Appello urgente per i Diritti Umani: la Cina e le torture sui praticanti del Falun Gong

Pasqua serena a casa, ma ieri mi è arrivata una mail dal Falun Gong Human Rights Working Group per firmare a nome dell’Asiatica Association Onlus perché si chiuda immediatamente il campo di concentramento di Sujiatun, nella città di Shenyang, nella provincia di Liaoning, in Cina. Proprio oggi sull’argomento è stato pubblicato un articolo nel The Epoch Times.
A Sujiatun e in altri campi di concentramento i praticanti del Falung Gong, la Pratica della Ruota del Dharma, vengono imprigionati e privati dei loro organi — occhi, reni, cervello, cuore, ecc. — ancora vivi (si sa che la Cina è uno dei mercati di organi più fiorenti, più produttivo ancora dell’India). Poi vengono bruciati e loro organi vengono venduti agli ospedali, che li rivendono sul mercato internazionale.
L’8 marzo 2006 un giornalista cinese fuggito in USA ha dichiarato che oltre 6.000 praticanti del Falun Gong sono stati portati nel campo di concentramento di Sujiatun. Nessuno ne è mai uscito.

Che cosa possiamo fare? Appena la ricevò pubblicherò una petizione internazionale, firmatela. E’ poco, lo so, ma non possiamo fare altro che informazione e far sentire la nostra voce presso i governi, l’ONU o, almeno, i giornali.

Ho già parlato dei praticanti del Falun Gong, e di tutti i movimenti del Qi Gong che si riconoscono intorno al concetto di Qi o Chi, l’energia che fluisce in ognuno di noi e che, coltivata e incanalata, porta all’immortalità. E’ un modo di coltivare il corpo e l’anima attraverso la pratica del Tao chi, la disciplina di vita, la dieta rigorosa e, soprattutto, un modo puro di rapportarsi agli altri attraverso la verità, la benevolenza e la perserveranza: qualità considerate necessarie sia nel Buddhismo che nel Taoismo e il Confucianesimo. Il Qi Gong è un processo di coltivazione dell’energia.

Il successo del Falun Gong è proprio nel fatto che ha saputo vivificare e riunire, in un movimento dai connotati fortemente spirituali e sociali, cose proibite dal comunismo cinese, gli elementi tradizionali della cultura. Fa vivere meglio, fa stare meglio con se stessi, col proprio corpo e con gli altri e, si dice, può far sviluppare dei poteri speciali. E poi è un movimento recentissimo, vivo, militante, ideato da Li Hongzhi, classe 1952, che è riuscito a fuggire a vive adesso a New York con la sua famiglia.
Il suo libro Zhuan falun (Girando la Ruota del Dharma) è stato pubblicato nel 1994.
Per curiosità leggete le 101 recensioni di Amazon sul libro.

Ho già anche parlato delle persecuzioni che soffrono i praticanti dei movimenti del Qi Gong per mano dei comunisti cinesi (voglio sperare che i buddhisti cinesi non ne siano partecipi).

Questa pagina è per avere un’idea delle torture inflitte ai praticanti del Falun Gong. Mi sono state mandate altre pagine con interviste originali agli scampati e rifugiati in USA, ma penso che basti e avanzi: non credo nel potere educativo delle immagini shock.

Io ho avuto un minimo ma bellissimo contatto con il Falun Gong attraverso un suo praticante che è stato mio subaffittuario a Cambridge: il miglior inquilino che abbia mai avuto, concentrato, sereno, pieno di benevolenza, e mi è molto dispiaciuto che si venuta sua moglie e abbia dovuto lasciare la mia casa. Era un vero piacere averlo e non mi sentivo invasa, in ansia, lievemente preoccupata come mi sono sempre sentita con europei e americani. Ed era pienod i delicatezze mentre io no, non le ho avute. Ecco, uno dei pochi casi in cui ho percepito l’altro più rispettoso di me, con un’idea cosmogonica e morale più netta e più intransigente della mia. Mi sono sentita profondamente bene e ogni contatto era per me una cosa sorridente. Peccato che non l’abbia più rivisto.



Commenti

  1. Perché il CCP non piace il Falun Gong? Quante volte nella storia cinese questo tipo di culto si transforma in in una forza politica? Anzi il FLG è veramente una forza politica, ma soltanto all'estero. Dal punto di vista del CCP, Li Hongzhi (era veramente un matto) è all'altezza di Hong Xiuquan. A mio avviso il FLG non è "male" ed ovviamente questa persecuzione è terribile, ma si deve guardare alla storia cinese per comprendre questa situazione.

    Scritto da 88, 11 anni, 7 mesi fa


  2. Caro 88, il punto non è comprendere la storia.
    Hitler è stato compreso ma Dachau o Auschwitz rimangono. E bisogna opporsi con tutte le forze a kuesto, sia a livello personale che a livello internazionale.
    Che poi i cinesi abbiano una grande civilità si sa: cosa cambia?
    Ma a dire che il FLG "non è male" sei davvero carino……:)

    ciao

    Scritto da boh, 11 anni, 7 mesi fa


  3. >>il punto non è comprendere la storia.

    Una cosa: quanta gente moriva in Taiping Rebellion a causa di un culto? Circa 40 millioni.
    La maggior parte del popolo cinese ha paura di culti come FLG per questo ragione, non solo perché il CCP dice "FLG è male".

    >>E bisogna opporsi con tutte le forze a kuesto, sia a livello personale che a livello internazionale.

    Sono interamente d’accordo con te. Ma in questo caso il senso storico è molto importante. Io assolutamente
    non voglio "giustificare" questa persecuzione. Credimi, io odio il CCP più di te. Ma la situazione col FLG in Cina è complessa. Non basta dire "FLG è buono" e "CCP è male".

    Scritto da 88, 11 anni, 7 mesi fa


  4. Mi spiace ma non sono d’accordo con te. Prima di tutto certe cose devono finire (leggi: torture, sparizioni, organs’ harvesting, ecc.), poi si parla di comprendere.

    Del genocidio ebraico, o turco, o ceceno, diresti prima comprendiamo o prima di tutto smettiamo?

    Scritto da boh, 11 anni, 7 mesi fa


  5. Come si chiama questa filosofia? "l'azione senza pensiero" o "l'azione senza conoscenza"? ;)

    Scritto da 88, 11 anni, 7 mesi fa


  6. credo che qualsiasi sia la fonte, destra, sinistra o centro, se ci sono palesemente abusive si debbano terminare, senza filosofeggiare. Senza se e senza ma.

    ciao,

    Boh

    Scritto da boh, 11 anni, 7 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.