Blog e politica II: libertà? A che serve un blog n. 4

Sto finendo un articolo sulla situazione in Nepal prima e dopo il colpo di stato del buon re Gyanendra Bir Bikram Shah Dev del 1° febbraio 2005.

Già da un po’ di giorni, da quando ho notato che in Nepal l’unica voce libera ormai sono i blog (tutti su provider fuori del Nepal), rimugino sulla cosiddetta libertà dei blog (anzi, ho da fare una domanda a Luca di Wikilab, Marco Montemagno e Ludo di Qix al proposito, anche se pare che alla mia proposta di non litigare ma unire le sinergie per fare qualcosa di costruttivo, che ho messo nel commento su Wikilab, nessuno ha risposto: troppo impegnati in discorsi importanti…:) e spesso poco costruttivi, voglio dire, arriveremo alle elezioni facendo al solita figura degli imbecilli storici, come da anni ormai, sprecando tempo e risorse…).

Allora, dicevo, guardavo per ragioni mie il blog di Amnesty International USA e, leggendo un post sulla violenza sulle donne in Guatemala, volevo chiedere delucidazioni all’autore obbiettando una cosa.
Lo crederete? Molti post di Amnesty non ammettono commenti!

Ma allora qual’è la differenza fra un e-journal e un blog? Se uno ogni giorno pubblica articoli su di un e-journal con qualche link, insomma se imita lo stile dei blog (post brevi, nuovi e pieni di link), diventa blog.
Dov’è la libertà del blog?

Il blog che non suscita e non ammette dialogo non è un blog. Sic et simpliciter.
E’ una bacheca di notizie lampo fresche.
Ma non ha la caratteristica principale di questa forma di comunicazione, del blog: la libertà di chiedere e rispondere da parte dei lettori, di commentare, sicuri di essere ascoltati e di essere presi in considerazione.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.