Hina, Islam e la diversità culturale: lo Stato italiano parte civile?

E’ fresca fresca la notizia che lo Stato italiano probabilmente si costituirà parte civile contro i familiari di Hina Salem, presumibilmente uccisa collettivamente da alcuni membri (maschi!) perché, in pratica, occidentalizzata.

E qui si apre la stura a tutta una serie di problemi. E’ giusto che lo Stato difenda la propria legge? La comunità pachistana, la famiglia, la madre di Hina, non si costituiscono contro padre, zio, cognato. Allora perché dovrebbe farlo lo Stato contro di loro, in difesa della povera ragazza? Qui c’è un clash culturale molto evidente: dice infatti il legale del padre che lui ha seguito solo con scrupolo il Corano.

Però l’ha seguito con scrupolo prendendolo alla lettera: il che vuol dire, estremizzandolo! Rendendo i precetti ideali come leggi ingiuntive.

Io vedo in questo fondamentalismo il problema vero, l’incompatibilità con tutto, con l’Oriente come con l’Occidente: nel caso di Hina, nel fondamentalismo sociale, basato su di un ideale (religioso, in questo caso) — come è sempre il fondamentalismo. E il terrorismo. Che vanno quindi capiti alle origini, per essere combattuti efficacemente.
Non si tratta solo di diversità culturali.

Estremizzazione/fondamentalismo: E’ come dire a un’indiana dell’India: secondo alcuni testi di leggi tradizionali induiste sarebbe bene che la donna rimasta vedova si immoli sulla pira del marito. Che diventi una sati. Allora, io parente, in nome di questo precetto religioso costringo te vedova farlo!

Poi, seguendo la linea di difesa dell’avvocato — che qualcosa dovrà pur dire! — andremmo nel campo della Personal Law. Che noi non abbiamo. E’ giusto che i vari gruppi etnici e religiosi seguano la propria legge, in tema familiare, anche in altri paesi? Una legge magari contraria a quella laica vigente?
Per esempio, secondo la legge matrimoniale islamica basta dire tre volte alla moglie “ti ripudio” per separarsi. Anche senza motivo. Però la donna non può dirlo all’uomo. E’ giusto che le comunità islamiche seguano questa legge anche in Italia? Come succede in alcuni stati multiculturali, come l’India, se pure parzialmente, e come succede in parte negli USA, che seguono la Personal Law.

E’ ovvio che nel caso di Hina parliamo di un delitto “d’onore”, perpetrato dai membri di una comunità con altri costumi, religione, leggi, diversi da quelli italiani contemporanei (perché non scordiamoci che fino agli anni ’60 anche noi lo avevamo!). Leggi italiane che in ogni caso si devono rispettare, perché qui non si parla di matrimonio, come nel caso della Personal Law, ma di omicidio. Che è proibito ovunque, nei paesi occidentali. Ma in quelli orientali? E in USA, per esempio, dove in molti stati (ma non ovunque) vige la pena di morte? Anche quello è un omicidio perpetrato da alcuni membri di una comunità contro il singolo.

Eppure, come commenta giustamente Alemaugil nel mio post precedente, che dire dell’infibulazione? L’orrida pratica che mutila le bambine prima della pubertà. Una vera sevizie. O della circoncisione femminile. Eppure, un mio civilissimo collega occidentale, diventato musulmano per sposare una donna islamica, la difende! Però sulle sue due bambine non la pratica, guarda un po’.
E anche a Firenze c’è un noto ginecologo ospedaliero che pratica l’infibulazione in nome del rispetto della diversità culturale, di un atroce (falso) sinistrismo per cui, come dice lui, noi abbiamo il battesimo, i somali, per esempio, hanno l’escissione e l’infibulazione! Che pratica a poche lire, nel suo ambulatorio privato.

Difendere questa pratica, o il delitto d’onore — qualsiasi delitto — in nome di una Personal Law, sia sempre e comunque illegale, almeno qui o nei paesi occidentali. E un’atrocità ovunque.

Ma il punto è: dov’è scritto nella religione musulmana che le bambine verso i 10 anni vadano mutilate? Nel Corano? Nella letteratura religiosa commentariale dell’Islam? O nelle Hadith, nei proverbi e i detti attribuiti al Profeta Maometto? Siamo certi che sia la Parola, e non invece l’interpretazione posteriore ad uso e consumo di chi le leggi le interpretava e le applicava, gli uomini di un certo livello sociale?
Cercatela sul database delle Hadith e vedete se c’è.

Nella religione, in qualsiasi religione, è scritto tutto e il contrario di tutto, ma le leggi vigenti sono le leggi. Lo Stato italiano, costituendosi, darà un esempio alle comunità straniere in Italia e un ammonimento: però aprirà anche la stura al problema dell’identità culturale e la difesa della propria identità.
E, soprattutto, darà la stura al problema delle leggi e delle tradizioni fatte e seguita su misura per gli occidentali, bianchi, cattolici, come è già successo col problema del crocefisso appeso in classe.

Nel caso di Hina, lo Stato dovrebbe punire, magari anche esemplarmente, quelli che l’hanno commesso, e anche quelli che hanno taciuto — altro problema: le donne che non denunciano i mariti, fratelli ecc: ma è così diverso nella mafia italiana? Ma non dovrebbe costituirsi parte civile.

Costituirsi parte civile è fare un blocco ideale contro una comunità, quella pachistana. Quella islamica. In teoria va bene: ma in pratica, ai fini di un dialogo e di un incontro fra comunità diverse fra loro, serve? Che lo Stato italiano faccia il display della propria forza, serve?
In casi simili successi in India lo Stato si è costituito parte. Ma è servito?

Dovrebbe costituirsi la comunità pachistana o, meglio, islamica, in Italia: quello sì che sarebbe un segnale forte!

Inoltre credo che il fatto che l’omicidio sia maschile, e che le donne non abbiano parlato, è il segno che alla base non c’è solo il problema della religione e dell’integrazione razziale, ma quello del paternalismo e delle società che discriminano la donna, o le minoranze in genere, nell’accesso e nella gestione del potere.

Dico sempre io, quante donne Rettore universitario ci sono in Italia? Quante donne Ministro, nel nostro governo pur di sinistra? E così via.

Non avvicino neanche lontanamente un omicidio ad una mancata elezione: ma avvicino la mentalità e la legge che, quasi in tutto il mondo, fa sì che noi donne siamo discriminate. Neanche libere, a venti anni, di decidere come vivere. Neanche sostenute dai colleghi o dal partito per essere elette rettore o ministro. Questo sì che sta alla base della diversità, molto prima, molto di più, molto più universalmente di un testo sacro e delle leggi della comunità islamica: che mai e poi mai prescrive di uccidere, neanche il Corano. Da leggere.

p.s. Da leggere anche il commento di un fedele musulmano, A. Ahmed, al post Rape and Violence in Quran. Cita le sura coraniche: c’è qualcosa da imparare anche sul delitto d’onore.



Commenti

  1. Ciao! Mi sembra che nel post ci siano alcune inesattezze: a me pare che anche la donna musulmana possa ripudiare il marito. Non credo che la comunità pachistana o quella islamica abbiano la legittimazione giuridica per costituirsi parte civile. L'infibulazione non è prevista dal Corano. E' uno di quei casi in cui la tradizione islamica si è fusa a quella preislamica, di modo che talvolta l'infibulazione viene praticata nell'erronea convinzione che sia una regola dettata dall'Islam. Le condanne esemplari sono contrarie alla costituzione: il principio della personalità della responsabilità penale ed il principio di dignità umana vengono generalmente considerate incompatibili con la strumentalizzazione della sofferenza individuale che si avrebbe se la sanzione data a un singolo fosse calcolata anche solo in parte allo scopo di avvertire od intimidire terze persone. Mi stupisce molto che un medico notoriamente pratichi l'infibulazione in Italia. Se è così commette un reato grave per cui l'autorità dovrebbe essere intervenuta. Recentemente è stata approvata una legge ad hoc: http://www.retepariopportunita.it/DefaultDesktop.aspx?doc=705 Sono d'accordo con te che il fondamentalismo è l'incompatibile con l'Oriente come con l'Occidente. Penso che esasperare gli accenti culturali sia fare il gioco degli estremisti e non a caso l'avvocato della difesa è corso in quella direzione. Tu meglio di me, in quanto umanista, sai che tante volte niente è più personale della interpretazione di un testo, anche quando si pretende che sia "letterale".

    Scritto da intempestiva, 11 anni, 2 mesi fa


  2. Ciao intempestiva (che bel nome:))!

    Grazie per aver precisato quello che ho detto, che rin parte ri-preciso:

    Assolutamente no, la donna musulmana in India e Bangladesh non può ripudiare il marito per legge, appunto. Il "talaq" non esiste per le donne. In India fino al 2001 non era neanche contemplato. Era sepcificata la modalità di divorzio maschile soltanto. E c’è la Personal Law, almeno in parte, riguardo al diritto di famiglia: ogni gruppo religioso segue il suo diritto.
    Anche la separazione (non divorzio) per cattolici era solo maschile, in pratica: la donna doveva aver assistito *insieme* a testimoni ad atti di bestialità da parte del marito, per esempio. Testimoni desiderosi di testimoniare nella Corte. Mi dici a Delhi, per esempio, quando succede la bestialità "pubblica"? Ecc.
    C’è un famoso avvocato (donna), Rani Jethmalani, abilitato anche nell’Alta Corte, che ha scritto sul diritto familiare e le condizioni di separazione per le donne.

    In India ci sono state parziali modifiche a questo: nella seduta del Luglio 2001 sono state emessi emendamenti alle leggi Special Marriage Act (1954), Hindu Marriage Act (1955), Parsi and Divorce Marriage Act (1936), Indian Divorce Act (1869), e Code of Criminal Procedure (1973). Per esempio, è stata la sezione 39 (del 1869) dell’Indian Divorce Act è stata abrogata: dava la facoltà alla Corte di decidere di dare le proprietà della moglie (non per eredità, perché non può ereditare proprietà immobili!) al marito e ai figli; inoltre la Law Commission ha stabilito che le Corti ecclesiastiche (cristiane) non hanno più la facoltà di decidere i "gradi" di dissoluzione di matrimonio: solo le Corti stabilite secondo la legge (laica) hanno l’autorità esclusiva di determinare le dispute relative ai diritti civili.

    Se ti va di leggere sul diritto di famiglia in Asia meridionale, ho pubblicato diversi articoli e una recensione al (cattivo) libro di Werner Menski, Hindu Law, New Delhi: Oxford University Press, 2003, in Journal of Asian Studies, pp. vol. 64: 3, pp. 785-787 in cui discuto abbondantemente di leggi tradizionali (quindi non laiche) e testi di giurisprudenza (perché se non si conosce quella le leggi in Asia meridionale non contano., essendoci la Customary Law; inoltre in materia di diritto di proprietà femminile le stesse leggi sono contraddittorie! leggi contraddittorie rispettate in aree diverse dell’India e/o leggi contraddittorie usate ad hoc in sentenze il cui risultato è, quindi, opposto)
    (A proposito, in Italia con l’indulto la certezza della pena dove va a finire?)

    Né in Nepal esiste(va) il divorzio femminile per le comunità induiste e musulmane, ma lì le cose sono complicate perché sono state emesse nuove leggi nel 2002 che non sono state ancora implementate, che io sappia, a causa della guerra civile.

    O forse sì, non lo so con assoluta certezza, ma non ci sono rapporti nazionali/internazionali in proposito, quindi vedremo quello che è successo solo fra qualche anno. Al proposito ci sono vaghe e contraddittorie relazioni di NGO, ma preferisco vedere i rapporti ufficiali dell’ONU e le varie commissioni sulle questioni femminili.
    (In Nepal avevano altro da risolvere, tipo, l’arruolamento forzoso delle ragazze nelle file dell’esercito dei maoisti, gli stupri di massa "esemplari" accompagnati da "hideous violence" dell’esercito reale, ecc.)
    In tutto questo, nell’ambito della Personal Law, c’è poi da dire che appunto la legge scritta conta relativamente poco, bisogna vedere le sentenze.
    Vedremo, quindi, nel tempo.

    La costituzione di parte civile in Italia (e in Asia meridionale), come sai meglio di me, è attuabile anche dal singolo, e dalle associazioni. Basterebbe che qui l’Imam di una moschea lo facesse (a nome della comunità, anche se non legalmente basterebbero dichiarazioni pubbliche: qui il fatto diventa politico, ma anche se lo Stato italiano si costituisce diventa politico). O che una qualsiasi organizzazione (islamica) legittimamente costituita lo facesse, un’associazione culturale o una Onlus. Non esiste divieto per la costituzione di un’associazione per lo studio delle leggi tradizionali islamiche in Italia, sarebbe ottima se ci fosse e si costituisse.

    Come avrai letto nei vari trattati relativi al Codice penale, e sentenze ecc., dato che immagino tu sia penalista (quindi anche tu un’umanista), uno dei motivi per cui ci si costituisce parte è la NON riservatezza. Lo Stato italiano lo farebbe per questo, immagino, per dare un forte segnale politico. (In teoria, poi, l’esito non è garantito, come in ogni giudizio, ma credo che qui sarebbe quasi scontato, anche se poi chi sa? mi pare che le sentenze delle nostre Corti siano spesso bizzarre: dico in base alle leggi vigenti, non in base alla “giustiziaâ€?: due categorie che talvolta neanche si incontrano — e cmq la giustizia cos’è?)
    Non è la condanna esemplare de jure, ma de facto.

    L’infibulazione non è mai stata prescritta dal Corano, appunto: questa è l’interpretazione estrema di passi commentariali. Giurisprudenza, non legge. Non la Parola di Muhammad.
    Se interpretassimo estremizzando l’ebraismo, l’omicidio sarebbe *in pratica* legalizzato: occhio per occhio dente per dente e vendetta fino alla settima generazione.
    Penso che solo nel Buddhismo, nell’Induismo, nel Cristianesimo e nel Sikhismo l’omicidio e la vendetta siano espressamente vietati dalla Parola, che è legge — che è tradizionale, o religiosa, come la vuoi chiamare: in Asia tradizionale significa sempre religiosa: ben diverso dai paesi dove si applicavano i Codici di Giustiniano. Cioè, la Parola non ha emendamenti, è fissata per sempre: la Parola non cambia, si può interpretare, ma non cambia, e le leggi erano e sono in parte basate sulla religione: questo è il motivo perché in India c’è la Personal Law e non l’Uniform Civil Code, per rispetto delle religioni di appartenenza.

    Il medico a Firenze è ben noto, e credo anche tollerato a livello sociale. Ti stupisce? Nessuno lo ha mai denunciato, singolo, associazione, Ordine dei Medici, ecc. Le comunità islamiche italiane lo conoscono bene, ovvio. Ma non è il solo, ce ne sono in diverse parti d’Italia.

    A proposito, le comunità dei somali – in Somalia l’infibulazione si pratica — da tutte le parti d’Italia si riuniscono a Firenze una volta o più l’anno, quelle di altri paesi pure, ma non so dove. Voglio dire che c’è una coesione incredibile e, quindi, una connivenza.
    Sai Borsellino? “[…] compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi (della) complicitàâ€?. Queste parole si applicano benissimo non solo alla mafia, ma a tutti i gruppi e i fenomeni sociali: incluso un noto medico ospedaliero che “si diceâ€? che pratichi l’infibulazione. O nei concorsi, ecc.

    Cmq in questo caso conosco bene un suo collega ospedaliero ricercatore, mio amico a Cambridge, e so che è vero, il medico esiste e non è il solo in Italia. E lo so dai colleghi italiani musulmani. Dicono però che sia un’infibulazione non totale, per non provocare infezioni. Ma è sempre nel “si diceâ€?. Ma non per questo non esiste, anche se non è stato mai denunciato. D’altronde, quanti denunciano i mafiosi? O gli strozzini? Quanti l’hanno fatto fino a qualche anno fa? Eppure tutti lo sapevano che esistevano, mi pare. Spesso ne erano vittima.
    Qui, anzi, non ci sono vittime che le bambine: l’infibulazione non è imposta dal medico ma praticata su richiesta.

    A proposito, ci sono anche nei consultori delle questioni al proposito, perché le bambine diventano donne e vanno dai medici lì. So che c’è un dibattito fra gli assistenti sociali.

    Pensa solo che per ben 9 anni un ginecologo romano ospedaliero nel suo studio di pratica privata ha molestato sessualmente, e in alcuni casi violentato, delle clienti. E’ un caso che conosco di persona, ero assai amica di alcune che l’hanno denunciato, che facevano parte di un gruppo femminista. Nove anni è un tempo lungo. Il medico era conosciutissimo a Roma. Eppure ha fatto qualcosa che non è neanche una pratica, un costume di un gruppo etnico e/o religioso, per nove lunghi anni!

    Sul tuo ultimo punto: appunto dico che, anche nelle pratiche, di ogni tipo, e tanto più in un omicidio, se davvero si vuole seguire un precetto religioso va letta la Parola originaria, senza _stravolgerla e senza estremizzarla_. Perché nelle interpretazioni successive c’è sempre tutto e il contrario di tutto. Purtroppo non sono un’esperta di diritto islamico ma induista, però so con certezza che nei casi simili a Hina l’omicidio viene praticato in Pakistan in Bangladesh e in un bel numero di paesi islamici. D’altronde, se si parte dal concetto base che la vita di tua figlia ti appartiene e tu sei il guardiano legale di tua figlia e responsabile di lei e per lei, anche del suo “onoreâ€?, come è anche nella legge induista (religiosa, tradizionale), si può arrivare a questo.

    Però nelle leggi induiste è espressamente vietato l’omicidio e il suicidio. Nel Corano anche, ma io l’ho letto solo in traduzione. (Sai quanti sbagli si sono fatti per aver tradotto male o faziosamente le leggi originarie scritte per esempio in sanscrito? Anche da parte delle corti inglesi quando stavano in India e applicavano le leggi vigenti — poi, in parte, le hanno cambiate, hanno introdotto nuovi concetti e nuove leggi, ecc.).

    * In sunto, Hina viveva qui. La famiglia vive qui, e chi ha commesso l’omicidio va giudicato in base alle leggi vigenti, sic et simpliciter. Spero solo che tutto questo non si trasformi in una guerra di religione. E noi non abbiamo Personal Law, né Customary Law.
    E spero che non si trasformi in una guerra culturale.

    * Se l’avvocato dei presunti colpevoli si rifà alle leggi islamiche, i giudici dovranno cmq prendere dei consulenti di leggi islamiche. Ma non cambia il fatto che noi seguiamo una legge laica e uguale per tutti.

    * Perché qui la legge è una e uguale per tutti…:) O no?

    Scritto da boh, 11 anni, 2 mesi fa


  3. p.s. non credo proprio che in Pakistan esiste divorzio, possibilità di ripudio, da parte delle donne.

    Scritto da boh, 11 anni, 2 mesi fa


  4. Ciao Boh! Grazie per la tua risposta! E' molto stimolante! Appena possibile leggerò i tuoi scritti sul diritto asiatico. Sono molto curiosa! Non posso risponderti articolatamente, perchè sarebbe davvero molto lungo e perchè trovo che nella sostanza le nostre opinioni appaiono molto più simili così di quanto mi sembrasse dal post. Certamente va applicata la legge italiana, nè più nè meno. Mi limito ad una considerazione marginale: quando ho scritto che mi pare sia previsto il ripudio da parte della donna, mi riferivo a fonti arabe (che sono abbastanza sicura di aver letto a suo tempo, giudicandole autorevoli). Tu ti riferivi alla tradizione indiana e pachistana. E' perfettamente plausibile che divergano. In effetti quando parliamo di "Islam" e anche di "Islam radicale" spesso ci riferiamo ad una notevole varietà di fenomeni spesso stridenti, benchè ognuno dei fautori di quelle correnti sostenga a gran voce di interpretare letteralmente un testo comune. Ma ci sono davvero troppe cose da dire. Spero che avremo l'occasione di qualche blogincontro! Non abitiamo neanche troppo distante, credo!

    Scritto da intempestiva, 11 anni, 2 mesi fa


  5. [...] Hina, Islam e la diversità culturale: lo Stato italiano parte civile? intempestiva, venerdì 18 agosto 2006 [...]

    Scritto da Orientalia4All, 11 anni, 2 mesi fa


  6. Beh gli "arabi" si dividono in arabi dell’Arabia, persiani, e turchi. Così secondo gli studi tradizionali occidentali. In effetti, ci sono gli arabi somali, o di vari paesi dell’Africa, ecc.
    Insomma, io parlo sempre di musulmani e non di arabi. Arabi non vuol dire niente perché indica tutto.

    Le fonti? *LA* fonte per ecellenza è il Qur’an, o Corano che dir si voglia. Ma poi c’è la Parola "secondaria", i proverbi attribuiti a Maometto per esempio. E poi ancora la letteratura commentariale. E poi di digests, i compendi. E così via, a vari livelli progessivamente inferiori di autorevolezza. Magari, però, sono legge in una data località in un dato paese e così via. Customary Law.

    L’interpretazione non è mai letteraria: è sempre, appunto, interpretazione. E ce ne è bisogno perché la Parola è ambigua, scondo standard posteriori.
    Ma qui magari c’è da dire una cosa che scriverò in un post. In sunto: rifarsi alla interpretazione *letterale* è in ogni caso una bufala. (scusa la semplificazione). Nel caso dell’avvocato del padre di Hina, è solo un espediente per attenuare la gravità del probabile reato, mi pare.

    Dovrebbero interpellare dei buoni esperti di legge orientale, islamica in questo caso. Un avvocato occidentale usa queste armi solo per gettare fumo negli occhi, a mio avviso, e sarebbe facile smontare parola per parola, secondo standard legali orientali, quello che dice. Certo, qui fa colpo, forse impressionerebbe un giudice italiano. Ma non è detto sai, oggi ho sentito un giudice italiano (non specificavano di cosa, ma solo col nome, che non ricordo) che ha detto cose molto sensate su Hima e la linea di difesa, in termini generali.

    Mi ha detto Ludo che saresti la sorella di…!!! E’ vero?:)
    Nel caso abiteremmo davvero vicine. Intendo dire, ci potremmo vedere tutti insieme. Così si smuove anche tuo fratello…! Così ci conosciamo!!! Se sei tu, tuo fratello ogni tanto parla di voi.. MALISSIMO!:)

    Ciao,

    Boh

    Scritto da boh, 11 anni, 2 mesi fa


  7. Sì sì! E' mio, il fratello orso! E sì sì dobbiamo vederci! 8)

    Scritto da intempestiva, 11 anni, 2 mesi fa


  8. Allora sì, certo, lo dobbiamo assolutamente fare! Pranzo? Una domenica? Se è pranzo e domenica possiamo anche venire noi. Ma tu sei orsa come lui?:)

    Ciao a presto allora (e salutamelo, se riesci a parlarci almeno tu…!:) visto che ogni tanto anzi spesso sparisce…)

    Scritto da boh, 11 anni, 2 mesi fa


  9. Direi che se organizzate partecipo anch'io volentieri… Io e Boh abbiamo alcuni affari in sospeso !!! :P Ciaoo Matteo

    Scritto da Matteo, 11 anni, 2 mesi fa


  10. ma CEEEEEEEEEERTO Matteo! volentierisssssssssimo!

    :):):)

    Scritto da boh, 11 anni, 2 mesi fa


  11. Ciao! Purtroppo la mia scarsa abilità informatica non mi permette di trovare il tuo indirizzo di posta. Se ti va di scrivermi, possiamo metterci d'accordo per vederci!

    Scritto da intempestiva, 11 anni, 2 mesi fa


  12. la diversità è un dono dell'umanità….senza una storia siamo come un albero senza radici….miry.

    Scritto da mirjana, 10 anni, 5 mesi fa


  13. certamente mirjana. Diversità e rispetto delle diversità.

    ciao:)

    Scritto da boh, 10 anni, 5 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.