Aghakan Palace e il Bhandarkar Oriental Research Institute di Pune

Oggi faccio la turista. Volevo ringraziare Placida Signora e Iskandar, che mi commentano da Genova e dal Giappone (dove esattamente?), ma la pagina dei commenti non si apre. Come anche la mia posta. Pero’ ieri notte sono riuscita a trasferire sulla chiave USB la mia lecture e sono felice. Solo che in camera, verso le 11, quando mi stavo trascinando a letto, ho ritrovato anche la mia chiavetta portata dall’Italia!

Gia’ sono andata a far colazione, sono le 11 ma dopo 32 ore di veglia 9 ore di sonno non sono moltissime, mi sono fatta fare masala dosa con sambar e un piatto pieno di cotolette vegetali e altri cibi dell’India del sud.

Ho sentito anche una mia carissima amica di Delhi, Rani Jethmalani. Lei e’ un famoso avvocato della Corte Suprema che combatte da anni la discriminazione delle donne in India e ha fondato il WARLAW, che difende pro bono le donne che hanno subito danni e lesioni di ogni tipo. Purtroppo stava partendo per Indore a sentire un grande guru che vive nell’Ashrama di Pondichery, vicino Chennai, ma domani forse vedro’ il padre, ex-ministro e Preside della Facolta’ di Legge qui a Pune. Il prossimo anno verra’ a trovarmi a Milano, Inshallah.

h. 10:03: Sono appena tornata dall’ Agha Kan palace, che negli anni Trenta e’ stata la prigione dove gli inglesi hanno tenuto Gandhi, dove e’ morta sua moglie Kasturba e dove sono le loro ceneri. Alla fine degli anni ’60 l’Agha Kan ha donato il palazzo alla nazione indiana. Circondato da magnifici giardini, con mille ricordi della loro vita di ogni giorno — i semplici sandali di cuoio di Gandhiji, gli stessi per decine di anni, le collane di fiori secchi, le loro suppellettili di legno nudo e liscio e un commovente vasetto di talco della moglie, unica cosa futile — il palazzo e’ un luogo denso di memoria. Gli indiani ci vanno in pellegrinaggio e le guardie lo controllano con rispetto e gli occhi dolci, anche se sono armate.

Li ho ringraziati scrivendo sul loro guest book e mi sono fatta raccontare un po’ di storie legate a Gandhi, storie non scritte ma tramandate dalla gente del posto. Dico la verita’, mi sono emozionata.

I bambini della scuola, con le loro uniform ben stirate, i capelli raccolti e allisciati col pettinino, camminando in fila ordinata per due, sorridenti dietro al maestro, entravano con allegria lieve e rispettosa, si inchinavano, pregavano.
I miei colleghi andavano di corsa, tutti impegnati nel loro networking incessante, e dicevano: tutto qui?

Ora, mentre loro mangiano — o meglio, si abbuffano dicendo guarda quanto costa poco, ad Atene costerebbe il doppio, a Glascow il triplo ecc. ecc. — io scrivo e poi andro’ da sola al Bhandarkar Oriental Research Institute e rinfrescarmi un po’ l’anima e il cervello. Non pensavo di essere cosi’ intollerante verso gli Occidentali e, soprattutto, di sentirmi cosi’ diversa: diversa da loro, diversa dagli Orientali, uguale e coerente con me stessa soltanto. Ma dove gli altri pregano, soffrono, amano, credono, io prego, soffro, amo, credo con loro.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.