A propos di plagio, La Repubblica e blog: la netiquette del blogger

Luca ha scritto un interressantissimo post sul plagio di La Repubblica da un’agenzia cinese su come scrivere un blog. Puntualizzando anche le fonti, ecc.

Lui parla di quotidiani, io parlo di blog e blogger. Ho parlato diverse volte della funzione dei blog, del valore politico/sociale dei blog, dei blogger, blog e libertà, del nanopublishing e dei bigblog nostrani, dell’etica di scrivere anche un blog, ecc. Ma dicevo nel commento a Luca (alas, postato miracolosamente due volte: ma non era impossibile?:)) che c’è un’etica, o una mancanza di etica, anche nel mondo dei blog, che fa sì che uno citi un post di un altro/a senza dirne il nome.

Non è crassa disinformazione dei blogger o incapacità di parlare di come si fa un articolo sui blog, è voluto. Manca una netiquette del blogger, almeno qui in Italia, e un’etica del blogger, come manca negli articoli scientifici italiani e pure nei libri. Io ne so qualcosa.

I motivi? 1) Petty envy e incapacità cronica di lavorare in modo collaborativo, piuttosto che competitivo. E’ bene competere, ma in modo onesto. Mi piace molto, per questo, il mondo accademico americano: copi? Non citi? Non ti puoi neanche più presentare ai concorsi, anche il college sperduto nel middle of nowhere ti casserà. Sei finito, morto. Non ti fanno neanche più pubblicare, altro che lavorare! Meglio che cambi mestiere e ti dai all’ippica.

2) Si dovrebbe anche avere un’etica superiore: quella dell’informazione. Si ha il dovere di informare correttamente, citando, rifacendosi a, ecc. In modo chiaro, per rispetto della notizia in sé. Della verità storica, che si costruisce su fatti verificabili e intrepretazioni fondate, e non sulla fantasia sfrenata. Repubblica non ha verificato i fatti, oltre a non aver citato le fonti.

3) Ancora di più, un concetto che ho sentito solo in Sasaki Fujika, vecchio blogger decadente:) (guardate la sua foto.. oddio ho visto che l’ha tolta, peccato!) — magari esagerando nella self-importance, ma meglio troppo che troppo poco: il rispetto dei lettori. I tre lettori di un blog o i decine di migliaia di un quotidiano. Mi diceva anni fa Ludovico, quando ho cominciato a scrivere qui: guarda che il blog si scrive parlando come a se stessi. Gli ho risposto, con la diplomazia che mi contraddistingue: ma va’…! Si pubblica online, quindi si pubblica, lo vedono gli altri, non è un diario che nascondi, non si finge neanche un attimo di scrivere “per sé”. Io cerco di farlo, anche se di pretese letterarie non ne ho, e oltre tutto non sarei capace. Rispetto del lettore, dell’altro, che non vuol dire evitare critiche, dibattiti o polemiche, altrimenti che si scrive un blog a fare?

Infatti, oltre tutto, notavo ieri le mirambolesche acrobazie nello scrivere come scrittori veri di bloggerucci italici che sì, per carità, scrivacchiano, ma da qui ad essere il nostro mago Calvino c’è un filino di differenza…

4) C’è anche un’altra etica: la comunità. Per esempio, fra blogger, il rispetto per l’altro blogger, perché in fin dei conti in Italia siamo 4 gatti quattro. Se ci facciamo le scarpe fra noi, magari per andare un gradino più su della classifica, che si risolve? Chiamatelo corporativismo, ma ci vuole un senso di autoprotezione del gruppo. Tanto ci sono e ci saranno sempre quelli che, vuoi per lavoro, vuoi per passione, vuoi perché non hanno di meglio da fare, stanno loggati tutto il giorno a studiare il modo di avere un link in più o due lettori in più. Beh, ognuno è libero di disporre del proprio tempo. E che in effetti sono più letti: è la vita, c’è chi è meglio c’è chi è peggio, c’è chi nasce povero e chi nasce ricco, chi scemo chi di radiosa intelligenza, chi brutto da morire, chi splendente e solare, e così via. Dio ci ha creati ognuno in modo diverso, e ognuno diversamente approfitta delle diverse opportunità che ha. Ma fare questo è onesto, fare le scarpe al fellow blogger è una scemata. Alla fine, nuoce all’intera comunità.

5) E l’etica della comunità in genere, quella degli scrittori di blog e dei fruitori dei blog, che sono anche scrittori. La comunità di chi comunica, in qualsiasi modo. La relazione che intercorre, l’atto di comunicare, di dialogare, che è l’unico per rapportarsi in modo infine pacifico e costruttivo. Anche quando uno si arrabbia.

6) Ci sono altri motivi per la mancanza di blotiquette: far vedere che si è i primi a dare quella notizia, vanità dello scrittore o del giornalista, oppure dello scienziato o del patrio professore — perché scopiazzare o citare senza citare al fonte è assai usato anche nelle nostre università, sia fra studiosi e docenti, sia verso gli studenti cannibalizzandogli le tesi, e

7) mancanza di professionalità perché non si va a scavare per cercare la fonte, e altri. Magari faccio una lista citando i casi singoli, ah ah.

Mi vengono in mente altri motivi ancora, ma rischio di diventare prolissa.
Ma insomma, in una paese dove se vai in un bagno pubblico ti prendi come minimo l’AIDS, che rispetto ci si deve aspettare nel mondo dei blog o dei quotidiani verso i blog?

Come si fa a stilare una netiquette del blogger? Da sottoscrivere, magari.:) In America al problema ci hanno pensato. Ovviamente, nei college e nelle università (che, avendo dei soldi, li impiegano nella ricerca, non come qui). Fanno anche una conferenza: Netiquette, Bloggers, and Students: Communication in Cyberspace vs. Misquotation in the New York Times. Come vedi, Luca, non è solo La Repubblica!

Ma il modo migliore è segnalare sempre la mancanza, come ha fatto Luca con Repubblica, o come ho fatto io coi blogger e nel mio ristretto mondo scientifico, e chi sa quanti altri l’hanno fatto — che non so.

Fffffffff… Ora RAI2 sta dicendo che “la moda telematica sta cambiando stile alla scrittura”: insomma, scrivere online cambia la qualità. Cioè, traduco io, il target e lo scrivente, e soprattutto il supporto di scrittura, cambiano la qualità. E anche il registro. Embè, c’arrivano adesso questi?:) Anche nei manoscritti asiatici sanscriti e tibetani è la stessa cosa: prima della scrittura “meccanica” (prima della stampa vera e propria, usavano matrici di legno) e dopo, su foglia di palma, su tavoletta, su tela, e così via…

Hai ragione Luca, anche se non lo dici a chiare note: quelli de La Repubblica, e pure i giornalisti della Rai aggiungo io, sono un po’ ignoranti…

p.s. Ecco la risposta di Michelguglielmo Torri — lo studioso che ha pubblicato l’importante Storia dell’India con Laterza e poi nella serie “Storia Universale” del Corriere della Sera — a un articolo ignorante pubblicato su La Repubblica. L’ho pubblicata qui e si intitola “India, la rivolta dei bramini contro gli Intoccabili“. E magari confrontate anche gli articoli in prima pagina sul Nepal di qualche mese fa e quello che io scrivevo una mezza giornata o un giorno prima della pubblicazione degli articoli. Giusto per ribadire i concetti di cui sopra.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.