In 4° ginnasio, molti anni fa, ho cominciato a indossare la kefiah, sapete quel grande fazzolettone bianco e nero con le frange, simbolo dell’Intifada: un po’ perché mi piaceva, molto perché mi pareva assurda la fame di terra degli israeliani e che gli USA l’appoggiassero. Dicevo sempre: come se io pretendessi, dopo qualche secolo, di rimpossessarmi delle terre della mia famiglia. Che poi non erano neanche le loro, degli ebrei intendo, o troppo tempo fa.
All’inizio mi guardavano con curiosità perché la kefiah non la conosceva nessuno, io l’avevo avuta in regalo da un amico nero del Senegal che era nato e vissuto a Londra, fra africani neri e nordafricani, ma in Italia non si era ancora vista; dopo un po’ di anni mi davano della fascista e persino della nazista, perché andare contro gli ebrei era considerato assai politically incorrect. Ora, dico la verità, a parte che di solito la indossano i punkabestia, ma di simpatizzare con la causa araba non me la sento più e non la indosserei neanche se mi pagassero per farlo.
E per una sola ragione: chi inneggia alla lotta armata, chi è esaltato per la violenza, chi non crede nella legge — anche quando non è applicata con giustizia, perché altrimenti è il Far West — chi si scaglia contro il capo di una chiesa (e non “una chiesa”, come è stato scritto, ma la chiesa più grande del mondo) perché dice che la violenza non può essere un metodo — e, peraltro, il concetto di guerra santa è ben vivo negli scritti dell’Islam — minacciandolo e minacciando la libertà di parola e di religione, chi prende la scusa di un Allah e del Profeta per gettare bombe e scatenare panico a livello internazionale e causare morti innocenti e ricattare i governi, e chi cerca di impedirmi di dire quello che penso liberamente e di viaggiare in sicurezza, o di prendere la metro con sicurezza, senza temere attacchi indiscriminati, no, non lo accetto. Non faccio più mia la causa palestinese, pure giusta che sia, pure lunga che sia, pure se la questione è diventata da tempo un altro Vietnam.
Voglio sentirmi libera in casa mia e voglio che chi viene in casa mia rispetti le regole democraticamente scelte. Perché io rispetto sempre le regole del paese dove vado. Certo, le nostre sono perfettibili, ma proprio per questo sono giuste: perché non sono assolute come una guerra santa. Sono aperte e suscettibili di miglioramento, di discussione, di incontro.
Ho parlato diverse volte di cultural clash e che l’Oriente, anche il Vicino Oriente, ha buone ragioni, ragioni millenarie, per avercela con l’Occidente. Ma ora basta. E se io mi rivoltassi perché un tempo gli arabi hanno invaso parte dell’Italia? Devo ancora avercela per questo? Anche loro, in nome dell’Islam, hanno invaso e razziato, depredato, violentato: basta vedere quello che hanno fatto in Kashmir o nelle pianure gangetiche, quando a più riprese, nel corso dei secoli, milioni di indiani hanno dovuto lasciare in fretta il paese e andare in Nepal per cercare di salvarsi, e molti altri hanno fatto la fine più atroce. Nel pur violento alto medioevo, i musulmani erano famosi per la loro violenza.
E ora dicono a me, a tutti noi, e a un rappresentante della cultura occidentale, il Papa, che non deve parlare dell’Islam e della guerra santa! Decine di mullah e capi religiosi vari ci vengono a dire che l’Islam non è tutto così, è anche moderato, è anche per il dialogo, vuole convivere pacificamente con l’Occidente: e allora, mi chiedo, politicamente in Italia dove sono questi islamici moderati? Perché non si costituiscono come forza politica, perché non si espongono ufficialmente, dato che vivono qui e hanno, qui ce l’hanno, libertà di parola? Perché, insomma, lasciano parlare per loro sempre i violenti, gli estremisti, gli intolleranti o, peggio, gli esaltati, i deliranti, i kamikaze, gli attentati, le bombe? Ma avete visto quell’arabo ieri sera che ha interrotto reiteratamente e urlando come un ossesso non so quale ministro, che faccia, che arroganza, che aggressività?
E’ per questo che ho raggiunto il limite: appoggio la causa della Palestina — e chi non potrebbe appoggiarla, con un minimo di buonsenso e di giustizia — ma non accetterò più chi vuole comandare a casa mia, chi mi urla in faccia ordinandomi di tacere, come un nouvel Duce, e lo fa in nome dei dettami più retrivi di una religione che è diventata per se stessa simbolo di violenza. Da quello che sapevo io, il jihad è una lotta interiore per raggiungere dei risultati spirituali, è un fondamento stesso della dottrina: mi pare che venga inteso invece nel modo più violento e reazionario, come un mezzo di repressione, intimidazione e ricatto, come una guerra. Santa? Non direi.


hai offerto davvero molti spunti, carissima boh, magari ci torno sopra. Ora, al volo, noto solo di sfuggita che no, il Papa non è un rappresentante della cultura occidentale. Poi aggiungo immediatamente subito dopo che ho capito perfettamente perchè hai usato quell'espressione e condivido pure il tuo pensiero al riguardo. Però mi sembrava necessario fare questa specificazione oggi, quando il rischio di identificare cristianesimo e occidente è altissimo ed altissimo è pure il rischio di identificare culture e religioni. Il cristianesimo (anche se rischiamo di dimenticarcelo, e non lo dico certo per te) è nato in Asia, come ricorda di continuo il mio amato Panikkar. Poi certo, l'ellenismo e bla bla (l'ho letta tutta la lezione di Ratisbona e ok). Ma, come dice un Salmo: "Tutti là sono nati", e io quando lo leggo (cioè spesso) penso di essere nato in Asia, non ad Atene. Scusa la lezione esegetico-teologica:)
Scritto da donMo, 5 anni, 4 mesi fa
Anche io andro' sul semplice. Gli spunti sono troppi e la situazione delineata dal post e' complessissima. Piu' complessa di quanto sembri.
Comincero' col dire che apprezzo la scelta di abbandonare la kefia. Personalmente non mie' mai piaciuto che si adotti un costume di un altro popolo, specialmente se questo ha un certo fardello di significato. La kefia e' diventata presto una moda risibile (tu parlavi di punkabbestia ma potremmo anche parlare di semplici liceali) e ha stemperato (in tempi divenuti poi globali) la sua vera connotazione, la sua forza originale soprattutto agli occhi di noi normali che camminavamo per strada e che guardavamo i tiggi'.
E' come se per moda o simpatia le nostre ragazze cominciassero a indossare il burqa (!) o i nostri ragazzi il turbante. (Se ne parlava qualche post fa!) Diciamo pure che un certo appiattimento culturale di una certa globalizzazione ce lo siamo chiamato, voluto, costruito intorno negli scorsi vent'anni, accettando queste e altre cose.
[Piu vivo e piu' capisco quanta responsabilita' c'e' in ogni singolo atto che compiamo. Specialmente quando questo atto assume una connotazione mediatica, modaiola. Tutti conosciamo il potere dei media passivi nel plasmare le masse ma nessuno ha mai capito che il solo camminare per strada (conciati in un certo modo o in un altro) e' il piu' forte, subdolo medium. Kefia, ombelichi di fuori, pantaloni mimetici (ahime' questi ultimi tanto popolari anche in Giappone) sono il vero massmedia, quello che unisce, mescola, sminuisce certe cose–che poi certamente rivediamo in televisione–da un possibile senso di realta'.]
{Mi spiego meglio, usando non la kefia ma la mimetica. Certi abiti, costumi, accessori DEVONO restare limitati a un certo utilizzo. Io ho usato la mimetica in quei tremendi mesi di servizio militare. Capitai male… La mimetica la vediamo [in TV] addosso a quelli che muioiono sui carriarmati [I militari non sono del resto civili travestiti e 'convinti' da una causa?] o addosso a quelli che uccidono altri in mimetica [e non solo] ?}
Indossare la mimetica per moda–per esempio–e' un altro tassello del mosaico della rovina dei nostri tempi.
Gia' oggi non ci fa piu' nulla vedere scene di guerra in televisione. Se poi l'occhio si abitua a certi colori anche nel quotidiano delle nostre citta' (ancora, per fortuna, in relativo tempo di pace) si avvicina presto il giorno in cui anche da noi gireranno vere truppe armate e in mimetica vera.
Insomma, a rischio di passare io per un conservatore, per un antiquato, direi che si debba tornare a nutrire se non un rispetto un modo di comportarsi piu' degno, piu' discernente.
Certe cose lontane vanno tenute lontane. Che sia intifada, che sia la donna nel burqa, che sia la mimetica con tutto il suo mondo di polvere e cingolati. Se uno ha una simpatia per qualcosa dovrebbe esprimerla con responsabilita' e mai avvicinando o adottanto. Ma tenendo lontano cio' che e' lontano. Perche' la simpatia non teme le distanze. Ma forse la distanza teme la simpatia.
Parlo non solo di moda ma anche di linguaggio. E linguaggio, espressione del se', e' anche cio' che indossiamo nel tempo, negli anni.
Le parti estreme di cui parla Boh, quelle che intimidiscono noi e le parti moderate del mondo arabo profittano proprio della nostra moribidita', del nostro aver accettato, confuso, mischiato tanti elementi. In una parola della nostra profonda gravissima crisi culturale (religiosa, economica, d'abbigliamento). Il nostro non capirci tra di noi. L'Occidente (l'Europa tutta) si e' balcanizzato. Un'enorme Jugoslavia. In cui puo' succedere di tutto da un momento all'altro e non solo perche' c'e' una minaccia esterna. Quella sara' una miccia, ma l'esplosivo e' gia' dentro e al suo posto…
Percio' io mi auguro che si abbandonino tutti gli accessori/simboli che non ci riguardano davvero. Comprese le mimetiche, che sono l'ultimo passo prima di una interiore e prona accettazione dell'idea di una guerra.
Quante volte ci stupiamo a vedere servizi giornalistici in cui i bambini vanno a spasso coi fucili? Per noi il fucile e' un simbolo di un certo peso. Per altri forse no, a partire dalle isole Svalbard a Sulawesi.
Ma sapeste quanti simboli (non nostri e non autorizzati) portiamo in giro che fanno inorridire/eccitare le masse di la dal confine…
Immaginate un arabo analfabeta e facile ad eccitarsi che sul satellite vede un servizio TV della Rai sui prossimi esami di maturita'.
Location: un liceo di Roma o Milano. L'80% dei ragazzi intervistati, col viso tipicamente grave dei nostri adolescenti, porta la kefia. Che deve immaginare l'arabo del villaggio sperduto che guarda la potentissima televisione? Non so… Ma qualunque agitatore lo avvicini avra' compito facile.
Quindi brava Boh.
Che casino di ris-post! Scusate.
Scritto da Iskandar (DOEI), 5 anni, 4 mesi fa
ahi ahi ahi! Ho scritto una risposta a entrambi lunga oltre mezz\'ora, poi sono andata avanti per sbaglio e ho cancellato tutto: quindi riscriverò. Con tempo, perché ora vado alla zolla, al mio lavoro, intendo.
Ma, doMo, ribadisco il concetto: il Papa e\' un simbolo (non l\'unico, ma il più potente) della cultura occidentale. Lo attaccano per quello. La cultura occidentale è identificata col capitalismo e col cristianesimo-cattolicesimo. Poi spiegherò quello che intendo. Come infatti l\'algerina francese nata a Parigi non mette certo il chador, che non ha mai messo prima, perché crede fermamente che deve coprirsi i capelli: lo fa perché difende la sua identità, che sente ingiustamente attaccata e soppressa, o non valorizzata, dalla cultura della capitale francese. Lo fa perché si sente, a torto o a ragione non sta a me deciderlo, ghettizzata.
Il Papa è questo, un simbolo potente dell\'Occidente. Questa è la percezione.
Inoltre, per quanto mi riguarda, ho parlato di cultura e non religione. Perché ribadisco che il Papa, o il XIV Dalai Lama o chi sia, capo politico, religioso, di un governo, semplice cittadino ecc., ha il sacrosanto diritto di parlare, specie se non solo non offende ma dice cose sacrosante: che la violenza non va usata come mezzo di interazione ma va usato il dialogo. E che Johad non può essere guerra santa. Che dice di così offensivo, dico io?
Ma non mi dire donMo che il Papa è asiatico perché San Pietro era della Galilea…!:)
Anche L\'Impero Romano era d\'Occidente e d\'Oriente: si può dire che fosse una cultura orientale? Roma la identifichiamo con la cultura occidentale che cercò di universalizzarsi.
Per Iskandar: non avevo neanche 12 anni!:) ho fatto la prima elementare che non avevo compiuto 4 anni, e avanti, vedi tu quanti anni avevo al ginnasio e liceo. In ogni caso ci credevo davvero e mi pareva giusto fare un po\' come i preti e le suore con le tonache o il colletto, o i medici col camice, o i cuochi col cappello: dimostrarlo, essere \"simbolo vivente\" delle cose in cui credevo. Niente massa, ancora. E poi, al tempo, non lo capiva nessuno e non la portava nessuno….:) Io mi stupivo molto ma, davvero, non sapeva nessuno cosa significasse.
Sai, il mio ex-direttore a Harvard diceva: non basta sedere sul tatami per diventare giapponese (lui ha la moglie giapponese e qualche problemuccio ce l\'ha).
Ecco, io non volevo diventare qualcuno o qualcosa di diverso da chi sono, al tempo, anzi, volevo essere anche un manifesto vivente di chi ero e quello che pensavo, e volevo combattere per quello in cui credevo.
Più tardi, per esempio, sono stata l\'unica della scuola, anzi, di tutta la città, Rom inclusi, a non pettinarmi per ben 1 anno! Mio padre ha saggiamente finto di niente ma ti assicuro che era semplicemente scandaloso, il mio era un liceo per i figli \"bene\" e per i bravissimi super-raccomandati dai professori delle medie (io lo ero, anche se non volendo perché non facevo un accidenti:)) e non pettinarmi era il mio modo di protestare contro un sistema scolastico che privilegiava in modo sfacciato le signorine di belle speranze che stavano molto zitte (non fra loro, coi prof!), finte ingenue o grandi vamp, che andavano a feste e festicciole e niente altro. Alle femminucce con la gonna che facevano le cose giuste: in primis, si sceglievano un fidanzato potenziale marito \"giusto\". Cosa che è validissima anche adesso, peraltro!
Un po\' diverso dai pantaloni mimetici dei giapponesi, mi pare. I pantaloni mimetici di massa sono appunto un tentativo di mimetizzarsi con la massa: io volevo proclamare le mie idee per contribuire (illusa!:)) alla giusta causa, e anche distinguermi, forse, non lo so dir, forse al tempo ancora no ma forse in nuce c\'era: questa sono io, rispettatemi per chi sono e per quello in cui credo. Certo non ero uguale alle altre adolescenti che cercavano solo il famoso fidanzato acconcio e passavano il tempo a far girare la testa a più maschietti possibile, che sbavavano dietro, per avere la possibilità di scelta, e fra loro parlavano di vestiti o di vacanze… (forse perché non ne avevo bisogno, li avevo uguale i maschietti che facevano il codazzo…:))
Scritto da boh, 5 anni, 4 mesi fa
infatti, boh, ribadisco, ho compreso perfettamente quello che dici riguardo al Papa e all'occidente. Ok. Ma la mia preoccupazione è di evitare l'identificazione Occidente = cristianesimo (da una parte) e dall'altra non ridurre le religioni a culture. Per quanto riguarda la prima preoccupazione, il compianto GPII (che pure mi ha dato alcuni dispiaceri, ma non in questo campo) era stato bravissimo ed ha lasciato un patrimonio di credibilità che non va assolutamente disperso. Per quanto riguarda la seconda preoccupazione, beh, se Papa Benedetto mi avesse telefonato dicendomi: senti donMo, ho intenzione di smantellare il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso e di far confluire le sue attività nel Pontificio consiglio per la cultura, che ne pensi? Ti giuro, lo avrei scongiurato di non farlo. Ma non mi ha telefonato.
Scritto da donMo, 5 anni, 4 mesi fa
Tu hai ragione, anzi, ragionissimo. Ma il punto di vista, quello per cui hanno attaccato il Papa, è quello: Papa = Cristianesimo = Occidente (= Colonizzazione, in India per esempio).
E poi io parlo di cultura perché questo è un blog laico, parlo come laica. La religione è un pretesto per una guerra, neanche sanno che Allah e Dio cattolico e cristiano è uguale. Cioè, neanche si pongono il problema, credo.
E poi io insegno religioni da un punto di vista laico, non fideistico, e in una università non confessionale. E voglio difendere il Papa perché è un uomo che è *anche* un capo religioso, e politico se è per questo (o sbaglio? voglio dire, penso che Città del Vaticano è governata da lui + un consiglio o cardinali o non so… è così? ti chiedo), e amministrativo, ma innanzi tutto un uomo che è una voce di una cultura. Universalistica, senz'altro, ma un tipo di cultura. Se lo dicesse Prodi, benché non mi piace molto, e fosse stato minacciato e attaccato, lo avrei detto uguale, se lo avesse detto Fini pure, anche se a fatica, se lo dicesse Calderoli… beh, non esageriamo!:)
Ma il punto del post, scritto di getto, è che i musulmani moderati e democratici si devono far sentire, e sentire non in privato, né in casa o con gli amici, ma politicamente e pubblicamente. Anche con i loro fratelli musulmani. Devono contare, esserci, e invece politicamente non ci sono.
ciao:)
Tu parti da un punto di vista teologico quando parli di religione, mi sembra.
Scritto da boh, 5 anni, 4 mesi fa
certo che il Papa è *anche* un capo di Stato, ma lì non parlava come on pres. Ratzinger, bensì come S.S. Benedetto XVI. E poi certo che può dire quello che vuole, ci mancherebbe altro. Il problema è di opportunità. G.P.II era abituato a lottare e anche duramente (lo ha dimostrato in Polonia) ma aveva anche imparato bene a distinguere i due piani della possibilità e dell'opportunità. Del resto Papa Benedetto (con l'umiltà che contraddistingue sempre le persone intelligenti) una volta lo disse: devo impararare a fare il Papa, perchè per me è un mestiere nuovo.
Scritto da donMo, 5 anni, 4 mesi fa
mi sorprende il tono che hai usato nel tuo post, ciò che non condivido sono il noi e il loro, il "casa mia" e "casa loro", che fa tanto borghese milanese (scusami non è una provocazione), in un'epoca dove non esistono più confini, mi sembra quantomeno anacronostico parlare di regole legate ai confini nazionali e non agli usi e costumi della gente che li popola. A portare alle estreme conseguenze quello che dici, potrebbe accadere anche che una minoranza imponga le regole ad una maggioranza solo per il fatto di appartenere a quella regione geografica. Eppoi, a parlare di religione e guerra santa, forse ti ricordi di quando avevi messo il lenzuolo bianco e nero in testa e ma dimentichi chi ha colonizzato cosa, che cosa siano per quel popolo i luoghi occupati, qualcosa di paragonabile a San Pietro a Roma o Assisi. Vedo molta più arroganza e violenza nelle tue tesi "molto rispettose" del prossimo che non rispetta i tuoi spazi che nella difesa accorata di un uomo che si è visto ghettizzare, umiliare, conquistare, occupare, ciò in cui crede, o se vogliamo la sua stessa identità, proprio in una nazione (ah questa si!) che ha fatto dell'integrazione un modello di comune convinenza, salvo però appoggiare quella guerra che lui per primo, non certo i mussulmani, ha chiamato santa, contro il diavolo, nemico, "dittatore", che fabbrica le armi per distruggere e conquistare il mondo (oh mio dio, ma hai visto com'è andata?)
Scritto da Ale, 5 anni, 4 mesi fa
donMo, che le persone molto intelligenti siano umili, beh, non mi pare proprio… Qualcuna sì, qualcuna no. Che l'umiltà sia anche prova di grande intelligenza, questo sì. M ci sono tante persone arrogantissime e intelligenti, putroppo.
Ma a parte questo, il Papa è sicuramente stato inupportuno, visti i tempi: ma, sinceramente, ha detto cose che pensano quasi tutti, anche i musulmani moderati. Tu dici che è stato attaccato perché parlava come Papa.
(Ma se tu non credi non dovrebbe toccarti, tanto non credi. Se credi, tanto più.)
Io credo sia stato attaccato come simbolo di una religione occidentale, la più potente e diffusa, di una cultura occidentale, e di una colonizzazione, in parte (dimenticandosi quello che i turchi hanno fatto, per esempio, ai curdi! O altri musulmani sparsi nel mondo, incluso gli iraniani coi loro stessi dissidenti, gli afghani, ecc. )
In ogni caso se lo poteva risparmiare, però ha il diritto di dirlo perché non ha offeso nessuno, mi pare. E' stato un po' forte: ma sarebbe ora che qualcuno parlasse chiaro. E sarebbe ora che i moderati islamici parlassero forte e chiaro!
Non è che si possa minacciare qualcuno, il Papa o Pinco Pallino, perché dice o fa capire che il jihad non è una guerra santa e non si può usare la violenza! Ci mancherebbe. Intanto è libero di dire, e deve poterlo fare. Non ci credi? non lo ascoltare. Dove sta l'offesa? Solo se vuoi leggere le parole a tutti i costi: ci ha attaccato perché ha detto che la violenza non deve essere usata! Quindi deve chiedere scusa!
Ma siamo matti??? Se ero il Papa li mandavo… ehm… forse è meglio che non rinasca Papa…:)
Che ritorniamo alle crociate e i musulmani? Se loro ribadiscono il diritto al jihad, allora mi riprendo le crociate..:) (scherzo)
Scritto da boh, 5 anni, 4 mesi fa
Ale, vai in Marocco, in Tunisia, in India, in Algeria ecc. e provati a pisciare contro un muro frontale di casa, lo dicevo stamattina a un carissimo blogger, vicino al portone, in pieno giorno, come ho visto fare qui: e quando, gentilmente, gli ho detto se era quello il modo di comportarsi, mi ha pure minacciato! Allora non ci ho visto più e gli ho detto che se poteva farlo nel suo paese, nel nostro per favore no. Non preoccuparti, lo avrei detto anche se fosse stato italiano o giapponese. E\' rispetto puro e semplice, tutto qui, che è universale.
Il punto è che nel suo paese non lo farebbe, non lo fa.
Fatto sta, però, che magari se succede questo sono certa che c\'è qualcuno come te che mi vede arrabbiata e mi parla della \"difesa accorata di un uomo che si è visto ghettizzare, umiliare, conquistare, occupare, ciò in cui crede, o se vogliamo la sua stessa identità, proprio in una nazione (ah questa si!) che ha fatto dell\'integrazione ecc. ecc. \". Magari mi parla di identità e di libertà di pisciare sul mio muro di casa, ovvio. Solo perché è arabo! Altrimenti si trasforma in un problema razziale e un\'attacco alla Palestina!!! O all\'Algeria, Tunisia, ecc.
Ma che c\'entra il povero palestinese, scusa? E che ho scritto io nel post sulla causa palestinese?
Cmq, se vai lì e ti comporti in quel modo, in ogni caso, tu bianco pisci sul muro di un palazzo loro vicino al portone in centro, in pieno giorno, te lo tagliano. Fine della discussione, lì fanno presto.
E i confini esistono eccome! prova ad andare dietro a una donna per es in Pakistan, un mio amico l\'ha vista 1 volta, la seconda volta che la guardava lo hanno portato di peso in casa di lei e i fratelli lo hanno costretto a fidanzarsi. Lui ha abbracciato l\'Islam, l\'ha sposata e fine della storia, è potuto uscire dal paese (con lei). Era stato requisito. E\' stato fortunato, lei è in gambissima, lui è una pasta d\'uomo e ora sono una bella famiglia con 2 bellissimi figli, ma se non voleva fidanzarsi? Era stato \"sorpreso\" a guardarla al mercato!!! E lei aveva il burqa e il chador. Non le ha parlato, non l\'ha certo toccata.
Mi pare che delle diferenze ci siano con l\'Italia. Anzi, io le mie le ribadisco, come loro ribadiscono le loro. Giustamente. Ma che non vengano a impormele.
p.s. immagino molto bene cosa sia per i palestinesi avere un territorio occupato, da vicino, ho frequentato per anni un amico palestinese il cui territorio è ora Israele!
Se mi avessero occupato illegalmente la casa, con i miei mobili i miei vestiti le foto i ricordi o libri i piatti la bicicletta e tutto proprio tutto? Tu che ne sai di me? Attieniti al post, per favore. Grazie!
Scritto da boh, 5 anni, 4 mesi fa
siamo entrati nella tua pagina perchè c'è un nostro amico che porta la kefia senza conoscerne il significato, molto probabilmente grazie alla tua riflessione ora capirà…grazie
Scritto da andrea e alessio, 5 anni, 3 mesi fa
Grazie Andrea e Alessio! Questi sono pensieri personali e scelte personali, magari il tuo amico, se mi legge, porterà quella nera e pure quella rossa!:)
ciao ciao e grazie a voi
Scritto da boh, 5 anni, 3 mesi fa
ti dò proprio ragione, anche perchè nessuna guerra santa è giusta; e sono daccordo con te anche sul fatto che gli islamici che sono qui in occidente, non ci possono ne imporre regole o tanto meglio la religione, o addirittura la possibilità di avere un culto
Scritto da doh, 5 anni, 3 mesi fa
Grazie Doh della tua testimonianza. L'importante è dialogare, perché altrimenti il cultural clash, che già c'è, sfocerà in una vera e propria guerra fra Est e Ovest.
Scritto da boh, 5 anni, 3 mesi fa
ciao..Sono un'adolescente e porto la kefiah: segno distintivo della lotta palestinese, si vede nei cortei, nelle scuole, nelle strade. Da anni. Bianconera, biancorossa, biancoblu. Fino a quando Israele doveva combattere, solo contro i paesi arabi tutti insieme, uniti nel tentativo di distruggerlo, le simpatie europee erano per Israele, ma quando la lega Araba, con l'OLP in testa, decise di dare ad Arafat il compito di destabilizzare questa situazione, trasformando, nell'opinione pubblica occidentale, il piccolo Israele in uno stato potente e aggressivo contrapposto a un mondo arabo umiliato, per le guerre perse e soprattutto a un popolo palestinese inventato ad hoc, l'obiettivo fu raggiunto. Da quel momento per Israele non vi fu più speranza e ogni tentativo di difesa veniva trasformato in aggressione verso i poveri palestinesi.
Non ci emoziona la kefiah che adorna la testa di un qualche emiro potente, signore del petrolio, più sensibile agli affari che non alle sofferenze, magari del suo stesso popolo. Noi la immaginiamo come una protezione, come un abbraccio intorno a quei corpi bambini schiacciati sotto una casa che crolla per le cannonate o i missili di Sharon; come un cerchio leggero, ma consistente che ricrea l’illusione di una casa o di una scuola o di una piazza in cui vivere, studiare, giocare e che non ci sono più.
La vorremmo dolce come una mano leggera che asciuga le lacrime sui visi infantili, amorosa come una carezza che vi riporta il sorriso, rassicurante come una promessa che l’umiliazione, la fama, le ferite, la morte, la disperazione stanno per finire e che la vita, anzi il diritto alla vita, stanno per riavere cittadinanza in quella Terra che ha visto troppe ingiustizie e troppe morti da almeno quaranta anni a questa parte.
E' il simbolo, la kefiah, della resistenza strenua di un popolo e della solidarietà intorno ad esso che si esprime nello slogan più urlato o scritto sui cartelli: «Siamo tutti palestinesi».
A diciassette mesi dallo scoppio della seconda Intifada, una grande manifestazione ha rivendicato: "Vita, terra e libertà" per il popolo palestinese.
«Senza se e senza ma».
Non è forse bello sapere che per un attimo si potrebbe tentare di unificare l'unimanità?..Non porto la kefiah perchè va di moda o per far vedere chiaramente le mie ideologie politiche..I motivi che mi spingono a portarla sono qualcosa di più profondo:siamo tantissimi e saremo sempre di più al loro fianco in questa sfida umana e politica e intendiamo portare avanti insieme a loro il nostro impegno per affermare con determinazione che costruire la pace è possibile, che la guerra non è un destino e che sapremo costruire
un futuro più sicuro.
E più bello.
Spero di non aver eagerato.. -francesca-
Scritto da francesca, 5 anni, 3 mesi fa
ah dimenticavo..Non è vero che adesso la indossano principalmente i punkabbestia.E mi sembra esagerata l'affermazione:Mi davano della razzista e addirittura della nazista..Perchè la kefiah prevede una formazione politica ed ideologica,propensa per la pace..E i razzisti non mi sembra che abbiano questo tipo di princìpi.Quindi la gente che ti diceva cose del genere non era formata a tal punto do poter dire cose del genere.Secondo me.
Scritto da francesca, 5 anni, 3 mesi fa
Ciao Francesca, grazie della tua testimonianza (e certo che per essere un'adolescente scrivi bene!:)) E poi no, non hai esagerato in niente.
Guarda che la kefiah è di diversi colori perché ognuno è di un gruppo politico diverso, lo sai vero?
Io anche sono vicina da sempre a questo popolo a cui rubano un pezzo di terra dopo l'altro, e che bombardano in casa: però rispondere col terrorismo o con l'occupazione abusiva di un altro paese, o con i razzi sul Libano, ecc., non è un modo per risolvere la situazione a livello internazionale. Questa è la verità.
Israele dovrebbe essere fermata immediatamente e gli USA dovrebbero smettere di aiutarla a livello internazionale. Ma venire qui, a casa mia, e farla da padroni e/o da cafoni in nome del popolo vessato proprio no. O fare stragi in Libano o altrove.
O dirmi qui, o altrove, quello che devo o posso dire.
Il Papa è stato inopportuno a dire quello che ha detto: però aveva ragione.
Scritto da boh, 5 anni, 3 mesi fa
Francesca: ti assicuro che mi davano della nazista! Strano a dirsi ma vero. Non saranno stati formati, quello che vuoi, ma io ci ho lottato per metterla anche al liceo. Era un po' di anni fa. E non la conosceva nessuno, agli inizi, era importata ed io vestivo in modo molto eccentrico per come vestivano tutti.
Non sapevo cmq che la kefiah fosse diventata simbolo di pace, io penso sempre all'Intifada, che è cominciata con le pietre ma poi è andata un po' oltre. Per noi era simbolo di resistenza, non proprio di pace.
In ogni caso, me l'hanno rubata purtroppo, insieme a tutto il resto in casa… Mi è dispiaciuto molto, sia del resto che della kefiah, ci tenevo tanto era un pezzo di storia. Non solo dei palestinesi ma della mia.
Scritto da boh, 5 anni, 3 mesi fa
Grazie credo di scrivere normalmente e non poi così bene..=) Si si lo so benissimo che i colori determinano i diversi partiti.Sull'affermazione:"Israele dovrebbe essere fermata" sono daccordissimo con te.Certo,nessuno deve dirci cosa dobbiamo fare e dire,non credo sia stato questo il motivo del tuo ripensamento sull'indossare o meno la kefiah.Si è tutt'ora simbolo di resistenza,ma anche di pace.Comunque credo che servano proprio questi confronti su argomenti del genere.Pensa che a me i ragazzi del liceo (alcuni deficienti..) danno della "comunista di merda".. soltanto perchè (scusa la parola) ho le palle di intervenire ai congressi esprimendo giustamente apertamente la mia opinione.Solo che a volte le nostre opinioni personali sono troppo complesse per alcune menti umane -.- Io ribadisco: porto la kefiah,ne sono fiera,e anche se per i miei 15 anni forse sembro presuntuosa o cosa,non credo nella lotta armata per risolvere determinate situazioni,non capisco quelli che la praticano orgogliosi..Forse solo per i giaciamenti petroliferi.Che sono diventati una vera e propria droga.Tanto da arrivare quasi allo sterminio di un popolo…
Scritto da francesca, 5 anni, 3 mesi fa
Uff devo riscrivere tutto il commento perchè mi si era cancellato..Comunque si lo so bene che i vari colori contraddistinguono i diversi partiti.Sono d'accordo sull'affermazione:"Israele dovrebbe essere fermata immediatamente".Però se c'è chi da retta e chi è a favore dei fatti in relazione ad Israele…. Pensa che ho avuto l'oportunità di essere chiamata: "comunista di merda" solo perchè sono intervenuta ad alcuni congressi esprimendo le mie opinioni apertamente di sinistra.Lo so che 15 anni sono pochi,però bastano per capire la merda che c'è in giro.
Scritto da francesca, 5 anni, 3 mesi fa
Come vedi, qui nessuno ti cassa o ti cancella e i tuoi commenti non sono mai cancellati!:)
Ma i ragazzi del liceo sono così poco democratici? Che liceo è???
Non sapevo affatto che la kefiah significasse pace. Magari faccio un pensierino e la compro, allora.
Vorrei vedere che tu non sia neanche libera di esprimere apertamente la tua opinione! Sempre, ovunque, con chiunque.
Io però ho imparato che non sempre è opportuno per essere recepiti, magari in quel momento è meglio di no, però ci ho messo diversi anni e mi sono arrabbiata molto quando mi si voleva far tacere: talvolta, pensa, per sempre!
Ho imparato anche, però, che talvolta è importante esprimerla per noi stessi, per affermare la nostra identità, per sentirsi ed essere liberi di esprimerla. Che è una cosa ugualmente importante, esprimere la nostra opinione liberamente anche se non si cambia niente.
Il vero problema è che loro non ammettono opinioni contrarie, e a un certo punto uno impara a stare zitto perché sa che l'altro ha capito benissimo ma non vuole ascoltarti e non vuole che tu neanche parli, e magari diventa anche prepotente, come i tuoi compagni di liceo: perché sa che hai ragione. Allora ti dà della comunista ecc, il perché poi non si sa. Allora loro che sono, fascisti di ecc? LAvorare per la pace dovrebbere essere di tutti e per tutti, ognuno a suo modo coi mezzi che ritiene opportuni. In Palestina, in Israele, in Iraq, in Afghanistan, in casa.
Cmq, specie in un'assemblea, mettersi contro tutti non conta niente, può solo esserti pericoloso, non sai chi deficiente c'è in giro. Se sei sola dico.
Se sei in buona compagnia, se hai degli amici vicino che la pensano come te, è più efficace, non credi? E più safe.
p.s. 15 anni sono pochi per cosa? Dipende: se ti vuoi sposare forse sono pochi, per guidare un'auto o per comprare una casa pure, per dire la tua opinione liberamente in un'assemblea di liceo no! Dipende Francesca.
E' un altro bel modo di zittirti dire che 15 anni sono pochi: per cosa, per avere delle idee? Per esprimerle? E perché poi? Anche io a 15 anni avevo tante idee politiche e le esprimevo assai liberamente, credimi. Saranno pochi per cambiare il mondo, ma anche 80 sono pochi, se è per questo!
E cmq qui a casa mia 15 anni non sono pochi, sono giusti giusti…:))
Scritto da boh, 5 anni, 3 mesi fa
Grazie!E cmq si,alcuna gente si vanta di esser fascista e snobba altra gente come me che magari la pensa diversamente..(..). Io se la penso diversamente da un'idea o un arogmento espresso in un'assemblea,non riesco a tacere,anche a costo di mettermi contro tutti;perchè magari gente che la pensa come noi c'è,ma tace per paura.Comuque cara boh,lo sai che non ti ho nemmeno mai vista,non ti conosco,ma dalle cose che dici,ti stimo molto.
Scritto da francesca, 5 anni, 3 mesi fa
Ah dimenticavo,frequento il liceo classico,a Milano.
Scritto da francesca, 5 anni, 3 mesi fa
Grazie del complimento..:)
Il punto non è mettersi contro qualcuno o tutti, è ovvio che non hai paura di metterti contro pur di esser elibera di esprimerti, altrimenti non lo faresti. Il punto è cosa vuoi ottenere: esprimerti solo? allora va bene. Essere ascoltata? allora fallo nei modi giusti per essere recepita. Cambiare qualcosa? Allora devi unirti a tante altre voci.
Anche Gandhi, senza il popolo che lo seguiva, sarebbe passato per pazzo, così, mezzo nudo anche sui saloni di marmo a Roma, con la sua capretta e il suo arcolaio (filava due-tre ore al giorno tutti i giorni). Invece è stato uno delle persone politicamente più giuste e ascoltate del secolo.
Ma in quale liceo stai? Parini? No magari quello no, voglio dire, non ti darebbero della deficiente ecc.
Scritto da boh, 5 anni, 3 mesi fa
Virgilio
Scritto da francesca, 5 anni, 3 mesi fa
non so dove sia..
Scritto da boh, 5 anni, 3 mesi fa
Bhe..A scuola da noi ancora un pò ti massacrano se dici che ti piace la canzone di De Andrè:La Guerra Di Piero..
Scritto da francesca, 5 anni, 3 mesi fa
beh, sempre meglio che vada di moda il pacifismo che la guerra! Voglio dire, a parità di mode..
Scritto da boh, 5 anni, 3 mesi fa
ma guarda che la guerra di piero..è una bella canzone..
Scritto da francesca, 5 anni, 3 mesi fa
la conosco benissimo, mi piaceva un sacco. Anzi, avevo tutti i dischi di De Andrè. Questa è una delle più belle e so anche a memoria tutte le parole.
Scritto da boh, 5 anni, 3 mesi fa
=) anche io
Scritto da francesca, 5 anni, 3 mesi fa
:)
Scritto da boh, 5 anni, 3 mesi fa
citazione:
io anche sono vicina da sempre a questo popolo a cui rubano un pezzo di terra dopo l'altro, e che bombardano in casa: però rispondere col terrorismo o con l'occupazione abusiva di un altro paese, o con i razzi sul Libano, ecc., non è un modo per risolvere la situazione a livello internazionale. Questa è la verità.
fine cit.
Vorrei dissentire su questo punto, se me lo permetti. Io trovo che, se un popolo rivendicasse i suoi diritti su una terra che ha abbandonato da lunghissimo tempo, certo tutti gli riderebbero dietro. Per assurdo, è come se gli Etruschi un bel giorno si svegliassero e dicessero: ma la Toscana era nostra, ridatecela un po, Italiani. Lo so, è un esempio molto stupido, che probabilmente non rispecchia in maniera pregnante la reale situazione israelo-palestinese, in quanto Israele ha avuto la legittimazione ad esistere grazie alla presenza di gruppi di etnia ebraica all'interno dei più importanti paesi che costituiscono ONU e NATO e che decisero, con la conferenza di Yalta, di istituire Israele però, e questo è un dato effettivo, non si può strappare ad un popolo la sovranità sulla propria terra! (sottolineando ovviamente come Israele abbia bisogno di un posto dove esistere..).
Io sono giovane, ma ricordo ancora con chiarezza i tentativi di Clinton a Camp David per mediare la situazione della mezzaluna di sangue, purtroppo andati male. e ricordo perfettamente le nefandezze commesse da Arafat, in nome dell'Intifada. Però ritengo che sia una guerra *giusta* (se mai potrà esistere una guerra più giustadi un'altra, la guerra è una cosa orribile) non perchè sono un anti-ebreo, anzi, ho visitato numerosi campi di concentamento e ho sentito il dolore degli ebrei, mio nonno era un internato in un campo, ed anche mia nonna, e questo è un fardello che grava sul mio animo, ma perchè è sbagliato, dal mio punto di vista, agire come fa Israele.
citazione:
Israele dovrebbe essere fermata immediatamente e gli USA dovrebbero smettere di aiutarla a livello internazionale. Ma venire qui, a casa mia, e farla da padroni e/o da cafoni in nome del popolo vessato proprio no. O fare stragi in Libano o altrove.
O dirmi qui, o altrove, quello che devo o posso dire.
fine cit.
e qui devo dissentire nuovamente, non per il concetto espresso, che trova il mio appoggio più completo, ma sulla commistione dei due argomenti: conflitto israelo-palestinese e la questione comportamentale degli immigrati. Per quanto riguarda questo secondo punto sono d'accordo con te, chiaramente, ma sottolineo il fatto che non puoi fare di tutta l'erba un fascio mischiando questi due argomenti, poichè ti conduce ad un ragionamento ed a conclusioni errate, tant'è vero che, leggendo tutto d'un fiato il tuo post, ho pensato di avere a che fare con un'appartente alla lega lombarda… Per carità, il concetto è giustissimo, ma non mescolare gli argomenti insieme!
citazione:
Il Papa è stato inopportuno a dire quello che ha detto: però aveva ragione.
fine cit.
il Papa può avere tutte le ragioni del mondo ma ti ricordo che, per volere del nostro stato della Chiesa, abbiamo seriamente rischiato che nel preambolo alla Costituzione Europea ci fosse scritto che l'Europa è un ensamble CRISTIANO.. ma stiamo scherzando? noi, paladini della cultura multietnica diamo così tanto peso ad un nazifascista vestito di bianco che ne dice ogni giorno una più stupida? ma non scherziamo, non siamo nell'italietta anni 50 in cui tutti pendevano dalle labbra del pontefice, siamo nel nuovo millennio e gli unici a non accorgersene sono i fedeli poichè, per quanto riguarda la chiesa, essa se n'è accorta perfettamente tant'è vero che corre ai ripari con lo studio di misure per l'ordinazione di preti sposati.
Detto questo, mi scuso anticipatamente per il fatto che sono verboso ed impertinente, ma ciò è dato dalla mia giovane età e dalla passione che mi spinge ogni giorno a confrontarmi con ottusi e anacronistici appartenenti alla nostra società, che ritengono che la kefiah sia un simbolo da guerrafondaio. Io non lo ritengo per nulla tale, anzi sono convinto che in fondo, celato dietro un'improbabile voglia di intifada, sia presente un desiderio di pace ben rappresentato da quello che in fondo, è il mio caro pezzo di lana bianca e nera..
etienne
Scritto da etienne, 5 anni, 2 mesi fa
Caro Etienne, grazie dei commenti. Non ti rispondo punto per punto ma, come si sa, gli intellettuali hanno la proprietà di rompere le scatole. Purtroppo lo sono anche io, e come tale mi rendo conto che il mio criticismo rompe le scatole di tutti, a destra come a sinistra.
Dire che i palestinesi abbiano fatto delle cose come quelle che hanno fatto in Libano, o abbiano cominciato l'Intifada, per desiderio di pace, mi pare davvero travisare le cose. La pace si costruisce con la pace, non con la guerra. Che poi sia una guerra giusta, per carità, è vero: ma il terrorismo fa solo il gioco della controparte. L'Intifada era lancio di pietre, ora è qualcosa d'altro.
Questo è facile da capire: i gruppi terroristi offrono una facile giustificazione per l'ulteriore occupazione.
La pace non si fa col desiderio, si costruisce coi fatti.
Scritto da boh, 5 anni, 2 mesi fa
sono perfettamente d'accordo cara boh che la pace si faccia con la pace, ma trovo aberrante che certe persone condannino il movimento dell'intifada alla sua radice. come ben ricordi infatti l'intifada nacque come protesta spontanea, come sassaiola, ed è poi stata traviata e modificata, sfruttata da hamas e gruppi terroristici simili che si nascondono dietro la facciata dell'intifada per spargere terrore e morte tra il nemico ebreo. io non supporto questo tipo d'azione, ma vado fiero di appoggiare l'intifada alla sua base, l'intifada come protesta e aggregazione spontanea contro l'usurpatore. la pace si costruisce coi fatti, ma sono sempre più convinto che una pallottola non si fermi con le buone parole del singolo, ma con l'azione della collettività. ed in un mondo frammentato e totalmente allo sbando non c'è posto per unità d'intenti, ma solo per disorganizzazione. è per questo cara boh che siamo succubi di un sistema che ci spara addosso per farci stare zitti, è per questo che in palestina il modello del mahatma gandhi e di m.l.king sono totalmente inapplicabili, è per questo che non posso sedermi in mezzo ad una via per protestare contro questo sistema. è molto difficile compiere il passo che malcom x fece molti anni addietro, dando il via ad una protesta armata ma, ahimè, anche se sono amante della pace, devo riconoscere che questo sistema si può combattere solo con la violenza. un passo alla volta, verso la pace, un passo alla volta contro la violenza. putroppo, e mi riferisco al caso specifico della palestina, vuoi per i contrasti etnici insormontabili, vuoi per le ruggini annose, l'insegnamento del porgi l'altra guancia non può più funzionare. no, abbiamo troppe giovani vite sulla coscienza.
Scritto da etienne, 5 anni, 2 mesi fa
Caro Etienne, Mahatma Gandhi cominciò la sua protesta quando già c'erano gli ammutinamenti e le proteste violente di parte degli indiani, soldati e gente comune, contro i britannici.
Ha capito che *solo* un movimento pacifico poteva unificare gli animi di gente così diversa sotto la stessa bandiera. Ha capito che solo questo tipo di protesta poteva attirare il consenso internazionale, nonché era l'unica "arma" di un popolo troppo povero e isolato per comprarsi le armi.
E' così è stato. Il movimento di azione non violenta, fortissimo, ha unificato centinaia di milioni di indiani e poi sconvolto gli equilibri nazionali e internazionali.
Certo, la protesta pacifica, gli scioperi bianchi, ecc., di Gandhi e di Martin Luther King spesso si sono pagati con un prezzo altissimo: la vita.
Anche Gandhi è stato più volte sul punto di morire.
Ma le bombe dei kamikaze terroristi (in Palesrtina, in cecenia, ecc.) sono meno violenti?
Purtroppo l'Intifada si è trasformata in terrorismo, questo è il punto. E il terrorismo non può che fare il gioco della controparte. Il terrorismo e la violenza (anche se di ritorno) offrono la scusa per l'occupazione di terre e, soprattutto, offrono una comoda scusa internazionale: noi USA non interveniamo fino a che le azioni terroristiche non finiranno, perché il terrorismo è il problema internazionale n. 1.
Il motivo è pretestuoso, come le armi di distruzione di massa (che non hanno trovato) hanno offerto un motivo pretestuoso agli USA per invadere l'Iraq. Però questo motivo c'è e non va alimentato.
Quindi, niente kefiah, perché ora simboleggia qualcosa di ben diverso da quello che simboleggiava 20 o 30 anni fa: simboleggia violenza e terrorismo.
Bisogna adeguarsi ai tempi che cambiano. Nuovi tempi, nuovi mezzi, nuovi simboli.
Scritto da boh, 5 anni, 2 mesi fa
Etienne: le vite poi, che siano giovani o vecchie, hanno sempre lo stesso valore!
Scritto da boh, 5 anni, 2 mesi fa
dare del nazistello vestito di bianco al papa, non solo è offensivo per lui,ma per tutti i cattolici perchè incarna la presenza di Gesù adesso e la fede così grande che esprime è di un amore immenso per tutti gli uomini(provate ad ascoltarlo di più).Io sento valorizzata la mia ragione a seguire e sperimentare quello che dice. Quindi non di guerra di religione si tratta,ma di testimoniare una umanità più grande e più vera che deriva dall'incontro con Cristo, questo può cambiare il piccolo mondo accanto a te e poi dilatarsi. Che poi in chiesa qui da me mettano per il presepe S.Giuseppe con la kefiah mi sembra proprio una contraddizione in termini. Scusate se ho parlato di fede, ma non sono una persona divisa (la fede dentro di me e fuori come mi vuole il mondo), e in più mi ha profondamente colpito quello che ha detto Etienne anche se il resto del dibattito mi ha interessato. Grazie
Scritto da Patty, 5 anni, 2 mesi fa
Ciao Patty, sono stata molto contenta di leggere il tuo commento e di sentire parlare di fede una persona che la sperimenta. Io mi considero cattolica ma di fede spesso ne ho molto, molto poca.
Un abbraccio
Scritto da boh, 5 anni, 2 mesi fa
Ciao Boh,ti ringrazio. Poichè quello che ho incontrato dà senso alla mia vita e mi dà letizia, oltre al fatto che mi dà un punto fermo da cui guardare con positività tutta la realtà, mi dispiace davvero che taluni riducano tutto a delle regole a cui sottomettersi con fatica o da rifiutare perchè pesano. Il cristianesimo non è così, come il Papa non è il dittatore di una massa di beoti che dovrebbero ubbidirgli.Anzi è proprio uno da guardare per capirne le ragioni (infatti continua a ripetere che la fede è amica della ragione) Non ti voglio tediare, ma mi ricorderò di te nella preghiera perchè possa anche tu fare un incontro vero:Un abbraccio
Scritto da Patty, 5 anni, 2 mesi fa
Ho bisogno di qualcuno che preghi anche per me, grazie Patty.
So bene che l'incontro vero con la fede, o con Cristo, come l'incontro vero con una persona, è una cosa lieta, non delle regole a cui sottomettersi con fatica o da rifiutare perchè pesano.
In questo periodo spesso me ne dimentico, forse perché vivo una realtà molto difficile da gestire. Per me, la metà della gioia è condividere e in questo periodo nessuno condivide con me le cose belle che ho, che sento e che vorrei dare.
Spesso di questa letizia e d questi punti fermi ce ne dimentichiamo.
Grazie di ricordarti di me,
Boh
Scritto da boh, 5 anni, 2 mesi fa
Hai ragione che la gioia viene anche dal condividere:magari partendo da uno sguardo più attento a qualcuno, pensando che ci è stato messo davanti con un motivo, o affrontando con impegno la circostanza che abbiamo,pensando che è il passo da fare per progredire.Comunque stai certa che il Signore non ci lascia mai, non siamo mai soli ,basta domandare per accorgersene.E poi guarda anche soltanto questo imprevisto e inatteso dialogo, partito da una kefiah……
Scritto da Patty, 5 anni, 2 mesi fa
Sì, ancora uan volta hai ragione!:)
Da troppo tempo ormai, dal 31 dicembre 2003, ho sentito che mi aveva abbandonato: l'ho sentito e visto così.
Qualche giorno fa, 15 o 16, ho fatto una "prova di fede" letta su non so quale giornale e sai? ho scoperto che per me il Signore era uno indifferente, generoso con tutti ma non con me. Quindi, mi sono detta, è la mia percezione che è distorta: non c'è motivo per cui sia buono e provvido con tutti e non con me. Sono io che mi sono sempre sentita troppo poco importante per lui, perché lui si prenda cura di me. Sono io che non mi sono fatta aiutare e guidare.
Piano piano sto accettando che non sono sola, che vicino a me lui c'è sempre.
E questi ns dialoghi anche sulla kefiah per me sono un'importante momento di scambio e di costruzione di idee e sentimenti.
Grazie.
Scritto da boh, 5 anni, 2 mesi fa
patti scusami ma sei nel torto marcio da sempre mi sono sentito chiamare bastardo di un ateo e questa cosa mi segnerà per sempre. ma forse l'ateismo è per persone illuminate, forse è troppo al di la delle possibilità di molte persone che si rifugiano nella fede per cercare una proiezione di se stessi che non trovano nella realtà, per cercare un supporto ed una tempra morale che non vogliono trovare o che non possono trovare. è l'uomo che ha creato dio a sua immagine e somiglianza e non viceversa (feuerbach).
Scritto da etienne, 5 anni, 2 mesi fa
Caro etienne, sono anch'io convinta che gli atei non ci siano perchè ciascuno di noi si affida o dipende da qualcosa ( non ci facciamo da soli e o dipendiamo da Dio creatore o da chi prende il suo posto dentro di noi) Mi dispiace se quando eri in ricerca ti hanno bollato in quel modo. Comunque Dio non è lontano per cui non possiamo conoscerlo, si è incarnato e Gesù ha detto "io sono la via la verità e la vita" o era un pazzo (nessun ebreo avrebbe mai pronunciato quelle parole) o era Dio:bisogna verificarlo nella propria vita. Non bisogna fare sforzi,ma cominciare a domandare che si riveli e a guardare che l'ha incontrato. Ti auguro di avere un cuore semplice e aperto per vedere. Saluto te e boh
Scritto da Patty, 5 anni, 2 mesi fa
Etienne e Patty: io credo che l'importante sia essere delle brave persone e fare del proprio meglio, sempre, ogni giorno, con onestà verso sé e gli altri.
Coltivare disponibilità e allegria verso sé e verso l'altro, che sia un altro essere umano, un animale, una pianta, un prodotto dell'uomo, una idea.
Poi, se uno sente Dio vicino a sé va benissimo, se non lo sente o non è in grado di accettarlo beh, per vivere rettamente e felicemente con gli altri non credo sia indispensabile.
Una vera dirittura morale si può avere anche senza dogmi o senza avere i 10 Comandamenti o una chiesa in cui riconoscersi.
Certo, avere un Dio vicino aiuta..:)
Scritto da boh, 5 anni, 2 mesi fa
Io credo invece che da soli non si regge, nè nella buona predisposizione verso gli altri nè a fare del bene, ecc. perchè siamo fatti così, siamo fatti da qualcun altro perciò abbiamo bisogno di questo qualcun altro. Comunque ora vi debbo salutare e vi auguro di essere felici.
Scritto da Patty, 5 anni, 2 mesi fa
Forse hai ragione, ma io sono stata senza Dio per tanti anni e credo di avere avuto questa disponibilità e questa buona predisposizione verso gli altri. Mi pare, almeno.
Ma non ci lasciare per sempre, torna a trovarci Patty.
Sei un buon amico/a e la tua esperienza è importante anche per noi che ti leggiamo!
A presto allora:)
Scritto da boh, 5 anni, 2 mesi fa
Grazie per l'accoglienza, continuerò a leggerti appena posso.
Scritto da Patty, 5 anni, 2 mesi fa
Grazie a te dell'interesse, ti aspettiamo!:)
Scritto da boh, 5 anni, 2 mesi fa
Però siete praticamente passati da un argomento all'altro,dalla kefiah alla religione. Non sarebbe utile riornare alle origini? =) eccomi ritornata. Francesca
Scritto da francesca, 5 anni fa
"Ma il punto del post, scritto di getto, è che i musulmani moderati e democratici si devono far sentire, e sentire non in privato, né in casa o con gli amici, ma politicamente e pubblicamente. Anche con i loro fratelli musulmani. Devono contare, esserci, e invece politicamente non ci sono."
Non ci sono? Non ci vogliono essere? astraiamo la storia al livello della politica è mi sembra che anche i vecchi manuali di macroeconomia assomiglino a verità inconfutabili… accidenti che brutte "verità"… ma la domanda di Boh è molto seria… complimenti un post ispirato !!! Perchè si mostra solo una delle facce? perchè gli studenti islamici hanno così potere nell'interpretazione del corano e finiscono per tirar fuori cose che lì dentro non sono mai state dette? Perchè di queste interpretazioni ci si serve a livello politico e militare? sembra ripetersi al contrario la storia… l'occidente cercava di diffondere la "parola"… e si moriva per aver tradotto le sacre scritture… gli studenti islamici cercano invece di diffondere l'interpretazione della "parola"… così le piccole masse conoscono solo i passi scelti… e si è condannati a "morte" per aver mostrato un'immagine diversa e positiva… dell'islam… come accade a molti degli intellettuali di fede islamica costretti a rifuggiarsi in occidente…
Ho sempre pensato che uno dei problemi dell'amministrazione Bush all'indomani dell' 11 settembre… fosse non aver coinvolto i paesi arabi chiedendo per primi a loro di risolvere il problema terrorismo… a cosa servo tutti questi embarghi? facciamoli sedere nelle organizzazioni internazionali… diamogli voce ed ascoltiamo le loro proposte e facciamo le nostre… invece no il coraggio delle relazioni diplomatiche fatto di "dialogo" vero… incontri e trattative è passato di moda… ora si schierano gli eserciti e via… inizia la missione "di pace" che produce più vittime di una reale "guerra"… non esistono più guerre mondiali ma le piccole battaglie… eppure il numero delle vittime è il doppio… a che serve stare dalla parte di Israele e della Palestina? entrambe rivendicano un lembo di terra che in origine apparteneva a qualcun altro… siamo arrivati dalla tragedia al ridicolo quando l'egittologo Zahi Hawass [http://it.wikipedia.org/wiki/Zahi_Hawass] nelle sue interviste ribadisce che c'è un tentativo da parte degli "ebrei" di strappare la piramide di Cheope agli arabi sostenendo che contenga le tavole mosaiche… ok a questo punto credo siano arrivati alla frutta…
Abbiamo demolito la Fallaci… ma non tutte le cose che diceva erano da disprezzare anzi molte erano condivisibili… altre potevano essere prese con le pinze… eppure si è preferito metterla alla gogna… e non con risultati brillanti da parte di chi la criticava… anzi con argomenti che non uscivano dal puro circolo vizioso degli insulti personali… bella democrazia quella italiana… e bei "intellettuali" quelli che sanno dire solo "coglione, troia" etc… etc…
ps. sarò poco diplomatico ma se mi avessero pisciato sul portone italiano o straniero gli avrei dato un calcio nei cxxxxxxi… e poi uno straccio con la varechina per pulire… infondo nel diritto internazionale vale il principio di reciprocità perchè in Italia siamo così timidi nell'applicarlo?
Scritto da Hermans JI, 5 anni fa
Hermans non credo che l'avresti fatto, visto il tizio che era: magari ti prendevi anche una coltellata. E chi ci protegge a noi?
Qui ci sono molti extracomunitAari che lavoro con permessi ecc. Ben vengano. Ma questi qui, giustamente, non li accetta nessuno, hanno fogli di via da molti paesi. E vengono qui dove non ci sono controlli.
In effetti, se esistesse davvero il principio di reciprocità, guai a noi. Saremmo in perenne guerra..
Scritto da boh, 5 anni fa
francesca, forse sì. Ma chi legge commenta e dice quello che vuole…:)
Scritto da boh, 5 anni fa
e bentornata!
Scritto da boh, 5 anni fa