Blog e politica: l'esempio del Nepal -- a che serve un blog n. 3

Il 1 febbraio 2005 il re del Nepal Gyanendra Bir Bikram Shah Dev (del tutto casuale che anche il massacro di Narayanhiti fosse avvenuto il 1°?) ha fatto un proclama, prendendo la “decisione storica�? al fine di “difendere la democrazia multipartitica ristabilendo la pace per la nazione e per la popolazione�?, per “difendere le proprietà prese dai terroristi Maoisti e per difendere dalle uccisioni criminali gli innocenti, donne, anziani e bambini contro le loro azioni, che sono i piani malvagi di un individuo o un gruppo che agisce attraverso dei gruppi mafiosi sponsorizzati.” A tal fine, per ristabilire la pace e “garantire il dibattito democratico, un’effettiva economia di mercato, un buon governo, la trasparenza e il governo di diritto libero dalla corruzione�?, in nome dell’autorità garantitagli dall’articolo 27 (3) della Costituzione, Gyanendra ha sciolto il Consiglio dei Ministri. E’ il colpo di stato.

Come prima cosa 1) ha sospeso i programmi di notizie e di politica da tutte le stazioni radio private e le televisioni locali, con l’ulteriore conseguenza di privare del lavoro duemila giornalisti del settore. 2) Ha dichiarato lo stato di emergenza, 3) ha bloccato linee telefoniche e cellulari, 4) ha messo in prigione centinaia di politici, di giornalisti e di attivisti.
(Nota del 9 dicembre: oltre 2300 solo il giorno dopo, fra i quali l’ex-Primo Ministro Deuba)

Molti siti sono stati chiusi, come per esempio il famoso Nepallaw.com, il primo sito nepalese sul diritto costituzionale e i diritti umani, formato da un gruppo di avvocati e giudici che credeva “nella libertà di parola, nella professionalità apolitica, nell’uguaglianza, nella giustizia solciale e nei diritti umani�? (trascrivo da alcune note personali del febbraio 2005), pensato e disegnato esclusivamente come punto di riferimento e di informazione legale.

Il 27 maggio Communication Corner, un grande provider per radio e televisioni che forniva bollettini di notizie a molte stazioni radio sparse in tutto il paese, è stato fatto chiudere nel silenzio della stampa. Una nota del Ministero per l’Informazione e la comunicazione ha detto che era pervenuto un reclamo scritto (senza specificare da chi) che gli operatori del Corner agirebbero illegalmente, anche se prima della chiusura nessuna investigazione è stata fatta al proposito.

La stampa in Nepal è solo quella ufficiale, non ci sono emittenti radio-televisive private, è difficilissimo entrare nel paese (se non per turismo, ma bisogna avere gli accompagnatori nepalesi): da chi sappiamo le notizie su questo paese chiuso col catenaccio per almeno tre anni? Dai blog! Quella sul Communication Corner si legge su United We Blog! For a Democratic Nepal, che riporta una bellissima foto della più grande manifestazione comunista che si è svolta per le strade di Kathmandu, il 2 dicembre 2005, di cui la stampa straniera non ha parlato.

Poi c’è l’International Nepal Solidarity Network, anch’esso bannato col colpo di stato del 1° febbraio 2005 (carinissimo, se ne fa un vanto scrivendo: The website so good, it’s banned in Nepal :) )

C’è il Radio Free Nepal, antimonarchico, che lavora nella clandestinità più completa e per questo ogni tanto chiude i battenti (semplicemente, come mi hanno detto un paio di mesi fa, perché è più salutare per chi ci scrive!).

Nel blog Friends of Nepal!, originariamente fondato dai volontari dei corpi di pace, scrivono anche famosi reporter come Tilak P. Pokharel, del Kathmandu Post (che, se è sempre stato vicino al re, dal 1° febbraio deve scrivere in totale asservimento).

Blogdai è un blog caricaturale sul governo e la società nepalese, una satira molto mild ma non per questo meno pungente (è sempre preso di mira Paras, l’avvinazzato figlio di Gyanendra ed erede legittimo al trono): vignette su Paras (carina quella dove sbaglia clamorosamente un lancio di cricket — lo sport nazionale), foto di poliziotti schierati che si guardano alle spalle “in cerca di un’altra carriera”, ecc.)

Nepal Info è decisamente moderato ed è supportato da Reporters Without Borders. Buona lettura (è in lingua nepali)!

FreeNepal.org è anche un blog, ma è basato a Washington DC (USA) e riporta le notizie politiche più importanti dagli altri blog situati nel paese.

Questi sono tutti blog collettivi, fatti a scopo politico e spesso scritti da giornalisti “seri”, accreditati, di carta stampata. Tutti uniti per liberare il Nepal dalla morsa dispotica e riportarlo ai meravigliosi e unici 9 anni di democrazia che il paese abbia mai visto…
Non ho messo i blog dei maoisti perché sono illegali, tanto sono facili da trovare perché sono basati in India. Non voglio essere accusata di terrorismo internazionale!:) (già, perché una delle prime azioni di re Gyanendra è stata quella di dichiarare i Maoisti terroristi, per assicurasi l’appoggio degli USA, le armi del Belgio, l’addestramento anti-guerriglia dell’India, l’aiuto dell’Interpol, ecc.)

Quindi mi rifaccio alla proposta di Qix.it di formare un grande ombrello di sinistra di blog — una sinistra molto ampia, che comprenda tutti quelli che non si riconoscono nella destra — che potrebbe essere utile per le nostre elezioni.

Forse i nostri politici non ci leggeranno e, se lo faranno, non ci ascolteranno. Forse non influenzerà nessuno. Ma chi lo sa?
Anche il Nepal, un paese del Sud del mondo, uno dei più poveri e malgovernati della terra, può insegnare molto: ai blog non si tappa la bocca! E comunque, come dicevo in “A che serve un blog?“, non al mio… (vero cari Linux zealot?)
E se da soli non contiamo niente, insieme conteremo qualcosina.

p.s. I blog nostrani di destra sono davvero ben fatti, intelligenti e uniti. Non per fare a gara ma non si può sempre fare la figura storica degli imbecilli. Sono anni che la sinistra la fa!



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.