Non voglio assolutamente commentare il fondamentalismo, o la jihad — che non è fondamentalista, ma un fondamento religioso — perché ho già detto qualcosa al proposito. Né le bombe in Turchia di qualche ora fa.
Solo una piccola riflessione. L’altro ieri qui in Galleria a Milano — avete in mente la borghese splendente riluccicante galleria a fianco del Duomo? — passeggiava tranquillamente una famiglia musulmana. Due donne, due bambini, qualche uomo. Le donne avevano il chador e il burqa, uno dei due era integrale e di lei non si vedeva neanche il viso. Indossava anche i guanti e il camicione era nero lungo largo e totalmente castrante della sua femminilità. Camminava in modo goffo e solo dal polso, fra il mezzo centimetro di pelle nuda e il guanto nero, spuntava un braccialetto d’oro! Si capiva che era una donna giovane, si è fermata a prendere in braccio una bambinella in carrozzina. Mi sono chiesta a che età la puniranno col cosone nero.
Ma magari le piace, o lo accetta senza problemi, chi sa. Io sto ragionando con la mia testa, ovvio. Liberissima di vestire e girare come vuole, ca va sans dire.
Ma se c’è una ragazza fra i miei studenti all’università che veste così, io che faccio? E’ politically incorrect dire che mi darebbe assai fastidio parlare a una mascherina nera? Chiedo sempre all’inizio del corso di non indossare, per favore, cappelli, occhiali neri, e ciancicare gomme americane.
E di dirmi se a loro dà fastidio qualcosa di “morfologico” di me, che ne so, può succedere (per esempio, non porto mai gonne e minigonne perché ho notato che distraggono molto i fanciulli, specie se la cattedra è vuota sotto, e pure io non mi sento del tutto libera di muovermi..:)). Aggiungo che è una cortesia che mi fanno, e che poi ne capiranno anche il motivo. Infatti, dopo un po’, dato che le lezioni sono sempre partecipative, non mi piace chi sta lì a scaldare il banco, si forma in aula un clima di relax e dialogo fra tutti, partecipazione, domande, ecc., col quale è impossibile che ci sia uno/una che sta lì a biascicare da una parte in occhiali scuri. E’ una selezione naturale e dopo poche lezioni mi dicono che avevo ragione. Ma tanto lo sapevo già…:), gli occhiali scuri all’università io li ho portati per anni, sedendo in fondo in fondo, quando si poteva!
Ma con una donna in burqa integrale come quello, che farei? Certo, è la sua identità ed è anche libera di vestire come le pare. Ma sarebbe molto disruptive dell’ambiente e delle lezioni, non lo nego. E in più mi infastidirebbe molto (perché non esistono solo gli studenti, i rapporti si costruiscono insieme e la controparte del rapporto sono proprio io!).
Qui mi rifaccio a un commento di Roby da un paese asiatico, e pure a uno di Alemaugil che si chiedeva fino a dove si deve spingere il rispetto del relativismo culturale: in Inghilterra hanno poi permesso ai Sikh di tenere il turbante — uno dei cinque simboli della loro religione –sotto i caschi?
C’era stato un po’ di tempo fa un caso simile in Francia, se non sbaglio, di una che voleva indossare burqa e chador in classe e le era stato chiesto di non metterlo integrale e ne era nata una mini-guerra di religione, ecc. ecc. Ci sono disposizioni europee al proposito.
Eppure, dico la verità, se capitasse a me mi troverei assai in imbarazzo. Non saprei come fare.


In Francia non si può indossare neppure una catenina con la croce, a scuola. Poi sai, credo sia questione di tempo e di testa. Voglio dire: il burqa (o meglio: parlare con una con il burqa) darebbe fastidio anche a me, ma è anche vero che nei nostri lidi non è che se vedano molti. Altre velature sì, ma non coprono poi molto che alcuni abiti monastici, mi pare. Anzi, questi ultimi a volte coprono di più. E poi credo siano questioni molto individuali, da parte delle musulmane, voglio dire. Non bisogna mai generalizzare. P. es.: tempo fa cianciavo con tre o 4 mie amiche del più e del meno, una era musulmana. Ad un certo punto proprio lei tira su la maglietta e giù il reggiseno per far vedere che si era scottata una tetta al mare. Le altre (tutte cattoliche) non credo lo avrebbero fatto. Forse ho amiche cattoliche troppo pudiche:) Ma davvero, mai generalizzare…
Scritto da donMo, 5 anni, 8 mesi fa
PS: ovvio che non comprendevo te tra i generalizzatori, ma ce ne sono…
Scritto da donMo, 5 anni, 8 mesi fa
hai ragione, infatti facevo il caso specifico della signora con la palandrana nera integrale + mascherina.
Certo che conosci tu musulmane molto molto libere!:) Beh, c'è di tutto al mondo…
Non sapevo della Francia cmq, grazie dell'informazione.
ciao!
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
La mia prof. di cinese mando' via una ragazza al primo anno perche' portava l'apparecchio per i denti e la cosa avrebbe creato i seguenti problemi:
-la ragazza avrebbe imparato male la pronuncia cinese (in una fase delicata come l'assoluto inizio)
-gli altri ragazzi non avrebbero dovuto sentire una pronuncia piu' disgraziata di chi gia' e' beginner.
Non nacque nessuna guerra (civile) perche' la ragazza ammise il suo (temporaneo) handicap.
Certo a pensarci oggi e' una cosa un po' assurda. Ma e' vero che occorre responsabilita' personale e collettiva per ogni azione che intraprendiamo in societa'.
Io scriverei no sunglasses, no burqa sul syllabus. Cercherei di uniformarlo a un semplice problema di apparenza e non di religione. Per qualcuno dei miei studenti gli occhiali da sole (e finanche bibite) sono una religione! per qualcuna anche la minigonna. Ma di fatto e' solo "moda". Cerchiamo di vivere e imporre turbanti e burqa come appendici modaiole/visuali/espressive di un pensiero religioso.
Un burqa non e' una mano o un pene. Non si chiederebbe nulla di irreversibile. O comunque certe regole vanno digerite senza problemi. Chi proprio non puo' fare a meno di una bibita in classe (e conseguente sip sip) non puo' assistere a una lezione. Chi vuol usare il cellulare in aereo puo' avere problemi e deve rinunciarci. Si trata di rinuncie temporanee, diamine!
Io, con tutto l'amore che ho per il diverso, manterrei una linea morbida ma efficace.
Scritto da Iskandar, 5 anni, 8 mesi fa
Iskandar, cioè Alessandro, hai perfettamente ragione, e infatti faccio così.
Ma mi ricordo in USA che ho detto a una ragazza di liceo, nera — ho fatto anche delle supplenze per capire un po' la società under 16, oltre che per farmi più soldini — se per favore smetteva di indossare una maglietta che non c'era, e dire ogni due parole fucking, e tutta la classe era insorta: perché era il LORO modo di vestire e il LORO modo di parlare.
E mi sono chiesta: prima o poi diventeremo come in USA, che farei io? La tua prof di cinese era intelligente, ma anche voi non intransigenti! Se lo facessi io per il sanscrito penso che avrebbero da ridire…
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
p.s. Iskandar, sul bere in classe 4 ragazze inglesi che bevevano di continuo mi hanno detto che era per la loro salute e che non bere fa male: era acqua e non alcolici.
Io già ho fatto loro il favore di rispiegare le cose in inglese, le lezioni intere dico, perché non capivano l'italiano, e mi è sembrato assai scortese. Ma sono stata zitta davanti ai pretestuosi motivi di salute.
Tu hai ragione da vendere che è un semplice problema di apparenza e non di religione, ma dell'apparenza ne fanno un problema di identità culturale.
Quello è il vero problema, mi pare.
Certo che anche la mancanza di rispetto è il problema, ma con dei ragazzi già grandi non voglio sostituirmi a degli educatori, genitori per esempio, che non hanno avuto: io li rispetto, se non lo fanno loro con me chiedo, ma non educo. Il problema è il loro e credo che avranno un ritorno di karman molto negativo..
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
p.s. Iskandar, sul bere in classe 4 ragazze inglesi che bevevano di continuo mi hanno detto che era per la loro salute e che non bere fa male: era acqua e non alcolici.
Io già ho fatto loro il favore di rispiegare le cose in inglese, le lezioni intere dico, perché non capivano l\'italiano, e mi è sembrato assai scortese. Ma sono stata zitta davanti ai pretestuosi motivi di salute.
Tu hai ragione da vendere che è un semplice problema di apparenza e non di religione, ma dell\'apparenza ne fanno un problema di identità culturale.
Quello è il vero problema, mi pare.
Certo che anche la mancanza di rispetto è il problema, ma con dei ragazzi già grandi non voglio sostituirmi a degli educatori, genitori per esempio, che non hanno avuto: io li rispetto, se non lo fanno loro con me chiedo, ma non educo volutamente, non mi spetta, e non impongo. Il problema è il loro e credo che avranno un ritorno di karman molto negativo..
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
sono i rapporti personali che contano: mi vuole molto bene e io altrettanto. Ma mica è sempre così. Una volta ho allungato la mano per prendere un piccolo Corano che un'altra musulmana stava leggendo e lei ha ritirato la sua lanciandomi un'occhiataccia. Volevo semplicemente vederlo perchè mi piacciono queste cose. Il fesso sono stato io: non ricordavo che (in qualità di infedele) non potevo toccarlo. Siamo rimasti amici lo stesso :)
Scritto da donMo, 5 anni, 8 mesi fa
se lo dici tu che è così facile ci credo…:)
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
No, che sia facile non l'ho detto. A parte che di facile a questo mondo non c'è quasi nulla. Già lo stesso vivere non lo è. Dico solo che con un po' di buona volontà si possono instaurare rapporti civili con tutti. Se c'è disponibilità da entrambe le parti, ovvio. In questo magari sono un po' fortunato perchè di persone così disponibili ne conosco, e non è poco:)
Scritto da donMo, 5 anni, 8 mesi fa
DonMo, non sono sicuro che sia questione di infedele che tocca un oggetto sacro: prova a fare la stessa cosa con Boh senza averglielo chiesto prima e ti trovi senza una mano… :)
Scritto da ludo, 5 anni, 8 mesi fa
beh se per sbaglio mi sfiorava, italiano arabo cinese giapponese o bantù che fosse, donMo si ritrovava col moncherino sanguinolento! questo è certo… ehm…:)
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
hai capito… sembra una tipetta così inoffensiva…;)
Scritto da donMo, 5 anni, 8 mesi fa
inoffensiva non vuol dire che si può piratare questa tipetta inoffensiva!:) Che ne dici?
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
come si dice in Toscana: acqua cheta rompe i ponti:)
Scritto da donMo, 5 anni, 8 mesi fa
;) proprio così…!
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
O.T. (non hai la mail sul blog, sorry…)
Cara Orientalia,
ti ho scoperta per caso da un link su Pandemia. Beh, sei una bella scoperta. Sei della mia città e scrivi ogni tanto su Milano come piace a me e non come fanno altri blogger troppo politicizzati. Sei insegnante di Sanscrito? Bellissimo. Io studio buddhismo tibetano, non in sanscrito perchè la scuola alla quale appartengo è stata iniziata in occidente dal primo maestro tibetano che ha insegnato in perfetto inglese.
Ti ho messo nel mio feed reader e ti leggo tutti i giorni. Per favore continua così!
Ciao.
Cantor
Scritto da Cantor, 5 anni, 8 mesi fa
Grazie Cantor!:) Tu sei un vero cantore per le mie orecchie..:) Sei anche tu di Milano come me?:)
Io ciancico un po' di Buddhismo, è una religione che mi piace molto e apprezzo davvero molto, anche se non credo che il Vajrayana in particolare potrei praticarlo. Ogni tanto scrivo qualcosa su qualche aspetto che mi colpisce.
E anche tu continua così: a studiare Buddhismo tibetano, a venire a trovarmi.:)
Ciao,
Boh
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
Perchè non potresti praticare il Vajrayana? (non so quanto tu veramente sappia di Vajrayana)
Scritto da Cantor, 5 anni, 8 mesi fa
Comunque si sono di Milano pure io.
Scritto da Cantor, 5 anni, 8 mesi fa
Cantor: di Vajrayana ne so certamente meno di te, che lo studi e lo pratichi, ma lo studio e lo insegno anche io, se pure non come credente ma come studiosa. Sono allieva di allievi di Tucci (vedi il menu a destra \"L\'altro blog\"), l\'ho pure conosciuto!
Se mi dici la meditazione vipassana, beh, potrei praticarla, ma se andiamo alla ritualistica vajrayana, non fa per me. Troppo tempo e bisogna avere fede: cosa che non ho, non per il Buddhismo vajrayana, non ho feeling. Almeno per ora, ma non si sa mai..:)
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
Non ho detto che pratico il Vajrayana, cioè lo pratico ma non è proprio un Vajrayana tradizionale. Beh un pò lunga la faccenda da spiegare qui. Mi chiedo come si facci ad insegnare il Vajrayana senza praticarlo. Voglio dire: non so se certe cose del Vajrayana si riescono a capire razionalmente, intellettualmente. Io Tucci non lo conosco, sono proprio ignorante. Sarà perchè tutto quello che ho imparato, l'ho imparato all'estero e non ho mai avuto contatti con gruppi Vajrayana in Italia. In realtà i contatti li ho avuti, ma sono durati poco perchè…apriti cielo!! Comunque il mio maestro è stato questo: http://www.shambhala.org/teachers/vctr/ + suoi allievi.
Scritto da Cantor, 5 anni, 8 mesi fa
Cantor: Come si fa a insegnare una religione senza avere fede, intendi? Perché, per insegnare storia dell'architettura bisogna essere architetti? O critica letteraria, bisogna essere Calvino?
Io insegno dal mio punto di vista, rifacendomi a chi ci crede, l'ha sistematizzata, e l'ha praticata. Certo, ci sono due punti di vista: quello del credente, e quello del simpatizzante. Io sono una simpatizzante, ho un approccio empatico. Ma non ho fede.
Scusa Cantor, se uno psichiatra dovesse avere le malattie che cura o che insegna, staremmo freschi!:) Ha un approccio empatico: quello che ho io.
Come mai il più grande storico di storia del Rinascimento italiano è un inglese? Non dovrebbe capirci niente se fosse come dici tu. E non dipinge neanche!
Io non insegno la pratica Vajrayana, mi limito a parlare delle pratiche; ma soprattutto storia della religione, il contesto, i testi, ecc. E cerco di dare il senso di quella religione. Poi mi incentro sull'etica, che è la parte nella quale mi sento più a mio agio.
Immagino però che in Italia "sia apriti cielo"! Ne ho un'idea..
Tucci è stato uno dei più grandi studiosi al mondo del Vajrayana, testi, simboli, iconografia, rituale.
Tu che esperienze hai fatto in Italia? e dove? Dicci qualcosa…
E all'estero dove eri? E sai il tibetano o il sanscrito? I testi originari sono in sanscrito, e alcuni sono rimasti solo in tibetano o in cinese..
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
mi sembra un'impostazione corretta questa di Boh. Altrimenti ognuno dovrebbe insegnare la propria religione, no? E poi (sempre per rimanere nel campo della religione) un conto è fare ricerca teologica, un conto è insegnare storia della teologia. E infine, per dare un ulteriore contributo alla discussione: Theodor Hertzl (il fondatore del Movimento Sionista, colui che più di tutti ha voluto la nascita dello stato di Israele) era ateo…
Scritto da donMo, 5 anni, 8 mesi fa
Non mi permetterei di mettere in questione i punti teologici del Buddhismo, che poi non ha dio — Budha era un essere speciale, ma era un uomo.
D'altronde, le religioni orientali ruotano intorno all'etica, e la dommatica o la gnosi non sono che sviluppi di questa o quella scuola, anche se la percezione occidentale è che tutto l'Oriente sia mistica e gnosi. Sono visioni complessive del mondo e insegnano a stare meglio al mondo, questo mondo…:)
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
Pensavo che tu insegnassi la "pratica", cioè le pratiche meditative Vajrayana. Invece non è così. Quindi hai risposto alla mia domanda che era: se insegni la "pratica" ma non sei una buddhista Vajrayana, come fai ad insegnarla? Era solo una domanda. Anche perchè nella tradizione Vajrayana, (quella vera) nessuno sarebbe autorizzato a fare il benchè minimo accenno ai contenuti della pratica (che è segreta) se non ha passato molte iniziazioni e non è stato autorizzato. In Italia, come ho scritto sopra, non ho mai praticato nulla, men che meno il Vajrayana. Il link che ho scritto si riferisce ad una comunità buddhista fondata da Chogyam Trungpa Rinpoche, il primo maestro tibetano di alto rango che abbia mai insegnato solo ed esclusivamente in lingua inglese. Non ha mai avuto traduttori e quindi è stato il primo a trasmettere gli insegnamenti in modo diretto. Per questo motivo non so nè sanscrito, nè tibetano ma ho imparato tutto in inglese perchè lui ed i suoi discepoli hanno insegnato e scritto in inglese. All'estero sono stato negli USA, Canada, Germania, Francia e Svizzera nei centri dell'organizzazione (c'è tutto scritto nel loro sito http://www.shambhala.org ). A proposito: c'è un tema sul quale mi piacerebbe discutere. Dici che non hai fede. Ma il buddhismo non è una religione. E' una esperienza. Che ne dici?
Scritto da Cantor, 5 anni, 8 mesi fa
Cantor, sì ho letto il sito che mi hai dato ho visto sul tuo maestro. Inoltre, hai diritto a fare tutte le domande che vuoi, siamo qui per questo!:) Voglio dire, se non voglio che mi si domandi niente non metto neanche su un blog personale.
Anche io ti ho rivolto delle domande… Si chiama: dialogo:)
Beh, sai, le iniziazioni Tucci le aveva prese proprio in Tibet. E poi ha riferito, e io ho studiato le pratiche segrete di alcune scuole induiste e buddhiste, ma non l\'ho mai praticate:) Nè le insegno, dico solo cosa quali sono, dove vogliono arrivare, le scuole che le praticano ecc.
Il Buddhismo è una religione nel senso che, come dicono diversi studiosi (buddhisti) americani, offre una visione complessiva, un sistema, per ogni aspetto della vita e anche dell\'aldilà: l\'annullarsi nella luce suprema del Paranirvana mi sembra npn discordante con Grande mistero di certi Dottori della chiesa cattolica (donMo mi vieni in aiuto?:)), per quanto di cattolicesimo non ci capisca proprio niente.:)
Avere fede non è solo fede che esista un dio supremo che ci salva e al quale ci rimettiamo. Non tutte le religioni sono salvifiche, nel buddhismo ci \"si salva\" — diciamo — da soli!:)
In effetti tutte le religioni orientali dicono che bisogna sperimentare la liberazione, è un percorso per diventare un jivanmukti, un \"liberato in vita\". Ma anche in questo caso ci devi credere alla possibilità. Sentire che quel percorso è giusto per te.
Io non ho questa fede. Rispetto e ho fatti miei diversi aspetti del Buddhismo originario, ma non è la mia fede proprio perché non pratico… Non sperimento questo cammino con questi mezzi.
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
Sì ho capito. E' normale, ognuno si trova ad un certo punto del suo cammino e fa quello che si sente. Quando parlavo di fede, intendevo la differenza che c'è tra "avere fede in qualcosa o qualcuno" al di fuori di noi, separato da noi, un'entità esterna (come nel caso della religioni teiste) rispetto a la "fede nella nostra esperienza", impostazione tipica del buddhismo. In questo senso trovo che il buddhismo non sia una religione perchè, proprio come hai scritto tu, ti devi salvare da solo (ammesso che ci sia qualcosa da cui salvarci…). E' una disciplina non-teista. Ecco, la considererei una disciplina. A proposito, Chogyam Trungpa non ha mai insegnato in Tibet, da lì è scappato nel 1959. Ha sempre insegnato in occidente, per gli occidentali e agli occidentali, prima in Inghilterra ma soprattutto negli USA. Nello scenario degli insegnamenti di buddhismo tibetano, è stato un tipo anomalo.
Scritto da Cantor, 5 anni, 8 mesi fa
Cantor: certo che ci si deve salvare anche nel Buddhismo: dal dolore, e dalla reincarnazione..:)
Anche qui c'era Norbu che è diventato famoso in USA, lo conosci? io no ma l'ho sentito molto dire, insegnava anche lui coi miei maestri..
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
Namkai Norbu è famoso in tutto il mondo. Vive in Venezuala, sul'isola Margherita. E' l'unico altro esponente del buddhismo vajrayana che da sempre insegna nelle lingue occidentali perchè ha vissuto ed insegnato a lungo all'Università di Napoli. Adesso viene in Italia al massimo una volta all'anno, d'estate nel suo centro di Arcidosso in Toscana. Io non lo conosco personalmente ma conosco molto bene una persona che gli è molto vicino. Insegna Dsogchen, secondo il lignaggio Nyingma, con pratiche vajrayana prive di rituali, molto brevi ed efficaci, un pò come Trungpa.
Scritto da Cantor, 5 anni, 8 mesi fa
Tornando al concetto di "salvarsi", sì in un certo senso ci si deve salvare (nel senso di superare) ma allo stesso tempo no. La sofferenza (suffering) dalla quale partiamo con la sua origine ed il cammino per superarla, non è vista in quanto opposta alla felicità o alla liberazione o illuminazione. Ma è un elemento necessario, una specie di "humus" che serve a coltivare il campo dell'illuminazione. Sono intimamente legati e se vogliamo la sofferenza è parte dell'illuminazione. In questo senso non c'è niente da superare. Gli illuminati soffrono, eccome. Ma da una condizione di illuiminati. Madonna quanto divento prolisso!!!! Scusa.
Scritto da Cantor, 5 anni, 8 mesi fa
Cantor, questa è l'interpetazione della tua scuola. La sofferenza porta dolore ed è dolore: tutto qui. E il dolore è inutile, questo dice il Buddhismo originario, anche se fa parte della vita. Anzi, la vita è intessuta di dolore e non esiste vita senza dolore.
Anche stare attaccati a quello che non ci piace è dolore, e staccarci da quello che ci piace è dolore, oltre ai dolori di nascere, soffrire nelle malattie, invecchiare e morire.
C'è un mezzo per superare il dolore: non vivere più, cioè, non rinascere. Non è che l'illuminato non soffre: è che non è attaccato alla sofferenza, concetto espresso molto bene dagli psicoanalisti che dicono che il dolore porta attaccamento, o repulsione, che è uguale. La sofferenza è questa. Ovvio che il dolore esiste e anche gli illuminati soffrono!:) Ma poi, vorrei vedere davvero un Illuminato…!:) Lo vorrei proprio conoscere.
Se il tuo maestro vuole superare il Buddha, beh, sarà difficile! E' vero attualizzare gli insegnamenti, di qualsiasi religione intendo, ma non si può cambiare la parola di chi ha insegnato per primo.
Norbu l'ho visto in USA e d'istinto non mi è piaciuto neanche un po'. Mi hanno poi detto cose brutte sul suo conto, forse non vere, non so. Ma non mi è piaciuto. Certo che l'invidia circonda i famosi, però boh….
Sì anche io conosco diverse persone che praticano con lui..
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
L'attaccamento alla sofferenza in chiave buddhista, questo non l'avevo mai sentito. Semmai è la sofferenza originata dal fatto che, siccome non vogliamo soffrire (quindi rifiutiamo la sofferenza), per questo soffriamo. I tre veleni sono passione, aggressione e indifferenza. Siamo attaccati a ciò che ci appassiona e aggrediamo ciò che rifiutiamo, come la sofferenza. Ma di attaccamento alla sofferenza non avevo mai sentito parlare. Almeno quando parliamo di persone "sane". Per quello che ne so io l'attaccamento e la repulsione sono entrambi veleni ma sono molto diversi. Sono entrambi forme di energia ma con schemi diversi. Norbu non lo conosco. Ho conosciuto tanta gente che lo frequenta ma in generale tra chi segue i "maestri" c'è sempre di tutto e di più. Quindi la gente non conta. E poi hai ragione tu, i maestri famosi sono sempre molto amati o molto odiati.
Scritto da Cantor, 5 anni, 8 mesi fa
discussione interessante questa intorno alla salvezza. La differenza fondamentale con il cristianesimo è che in esso è assolutamente impossibile salvarsi da soli. Anzi, nelle versioni *estreme* del luteranesimo sembra quasi che la natura dell'uomo sia corrotta a tal punto che egli la salvezza non possa neppure desiderarla. Ma egli viene salvato (*giustificato* è il termine tecnico esatto) senza nessunissimo merito da parte sua. Per tornare all'argomento del post, oggi su Corsera c'era un interessante articolo-saggio del poeta siriano Adonis, ferocemente contrario ai veli islamici di qualsiasi foggia.
Scritto da donMo, 5 anni, 8 mesi fa
Nel buddhismo non è possibile salvarsi se non da soli perchè, semplicemente, non c'è nessun altro. Ovunque tu vada e chiunque tu sia, sei sempre solo con la tua mente.
Scritto da Cantor, 5 anni, 8 mesi fa
Cantor: Già. E pure la mente…
Ma sulla sofferenza, hai mai letto i discorsi del Buddha? Quelli del Pitaka riportati dai diretti discepoli intendo. E anche la repulsione verso la sofferenza è un attaccamento, lo saprai.
DonMo: ma come la mettiamo con chi pecca? allora uno può fare quello che vuole, tanto poi interviene Dio e "giustifica"? Se ne ha voglia, intendo. Oppure dobbiamo in qualche modo placarlo comportandoci bene?:)
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
no, quella del "placare" Dio è una cosa pagana che non appartiene al cristianesimo. Recentemente ho letto un'intervista a Pavarotti che mi ha fatto accapponare la pelle. Come si sa, ha un tumore. Praticamente diceva: Dio mi ha dato tantissimo nella mia vita, anche se ora si riprende tutto, con lui siamo pari. Con tutto il rispetto, ma Dio non è un ragioniere. Certo, il rischio di "approfittarsi" della benevolenza divina esiste nel cristianesimo, specie nella versione cattolica perchè lì c'è la confessione. Quindi uno può dire: pecco, tanto poi… Ma questo sta alla coscienza individuale.
Scritto da donMo, 5 anni, 8 mesi fa
uhmm, la coscienza individuale… Una spugnetta che si usa e si lava a piacere…
Un concetto troppo labile, di coscienza individuale ne vedo così poca in giro, a meno che non si tocchino le proprie cose! E\' talmente individuale che tocca solo se stessi e le proprie cose…!:)
Un mio direttore a Harvard cattolicissimo, che insegnava al Centro internazionale per lo studio delle religioni, diceva scherzando (ma non troppo) che il cattolicesimo è semplice: fai tutto quello che vuoi poi alla fine della vita ti penti e ti confessi! In effetti, la libera scelta mi pare sia intesa proprio \"farsi i comodi propri\": sbaglio?
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
Lo diceva già Agostino: "Ama e fa quello che vuoi". ma è in quel' *ama* che c'è in nuce tutto. Prima di fare quello che si vuole bisogna amare, ma nel senso che diceva Agostino. Quanto al tuo direttore, aveva ragione sai. Ma anche qui bisogna intendersi. Magari lo diceva avendo presente l'episodio del buon ladrone. E' uno di quei brani evangelici che ha il potere di commuovermi fino alle lacrime (e non per modo di dire) ogni volta che lo leggo. E come potrai immaginare lo conosco bene… Leggilo, poi mi dici. Se hai difficoltà a trovarlo dimmelo che ti do le coordinate.
Scritto da donMo, 5 anni, 8 mesi fa
già, questo S. Agostino era davvero intelligente..:) Vale, credo, in tutte le relazioni.
Lo conosco l'episodio, cioè l'ho letto, e magari ora lo rileggo qui su Google. Grazie…:) ma se vuoi darmi le coordinate faccio prima.
p.s. Ma Agostino era santo o no? perché tu dici Francesco, Agostino, ecc…
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
questo sito è utilissimo per trovare brani biblici: www.laparola.net/testo.php certo che Agostino, Francesco erano santi, ma il prefisso S. o San non è obbligatorio. In questo sono un po' protestante:)
Scritto da donMo, 5 anni, 8 mesi fa
grazie della segnalazione!:)
Scritto da boh, 5 anni, 8 mesi fa
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Scritto da Tu chador o non chador? Burqa o non burqa? Islam e Turchia, Afghanistan e altro » Orientalia4All, 5 anni, 6 mesi fa