Milan-Inter e la disfatta degli idioti

Ieri sono andata allo stadio per la partita di Champions League, ospite l’Inter. Ero in curva nord (poi racconto) col Club Milano Interista.

Il Milan ha avuto una fortuna sfacciata: dopo aver giocato male e a vuoto per 45 minuti, con i nostri giocatori sempre intorno alla loro porta e il gioco spostato a nostro favore, ha segnato il primo goal al primo minuto di recupero dalla fine del primo tempo.

Al secondo tempo abbiamo giocato decisamente meglio: ma ormai era fatta la disfatta!
I nostri giocatori erano sempre qualche secondo troppo lenti e si facevano togliere la palla da sotto il naso, Martins ha avuto poche occasioni di gioco ma le poche le ha sprecate e ha cominciato a fare qualche “entratata” assolutamente a vuoto, come un bambino che tiri con determinazione ma avendo a malapena il senso della porta, il mio (simpatico e nervoso) vicino che urlava di continuo “Favalli…!!!”, e a buon ragione, un Van der Meyde che da quando è entrato ha piroettato a vuoto su se stesso con grande show come un imbecillone biondo, Cruz al 55′ sostituito da Vieri che dormiva in campo ed è stato quasi sempre con le spalle voltate alla porta (che fa, segna all’incontrario? E chi sarà, Cagini???)…

A quel punto al disfatta era sicura, i miracoli di tre goal negli ultimi 10 minuti sono, appunto, miracoli, roba straordinaria.

Ma la cosa che mi ha stupito di più sono stati gli Ultra neroazzurri, i nostri insomma.
Noi del club, alla testa il presidente Luca Cipriani, eravamo un po’ nella curva della curva nord.
Ma ora racconto: nell’intervallo un nordafricano è venuto fra le nostre file — finalmente stavamo tutti seduti! — a vendere le solite cose da stadio acqua noccioline gomme e quant’altro. Nella sua brava divisa bianca e il suo vassoio strapieno appeso al collo.
E’ inciampato proprio dietro me, molto probabilmente spinto da un codardello pallido di max 25 anni che, quando glielo hanno chiesto, ha negato con occhi bassi e sorrisetto sgusciante.
Il poveretto, senza denti e con poco italiano sul groppone, è andato addosso a Ludovico alla mia destra e stava capitolando su di me.

Devo premettere, solo per spiegare ma non per mia giustificazione, che sono fisicamente molto fragile e un uomo con un vassoio stracolmo che mi cade addosso mi causerebbe un sicuro ricovero con una prognosi assai seria.
Così, purtroppo, mi è venuto spontaneo spingerlo all’indietro in non dolcissimo modo, dicendogli di stare attento: ho pensato che si facesse largo con la tecnica di sfondamento! Spingendo a forza fra gli ultra insomma.

Il poverino è riuscito a fare due passi avanti ed è stato letteralmente sommerso da urla di “negro!”, “schifoso” e quant’altro. E poi lo hanno accerchiato con una violenza davvero palpabile: erano tutti molto frustrati di quel goal del Milan strappato grazie ad una fortuna tremenda ed alcuni ovvi favoritismi dell’arbitro.

Spinte, urla ed improperi e stavano mettendogli le mani addosso: tanti contro uno che ovviamente capiva pochissimo di quello che stava succedendo, mi sa che gli hanno dato stupidamente la curva nord da coprire e andava avanti come era abituato a fare nel suo paese!

Ma si è girato brevemente, aveva gli occhi bassi e aveva paura. Una paura animale, ancestrale. Sentivo le zaffate del suo sudore che venivano dalla mia sinistra mischiate a quelle degli animali infuriati che lo circondavano.

Ludovico ha cominciato a dire ai brutti ceffi intorno al nordafricano di lasciarlo stare, che stava solo lavorando.
Un tizio basso, bianco cadaverico per le troppe canne, brufoloso acneico, con Rayban decisamente ridicoli e due peluzzi radi biondicci in testa (già il capello cominciava a retrocedere), che stava seduto due file dietro me, ha cominciato ad urlare in modo osceno, sputacchiando, negro negro! tornatene a casa tua ecc. e minacciarlo. E altri dietro ad unirsi e muoversi.
Luca si è unito e noi, me e Ludo, che gli dicevamo di lasciarlo stare, mentre il nordafricano stava facendo un salutare dietrofront.

Ma il cazzimmetto idiota ha cominciato ad urlare a Ludo di piantarla, farsi i cavoli suoi, di girarsi e guardare la partita e stare zitto.

Mi ha ribollito il sangue, la carogna ha cominciato a svolazzarmi sulla testa, mi giro e gli dico a brutto muso che ognuno ha diritto di parola, che eravamo lì e parlavamo quanto ci pareva e che la gente si lascia stare, chi è lui per imporre a noi, bianchi o neri o gialli, quello che dire o fare?

Luca e Ludo insistevano con argomentazioni tipo ma dai non ce la prendiamo fra noi ecc. Anche a me.
Ma lui continuava. Ed io rispondevo. Ma, come i cani dietro il recinto che hanno paura di altri cani fuori, il tizio non si muoveva, accontentandosi di sputare urlare e bestemmiare. E si rivolgeva solo ai maschi, perché io devo solo stare zitta secondo lui!

E io? Da prima lo sentivo urlare con rabbia e disprezzo negro, ebreo ecc. anche ai giocatori. E mi aveva già rotto, anche se non avevo detto niente.
Ma quando insisteva che dovevamo stare zitti non ci ho visto più! Mi sono voltata infuriata, la carogna mi si è appollaiata sulla spalla e gli ho detto che noi parlavamo quanto e come ci pareva, che lui diceva un sacco di scemate e noi avevamo il diritto di dire le nostre, ecc.

Come si permetteva di urlare maiale tornatene al tuo paese ad uno che stava offrendo un servizio, che stava solo lavorando? E io che me ne dovevo andare?
Che se ne tornasse lui nel Veneto se non gli stava bene (poi mi è stato detto che era bergamasco, ma io non riconosco gli accenti nordisti).

Inutile dire che si è letteralmente scagliato contro di me, ha cominciato ad insultarmi di brutto e dirmi che potevo solo guardare la partita e farmi i cavoli miei e che dovevo stare zitta. Detto un po’ peggio però. E con un tono da duce, da boss, da chi si arroga il diritto di parola!
Sputacchiandomi sulla testa (ma solo perché era due file in su, era alto un cavolo e un barattolo figuriamoci..).

Ma siamo matti?? Stare zitta a me? Di capetti beoti ne ho avuti sin troppi nella vita, o di chi ci ha provato a farlo.
Sono circondata da ducetti cretini, anche se vestiti all’inglese, e un altro proprio no. Io lascio in pace gli altri, ma gli altri mi devono lasciare in pace e non impormi quello che devo o non devo fare.

E se lo faccio, di lasciar perdere, lo faccio per amore, non per forza. Ed è una mia scelta, non loro.

E poi che è ‘sta roba maschile di alleanza fra cani maschi e tu-femmina-cretina-stai-zitta-che-non-hai-neanche-diritto-a-parlare?

Così l’ho mandato (educatamente ma molto, molto fermamente, come direbbe Gandhi) a quel paese.
E dico la verità, se penso di aver ragione non mi smuovo di un millimetro. Se credo in qualcosa non ci sono minacce o cattiverie che mi smontano, raggiri, parole o offerte di alcun tipo. Mi viene una forza incredibile dentro, non ho paura di niente e sono pronta ad affrontare tutte le conseguenze. E non sono in vendita, quale che sia il prezzo.

Ma stavo sbagliando io. I deficienti dietro al cane da abbaio si stavano muovendo stavano venendo giù, avevano voglia di menar le mani.
Ma, secondo il loro “codice” (ma c’è un codice?) forse non con me.

Ho smesso di rispondere alle offese e bestemmie — solo affermando me stessa, che altro? ma è quello che fa più paura ai codardi — solo quando Ludovico mi ha detto che i ceffi erano pericolosi non per me, ma per lui. Che se la sarebbero presa con lui.

Luca mi ha strattonato, Ludo era livido. Mi hanno fatto girare. Ma, in realtà, solo il pensiero che qualcuno pagasse per me mi ha fatto desistere.
Ho smesso, se necessario pago di persona e non faccio pagare nessuno al posto mio.

Ho la cintura marrone di kung-fu (stile misto ma full-contact), i maschietti del mio corso, sebbene molto cauti con l’unica donna che praticava in Italia 15 anni fa o più, mi hanno rotto due volte il mignolo del piede e mi hanno deviato il setto nasale, ma mi hanno insegnato a difendermi, a non avere paura, ad usare l’energia, la forza e la rabbia dell’avversario contro se stesso.
Ma ho imparato anche a mollare se è certamente autolesionista o se, peggio, causa del male ad altri.

Ero bravina e, dico la verità, se il tizio si fosse avvicinato troppo non avrei esitato a rispondere. Così pensavo.
Ma poi ho capito che il tizio era forte perché c’era il suo gruppetto bergamasco alle spalle. Che era sul piede d’attacco!

Ho smesso ma con una rabbia gelida dentro. Ho smesso al volo, sono stata sempre girata con gli occhi fissi al campo ma ero davvero furiosa, controllata e furiosa.

Intanto un bel po’ di tizi intorno mi dimostravano la loro “solidarietà”. Tutti a dirmi che i tizi dietro erano cretini, che purtroppo allo stadio c’era anche questo ecc.
Ma solo quando ormai la loro solidarietà era inutile. Nessuno prima si era mosso… Nessuno ha speso una parola, eccetto Ludovico e Luca. Tutti insieme sarebbero bastati ed avanzati ad isolare il gruppetto dei 5-6 esaltati razzisti. Senza rischio per nessuno.

Un tipo grasso e sudato che ci è sgattaiolato vicino in seguito e ha detto con voce bassa e tremante all’orecchio di Ludovico che il nordafricano avrebbe chiesto prima 2 Eu per l’H2O, poi 3!
Quindi era colpevole, ovvio e, quindi, meritava di essere punito.
E ovvio che le spiegazioni si danno ai maschietti… Io occupavo solo il posto, non contavo, a me non si parla neanche per sparare cavolate suddette.

Io e Ludovico siamo andati via un po’ prima della fine per evitare qualsiasi incontro-scontro.

La disfatta dell’Inter è stata niente in confronto alla prova della disfatta dell’umanità, della giustizia, dei valori base della nostra società. Della democrazia. Certo, sono ideali, ma non viviamo forse per realizzarli? E senza ideali positivi, luminosi, vivibili per tutti, senza spazio e rispetto l’uno per l’altro, non si vive.

La collaborazione e il rispetto sono alla base del nostro sviluppo, non la lotta becera. Ora, finalmente, anche gli economisti e gli scienziati evoluzionisti lo hanno ammesso.

Il poveraccio è venuto qui e lavorava, non rubava niente a nessuno. Io parlo quanto mi pare e piace, se non ti offendo e se mi difendo con mezzi leciti.
Tutto qui.

Non andrò più in curva nord, lo spettacolo dei “compagni” che mostrano la faccia più volgare e ottusa dell’umanità mi disgusta. Facessero le loro cose da soli, io non c’entro.
E, purtroppo, non posso fare niente se non vivere in modo diverso.

Mi piace pensare al minuto di silenzio e ai lunghi applausi anche dalla curva nord seguiti all’immagine del Papa che è andata agli inizi, come a benedire la partita.
E mi piace pensare che c’è speranza, forse dietro la belva umana si nasconde qualcos’altro, qualche scintilla luminosa, leggera, bella.
Solo, non sono in grado di fare niente. Ho sbagliato io per prima, reagendo male al tizio che stava inciampando su me per difendermi, perché avevo paura.

Forse anche i tizi bestiali erano impauriti, o frustrati. Di che non so, ma forse lo erano.
E reagivano così.

Sulla pagina ufficiale dell’Inter c’è il Papa e parte del discorso che ha rivolto al Giubileo degli Sportivi del 2000.
E’ bello leggere le sue parole.

Sarebbe stato bello se io per prima me ne fossi ricordata ieri, in curva nord.



Commenti

Comments are closed.


L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.