Per Berlusconi: Resoconto stenografico alla Camera dei Deputati: Presunta esistenza di un accordo, firmato dall'ENI, per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi nella zona di Nassiriya del 21 febbraio 2003

Carabinieri a Nassirya (L’immagine è presa da I miserabili)

Riporto integralmente il resoconto stenografico dell’Assemblea Interpellanza urgente n. 2-01593 del 21 giugno e discussa in aula il 30 giugno 2005, Seduta n. 648.
E questo è l’audio – video.

In sunto: abbiamo aderito alla guerra in Iraq per motivi economici. Vi è la presunta esistenza di un accordo, firmato dall’ENI, per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi nella zona di Nassiriya – n. 2-01593. Altro che la missione umanitaria di Berlusconi! E altro.

Uno stralcio: “Non solo, onorevole sottosegretario. Sappiamo che in un documento che reca la data dell’11 novembre 2004 l’allora ministro Frattini riassunse i motivi alla base della partecipazione italiana alla missione irachena. In tale documento, che hanno ricevuto tutti i deputati, si afferma: l’impegno italiano per la sicurezza internazionale è determinato da un calcolo razionale del nostro interesse; e ancora il nostro impegno nelle missioni di pace rappresenta un saldo investimento economico – «interesse», «investimento», «grande occasione», «tornaconto»! – e quindi possiamo attenderci considerevoli benefici economici dalla stabilizzazione di regioni sensibili per i nostri approvvigionamenti e per le prospettive di apertura di nuovi mercati e di nuove aree di collaborazione. È noto che la difesa degli interessi è sempre invocata, ad esempio, dagli Stati Uniti, ogni qual volta occupano un paese. La nostra Costituzione dice altro, e sarebbe stato opportuno rispettarla.
Nella stessa inchiesta, che ha raccolto materiale molto interessante, si citano incongruità della motivazione umanitaria a fronte delle dichiarazioni di un ex dirigente dell’ENI, il dottor Livigni, che, intervistato dal giornalista, riferisce degli impegni assunti da tale ente in merito al giacimento di petrolio di Nassiriya, fin dal 1996, e delle tipologie di contratto molto vantaggiose.”

Questa non è che una chicca. Buona lettura e buona visione:

Mozioni, Interpellanze, Dibattiti su informative urgenti del Governo

Presunta esistenza di un accordo, firmato dall’ENI, per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi nella zona di Nassiriya

Interpellanza urgente n. 2-01593 del 21 giugno e discussa in aula il 30 giugno 2005

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri degli affari esteri e delle attività produttive,
per sapere – premesso che:

la partecipazione alla coalizione dei willings in Iraq da parte dell’Italia è sempre stata giustificata come dettata da motivi umanitari e di peace keeping;
da un’inchiesta estremamente dettagliata del giornalista di Rai News Sigfrido Ranucci, andata in onda venerdì 13 maggio 2005 su Rai Tre, si apprende che esisterebbe un dossier del Ministro delle attività produttive del 21 febbraio 2003, dal quale risulta che, circa un mese prima che Bush dichiarasse guerra a Saddam, la zona di Nassiriya era già stata individuata come luogo di intervento delle truppe italiane, al fine di sfruttare i giacimenti di petrolio presenti: «non ci si dovrebbe lasciar scappare questa grande occasione» sarebbe l’espressione usata esplicitamente in detto dossier;
tale documento chiarisce una volta per tutte la reale natura della missione italiana in Iraq da sempre negata dal Governo. Il 14-15 aprile del 2003 l’allora Ministro degli affari esteri Frattini dichiarò: «quella dell’Iraq è una missione che ha scopo emergenziale e umanitario»;
a parere degli interpellanti, l’affermazione del Ministro Frattini appare del tutto incongrua se confrontata con le dichiarazioni di un ex dirigente dell’Eni, intervistato dal giornalista, che riferisce degli impegni presi da questo ente in merito al giacimento di petrolio di Nassiriya, risalenti al 1996, e delle tipologie di contratto molto vantaggiose;
lo stesso autore del dossier conferma che il Ministro delle attività produttive lo avrebbe commissionato ben sei mesi prima dell’inizio della guerra;
sempre nella succitata inchiesta giornalistica viene ricordato:
a) un documento del Foreign suitors for Iraqi oilfield contracts del 5 maggio 2001, ben prima dell’attentato alle torri, classificato con il numero 35AS0713, che fa parte del rapporto Cheney del 2001 sull’energia ordinato da Bush appena dopo il suo insediamento. Nel documento si legge di un accordo firmato nel 1997 tra l’Eni, la compagnia spagnola Repsol e Saddam per lo sfruttamento del giacimento di petrolio di Nassiriya;
b) il rapporto del Royal institute degli affari internazionali presentato al Rome energy meeting di giovedì 27 marzo 2003, a pochi giorni dall’avvenuto inizio della guerra, nel quale si legge che le riserve probabili in Iraq sono circa di 130 miliardi di barili: cosa che pone il Paese al terzo posto dopo Arabia Saudita e Russia. Una ricchezza dalla quale sembrano escluse per ora, si legge, le grandi compagnie angloamericane e che vede, invece, meglio piazzate le franco-belga. Nel rapporto si legge anche che l’Eni è in trattativa, con la compagnia spagnola Repsol, per il giacimento in Nassiriya;
c) il rapporto Oil, gas, wind and money, presentato a Madrid il 27 giugno 2003, conferma compagnie, contratti e cifre, riguardanti lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi iracheni;
nell’intervista viene sentito anche Claudio Gatti (corrispondente de Il Sole 24 ore a New York), che nei giorni dell’attacco alla postazione della missione italiana a Nassiriya riferì in un suo articolo, citando fonti americane della Cia e dell’Autorità di coalizione provvisoria in Iraq, che l’attentato di Nassiriya era una segnale diretto a colpire non tanto i militari italiani, quanto gli interessi petroliferi del nostro Paese: un efferato avvertimento teso ad allontanare l’Eni, cioè l’operatore economico italiano nella zona;
a seguito della guerra lo Stato iracheno è stato dissolto per debellazione e i suoi dirigenti politici e militari destituiti e fatti prigionieri dalle potenze occupanti: all’estinzione della sovranità statale precedente alla guerra ha fatto da contraltare l’esercizio di una sovranità provvisoria da parte delle potenze occupanti nel contesto giuridico della IV Convenzione di Ginevra del 1949, fino a quando l’occupazione non ha avuto almeno formalmente termine in virtù della risoluzione 1546 dell’8 giugno 2004, che ha dichiarato sovrano il Governo ad interim a cui le autorità d’occupazione hanno formalmente ceduto i poteri in data 20 giugno 2004;
durante il periodo di occupazione militare l’autorità di occupazione non poteva compiere atti di disposizione delle risorse naturali del popolo iracheno, poiché ciò avrebbe pregiudicato il diritto all’autodeterminazione, che comprende anche il diritto a disporre delle proprie risorse naturali, nel caso iracheno enormi quantità di giacimenti petroliferi -:
se il contesto delineato dall’inchiesta di Rai News corrisponda al vero e quali informazioni il Governo intenda fornire al Parlamento;
se tale contesto non costituisca una patente negazione delle ragioni addotte fin qui dallo stesso Governo in merito alla presenza del contingente italiano a Nassiriya e, al contempo, non sia gravemente lesivo dei principi della nostra Costituzione e del diritto internazionale;
quali siano gli interessi italiani in quell’area, con particolare riferimento allo sfruttamento petrolifero della zona sottoposta alla giurisdizione di militari italiani, e se la realizzazione di tali interessi sia oggi alla base delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi, e del Ministro degli affari esteri in merito ad un eventuale ritiro della missione italiana entro i primi mesi del 2006;
se nel periodo di occupazione il Governo abbia stipulato contratti o altre intese di natura economica e commerciali e, qualora ciò si sia verificato, quali siano.
(2-01593)

«Deiana, Pisa, Leoni, Tocci, Giulietti, Maurandi, Mazzarello, Galeazzi, Buffo, Cialente, Marcora, Russo Spena, Alfonso Gianni, Labate, Magnolfi, Martella, Cazzaro, Abbondanzieri, Zanotti, Sasso, Grandi, Fumagalli, Amici, Sabattini, Folena, Sgobio, Bellillo, Sciacca, Cima, Cento, Bulgarelli, Maura Cossutta, Pistone».
(21 giugno 2005)

Illustrazione dell’on. Pisa cofirmataria, risposta e replica dell’on. Elettra Deiana

SILVANA PISA. Signor Presidente, vista l’ora tarda cercherò di essere sintetica.
Abbiamo presentato questa interpellanza per mettere in evidenza una contraddizione che si ripete in continuazione. È stato detto che l’Italia giustifica con motivi umanitari e di peacekeeping la partecipazione alla coalizione che ha occupato l’Iraq. Almeno, così è in teoria. In realtà, in tante sedi, sia in Assemblea che in Commissione, abbiamo ripetuto che non era questo lo scopo, così come d’altronde era chiaro da subito, anche a causa della forte differenza di spesa. Infatti, la spesa militare risulta sproporzionata rispetto a quella per fini umanitari; vorrei ricordare che il rapporto è di 21.554.000 euro per le spese umanitarie e 232.451.000 euro per quelle militari. Tale proporzione si è mantenuta grossomodo inalterata in occasione di tutti i rinnovi della missione irachena.
Anche in questa sede abbiamo sempre affermato che in realtà la missione aveva altro titolo ed altro motivo: infatti, abbiamo ripetuto che vi erano ragioni geopolitiche e strategiche ed anche che si trattava di una guerra per il petrolio. Un fatto ci colpì molto: quando vi fu l’occupazione terrestre di Baghdad, si verificarono atti di vandalismo in tutti i ministeri e furono rase al suolo e bruciate le infrastrutture. Tali atti furono registrati addirittura nei musei in cui erano conservati oggetti d’arte, patrimonio dell’umanità, tanto che la nostra missione è stata denominata Antica Babilonia. Al contrario, l’unico ministero protetto in modo militare fin dall’inizio fu proprio quello del petrolio.
Il 13 maggio abbiamo visto un’inchiesta molto dettagliata, realizzata dal giornalista di Rai News 24, Sigfrido Ranucci. Da tale inchiesta si apprende che esisterebbe un dossier del Ministero delle attività produttive del 21 febbraio 2003 – dunque, un mese prima dell’inizio della guerra dichiarata da Bush a Saddam – in cui era già stata individuata, da parte del nostro paese, la zona di Nassiriya come luogo di intervento delle truppe italiane, al fine di sfruttare i giacimenti di petrolio presenti (mi riferisco all’ENI). Sorprende la formula utilizzata: non ci si dovrebbe lasciar scappare questa grande occasione. Dunque, tutto appariva sotto la luce del business. Signor sottosegretario, da tre anni sosteniamo tali posizioni nei confronti del ministro Martino, e fin dalla primavera del 2003 abbiamo sostenuto che è il business a spingerci, e non motivazioni di carattere umanitario. Ricordo che nell’ottobre 2003, prima che si verificassero i tragici fatti di Nassiriya, quando la Commissione difesa si recò in visita ufficiale a Nassiriya, l’ambasciatore Armellini, persona gentile e compita, ci disse che avevamo compiuto un notevole lavoro in quel territorio – avevamo inviato i nostri soldati, stavamo inviando la Croce rossa – e ci aspettavamo un «tornaconto»: fu usata questa espressione, e tutti i membri della Commissione, non solo dell’opposizione, lo possono confermare. Non solo, onorevole sottosegretario. Sappiamo che in un documento che reca la data dell’11 novembre 2004 l’allora ministro Frattini riassunse i motivi alla base della partecipazione italiana alla missione irachena. In tale documento, che hanno ricevuto tutti i deputati, si afferma: l’impegno italiano per la sicurezza internazionale è determinato da un calcolo razionale del nostro interesse; e ancora il nostro impegno nelle missioni di pace rappresenta un saldo investimento economico – «interesse», «investimento», «grande occasione», «tornaconto»! – e quindi possiamo attenderci considerevoli benefici economici dalla stabilizzazione di regioni sensibili per i nostri approvvigionamenti e per le prospettive di apertura di nuovi mercati e di nuove aree di collaborazione. È noto che la difesa degli interessi è sempre invocata, ad esempio, dagli Stati Uniti, ogni qual volta occupano un paese. La nostra Costituzione dice altro, e sarebbe stato opportuno rispettarla. Nella stessa inchiesta, che ha raccolto materiale molto interessante, si citano incongruità della motivazione umanitaria a fronte delle dichiarazioni di un ex dirigente dell’ENI, il dottor Livigni, che, intervistato dal giornalista, riferisce degli impegni assunti da tale ente in merito al giacimento di petrolio di Nassiriya, fin dal 1996, e delle tipologie di contratto molto vantaggiose. Nell’interpellanza in esame citiamo documentazione molto circostanziata, ma ricordo anche che nel servizio vengono mostrate fotografie scattate dai nostri militari, e in particolare dalla nave San Giorgio, che sorveglia la piattaforma petrolifera, e vengono altresì mostrate immagini dei nostri militari che scortano camion con bidoni di petrolio e dei carabinieri che accorrono presso un gasdotto od oleodotto in avaria. Nel servizio vi è inoltre l’intervista ad un’autorità irachena, la quale afferma che la zona è ricchissima di petrolio ed anche di uranio.

Siamo molto preoccupati, signor sottosegretario, da tali notizie, che, tuttavia, vengono smentite: sono anni che su tale vicenda ci rispondete con un castello di bugie. Sarebbe interessante conoscere quanto accade realmente. Tra pochi giorni rivoteremo – o meglio, rivoterete – il decreto-legge per il rifinanziamento della missione irachena. Ci aspettiamo il solito refrain: in Iraq tutto va bene; i soldati italiani sono molto amati; gli iracheni ci chiedono di restare e via dicendo, anche se sappiamo non essere così già da tempo (se mai lo è stato!). La disoccupazione in Iraq è aumentata; la ricostruzione fa acqua da tutte le parti e, inoltre, i nostri soldati si domandano cosa stiano facendo li: anche loro non vogliono più restare in quell’area. Ricordo alcuni articoli di giornali apparsi negli ultimi giorni, dai quali si evince che persino il Pentagono non valuta positivamente la situazione attuale in Iraq. Tant’è che secondo Rumsfeld, data la situazione talmente difficile, gli Stati Uniti potrebbero restare in Iraq persino per anni. Vengo ai quesiti della nostra interpellanza urgente. Vorremmo sapere se dal contesto descritto nel servizio televisivo non emerga la vera natura della missione in Iraq, se la situazione delineata non corrisponda al vero e quali informazioni il Governo intenda fornire al Parlamento al riguardo. Chiediamo, inoltre, se tutto ciò non costituisca una patente negazione di tutto quanto affermato circa le ragioni della presenza del contingente italiano a Nassiriya, che voi ribadite ogni sei mesi e che puntualmente noi vi dimostriamo non corrispondere al vero. Al contempo, vorremmo sapere quali siano gli interessi italiani in quell’area, con particolare riferimento allo sfruttamento petrolifero della zona sottoposta alla giurisdizione di militari italiani (Nassiriya), e se la realizzazione di tali interessi sia oggi alla base delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi, e del ministro degli affari esteri in merito ad un eventuale ritiro della missione italiana entro i primi mesi del 2006. Come ultimo quesito, vi chiediamo se nel periodo di occupazione il Governo abbia stipulato contratti o altre intese di natura economica e commerciali e, qualora ciò si sia verificato, quali siano.

Risposta del governo

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevole Pisa, premesso che il Governo ha più volte e dettagliatamente esposto – anche in quest’aula – le ragioni su cui si fonda il nostro impegno in Iraq, preciso che l’individuazione del Dhi Qar come zona di dispiegamento del nostro contingente è emersa dal punto di vista operativo a seguito delle decisioni prese nella primavera del 2003 dal nostro Ministero della difesa nelle riunioni cosiddette «di generazione delle forze» tenutesi a Londra con le controparti britanniche.
Pertanto, desidero sottolineare che non è suffragata da nessun elemento concreto l’ipotesi che la zona di Nassiriya sia stata scelta come luogo di intervento delle truppe italiane in relazione ad interessi petroliferi del nostro paese. Con riferimento a questi asseriti interessi economici italiani nell’area, va infatti rilevato, come è stato più volte riferito dal Governo, che una bozza di accordo per lo sfruttamento di campi petroliferi a Nassiriya era stata siglata fra ENI e gli enti competenti iracheni nel 1998 e poi modificata nel 2001. Queste due bozze di accordo, che avevano permesso a suo tempo all’ENI di effettuare delle stime sulla capacità produttiva del giacimento in questione, non sono però mai state perfezionate attraverso la firma di un testo vincolante e non risulta, inoltre, che gli accordi provvisori, che a suo tempo i competenti enti governativi iracheni avevano sottoscritto con l’ENI, siano stati in seguito confermati da altri organismi.

In relazione allo studio predisposto nel 2003 dal Ministero delle attività produttive ed evocato dall’onorevole Pisa, voglio mettere in luce che in questo documento sono citati una serie di accordi commerciali con tre paesi del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: Russia (tramite tra la Lukoil), Francia (Total/ElfFina) e Cina (CPN) per investimenti nel settore dell’industria petrolifera, e viene affermato – cito testualmente – che «forse anche l’Italia potrebbe giocare la stessa carta per le iniziative dell’ENI per i giacimenti di Halfaya e Nassiriya». Nello studio in parola si afferma, altresì, che nel 1997 fu firmato un accordo con le società russe per sviluppare un giacimento di West Qurna, con le società cinesi, nel 1998 per lo sviluppo del giacimento di Al-Ahdab, nell’Iraq del sud, e con la Total ElfFina per lo sviluppo di due giacimenti di Majnoon e Nahr Umr, e comunque, nessuno di questi contratti ha avuto seguito da parte delle società dei tre paesi menzionati. Nessun ulteriore riferimento, sia al citato pre-contratto dell’ENI del 1998, firmato peraltro ben prima dell’insediamento dell’attuale Governo – sia all’area di Nassiriya, appare nelle 34 pagine dello studio che (e desidero sottolinearlo con estrema chiarezza) non era in alcun modo finalizzato alla problematica dell’individuazione dell’area di competenza del contingente italiano in Iraq. Dalla lettura dello stesso si giunge, infatti, a conclusione del tutto opposte a quelle evocate dall’onorevole Pisa, in quanto il testo si limita a sottolineare la similarità della situazione contrattuale dell’ENI rispetto alle imprese di Francia, Russia e Cina, paesi, com’è noto, tutti contrari all’intervento in Iraq. Per quanto riguarda, infine, la stipula di intese economiche o contratti da parte del Governo italiano nel periodo di occupazione, non solo non risulta nulla di quanto evocato nell’interpellanza urgente Deiana ed altri, ma va confermato con chiarezza che, ai sensi della risoluzione n. 1483 e delle norme internazionali in vigore, nessun atto, tale da pregiudicare la disponibilità delle risorse naturali irachene, poteva essere compiuto in Iraq, né dai membri della coalizione né da altri soggetti.

Replica

ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, mi dichiaro insoddisfatta dalla risposta testè fornita alla mia interpellanza urgente dal rappresentante del Governo. D’altronde, non mi aspettavo altra risposta da parte del sottosegretario Ventucci. Il Governo continua a propinarci un doppio scenario: quello della finzione, della propaganda, della costruzione benefica della guerra cui stiamo partecipando, e lo scenario della verità. Quest’ultimo, riservato agli esperti, agli uffici, ai programmatori di interessi, supposti nazionali, insomma, ai signori del potere. Lo scenario falso, quello delle favole belle, della missione umanitaria è invece riservato a chi non ha potere, a chi è costretto a guardare alle false informazioni e alla mancanza di informazioni della televisione, compresa quella ancora di Stato. Continua, dunque, questo doppio binario e, ovviamente, anche la doppia morale. Da un lato, pace e pacificazione e buon cuore per tenere calmo un elettorato che, anche in seno al centrodestra, non ama affatto la guerra; dall’altro, il fatto che gli affari si fanno in sedi riservate, anche se talvolta alcuni spiragli, alcune brecce, si aprono. A questo riguardo, l’onorevole Pisa, illustrando questa interpellanza, citava le parole del ministro Frattini, giunte qui in alcuni testi, ma evidentemente anche la Camera è un posto riservato, dove una certa parte di informazioni riesce ancora a filtrare. Come detto, non sono per niente soddisfatta della risposta fornita dal sottosegretario Ventucci perché, ancora una volta, nelle parole del rappresentante del Governo cogliamo il gap gigantesco esistente tra l’ostinata e pervicace volontà di questo Governo di salvarsi la faccia continuando a sostenere le ragioni della missione Antica Babilonia come missione di pace e la realtà. La realtà di quella situazione che continua a produrre disastri, che non potranno che continuare a coinvolgere il nostro paese. Insieme all’onorevole Pisa ci auguriamo che la discussione che ci apprestiamo a svolgere, in questa sede, in tema di rifinanziamento della missione Antica Babilonia, possa produrre qualche utile ripensamento da parte dei ministri competenti e dell’intero Governo. Ci aspetteremmo che, dopo tante esternazioni del ministro Fini e di altri esponenti del Governo sulla possibile, forse probabile, data del ritiro delle truppe, qualcosa di più concreto si riesca a dire, finalmente, sul calendario che il Governo presume debba essere rispettato. Voglio ricordare al sottosegretario che i nostri soldati operano in un contesto di massima esposizione politica e militare. I militari italiani sono impegnati in un’area che continua ad essere a rischio, come dimostra l’attacco subito questa notte a Nassiriya da un’unità congiunta italo-irachena, che ha avuto come ovvia conseguenza la risposta al fuoco da parte dei militari italiani. Quindi, continuiamo a correre il rischio che altri morti italiani costellino quest’avventura per il business. Operiamo a Nassiriya nel perdurare di una crisi generale dell’area che non fa intravedere alcuno sbocco, alcuna luce. Ma siete realmente ottenebrati! È proprio vero che gli dei accecano coloro che vogliono perdere! Gli Stati Uniti trattano con la guerriglia: è su tutti i giornali e nelle ammissioni dei massimi esponenti dell’Amministrazione statunitense. Trattano con la guerriglia dopo aver provocato un paese massimamente alleato e servizievole come l’Italia, che, per risolvere problemi che avrebbero avuto negative conseguenze sulla stabilità di questo Governo, ha giustamente imboccato la via delle trattative e della mediazione per salvare la vita delle sequestrate. Operiamo mentre si configurano nuovi scenari mediorientali e centroasiatici tutt’altro che rassicuranti dopo la vittoria dell’ultra conservatore Ahmadinejad a Teheran e l’effetto di polarizzazione che ciò può provocare in tutta l’area sciita, in quella zona immensa e così importante dal punto di vista geopolitico e strategico. Insomma, siamo nell’occhio del tifone e voi continuate a raccontarci la favola bella, pensando di poter continuare chissà per quanto tempo a manovrare sul doppio palcoscenico: dite belle parole alle masse, mentre i conti e gli interessi li riservate alle aree riservate del potere. Lei dice che il Governo ha più volte esposto le ragioni e che la scelta di Nassiriya fu presa in una riunione a Londra. Ma questo che significa, sottosegretario Ventucci? Lei non ha prodotto i verbali dei colloqui riservati di quella riunione …

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Ci mancherebbe pure questo!

ELETTRA DEIANA. Appunto, ci mancherebbe! Giustamente, lei risponde: ci mancherebbe! Allora, io replico: ci mancherebbe che le cose che lei riferisce rispondano a verità e che siano quelle da lei indicate le ragioni, le motivazioni del Governo italiano! In realtà, vi è stata una divisione dei compiti esattamente funzionale alla natura degli interessi, che sono molto diversi. Gli americani stanno lì per il petrolio, ma anche per esercitare una funzione strategica di contenimento nella zona: sono tutte cose che sappiamo molto bene, anche perché, sottosegretario, le leggiamo nei documenti del Pentagono. Sì, siamo abituati a leggere i documenti del Pentagono, che sono pubblici e circolano dappertutto! Nella riunione di Londra, che lei ha citato a mo’ di salvacondotto, sottosegretario Ventucci, per dimostrare la «innocenza» delle scelte del suo Governo, può essere successo di tutto! Il Governo italiano avrebbe potuto decidere di andare a Nassiriya senza il consenso degli angloamericani? Non era possibile; si tratta di un utilissimo alleato, seppur piccolo dal punto di vista del potere contrattuale e la vicenda di Calipari lo dimostra drammaticamente, signor sottosegretario.

La riunione di Londra è servita a stabilire la spartizione del futuro bottino.
Lei sostiene che la nostra tesi del business a Nassiriya non è supportata da alcuna prova. Io le rispondo che è supportata da dichiarazioni, documenti, rapporti, inchieste con riferimento ai quali lei ed il suo Governo non avete mai sentito l’esigenza di sollevare obiezioni, di dichiarare che si trattava di falsità, di prendere le distanze, come un esponente normale di un Governo normale dovrebbe fare di fronte alla rimessa in discussione delle ragioni di una guerra da parte di fonti e personaggi autorevoli. Claudio Gatti, corrispondente da New York per il Sole 24Ore, in un suo articolo, citando fonti americane della CIA e della CPA di Bremer, riferisce che l’attentato di Nassiriya era un segnale diretto a colpire, non tanto i militari italiani, quanto gli interessi petroliferi del nostro paese, un efferato avvertimento teso ad allontanare l’ENI, ossia l’operatore economico italiano nella zona. Gatti, non è uno qualsiasi e scrive sul massimo giornale della classe imprenditoriale italiana. Di fronte a ciò, non pronunciate nemmeno una parola, perché è una verità che fa parte del proscenio delle verità, ma che va in circoli ristretti (il Sole 24Ore non è un giornale popolare). Non dite nulla, perché non potete dire assolutamente nulla. Non potete smentire il Sole 24Ore, poiché non avete il potere di smentire una verità che arriva dal giornale della Confindustria. Vi fareste ridere dietro dalla Confindustria! Non smentite e la notizia si diffonde. Ovviamente, in questa sede, pensate di poter smentire noi, ma non dite nulla contro le fonti che abbiamo citato (Livigni, Gatti e quanti altri), perché si tratta di personaggi del potere, di personaggi che conoscono la verità. Quindi, smentite la nostra ricostruzione. Ma i fatti sono molto evidenti e ci auguriamo che nel nostro paese si possa finalmente sviluppare una discussione seria sulla vicenda che ci ha portato a sostenere la guerra preventiva in Iraq.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.