostri abiti neri, che vengono attirati tutti gli Spiriti non evoluti, i più bassi.
E' logicamente sconsigliabile andare nei cimiteri di frequente specialmente quando sono affollati. Nei cimiteri, infatti, la presenza di corpi sepolti da poco tempo, attira in buona parte entità involute che influenzano negativamente la zona. La cosa è ancor più pericolosa nei giorni della commemorazione dei defunti, perché gli Spiriti, più bassi attivati dalla folla che collettivamente emana una certa carica medianica, possono provocare anche casi di cosiddetta "possessione spiritica".
La tradizione considera sacro il culto dei morti ed è giusto, ma fino ad un certo punto, perché se deve esserci un culto, esso deve, rigorosamente rivolgersi più propriamente allo Spirito e non al corpo; e la migliore espressione di tale culto è il più alto interesse spirituale che dovrebbe avvicinare lo Spirito dei vivi con quello dei trapassati, il che–riconosciamolo–è molto raro.
Una “comunicazione” in risposta ad una mia richiesta per una scaletta che mi aiutasse in questo lungo e complesso lavoro, avuta da una “intelligenza” che si autodefinisce “K” e che racchiude, in sintesi, direi, lirica, tutto il tema esposto, metterà la parola fine. Ovviamente, non intendo di colpo cambiare tutti i convincimenti acquisiti da culture e da tradizioni, ma voglio sperare che chi la leggerà, con animo non prevenuto anzi disponibile, cominci a guardare la vita sotto altri aspetti, lo Spirito sotto una nuova luce, unitamente a tutti i valori che ne derivano, soprattutto al di là della morte.
"Ascoltate. L'uomo che muore è Spirito che si libera dalla carne. E' Spirito che si invola. Ma a ciò che sia possibile, occorre che lo Spirito si sciolga dal corpo, che i legami che avvinghiano esso Spirito al corpo si allentino.
Questo avviene e non è morte. Ciò che l'uomo chiama morte dovrebbe dirsi meglio e solo "trapasso".
Esso trapasso è infatti il passo estremo che lo Spirito compie al termine di un suo ciclo vitale nel corpo, al termine del suo cammino umano.
"Nascere, morire: ecco ciò che è l'uomo, ed è un breve segmento della vita universale. Poiché tutto ciò che è universale è Spirito e materia insieme.
Ora l'uomo cessa di essere tale sul secondo estremo del segmento.
E l'uomo cade mentre il suo Spirito si eleva.
L'uomo cede le sue forze al tempo e il Tempo gli si svela.
Quando l'uomo trapassa, nell'istante del trapasso, l'uomo vede l'invisibile e ne ha gioia o angoscia, a seconda di come visse.
Son tutti lì, ad attenderlo, coloro che lo precedettero nel trapasso. Tutti lì per guidarlo e rincuorarlo. Egli deve andare. Lo si aspetta.
Gli incarnati congiunti piangono la fine ed è umano; gli Spiriti congiunti gioiscono l'inizio ed è sublime.
Ma lo Spirito deve liberarsi dai legami che lo inchiodano alla terra. Egli deve, e lotta per riuscire.
La sua lotta è immane ed è come un pulcino che sguscia dall'uovo.
E più fu giusto in vita umana, più breve è la lotta e meno estenuante. E più fu ingiusto in vita umana e più lunga ed estenuante la separazione.
Ora, pensate che tale separazione dura giorni e giorni. Ma non c'è legge divina che lo stabilisca.
Ed è gioia e sofferenza. Molto dipende dai congiunti umani o dal corpo che muore.
Sappiate che il pianto, purtroppo, rende più sofferente chi muore. E sappiate che il corpo più è immobile, più lascialo Spirito.
Questa è legge divina. E la gioia, o la sofferenza, dello Spirito nel mondo invisibile è grande.
Lì tutto è nuovo per lui. Tutto è sorprendente.
Egli deve adattarsi. Ma in ciò lo aiutano gli Spiriti per questo inviati.
Egli crederà di essere ancora nella carne fino a quando avrà perduto la percezione del palpabile. E quando tale percezione sarà scomparsa egli sarà uno Spirito.
Egli sarà un'Entità Cosmica, non più universale. Questa è Legge divina".
(1) “Il Bardo Thodol – il libro tibetano dei morti”. E, Atanor
(2).Dal"Rapporto K"–Centro Studi Esoterici Siracusa
(3) Questo rapporto del dr. Ribeit Hout, un uomo di medicina abituato a ragionare con mentalità scientifica, dotato di facoltà di sensitivo, è stato diffuso dalla rivista. statutinense "Light", tradotto dal periodico "verso la Luce" di Roma e pubblicato nella rivista "Arcana" nel giugno del 1972.
Scritto da michelangelo, 5 anni, 1 mese fa
Una bara bianca per Piergiorgio. A Loredana che mi ha inviato la canzone di Simone Cristicchi. Grazie del commento e del testo della canzone. Rispetto la tua riflessione su welby ed è molto poetica la canzone. Ma l'autore è sano e pieno di vita e… di successo, mentre Piergiorgio era solo tra tante ombre oscure, immerso e perduto nei suoi pensieri. Anche lui ha scritto dei bellissimi pensieri poetici, toccanti e pieni di amore per la vita e per il mondo intero. E quando Piergiorgio scriveva era pieno di vitalità, di voglia di vivere, e anche con la sua sofferenza "correva" incontro alla vita. Ne sono convinto. Uno Spirito elevato che sa di poter dare tanto, non decide di negare agli altri e a se stesso le perle della sua stessa saggezza. Tutto quanto, invece, girava attorno a lui, amici, familiari, medici, politici era un elogio alla morte, un'attesa, un atmosfera lugubre e pregna di energia negativa. Nessuna esortazione alla vita, ma uno squallido movimento mediatico e politico. La camera della morte allestita da tempo. E il Gesto non s'è fatto attendere. Un boia laureato per l’occasione e pochi intimi corvi neri furono le ultime immagini che i begl’occhi di Piergiorgio furono costretti a vedere mentre gli porgevano la cicuta. Nessuno dei presenti avrà pianto. Le lacrime sono venute da chi non l'ha conosciuto e da me.
Scritto da michelangelo, 5 anni, 1 mese fa
Io ho pianto mentre scrivevo quest’ultima provocazione, perché sono emotivo e perché so di non essere compreso, questo poi credo che sia un mio karma. Io non sarei mai capace di pensare di dire: ti amo, ti amo da morire ma ti tolgo la vita per il tuo bene, per non farti soffrire e perché tu me lo chiedi. Qualcuno “grande più di tutti noi”ebbe a gridare nella sofferenza della croce: “Padre mio perché mi ha abbandonato”. E che vuol dire? Che l’aveva con Dio, che lo lasciava morire invece di salvarlo? Che non voleva morire dopo che era venuto sulla terra e programmata la sua vita ed in particolari la sua morte? Ed ancora ai suoi carnefici: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno” E che vuol dire? Che la morte che stavano per dargli era tanto grave da non riconoscersi il diritto del perdono e invitava il Padre a farlo. Non c’è perdono umano per chi si arroga il diritto di togliere la vita di un uomo per nessun motivo. Ed io non smetterò di scrivere provocazioni su provocazioni che hanno un unico obiettivo: Che l’UOMO RIFLETTA!
Scritto da michelangelo, 5 anni, 1 mese fa
Un granello di sabbia di "K" ai lettori di Orientalia
“Chi sa di essere fratello dal fondo dell’anima, costui sentirà il soffio del buon vento
ciò che altri non potranno. Allora si leverà e, andando, potrà ben vedere come si scala una montagna coi denti. Dopo, potrà dirne al mondo ogni meraviglia e sarà ascoltato”.
Buona Pasqua da Michelangelo
Scritto da michelangelo, 5 anni, 1 mese fa
Buona Pasqua anche a te!
Scritto da boh, 5 anni, 1 mese fa
Premessa: se le mie riflessioni don sono gradite prego l redazione di cancellarle.
Delitto Cogne. L’eroina complice innocente
La risposta che la Franzoni ha dato a Bruno Vespa a porta a porta su cosa chiederebbe all’assassino di suo figlio è molto inquietante.
Lei non vuole sapere chi ha ucciso suo figlio Samuele, ma chi c’era dietro quella mente alterata di coscienza.
Chi è il vero mandante dell’efferato delitto.
Quali motivazioni hanno potuto armare la mano che ha inferta una così crudele morte.
Lei pur sapendo come si sono svolti i fatti è sincera quando afferma di essere innocente, è sincera quando dice di essere sana di mente ed è sincera nel suo grande dolore di mamma.
Non lo è invece in tutto quanto non si configura con la sua proclamazione di innocenza.
E sono nate tante versioni, tanti indizi, tante armi del delitto, tante modalità, tanti orari, tanti sospetti, tanti indagati, e una sola possibile motivazione: il momento di follia.
Fiumi di interrogatori, sopraluoghi, sequestri, perquisizioni, filmati, foto, analisi, tesi di accusa, e di difesa in migliaia di atti processuali.
Se si aggiunge la campagna mediatica, giornalistica e televisiva il risultato a pochi giorni della sentenza è come un tzunami che avanza inarrestabile travolgendo coscienze su coscienze e come sempre spaccando in due l’opinione pubblica.
Ma come stanno veramente i fatti?
Io, Michelangelo, novello don Chisciotte ho la presunzione di poter dire la mia versione che, come sempre, non cambierà nulla, non sarò creduto ma non mi esime dall’affermare che la sentenza, purtroppo, legalizzerà o la condanna di una innocente o l’assoluzione di una complice.
Comunque, e cercherò di dimostrarlo, La signora Franzoni sarà l’eroina di Cogne.
Ora mi fermo perché il seguito è nella mia mente ma devo ancora scriverlo.
Michelangelo
Scritto da michelangelo, 5 anni, 1 mese fa
Riflessioni di Michelangelo sul […]
(seconda parte)
[…]
Ciò che è da prendere in considerazione:
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Quando poi alle domande sulle motivazioni profonde accennate in premessa, queste saranno oggetto di una ulteriore riflessione su un piano esoterico, simbolico e biblico.
Accenno soltanto alla circostanza riportata nelle sacre scritture dove Samuele, profeta del Signore era stato a lui consacrato dalla madre Anna che sterile ebbe la grazia di partorirlo e spirò tra le braccia di Davide dopo averlo proclamato Re e che poi si rifugiò nel deserto per sfuggire ai suoi persecutori………
Michelangelo
Scritto da michelangelo, 5 anni, 1 mese fa
Perchè nella riflessione sul delitto Cogne (seconda parte) è stata pubblicata solamente la parte finale? Se è una censura della redazione va bene, è nel suo diritto, ma se è un errore o un disguido desidererei saperlo affinchè possa ritrasmettere il post. Grazie e affettuosi saluti
Scritto da michelangelo, 5 anni, 1 mese fa
Gentile Michelangelo,
è in taglio di redazione: non voglio che si parli di cose così gravi, paurose, sgradevoli e inopportune, in questo blog, come di quell'evento. A parte che non sono riusciti a stabilire con esattezza i giudici cosa sia successo, non vedo come piuò farlo lei.
Mi spiace quindi, ma l'ho trovato necessario. Come, peraltro, non voglio che si parli di satanismo.
Cordiali saluti,
Boh
Scritto da boh, 5 anni, 1 mese fa