La lista dei top100 blog italiani? Percezione, qualità e Zen

Visto che un po’ (e dei migliori!) blog/blogger hanno commentato il mio modesto post sulle famose liste dei top100 blog di Ludo — o qui, in pubblico, o nel loro blog, o a me privatamente — voglio rispondere “in pubblico” a Ludo che fa alcune osservazioni sull’utilità o veridicità delle due liste, dicendo che non volevano essere la lista dei migliori o dei più popolari.

Perché, come ho detto a Luca di Wikilab, la mia lieve critica non era rivolta ai top blog in sé, ma alle liste di Lud e al concetto stesso di lista — che si dovrebbe compilare
A) secondo molti parametri incrociati,
B) tenendo anche conto delle aureferenzialità
C) e del fatto che i blog commerciali sono, appunto, commerciali e non vanno mischiati coi personali: sarebbe come paragonare una soubrette di professione ad una ragazza che studia o che lavora e fa una comparsata in TV per diventare, magari, velina.
O come paragonare due professionisti dello stesso ramo, ma su canali diversi: un conto è Simona Ventura, esperta presentatrice da tanti anni e con mezzi e canali pubblici e grandiosi, che parla di calcio e tutti in Italia la seguono (professionalità + prodotto vendibile in sé per sé); un altro è la mia collega che insegna Letteratura sanscrita, che presenta su una Rai3, canale regionale, un noioso programma di linguistica comparata: vi assicuro che la professionalità fra le due, e pure l’aspetto, e l’argomento, sono diversissimi! E diversamente vanno trattati o “catalogati”, messi in una lista.

1) Di fatto, le liste includono al top i blog commerciali. Che sono autoreferenziali. Allora che vogliono essere le liste, un’operazione di marketing per i blog commerciali?
Come minimo ci dovrebbero essere due liste, una per blog commerciali e una per quelli personali/sociali.

2) Quando uno programma qualcosa, farebbe bene a vedere dove va a parare, specie se pubblica basandosi sul programma che ha fatto.
Una pubblicazione, anche un blog, è come dice la parola pubblica e pubblicamente viene letta e il pubblico sul dato argomento si riferisce a quella.
In questo caso, se un lettore vuole conoscere chi sono i primi 100 blog italiani, si riferirà a quello che è stato pubblicato da Ludo, o da altri.

3) Che percezione ne ricaverà il famoso lettore? Che i primi 100 blog secondo le liste siano i migliori e/o i più popolari. Vox populi vox dei. Che siano insomma i vincenti, i più letti, i più usati, ecc.
Infatti tutti i blog commerciali fanno post autoacclamanti sui magnifici risultati ottenuti, l’incremento delle pagine lette, chi li cita e chi li invita, ecc. Perché? Perché ci si mostra vincenti e, quindi, si vende. Come ha fatto Berlusconi per vendere la sua immagine e farsi votare: si è mostrato vincente, il migliore. E molta gente, la massa, ha creduto che davvero lo fosse.

Negli USA per i posti di professore universitario si comincia a spargere in giro la voce con largo anticipo (anche anni) che Tizio o Caio o Sempronio, il candidato che una commissione esaminatrice vuol far vincere, sia il migliore, che le sue pubblicazioni siano in cima a tutti i pensieri degli altri studiosi, che lo studioso in questione sia quasi vicino al Nobel.
Si fa sapere, insomma, che è il primo della lista dei top10: si crea la percezione della vittoria perché connessa e dipendente dalla qualità.

E si va al paradosso che non è la qualità che porta alla vittoria, ma la percezione della vittoria che porta (con un processo induttivo) alla qualità!

Si sa che nel marketing, cioè in ogni cosa commerciale, pubblica e “quantificabile” come una lista di cose messe in ordine crescente o decrescente secondo certi parametri, la percezione è tutto. O molto, dato che il Journal of South Asia Women Studies e l’International Journal of Tantric Studies hanno anche ranking si qualità altissimi, sono citati dall’Enciclopedia Britannica come i mejo, e lo sono davvero!:) Ma sono e-journal accademici, lì è più facile “quantificare la qualità” (e, infatti, hanno vinto decine di premi, così tanti dal 1995 che non li abbiamo più pubblicati).

E la percezione fra i lettori occidentali di blog italiani è che i primi dei top100, quelli in cima alla lista, siano i primi in termini di qualità. Non parlo degli altri blogger che capiscono come va il mondo, ma dei lettori che arrivano dai motori di ricerca.
(Un indiano capirebbe l’opposto, perché le liste sono tradizionalmente compilate mettendo in cima i meno letti, dal più basso al più alto..:) anche se ormai il lettore indiano giovane è così al dentro di Internet da essersi completamente occidentalizzato, ahimé!)

Specie online, la percezione, dice qualcuno, è la sola realtà:

Online – perception IS reality! That statement cannot, should not, be minimized one iota. Whether you agree or disagree with other points in this article, this one has no fudge factor.

Consiglio anzi di leggere l’articolo completo: questo sì che è un articolo vero, di qualità.

E qui si dovrebbe aprire un discorso sulla qualità.
Non so se molti ricordano il bel libro di Robert Pirsig Zen and the Art of Motorcycle Maintenance, che è stato tradotto anche in italiano: è la qualità che fa la differenza anche nelle relazioni (con se stessi, con gli altri). Come nel mercato.

E un blog cos’è? Un dialogo aperto, una comunicazione veloce che ammette una risposta veloce in tempo quasi reale: quindi, un dialogo. Un’interrelazione che dipende dalla qualità di chi si relaziona e dal tipo di relazione, dai tempi e modi, dalla setting, ecc..

Quindi, se uno compila una lista dei primi100 blog si intenderà, cioè la percezione comune è, che siano i migliori 100 blog della blogosfera italiana. E/o i più popolari 100 blog.
Che non sia vero, che Ludo specifichi che non era questo lo scopo, che Maxime del commento ci dica del giochino che si potrebbe fare per taroccare la lista e blablabla, non conta più.
Rimane la percezione comune. La percezione della gente che legge.

Ma ritornerò sul concetto di qualità e percezione nel mondo blogghico… (sperando che a nessuno caschi la testa dal sonno)

Concludo facendo mie le sacrosante parole di Alberto, se mi permette la citazione:

Quindi mi dispiace, ma le operazioni commerciali (dichiarate) tipo [...], vorrei che non ci fossero nella top100 dei blog italiani. Partiamo dalle persone, prima di tutto, vediamo cosa esce.

1) Qui, poi, bisognerebbe parlare di parametri “oggettivi” di qualità e di popolarità e fare delle votazioni relative che si incrociano fra loro. Un po’ difficile…

2) E bisognerebbe aggiungerci il fattore temporale: da quanto tempo pubblichi? Perché tutte le case editrici, per esempio, sanno che se un autore è al primo libro piace e vende un tot, se è al secondo vende un tot+1 o 2, se è al terzo un tot+ 1-2 +n. Se il tuo nome circola nell’ambiente dei blog da molto tempo, sarai più letto per forza. Avrai più probabilità di stare in cima alla famosa lista di qualità/popolarità perché più conosciuto, e così via.

3) E se raggruppi tutti i blog in un unico posto o sotto un’unica egida, dove la gente clicka e da lì accede a quello che gli va, ancora meglio! Così rendi un servizio: io per es. leggo regolarmente alcuni blog che mi piacciono accedendo ad una sola pagina, che li raggruppa quasi tutti (una specie di aggregato di link amici:)) così leggo quel blog e quelli di altri (perché non un aggregatore? A parte che non sono molto brava a consultarlo ma, soprattutto, mi piace vedere anche la spazialità di tutto il blog, la disposizione delle cose, e poi le cavolate, lo sfondo, i post precedenti, le foto, e non solo leggere gli ultimi post)

Insomma, quello delle liste e della percezione fuorviante di qualità e di popolarità mi sembra un vero problema. Questa mia sì che è una critica pungente alle liste di Ludo!:)



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.