Replica all'articolo di Repubblica "India, la rivolta dei bramini contro gli Intoccabili"

Questa è una replica di Michelguglielmo Torri, lo studioso di India che ho già citato in Nepal: origini della crisi, Gyanendra e storia, all’articolo di Raimondo Bultrini “India, la rivolta dei bramini contro gli Intoccabili” apparso su Repubblica del 25 maggio scorso. E’ stata inviata alla rubrica “Lettere” del giornale: perché i giornalisti sanno scrivere bene di tutto, ma spesso sanno poco o niente di quello che scrivono. Di seguito c’è la replica di Torri e poi l’articolo di Raimondo Bultrini. Buona lettura!

Replica di Michelguglielmo Torri:

Ho letto con molto ritardo l’articolo di Raimondo Bultrini, India, la rivolta dei bramini (25 maggio 2006), e, mi spiace dirlo, l’ho trovato confuso e fuorviante, anche perché contiene alcuni errori di fatto. Partiamo dall’occhiello (redazionale, ma che riflette in modo accurato il contenuto dell’articolo): «Il governo apre le università agli “intoccabili”. Scioperano le caste privilegiate».
Ebbene, si tratta di un’affermazione totalmente errata. Il governo indiano, infatti, non ha aperto le università agli intoccabili, per la semplice ragione che non vi è nessun ostacolo formale o informale al loro ingresso. L’intoccabilità è stata formalmente abolita dalla costituzione nel 1950 e, nella stessa occasione, il costituente indiano elencò in due separate tabelle costituzionali (schedules) i gruppi castali e tribali più discriminati (in altre parole quelli che noi, ancora oggi, conosciamo come pariah, fuoricasta o intoccabili). A costoro, definiti con l’acronimo SC/ST (Scheduled Castes/Scheduled Tribes), venne riservato il 22,5% (una quota lievemente inferiore alla loro proporzione rispetto alla popolazione indiana) dei posti pubblici e dei posti scolastici, incluse le Università e i centri d’eccellenza accademici.
Il provvedimento in questione doveva avere una durata quarantennale, ma nel 1990 venne rinnovato e, da allora, è ancora in vigore, senza che nessuno trovi nulla da ridire. L’agitazione in corso, quindi, non riguarda gli intoccabili, ma le cosiddette OBC (Other Backward Classes).

Si tratta di gruppi castali arretrati, di fatto appartenenti all’ordine dei sudra, il più basso dei quattro ordini rituali di riferimento, membri legittimi dell’ordine castale. Ma, vale la pena di sottolinearlo, non tutti i gruppi castali sudra sono parte delle OBC, in quanto in molte parti dell’India questi gruppi castali coincidono con classi economicamente agiate e politicamente potenti.

Per capire cosa sta avvenendo, bisogna ricordare che, all’inizio degli anni 90, il governo allora al potere, decise di dar corso alle raccomandazioni della commissione d’inchiesta Mandal, formata oltre 10 anni prima. La commissione Mandal, come strumento per combattere povertà economica e discriminazione sociale, aveva proposto l’introduzione anche per le OBC di quote riservate sia nella burocrazia statale sia nel sistema di istruzione pubblica. Tali quote erano pari al 27% dei posti disponibili (un cifra che, secondo alcuni, è nettamente inferiore alla percentuale delle OBC rispetto alla popolazione). La legge che venne approvata nel 1991, sulla base delle raccomandazioni Mandal, non si estendeva però a 22 università pubbliche e ad alcuni prestigiosi centri di eccellenza accademici.

Recentemente, a quanto sembra su impulso di Sonia Gandhi, vi è stata la decisione di portare la legge Mandal alle sue logiche conseguenze, estendendola all’intero settore universitario. Per far questo, fra l’altro, è stato necessario approvare un emendamento costituzionale. È interessante notare che tutti i legislatori indiani, a parte due solitarie eccezioni, hanno votato a favore dell’emendamento in questione, del tutto indipendentemente dal colore politico dei partiti di appartenenza. Il che significa che, nella classe politica indiana, vi è una sostanziale unanimità sull’opportunità del provvedimento in questione.

Tuttavia, sia pure con un certo ritardo, a questa decisione ha fatto seguito il montare della protesta degli studenti iscritti nelle istituzioni fino a quel punto esentate dall’applicazione delle quote a favore delle OBC. E non c’è dubbio che una gran parte della stampa indiana abbia soffiato sul fuoco. Si è dato grande risalto alle manifestazioni degli studenti anti-Mandal, ma non se ne è dato nessuno a quelle assai più imponenti di coloro che erano favorevoli alla nuova legge. E si sono citati con grande enfasi gli occasionali membri delle OBC che si dissociavano dal provvedimento, senza ovviamente nominare gli assai più numerosi membri delle caste alte che erano a favore.

A quel punto, il governo indiano si è impegnato ad aumentare il numero complessivo dei posti disponibili (nelle istituzioni coinvolte vige il numero chiuso), in modo che, sia pure nel rispetto delle nuove quote, il numero di posti che non vanno alle OBC (cioè un gruppo che, a differenza di quanto sembra pensare Bultrini, non comprende solo le caste appartenenti agli ordini dei brahmani, kshatrya e vaysha, ma anche gruppi castali sudra), rimanga costante.

Ancora al momento in cui scrivo queste righe, però, la proposta in questione non sembra essere stata accettata dai dimostranti. Il che non può non far sospettare che il problema non sia quello di proteggere il merito, come sostengono i dimostranti, ma di escludere da professioni prestigiose coloro che non appartengono alle famiglie «giuste». Un atteggiamento che, come si vede, non ha nulla di peculiarmente indiano.

Detto questo, a me sembra che un giornalista con un minimo di conoscenza del sistema politico e della società indiani avrebbe potuto focalizzare la propria attenzione su un altro aspetto dell’agitazione in corso. Questo è il fatto che, effettivamente, gli intoccabili politicizzati, compresi gli studenti delle istituzioni coinvolte nell’attuale controversia, abbiano finito per schierarsi a favore delle OBC. E, mi si permetta di sottolinearlo, questa è stata una decisione tutt’altro che scontata.

Concretamente, gli intoccabili e i membri della «altre classi arretrate» sono in aspra competizione politica, spesso legata a contrapposizioni di natura sociale (per esempio, nelle campagne gli intoccabili sono manovali senza terra, mentre i membri delle «altre classi arretrate» sono in genere piccoli o piccolissimi proprietari terrieri). Il fatto che i dalit (questo è il nome «politicamente corretto» dei fuoricasta) si siano schierati a favore delle OBC è quindi un fatto politicamente assai rilevante, proprio perché è la prima volta che si verifica. Ma perché questa presa di posizione? Udit Raj, il leader intoccabile che Bultrini cita nel suo articolo, ha detto: «Perché siamo generosi». In parte può anche essere vero, ma non è certo tutta la verità. Il governo, nell’aumentare il numero dei posti complessivi delle università, in modo che, pur riservandone il 26% alle OBC, il numero degli studenti rimanga immutato, aumenterà automanticamente anche il numero dei posti riservati agli intoccabili (che avranno diritto al 22,5% su un numero più elevato di posti rispetto a quello esistente). Quindi, Udit Raj sarebbe stato più corretto se avesse risposto: «Appoggiamo i membri delle OBC perché siamo generosi e perché siamo politicamente astuti». In ogni caso, anche così l’alleanza intoccabili/caste arretrate è, potenzialmente, un fatto importantissimo, su cui converrebbe soffermarsi a riflettere, in quanto, se continuerà nel tempo, è un fatto suscettibile di alterare completamente gli equilibri socio-politici del paese.

In conclusione, è una bellissima cosa che «la Repubblica» dedichi un lungo articolo con inizio in prima pagina all’India. Ma, in futuro, sarebbe forse opportuno affidarne la stesura a qualcuno che abbia una migliore conoscenza degli argomenti di cui parla.

Cordialmente.

Di Raimondo Bultrini, La Repubblica, 25 maggio 2006.

Per aumentare la presenza dei Dalit, gli intoccabili, l’esecutivo sfida l’ira dei bramini.

La decisione del governo indiano di aumentare dal 2007 le quote riservate alle caste meno privilegiate nelle università ha scatenato una rivolta che già covava da giorni con manifestazioni, scioperi della fame e perfino boicottaggi dell’ assistenza sanitaria da parte di studenti e medici. Il timore è che possa accadere come nel 1990, quando l’allora governo elevò le quote per i cosiddetti Dalit, gli Intoccabili, anche nei posti di lavoro pubblico. E diversi bramini ( originariamente la casta sacerdotale, oggi il fulcro della minoritaria classe media) arrivarono a darsi alle fiamme per protesta. Martedì notte i ministri del Congresso, appoggiati dalle sinistre, hanno fatto ancora di più dei loro predecessori, assegnando ulteriori consistenti quote alle cosiddette Other backward castes, le altre caste arretrate, nei College di medicina e di management più importanti del Paese, portandole dal 22,5 % al 49,5 %. Non solo: dopo la seduta un portavoce ha annunciato che il provvedimento sarà esteso anche ad altre università.

La paura degli studenti di famiglia brahmana, kshatrya o vaisya, le tre caste superiori originariamente sacerdotale, guerriera e commerciante è che il limitato numero di insegnanti e di corsi disponibili escluda per decreto dagli studi i più bravi, affidando i posti non in base al merito ma all’origine familiare. ” Fareste operare vostro figlio da un medico entrato per imposizione? ” è stato ripetuto durante le numerose proteste a New Delhi e a Bombay, dove 130 studenti sono stati arrestati e molti altri feriti dalle cariche della polizia. “Ma che cosa vogliono di più le caste elevate? – ha replicato Udit Raj, leader di una delle principali organizzazioni di dalit – Hanno già oltre il 50 % dei posti, pur rappresentando il 15 % della popolazione.” Il rischio ora è quello di un confronto che porti a nuovi tragici episodi di violenza, sebbene il governo abbia promesso un aumento generale dei posti disponibili così da non ridurre il numero degli aventi diritto nelle caste superiori. Gli studenti dell’Istituto indiano di menagement e delle facoltà di medicina, secondo i quali il governo agisce per motivi elettorali, hanno già annunciato che cercheranno di impedire fisicamente ai dalit che avranno i posti assegnati di prenderne possesso.

Ma mentre si intensificano le proteste contro il governo a Delhi, Bombay, Madras, Calcutta, Ahmedabad – per il 28 di Maggio ne è stata programmata una generale che si prevede tesa e drammatica – migliaia di fuoricasta in tutta l’India hanno esultato rivendicando la vittoria di quanti sono stati finora emarginati dal diritto allo studio. ” Non è vero che le quote porteranno ad un abbassamento del livello dei medici del Paese”, ha detto un esponente del governo, secondo il quale prima di ottenere la laurea ognuno dovrà superare gli stessi severi esami per poter esercitare la professione. Ma simili considerazioni non bastano a placare la rivolta, basata sulla constatazione che in realtà non tutti i bramini sono ricchi e privilegiati, mentre molti Fuoricasta già in grado di pagare gli studi nei più prestigiosi College ottengono quote fisse sia nelle scuole che sul lavoro.

Ma il problema delle caste in India non si limita alla lotta per le quote di studio e di lavoro: Un dossier del governo dedicato ai casi di atrocità contro le caste inferiori elenca 44mila episodi contro i 7400 del ’98. Specialmente nelle aree rurali la separazione dei Dalit dal resto dell’Alta società è spesso totale, e gli Intoccabili non possono nemmeno bere la stessa acqua dei brahmani nè entrare in un tempio, pena spedizioni punitive e violenze contro i trasgressori. Una situazione definita dal leader dalit Udir Raj “peggio dell’ apartheid “.

Nel frattempo il nuovo governo del Tamil Nadu, ha rotto il millenario monopolio dei bramini anche nei principali centri religiosi dello Stato.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.