Vieri-Adriano, Dharma, attaccare, uccidere e la sciabola di El Alamein

Il mio papà era uno kshatrya. Era soprattutto uno che ha compiuto il suo Dharma fino in fondo.

Era uno dei primi 100 volontari della Folgore, e poi del Nembo.
Ha fatto tutte le guerre d’Africa, anche El Alamein, è stato rimpatriato per le malattie terribili che si è preso in trincea (per cui è morto assai anzitempo) ed è ripartito volontario, è stato ferito gettando una granata sotto un carro armato (così gli è caduto un dito e altre cosucce) ed è stato rimpatriato con onore, medaglie e tutto, poi ancora in Africa è stato prigioniero degli inglesi.
Insomma, ha fatto il suo dovere come parà della Folgore.

Dicevo negli altri post che il Dharma di Vieri e Adriano è attaccare e che il compimento del loro Dharma si vede.
Infatti, se lo compiono bene fanno goal, altrimenti no. Sotto questo pounto di vista Adriano sta realizzando il suo Dharma meglio di Vieri.

Ma è faticoso tutto questo? No perché basta fare bene quello che fanno per fare goal, senza necessariamente pensare spasmodicamente al Dharma da compiere, cioè al goal, anzi, con naturalezza. La conseguenza, il goal, poi viene da sé.

Il mio papà ha riportato dall’Africa uno sciabolone affilatissimo, che ungeva e rimirava spesso, saggiando il filo della lama.

Sull’impugnatura era scritto in italiano:

Contro l’ingiustizia uccidi senza odio.

Ecco, questo è il Dharma di un guerriero, che fa solo quello che deve fare senza pensare di uccidere, senza proporsi di uccidere, quindi senza odio.

Poi tutto quello che si deve compiere si compie.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.