Anche se quello che ho scritto ha scandalizzato qualcuno — che però mi pare un po’ troppo pronto a interpretare in modo a dir poco fazioso, pur conoscendomi e sapendo leggere perfettamente:) — la storia di Hina non fa che confermare quello che ho scritto: se fai certe cose, per esempio esci la sera, per la società musulmana fondamentalista d’India (solo?) sei una poco di buono ed è legittimo molestarti. E altro.
Ho scritto pù volte su Islam e fondamentalismo ed è ora che riconosciamo che l’Occidente e l’Oriente sono diversi. Solo partendo dal riconoscimento della diversità si crea il dialogo. Senza appiattimento culturale, del tipo “siamo tutti fratelli” — non serve — e senza falsi romanticismi. Anche io se vado in India dormo sulla panca per quattro ore senza scarpe e senza essere disturbata, e mi accendono pure la candelina sul tavolo, no problem, mi è successo più di una volta al bazar di Paharganj. Non toglie né aggiunge niente al fatto che se nel quartiere ci fosse una rivolta contro gli occidentali, mi sgozzerebbero senza problema. L’ospitalità a livello individuale diventa ben altro quando c’è la comunità di mezzo.
Come sa bene chi ha vissuto in Oriente o Medio-oriente, noi siamo una società basata sui valori individuali, loro sono società basate su valori di comunità.
A Hina è successa la cosa peggiore che possa capitare, dopo una violenza carnale. Ma che non si prenda solo per punizione, non è solo così. E’ il senso della comunità. Hina col suo comportamento ha disonorato l’intera famiglia verso la comunità, la sua comunità, e per ristabilire la rispettabilità e l’onore il padre di famiglia — il fratello del padre — deve punirla, specie se ha altre sorelle. E’ un modo di ristabilire l’ordine e l’equilibrio fra famiglie pachistane.
La Stampa parla di condanna della comunità pachistana. Io credo che sia una condanna umana — e, forse, anche un po’ di superficie, ad uso e consumo nostro. Hanno ribadito che poteva succedere anche in una famiglia italiana, ed è verissimo. Insomma, siamo tutti uguali.
Ma non credo sia così, anzi, credo che con l’immigrazione di massa la differenza fra le culture da una parte si smorzi, dall’altra si acutizzi, si radicalizzi, come è successo in America.
Non è riaffermando l’uguaglianza che si dialoga, ma è nel rispetto vero delle diversità — nel diritto al lavoro e allo studio, nel diritto a professare la religione liberamente, ecc. — ma con un’unica regola: il rispetto comune della legge laica vigente.
Quello che è successo a Hina è vietato in Italia, e punibile. In Afghanistan o in certi paesi arabi non lo è. Se uno viene qui, rispetta queste leggi. La famiglia non è un posto privato dove la legge e l’etica non contano, ma è la base della società. Come tale, risponde alle leggi della società e all’etica sociale. Gli affari di famiglia non sono affari privati.
Ma la famiglia di Hina davanti a quale società rispondeva?
Con che etica si muoveva?
Bisognerebbe partire da qui.


Uh, come sei suscettibile! ;)
Pensavo che ci fossimo chiariti e che la cosa fosse chiusa. Per me è chiusa. :D
Per il resto concordo con te, ma aggiungo che il delitto d'onore, in Italia, è considerato reato da molto poco tempo. E anche lo stupro (come reato contro la persona).
Ricordo di una donna, avvocato, uccisa mentre usciva di casa dal fratello, perchè aveva tradito la famiglia. Ucisa mentre teneva in mano il figlio, con un colpo di pistola alla nuca.
Da meno di un anno una legge dello stato italiano nega, tra le altre cose, alla donna di interrompere una procedura di inseminazione in vitro. Un referendum popolare è stato affossato per salvaguardare l'etica religiosa di un popolo che si dichiara laico, ma laico non è.
Riflettiamo.
In generale a mancare sono i diritti della donna, primi il diritto a vivere, ad autodeterminarsi, al rispetto e alla dignità reciproca.
Non solo in Pakistan, ahimè.
Ne scrivevo più di un anno fa qui, quando mancava meno di un mese al referendum sulla fecondazione assistita.
Scritto da Matteo, 5 anni, 6 mesi fa
si ricordo benissimo il caso di cui parla matteo,il fratello siciliano che sparo' a sua sorella,se ne parlo' poco rispetto a quanto si parli della povera Hina. non è che tutti i fratelli vadano in giro ad ammazzare sorelle che vivono la loro vita come preferiscono,cosi' non è che tutti i pakistani reagiscano nel modo del 51 enne che ha scannato sua figlia come un capretto. credo che in questo caso cara boh,anche se conosci beneissimo l'oriente e le sue tradizioni,sbagliate o giuste che siano.NON si ristabilisce cosi' l'onore in tutte le famiglie pachistane.NON è Questa LA NORMA. questo èl'eccesso . se sparare puo' essere piu' facile,tagliare il collo in 3 a una ragazza,organizzando la cosa,è piu' difficile,a nessuno viene in mente di fermare gli altri?di tirarsi indietro?di denunciare il fatto a qualcuno? credo che questa sia volgare violenza,paragonabile solo a quella dei mascalzoni che sgozzarono la povera ragazza testimone di geova,desiree' piovarelli. non ci saono giustificazioni e non c'è un bel niente da capire,proprio come in quel caso,se non l'odio e la sete di sangue. e il gusto di far il male.sar' miope ma non vedo altre cose.
Scritto da agata1000, 5 anni, 5 mesi fa
Matteo: ma non sono io che dovrei dire quando la cosa è chiusa? In fondo sono stata io ingiustamente "sospettata": dico in base alle parole del post, anche se non bastasse conoscermi, non in base alle sensazioni! Cmq certo che la cosa è chiusa!:)
Ma non eri solo tu, non so se hai visto che qualcun altro ha commentato….
Agata: non credo sia solo volgare violenza: lo è in base alle nostre leggi, e in base a quelle chi l'ha uccisa va punito.
La violenza volgare c'è, ma c'è anche altro.
Certo che quello di Hina è stato l'eccesso, l'estemismo, o il fondamentalismo: ma l'eccesso di una mentalità che esiste ed è codificata a livello religioso ed è basata sulla comunità, la rispettabilità/onore, e la proprietà dei figli. L'Islam, come l'Induismo e il Buddhismo e in genere le religioni orientali, sono fortemente etiche e si basano sull'interrelazione sociale. Per questo nessuno ha parlato o denunciato.
Poi c'è il "diritto" di disporre della vita dei figli, specie le figlie femmine, come fossero proprietà personale, fino a che non si sposano. Poi diventano "di proprietà" del marito.
Purtroppo considerare i figli come un "bene" personale della madre o del padre è comunissimo anche qui, infatti i figli talvolta si usano e si scambiano in cambio di beni e privilegi o anche soprusi (nelle separazioni, per esempio, quando ci sono figli piccoli di mezzo). I figli anche qui sono spesso "cose", merci di scambio.
Ma il concetto di comunità, e di onorabilità rispetto alla comunità, è qualcosa che in genere abbiamo perso. Ognuno si fa i fatti propri, diciamo.
E capire non è giustificare, anzi, è capire perché cose così non accadano più. Capire per stroncare dal nascere, dalla mentalità, non dal volgare divieto, che vale solo fino a un certo punto. Il divieto e la punizione sono deterrenti, ma se tu in una cosa ci credi fino in fondo, la fai comunque. Solo se non ci credi più non la fai, perché per te non esiste più.
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa
Ciao Enrica. Si dice "che è chiusa" in due, certo. Su Hina invece ripeto. E' un reato, va punito. Va punito il reato, non è possibile punire la cultura. Anche perchè la nostra, quando genera mostri, non la chiamiamo mai in causa. Ma forse stiamo dicendo la stessa cosa con parole diverse.
Scritto da Matteo, 5 anni, 5 mesi fa
Matteo….! Lasciamo perdere sul dire in due che è chiusa.
Sto dicendo, se non fosse abbastanza chiaro, che estremizzate o "fondamentamentalizzate" tutte le culture generano mostri, specie le culture a base religiosa. Anche la Buddhista, pensa un po'. Anzi, ne parlerò…
Ma non dirmi che il fenomeno dell'Islam che combatte l'Occidente è nuovo, o che lo dico solo io, o che è un concetto di destra. (Mi pare che tu voglia sempre arrivare a questo, quando io parlo, che tu stia lì col fucile puntato e mi debba sempre giustificare, non è la prima volta.:))
E non dirmi che non chiamiamo mai in causa la nostra cultura che genera mostri, dai! Mi vuoi dire che se dico che trattare i figli come beni di scambio, in cambio di merci-beni-privilegi, come mezzi di ricatto e di estorsione insomma, tipico di una società orientata al lusso *a ogni costo*, non è già chiamare in causa una cultura? La nostra. Quella occidentale di basso-medio livello.
E a parte questo umile blog, il Papa ha chiesto scusa per le Crociate, per non aver pubblicamente aiutato gli ebrei e altro. E ha fatto molte cose pratiche, oltre alle autocritiche. Lui è il capo politico e spirituale di una certa cultura, quella cattolica: non l'ha chiamata in causa? Ha chiesto scusa e ha cercato di rimediare per quelle che non sono aberrazioni, ma estremizzazioni di elementi già presenti nel cattolicesimo.
Io parlo di estremizzazioni di elementi già presenti in una certa cultura che si dichiara religiosa: come quella del Pakistan. Sono indubitabili e ben studiati, proprio perché sono riconosciuti alla base del terrorismo (a base religiosa).
Il nostro problema è la finta integrazione e il non voler accettare, da parte nostra, la differenza: non è vero che siamo tutti uguali Matteo. Già nel nascere non lo siamo, c'è chi nasce nudo e chi nasce col cappotto o la pellicia bella spessa.
E credo che da parte di una larga fetta di immigrati ci sia una finta integrazione, per non avere grane: ma ovviamente rimangono della stessa idea sociale e familiare di quando erano in Pakistan, o in India, o in Senegal e così via. Ma i figli no. Magari sono cresciuti qui e per metà sono del tutto diversi dai genitori, o lottano per esserlo. Magari a Hina, e ad altri che conosco per esempio in USA, è successo così.
NB: La parola punizione non entra affatto nel mio range per capire le cose, parlo di responsabilità. Magari in Algeria il padre di Hina non sarebbe neanche punito, o in Pakistan, o in Bangladesh, non so. E' per noi che va punito perché non è conforme a queste leggi. E' diverso. E mi provo a capire in cosa sia diverso, e se davvero questa diversità sia universale. E credo che non lo sia universale, è diverso per noi, qui, con questa cultura come parametro. Non ovunque lo sarebbe, o avrebbe fatto tanto scalpore.
Ciao,
p.s. leggi mai il blog di Leonardo? vedi anche lui se non chiama in causa la nostra cultura. Mi pare che di critiche alla nostra cultura ce ne siano a iosa, ma non si deve criticare le altre culture, specie quella musulmana, per carità, altrimenti si è subito in odore di razzismo. Sbaglio, Matteo?
Io cmq ti teletrasporterei in modo magico, trasformato in donna, in una società musulmana: poi mi diresti come stai….:)))
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa
Ma chi ti vuole dipingere di destra o di sinistra? Ma no, sbagli di grosso. Non mi interessa. Non mi interessa neppure tacciarti di razzismo se critichi la cultura musulmana. Non mi interessa continuare su questo piano di discussione.
Scritto da Matteo, 5 anni, 5 mesi fa
bene allora! perchè, in effetti, non si può parlare con un fucile puntato addosso…:) o facendo lo slalom.
ciao ciao!
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa
Sono abbastanza d'accordo con quello che scrivi nel tuo post, Boh, in particolare sullo stucchevole ”siamo tutti fratelli/ siamo tutti uguali" con cui buona parte della sinistra guarda all'immigrazione, senza tenere conto non solo della differenza culturale tra italiani e migranti, ma anche e soprattutto sulle infinità diversità che ci sono tra gli stessi immigrati (noi ne parliamo spesso come di una cosa sola, ma sono ovviamente tantissime comunità diversissime anche solo nelle intenzioni: banalmente, c'è chi viene per mettere radici e chi aspetta solodi fare abbastanza soldi per tornare a casa "ricco", ilche già costituisce un grosso spartiacque per la mitica integrazione), Detto questo, quali sono i passi concreti da fare perchè altre Hina non ci siano più? Voglio dire, una volta preso atto delle diversità culturali, dobbiamo riflettere quali sono i confini entro i quali queste diversità vanno rispettate e quali i confini oltre i quali non possono essere rispettate più. E qui si pone la questione del relativismo (di cui, personalmente, sono abbastanza un cultore) ma anche dei suoi limiti (si pensi all'infibulazione: diritto di preservare una tradizione o piuttosto orrenda e incivile mutilazione?). Ecco, forse è questo il tema dell'integrazione, più che il passaporto a tutti dopo i cinque anni di residenza: stabilire in modo netto - se possibile senza ideologismi ed estremismi - il valore e i limiti del relativismo; e di conseguenza, stabilire i confini e le modalità per questa integrazione tra diversi (ma in Inghilterra hanno poi permesso ai Sikh di andare in moto senza casco per non togliersi il turbante? Anche questo è - in piccolo - la questione…).
Scritto da alemaugil, 5 anni, 5 mesi fa
Ma qua si scorda una cosa fondamentale.
Lo strumento primo è il nostro codice di leggi.
L'uccisione di Hina è prima di tutto omicidio.
L'infibulazione è prima di tutto mutilazione (e spesso abuso su minore)
Altrimenti dovremmo negare il diritto alla cittadinanza italiana a tutti quegl'italiani che compiono delitti efferati sui propri famigliari o su conoscenti.
Ripeto, il delitto d'onore è reato in Italia, ma è ancora considerato onorevole in alcuni ristretti ambiti sociali.
Poi discutiamo anche degli extracomunitari e delle loro tradizioni bislacche.
Ma non confondiamo cultura con il rispetto delle leggi condivise, che sono la base della convivenza di un popolo.
Scritto da Matteo, 5 anni, 5 mesi fa
Slalom, bello… Poi sono io che alludo. ;) Cmq. Il papa chiede scusa per le crociate. Interessante… In effetti con questo abbiamo proprio dimostrato una diversità tale che… Ma aspetta un po'… Le Crociate?Ma come colpa sarà mica andata in prescrizione, sai dopo diversi secoli… Che tu sappia, qualcuno lo ha perdonato? Si è auto assolto? Quanti pater e quante avemaria?
Scritto da Matteo, 5 anni, 5 mesi fa
Alemaugil: sono assolutamente d'accordo col relativismo! Io parlo di uscire dall'eurocentrismo e dall'italianismo, se vogliamo capire qualcosa. Vedere le cose con gli occhi dell'altro.
Anche in USA c'era il problema teorico del casco dei Sikh. L'hanno risolto subito: o ti adegui, o vai in un altro paese, o vai in galera. Poi dipende dagli stati, ovvio. Fanno sempre così, con tutti i gruppi, a meno che si uniscano e diventino così potenti da diventare lobby politica ed economica, come gli ebrei, e come stanno diventando gli italiani.
Ancora una volta, la comunità.
Tu che pensi di questo? Io spesso ho trovato gli USA impositivi e assolutamente antidemocratici, però in una società multiculturale non vedo cosa altro ci fosse da fare che applicare le leggi in modo imparziale per tutti. Oppure? Idee?
Matteo: sono assolutamente d'accordo col rispetto delle leggi vigenti. Nessuno se ne è mai scordato, e nessuno se ne scorda, se leggi sopra quello che ho scritto ad Agata.
Sul Papa, te lo dicevo come esempio di autocritica culturale e fattuale, non solo concettuale. Per es., il mite e gentile Dalai Lama non ha mai neanche accennato ai monaci tibetani combattenti e noti per la loro crudeltà, contro la Cina, a più riprese nei secoli. In teoria non avrebbero potuto neanche difendersi, ma l'hanno fatto uccidendo.
Voglio dire che il Papa Giovanni Paolo II, pur conservatore, ha fatto autocritica e ha aperto le porte all'incontro interreligioso, che è la formula vincente, credo.
Il mite e gentile Dalai Lama no, mai. E' il primo passo, e, perdonami Matteo, ma il pesce puzza dalla testa: se il capo di uno stato teocratico dice e fa qualcosa lo fa a livello collettivo, non è come se un qualsiasi politico di uno stato democratico e parlamentare, o anche no, parlasse. Il Papa, il Dalai Lama, sono l'Autorità sacra e profana. Non è una fettina piccola di potere. E' Autorità reale, legislativa, fattiva, e scritturale, ideale, ideale e ideologica! Non è neanche criticabile, in teoria, né il Papa né il Dalai Lama.
E chiedere scusa agli ebrei, una ferita ancora aperta per molti sopravvissuti ai campi di concentramento, non è stata piccola cosa, né andare lui in visita al tempio, spostandosi, né interpellare il Rabbino capo di Roma per ogni questione che coinvolga la società, o la comunità ebraica, in un dialogo fattivo.
Credo che capire, ma dal proprio punto di vista, cioè senza neanche fingersi uguali — io non sono uguale neanche a mia sorella, per carità, figurati se sono uguale alla snobbissima signora filippina, mia Fellow Alumna di Harvard, che abita in fondo alla strada, né alle donne cinesi che ridevano ieri in bus, tanto per capirci — sia il primo passo. Uscire allo scoperto, parlare, dire le proprie ragioni, incontrarsi. Fra singoli e fra comunità, fra governi. Certo, alla bisogna, se proprio c'è bisogno, io difendo il mio punto di vista. Occidentale e italiano solo perché sono stata educata così, per quanto abbia vissuto all'estero diversi anni. Che altro? Idee?
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa
[...] Eppure, come commenta giustamente Alemaugil nel mio post precedente, che dire dell'infibulazione? L'orrida pratica che mutila le bambine prima della pubertà. Una vera sevizie. O della circoncisione femminile. Eppure, un mio civilissimo collega occidentale, diventato musulmano per sposare una donna somala islamica, la difende! Però sulle sue due bambine non la pratica, guarda un po'. E anche a Firenze c'è un noto ginecologo ospedaliero che pratica l'infibulazione in nome del rispetto della diversità culturale, di un atroce (falso) sinistrismo per cui, come dice lui, noi abbiamo il battesimo, i somali, per esempio, hanno l'escissione e l'infibulazione! Che pratica a poche lire, nel suo ambulatorio privato. [...]
Scritto da Hina, Islam e la diversità culturale: lo Stato italiano parte civile? » Orientalia4All, 5 anni, 5 mesi fa
sul corriere di oggi c'è tutta la documentazionedelle denunce che a povera nina ha fatto nei confronti della famiglia che la picchiava regolarmente e c'è(me lo aspettavo)anche un tentativo di violenza carnale da parte del padre. un individuo capace di uccidere in quel modo è pure capace di violentare sua figlia,solo che con la battagliera hina gli è andata male al Porco.quini lasciamo stare il pakistan,l'islam e tutto il resto.le parole di hina inchiodano il padre a quello che è un volgare mascalzone. e basta.
Scritto da agata, 5 anni, 5 mesi fa
un Pacciani come ce ne sono ovunque.
Scritto da agata1000, 5 anni, 5 mesi fa
Agata, certo questo è un lato sicuramente vero: solo che non gli è andata male al Porco, è andata malissimo alla povera Hina!
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa
Certo, un Pacciani, ma qui rischia di diventare una guerra di religione e di acutizzare un clash culturale che esiste, e non si può negare.
Perché il Porco, come lo chiami tu, è pakistano e islamico e si giustifica dietro la sua religione.
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa
Sono Italiano, abito da 12 anni in un paese dell'asia, per motivi di lavoro. Che lo abbia voluto o no alle regole di questo paese mi ci sono dovuto abituare ed adattare, "loro" non si sono adattati a me quando sono arrivato, perche' questa gente che viene in Italia, vuole rimanere qui, vuole lavoro, pretende etc…ma ai nostri usi e costumi non si vogliono adattare. ma alllora che ci vengono a fare qui? e' molto meglio che rimangano a casa loro…ognuno per se', Dio per tutti!!!
Scritto da ROBY, 5 anni, 5 mesi fa
Ciao ROBY, benvenuto.
Dove vivi? E che ci fai, se è lecito sapere? Come ti trovi? Insomma, raccontaci un po' di te…:)
Beh un po' è vero, concordo. Dicono sempre in USA: "Vai a Roma e fai il romano." Insomma, se uno va in un certo paese, senza perdere l'identità, per carità, ma è giusto che si adatti alle leggi e ai costumi correnti, almeno quel tanto per coabitare pacificamente e non fare la guerra in casa!
Giorni fa notavo quante donne stanno col burqa alla galleria di Milano: pieno! Non mi dà fastidio, ma se una ragazza venisse da me in aula col burqa e io non vedo neanche la faccia, che le dico?
Facci sapere la tua esperienza! E a proposito, come sei finito qui in casa mia?:)
Ciao
Boh
Scritto da boh, 5 anni, 5 mesi fa