India: gli Intoccabili o Dalit in lutto per Kanshi Ram

Dalit womanIl 9 ottobre, per un infarto cerebrale, è scomparso a Delhi, all’età di 72 anni, Kanshi Ram, detto il “Messia degli Intoccabili”. La sua scomparsa è una grande perdita non solo per i 250 milioni e più di fuoricasta o Dalit che vivono in India, ma per tutti i negletti e i diseredati della terra, per tutti quelli che credono nella dignità umana e nei diritti fondamentali dell’uomo.

Kanshi stesso era nato intoccabile, benché avesse avuto modo di studiare e poi di lavorare sin da giovane per il governo. Nel 1970 aveva formato la All India Backward and Minority Employees Federation, dando ai Dalit una identità politica. Aveva cominciato coll’unire le forze dei Dalit per il voto nel 1981 e nel 1984 aveva fondato il Bahujan Samaj Party (BSP), che ha per simbolo un elefante: un animale molto forte, paziente, che lavora moltissimo, ma che non dimentica. Col BSP, un partito basato sulla casta, i Dalit avevano acquisito una voce politica e un reale accesso al potere.

Kanshi Ram abbracciò da giovane il Buddhismo, una religione che non inquadra la società nel sistema castale e, anzi, lo rifiuta, come rifiuta, almeno in teoria, la discriminazione severa fra uomini e donne. Seguì poi le orme del leggendario leader dei Dalit B R Ambedkar (1891-1956). Ora il partito fondato da Kanshi Ram ha 15 seggi nel Lok Sabha, la Camera Bassa del Parlamento o Camera dei Deputati ed è il partito che governa lo stato settentrionale dell’Uttar Pradesh.

Ma chi sono gli Intoccabili, i fuoricasta o Dalit? Sono quelli aldilà del sistema castale, con le sue quattro caste principali o varna e le sue innumerevoli sottocaste o jati. Secondo il Rgveda , le caste sono quelle dei brahmani, nati dalla testa, che studiano i Veda e li insegnano, officiano i riti e i pandit: ora costituiscono la maggioranza dei professori universitari (che godono di un alto status ma non sono ben pagati). La seconda casta era quella dei guerrieri (con alla testa il re), che ora è rappresentata dalla maggioranza degli amministratori e funzionari statali, nati dalle braccia. La terza è quella dei produttori di reddito, nati dallo stomaco (che lavora per tutto il corpo), cioè i commercianti, gli agricoltori, e anche i proprietari di grande case editrici come la Motilal Banarsidass, e così via. La quarta casta, degli shudra, è quella di chi è nato per servire gli altri, proprio come fanno i piedi nel corpo umano, che reggono il peso del corpo, lo trasportano e camminano nella polvere e nello sporco.

Le quattro caste principali sono divise in centinaia di sottocaste o jati, divise tradizionalmente in base al lavoro. In pratica, il sistema castale si fonda su di una rigida divisione basata sulla purezza rituale per quanto riguarda il cibo, il lavoro e il matrimonio.

Oltre gli shudra, più in basso di questi, ci sono i fuoricasta, i Pariah o Dalit, quelli che Gandhi chiamò “Harijan” o Figli di Dio e ai quali dedicò nel 1933 il settimanale Harijan. Questo status al di fuori delle caste non comporta necessariamente la povertà, ma uno status infimo e, spesso, l’ignoranza che, se nelle città non si notano molto, nei villaggi e nella campagna, cioè nella maggior parte dell’India, sono molto evidenti. La missione dell’International Dalit Solidarity Network è: working globally against discrimination based on work and descent. Dice di sé un intoccabile nel portale dei Giovani della pace:

Nell’ordine sociale questo significa che i fuori casta sono anche messi fuori dai villaggi, ovvero costretti alla separazione fisica. Come fuori casta io non posso camminare sulle strade comuni, non posso attingere acqua dai pozzi dove l’attinge l’altra gente, devo pregare in un tempio a parte, in alcuni villaggi non posso usare le scarpe; in alcuni posti ci sono due bicchieri, uno per la gente normale ed uno per i fuori casta come me. È più di un apartheid, perché è nascosto. Solo da poco tempo i fuori casta come me hanno la possibilità di recarsi all’estero e spiegare alla gente ciò che accade in India.

Riprendo dal post ‘Replica all’articolo di Repubblica “India, la rivolta dei bramini contro gli Intoccabili:

L’intoccabilità è stata formalmente abolita dalla costituzione nel 1950 e, nella stessa occasione, il costituente indiano elencò in due separate tabelle costituzionali (schedules) i gruppi castali e tribali più discriminati (in altre parole quelli che noi, ancora oggi, conosciamo come pariah, fuoricasta o intoccabili). A costoro, definiti con l’acronimo SC/ST (Scheduled Castes/Scheduled Tribes), venne riservato il 22,5% (una quota lievemente inferiore alla loro proporzione rispetto alla popolazione indiana) dei posti pubblici e dei posti scolastici, incluse le Università e i centri d’eccellenza accademici. Il provvedimento in questione doveva avere una durata quarantennale, ma nel 1990 venne rinnovato e, da allora, è ancora in vigore..

Fu Kanshi che riconobbe che i Dalit, che formano il 17% della popolazione dell’India, non solo hanno la dignità morale loro riconosciuta per primo da Gandhi e rappresentano una forza economica, ma potevano essere uniti in una potente forza politica.

La bellissima donna della foto è una indiana “scheduled”, cioè appartenente alle razze o alle caste protette – una Dalit, una fuoricasta o, come dicono in Nepal, una “etnica” – che ha partecipato alla World Conference Against Racism tenutasi a Durban nel 2001.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.