Calcio, Dharma e soddisfazione

Dicevo che il Dharma di Vieri e Adriano è attaccare e che se lo seguono fino in fondo, se lo compiono, raggiungono anche la meta, cioè il goal.
Senza sforzo, senza odio, senza rabbia: fanno semplicemente quello che devono fare.

Dicono l’Induismo e il Buddhismo: ma come si riconosce il proprio Dharma? Sì, ci sono le coordinate pratiche legate all’età, la condizione, lo stadio della vita, il mestiere, la legge della regione e la regola della tua famiglia, gli usi e i costumi. Queste sono regole generali.

Ma ci si può ancora chiedere: come si riconosce davvero? Come si sa quando un’azione è giusta o ingiusta o, per dire in termini induisti e buddhisti, dharmica?

C’è una regola infallibile: la soddisfazione interiore. Quando si sta intimamente bene, a posto, ci si sente profondamente soddisfatti e in pace con sé, vuol dire che si sta compiendo il proprio Dharma.

L’altra sera guardavo Adriano in TV, il suo sorriso, la sua calma pacifica quando parlava dei suoi goal e mi dicevo: non è solo per il premio-partita che è felice. Non è solo perché ha fatto 3 goal.

E’ che è soddisfatto interiormente perché sa di aver compiuto il suo Dharma, ha soddisfatto la sua vocina interiore, quella che dice ad ognuno quello che è giusto e quello che non lo è.
Ed è inutile che mettiamo a tacere la vocina o che la camuffiamo: si può ignorare ma sta lì e prima o poi si farà sentire, ci richiamerà, ci chiamerà a gran voce.
E’ una vocina che ci portiamo dentro e che nessuno ci può togliere, men che meno noi stessi.

Compiere il proprio Dharma è fare ciò che istintivamente si sa giusto e vivere in armonia col Dharma di tutte le cose.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.