Per non tornare in India Kaur P., giovane vedova Sikh di 31 anni che abitava a Soliera, fra Carpi e Modena, e che era stata costretta a risposarsi in Panjab col cognato settantenne di suo marito, si toglie la vita.
L’ arranged marriage è la prassi in India e fra gli indiani che vivono all’estero ed è vigente nel resto dell’Asia. Il matrimonio è un affare di famiglia e di clan, non di individui, e quasi sempre implica il versamento di una cospicua dote che, data in teoria alla sposa, fa sì che lei non abbia il diritto all’eredità. Questa, per lo meno, è la scusa per la mancanza di diritti sulla proprietà immobile o a diritti vincolati e sotto certe condizioni. D’altronde, a proposito di matrimonio i miei amici indiani dicono sempre: voi in Occidente sposate chi amate, noi in Oriente amiamo chi sposiamo. E mostrano, dati alla mano, che il numero delle separazioni fra matrimoni liberi è più alto che fra matrimoni combinati.
Dodici anni fa, appena cominciato a lavorare sull’International Journal of Tantric Studies e il Journal of South Asia Women Studies, i cui articoli si distribuivano per email, molte ditte indiane mi chiedevano di vendere il database degli studiosi che ricevevano i nostri giornali. Per fare che? Per distribuire loro i cataloghi di donne indiane a scopo matrimonio.
Recentemente ho ricevuto più volte l’offerta di pubblicare un banner con catalogo delle donne (offerta anche questa rifiutata, ovviamente): non prostitute o morte di fame, donne di buona famiglia che vogliono aumentare il loro standard di vita, innalzando al contempo lo status di tutta la famiglia. Offrono magari niente dote, ma fior fior di lauree, bellezza, ecc. Circolano centinaia di cataloghi, questo è uno dei più grandi, dove l’uomo può trovarsi una donna indiana acconcia solo per matrimonio, beninteso. Per fini legali, insomma. E’, a tutti gli effetti, un matrimonio combinato.
Ovviamente ci sono anche le chat per incontrare l’anima gemella da soli. La più famosa è questa e funziona molto bene fra le comunità all’estero, un po’ più libere.
Insomma, l’Articolo 16 della Carta dei Diritti umani non è che lettera morta in Asia. Anzi, il libero matrimonio con pari e reciproci diritti è lettera morta. Qui è il valore stesso che è diverso.
Recentemente è stato pubblicato su di un giornale americano l’articolo di un’associazione di uomini indiani che vivono in USA, sposati a donne indiane trovate in India con i matrimoni combinati su catalogo o tramite mediatori (peccato che ho cestinato l’articolo che mi era arrivato in email!). Si lamentavano che erano stati sposati solo per sistemarsi e che le mogli non erano coinvolte emotivamente.
Poveri uomini…! Ma dico, sposano una donna trovata su di un catalogo, che prima del matrimonio vedono in tutto una o due volte, subito prima delle nozze, in India, e pretendono che sia innamorata di loro? Potenza della contraddizione.
Ma le donne non hanno la testa così per aria…
Si sposano per essere un po’ più libere che in India e per garantire ai figli un futuro migliore, specie alle figlie. Infatti, le ragazze indiane all’università in USA sono oltremodo agguerrite e sempre fra le più brave, le più attive, le più competitive. Vogliono affermarsi. Altro che amore.
E questo è il motivo per cui Kaur non voleva tornare in India: per assicurare ai figli un futuro più libero, dove anche sua figlia può decidere la sua vita. Questo, almeno, è quello che ha lasciato scritto.


Bella questa del "voi in Occidente sposate chi amate, noi in Oriente amiamo chi sposiamo". Ma non esclusiva dell'Oriente, non era forse così anche da noi in Occidente fino a qualche anno/decennio fa (e magari è ancora così da qualche parte, chissà…). Tutti gli anni organizzo un corso per futuri sposi. Siccome bisogna sempre vivacizzarli se no i frequentatori si annoiano (visto che vengono per forza) un paio di anni fa ho buttato la: ma mi sapete dire perchè oggi ci sono tanti divorzi-separazioni e fino a poco tempo fa non c'erano? Hanno buttato la un po' di cose poi io ho detto: sì, sì, tutte cose giuste, ma la verità è che ci sono più separazioni perchè ci si sposa per amore. Poi ho spiegato ovviamente:) Per farla breve: una volta (e ancora) il matrimonio era prima di tutto un contratto, e un contratto dura finchè conviene. Siccome (specialmente all'uomo) conveniva che durasse tutta la vita, durava tutta la vita. Senza contare che la donna, uscendo dal vincolo matrimoniale, perdeva ogni genere di protezione e di sostentamento. Oggi ci si sposa per amore (o quello che si pensava fosse tale) e se poi finisce, addio. E la donna sa come mantenersi e non è più considerata una svergognata se va via di casa e/o ne caccia il marito. Questo per dire che ci sono degli *universali* validi per tutte le culture-religioni. Ma ok, basta:)
Scritto da donMo, 5 anni, 8 mesi fa
[...] Immigrazione: Kaur, una donna indiana, sceglie la libertà donMo, martedì 05 settembre 2006 [...]
Scritto da Orientalia4all.net: nuovo record di accessi e blotiquette » Orientalia4All, 5 anni, 8 mesi fa
io penso anche donMo, specie conoscendo un po' india e indiani, che ci sia anche un'altra, primaria ragione, che faceva sì che molte nostre nonne, anche ricche e senza alcun problema a lasciare il maritino, non lo facevano: c'è in india il *valore* famiglia, cioè comunità, che supera il valore individuo. Per entrambi i sessi, ovvio.
Ti assicuro che i brahmini osservanti sono estremamente rispettosi della moglie, per esempio, responsabili in tutto e per tutto, anzi, spesso vessati da certe enormi donnoni che contano la mezza rupia in tutto, quando è per i mariti, ma non esitano ad accumulare sari su sari di seta e gioielli per se stesse.
Fedeltà assoluta reciproca, se possono farlo viaggi all'estero insieme, ecc: in sunto, in tutto e per tutto c'è il valore "comunità".
E la famiglia è come un'azienda, se non fosse che non deve necessariamente guadagnare: non è solo la somma degli individui, è di più: è la relazione, è il rapporto, è la corrente di disponibilità che si stabilisce. Quando si stabilisce. E va fatta in due, dal lui e la lei di turno, in primis.
Così la pensano anche in India, anche se hanno altri concetti di dialogo, anche perché lì molto è dato per scontato, ci sono parametri comuni anche in parti dell'India lontanissime fra loro, non c'è bisogno di ristabilirlo ogni giorno in un ongoing process come qui, talvolta, dove c'è spesso uno dei due che cerca di approfittarsene… In una specie di estenuante lotta giornaliera. (Insomma, mentalità capitalista anche fra uomo e donna: io cerco di fare il mio interesse unico e specifico e quindi ti frego: VECCHIO capitalismo!)
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa